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Eutanasia: Il vaso di Pandora!

Eutanasia: Il vaso di Pandora!

Il Belgio autorizza il 13 febbraio l’eutanasia per minorenni gravemente malati. Prima al Senato, poi alla Camera dei rappresentanti, si è progressivamente formata una maggioranza a favore della riforma, superando l’abituale divario tra fiamminghi e valloni, come tra sinistra e destra. I politici non navigano controcorrente rispetto alla società. Le preghiere, i digiuni e gli ammonimenti dell’episcopato cattolico, i movimenti di protesta pacifica come quello dei “pettorali gialli”, tutto questo ha pochissimo peso.

EutanasiaLa società belga è una delle più secolarizzate d’Europa. Che cosa dice la legge? Siamo precisi! “Il paziente minorenne dotato di capacità di discernimento” che “si trova in una situazione medica senza soluzione e comportante il decesso a breve scadenza” potrà essere sottoposto ad eutanasia se “si trova in uno stato di sofferenza fisica costante ed insopportabile che non può essere sedata e che deriva da un’affezione patologica o accidentale grave e incurabile”.

In teoria, la cosa riguarderebbe solo bambini o adolescenti per i quali le cure palliative non sarebbero più sufficienti. Inoltre, si esigerà l’autorizzazione dei genitori e il parere di uno “psicologo o pedopsichiatra” incaricato di verificare la “capacità di discernimento” del minore. Si tratta quindi di una disposizione molto restrittiva, apparentemente fondata e ragionevole. Un progresso? La sofferenza dei bambini ci è più odiosa ancora di quella degli adulti.

Si comprende che possa sembrare caritatevole abbreviarla, in particolare in quelle situazioni estreme ed eccezionali in cui null’altro può essere intrapreso, nemmeno cure palliative. Davanti a tali drammi, ogni giudizio di valore sembra inaccettabile e scioccante. Come parlare al posto dei bambini, dei loro genitori, delle équipes mediche che li circondano? Chi può pensare che chiederanno la morte con leggerezza?

Diciamolo, tuttavia: tranquillamente, sicuramente, rapidamente, si sta diffondendo una cultura nuova. In Belgio ci sono voluti solo dodici anni tra la legalizzazione dell’eutanasia e questa nuova tappa. Alcuni stanno già lavorando ad una prosecuzione. Una volta che il tabù della morte è stato vinto, l’eutanasia legale diventa, oserei dire, una malattia naturalmente contagiosa. Da situazione limite a caso particolare, estende la sua influenza.

Questa volta, è il tabù della protezione dei minori a saltare. Non molto tempo fa c’era chi giurava che non sarebbe mai stato violato. Per il momento, le sofferenze psichiche sono escluse dall’ambito della legge. Quella fragile barriera, come resisterà? Quanto allo sbarramento del consenso, mi sembra già a metà superato. Un minorenne non è ritenuto abbastanza maturo per disporre, ad esempio, del diritto di voto. I suoi genitori decidono e agiscono per lui.

Ma per quanto riguarda la vita e la morte, sarebbe capace di ragionare e di “discernere” come un adulto? E questo… fin dalla nascita, visto che la legge belga non prevede alcuna età minima? Non è chiaro che cosa impedirà un giorno di autorizzare l’eutanasia dei bambini malformati, degli handicappati “incoscienti”, minorenni o maggiorenni, o di persone affette da demenza senile, con la copertura di volontà anticipate.

Una maggioranza di belgi, secondo i sondaggi, sarebbe favorevole anche a questo. Politici di primo piano lo pensano e lo dicono. Il progresso delle libertà individuali rischia allora di capovolgersi: oggi, si tratta di “avere la padronanza della propria vita”, domani vi sarà una forte pressione culturale, economica e sociale che si eserciterà sui più deboli. L’esempio belga dovrebbe permettere ai francesi di interrogarsi mentre è ancora possibile.

Jean-Pierre Denis 
(articolo tratto da
http://www.lavie.fr, traduzione http://www.finesettimana.org)

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Questa voce è stata pubblicata il 21/02/2014 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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