COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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La Parola è Luce!

Gesù, la luce preparata per i popoli

(2 febbraio)


vita%20consacrataGesù Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio per presentarlo al Signore, ma non fanno nemmeno in tempo a entrare che subito le braccia di un uomo e di una donna se lo contendono: Gesù non appartiene al tempio, egli appartiene all’uomo. È nostro, di tutti gli uomini e le donne assetati, di quelli che non smettono di cercare e sognare mai, come Simeone; di quelli che sanno vedere oltre, come Anna, e incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro. Gesù non è accolto dai sacerdoti, ma da un anziano e un’anziana senza ruolo, due innamorati di Dio che hanno occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. È la vecchiaia del mondo che accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Parole che lo Spirito ha conservato nella Bibbia perché io le conservassi nel cuore: tu non morirai senza aver visto il Signore. La tua vita non si spegnerà senza risposte, senza incontri, senza luce. Verrà anche per me il Signore, verrà come aiuto in ciò che fa soffrire, come forza di ciò che fa partire. Io non morirò senza aver visto l’offensiva di Dio, l’offensiva del bene, già in atto, di un Dio all’opera tra noi, lievito nel nostro pane.

Simeone aspettava la consolazione di Israele. Lui sapeva aspettare, come chi ha speranza. Come lui il cristiano è il contrario di chi non si aspetta più niente, ma crede tenacemente che qualcosa può accadere. Se aspetti, gli occhi si fanno attenti, penetranti, vigili e vedono: ho visto la luce preparata per i popoli. Ma quale luce emana da questo piccolo figlio della terra? La luce è Gesù, luce incarnata, carne illuminata, storia fecondata. La salvezza non è un opera particolare, ma Dio che è venuto, si lascia abbracciare dall’uomo, mescola la sua vita alle nostre. E a quella di tutti i popoli, di tutte le genti… la salvezza non è un fatto individuale, che riguarda solo la mia vita: o ci salveremo tutti insieme o periremo tutti.

Simeone dice poi tre parole immense a Maria, e che sono per noi: egli è qui come caduta e risurrezione, come segno di contraddizione. Cristo come caduta e contraddizione. Caduta dei nostri piccoli o grandi idoli, che fa cadere in rovina il nostro mondo di maschere e bugie, che contraddice la quieta mediocrità, il disamore e le idee false di Dio. Cristo come risurrezione: forza che mi ha fatto ripartire quando avevo il vuoto dentro e il nero davanti agli occhi. Risurrezione della nobiltà che è in ogni uomo, anche il più perduto e disperato. Caduta, risurrezione contraddizione. Tre parole che danno respiro alla vita, aprono brecce. Gesù ha il luminoso potere di far vedere che le cose sono abitate da un «oltre».

Letture: Malachìa 3,1-4; Salmo 23; Ebrei 2, 14-18; Luca 2, 22-40

(tratto da www.avvenire.it)

Commento di Enzo Bianchi.

Sono passati quaranta giorni dal Natale, e la chiesa interrompe il tempo ordinario per celebrare ancora una “manifestazione” dell’incarnazione, ciò che secondo il vangelo di Luca avviene nel quarantesimo giorno dopo la nascita di Gesù: la presentazione del figlio primogenito al tempio e la sua offerta al Signore secondo la Legge (cf. Es 13,1-2.11-16). Nell’oriente cristiano quella dell’Hypapante (incontro tra il Signore e il suo popolo) è una grande festa che celebra, al pari delle feste del Natale, la luce, come d’altronde testimonia la natura, con il sole ormai sempre più alto nel cielo e il significativo e percepibile allungamento del giorno. Per questo nella liturgia è prevista una processione con le candele accese: è il popolo di Dio che va incontro al Signore, “luce delle genti”.

Sostiamo dunque sul brano evangelico previsto dalla chiesa per questa festa. Innanzitutto Luca mette in evidenza che Gesù, “nato sotto la Legge” (Gal 4,4), viene al mondo come ogni ebreo: circonciso l’ottavo giorno (cf. Lc 2,21), deve essere presentato al Signore e, quale maschio primogenito, riscattato con un’offerta. Giuseppe e Maria, fedeli osservanti, salgono a Gerusalemme, al tempio, per compiere il rito, ma ciò che accade è più significativo del rito stesso.

Al tempio vi è un uomo di nome Simeone, che è “in attesa della consolazione di Israele”, cioè del suo riscatto attraverso l’avvento messianico, e su di lui dimora la presenza del Signore, lo Spirito santo. Esperto nell’ascolto della Parola del Signore, egli aveva ricevuto una profezia: non sarebbe morto prima di vedere il Messia, da lui assiduamente atteso. È lo stesso Spirito che lo muove ad andare al tempio, dove avviene il compimento della promessa: una coppia di sposi sta portando il bambino Gesù per l’offerta, ed egli riconosce in quel bambino il Messia, lo accoglie tra le braccia e con uno spirito capace di ringraziamento canta al Signore. Ora il Signore può lasciarlo andare in pace, può chiamarlo nella morte, perché tutto si è realizzato secondo la promessa. I suoi occhi vedono il Salvatore, vedono la luce per tutte le genti della terra, vedono la gloria del popolo di Israele.

Simeone fa la sua grande confessione di fede, canta tutto il suo stupore e la sua gioia, ma i suoi occhi di profeta vedono anche ciò che non è ancora visibile, ed egli lo confida a Maria, la madre. Questo bambino sarà un segno contestato, un segno che si può accogliere o rifiutare, e per questo molti troveranno in lui ragioni di rifiuto e cadranno, altri ragioni di resurrezione e di vita. Ogni uomo dovrà prendere posizione davanti a lui. Ma questa contraddizione sarà pagata a caro prezzo dalla madre, Maria, la figlia di Sion che rappresenta in sé l’intero popolo di Dio: l’anima di Maria, infatti, sarà lacerata, trafitta come da una spada, e su Gesù il popolo di Dio lacererà la sua unità. Una parte di Israele rigetterà Gesù come Messia, un’altra parte lo accoglierà e crederà in lui, ma questo scisma, che un giorno si ricomporrà, resta una ferita nella vita della comunità del Signore nel mondo.

Anche una donna anziana, la profetessa Anna, una vedova che stava sempre in preghiera nella casa di Dio, vegliando e digiunando, inaspettatamente incontra quella piccola famiglia e riconosce nell’infante il Messia. Anche lei inizia a narrare la buona notizia a quanti sono presenti nel tempio, esprimendo tutta la sua lode rivolta a Dio. Ecco com’è avvenuto l’incontro tra il Figlio di Dio e il suo popolo: nella quotidianità, nella semplicità e soprattutto nell’obbedienza alla Legge. Tutto è stato osservato, dunque Dio tutto ha compiuto come aveva promesso. Chi era in attesa e restava saldo nella fede e nella speranza, ha “visto”, ha riconosciuto in quella quotidianità e in quella povertà di una famiglia la presenza di Dio.

A chi oggi ascolta e legge il vangelo non sfugga però la distanza tra l’annuncio della profezia di Malachia (cf. Ml 3,1-4) e il suo avverarsi secondo Luca, come l’esegesi liturgica ci mostra. Secondo Malachia la venuta del Signore si sarebbe realizzata con la venuta di un messaggero, un nuovo Elia, un angelo dell’alleanza invocato e atteso. Egli entrerà nel tempio e, come fuoco divorante, come lisciva dei lavandai, purificherà tutti quelli che nel tempio prestano servizio al Signore, in modo che l’offerta e i sacrifici ritornino a essere a lui graditi. Dunque un evento che si impone, perché carico di gloria.

Ma la realizzazione evangelica di questa profezia appare ben diversa: un infante di quaranta giorni portato da due poveri e anonimi genitori entra nel tempio, e nessuno, tra tutti i sacerdoti là officianti, se ne accorge. Solo “il resto di Israele” (cf. Is 10,20-22; 11,11.16, ecc.), rappresentato da un uomo giusto e capace di preghiera e da un’anziana vedova assidua alla presenza del Signore, se ne accorge; solo Simeone e Anna riconoscono nel bambino l’adempimento delle promesse del Signore, lodano e ringraziano Dio e iniziano a evangelizzare, a diffondere la buona notizia. Questi sono i tratti della vicenda cristiana, non altri: non lasciamoci ingannare dall’apparenza, dalla maestà, dagli accenti trionfali.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 01/02/2014 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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