COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Eucaristia e cammino

Chiesa popolo in cammino

1. Costruire l’assemblea

Come argilaAll’inizio della sua narrazione evangelica, Marco ricorda il fatto di Gesù che, mentre cammina lungo la riva del lago, vede due coppie di fratelli, intenti nel loro lavoro, e li chiama a seguirlo (Mc 1,14-20).

Normalmente questa lettura viene proclamata in una delle primissime domeniche che seguono le feste natalizie Come dire: abbiamo celebrato la venuta di Gesù in mezzo a noi, ora ci chiediamo: qual è il primo passo della sua vita pubblica? Marco risponde: per prima cosa Gesù si dà da fare per radunare attorno a sé delle persone, affinché lo seguano e condividano con lui la responsabilità della missione. Gesù comincia subito a con-vocare (chiamare attorno a sé). Ad ogni celebrazione liturgica si rinnova la medesima esperienza.

Alla domanda: «Quando comincia una celebrazione?», di solito le risposte sono del tipo: all’orario stabilito… quando suona la campanella della sacrestia… quando il prete esce in processione con i chierichetti e inizia il canto… con il segno della croce.

In realtà tutto comincia prima. Nell’Introduzione del Messale Romano si legge: «Quando il popolo è riunito, mentre il sacerdote fa il suo ingresso (…) si inizia il canto di ingresso» (n. 47). Si ha liturgia cristiana quando il popolo di Dio è radunato.

Dio nel corso della storia ha dato continui appuntamenti. Per questo Israele ha sempre considerato essenziale il radunarsi insieme come espressione della volontà di Dio di salvare il suo popolo, convocandolo incessantemente. Gesù stesso inizia la sua missione convocando e continua, oggi, a convocare il suo popolo. Così la Chiesa si reca all’appuntamento, ogni domenica, giorno della risurrezione del Signore. Vi si reca per ascoltare ciò che il Signore ha da dirle, per nutrirsi dei doni che egli vorrà farle e per rispondere a quella Parola e a quei doni con il suo canto di grazie.

All’origine di ogni liturgia ci sono la chiamata di Dio e la risposta del popolo. La prima e fondamentale azione liturgica è la risposta del popolo alla chiamata di Dio e il suo costituirsi in assemblea. Radunarsi in assemblea è il primo atto eucaristico, è già eucaristia. Per celebrare l’Eucaristia è necessario che noi ci sentiamo “suo popolo”, non solo individui devoti. Di qui l’importanza anche di alcune attenzioni come l’arrivare puntuali, il mettersi vicini, il salutarsi, per poi condividere la nostra fede attraverso una viva partecipazione ai canti, ai riti e alle preghiere.

2. La processione d’ingresso

Atakpame- Premiere Messe1Normalmente, per iniziare la messa, il prete esce dalla porta della sacrestia e sale direttamente i gradini del presbiterio. Sarebbe, invece, importante, e questo è il progetto originario della messa, che l’ingresso avvenisse mediante una processione che, partendo dal fondo della Chiesa, attraversa l’assemblea e raggiunge l’altare. Non è un modo per arrivare in maniera più solenne nel presbiterio; si tratta piuttosto di manifestare la dimensione pasquale della liturgia, cioè che noi siamo «Chiesa popolo in cammino».

In testa alla processione, viene posta sempre la croce, perché noi siamo stati salvati dall’amore di Dio, che ha raggiunto il suo vertice nella donazione del suo Figlio Gesù. Essa ci ricorda anche che il pellegrinaggio terreno dei cristiani è di seguire la croce per raggiungere la risurrezione (cfr. Mc 8,34).

Quando è possibile, se è presente un diacono o un altro ministro, dietro la croce viene portato il libro dei Vangeli, perché il cammino della Chiesa è illuminato e confortato dalla parola del Signore.

Chi presiede non dovrebbe mai presentarsi da solo, ma insieme ad altri ministri (preti concelebranti, diacono, lettori, ministri della comunione…). È anche questo un segno di quell’unico sacerdozio di Cristo che unisce tutti i battezzati, ma che è condiviso con ruoli e responsabilità diverse (LG 10; CCC 1140-1144).

Attraversare l’assemblea è raccontare che tutti i compiti ministeriali affondano le loro radici nel sacerdozio comune dei fedeli. Non si va all’altare delegati dall’assemblea, ma in nome di essa. Tutti i ministri stanno presso l’altare per dare un volto, delle voci e delle mani al corpo di Cristo celebrante che è l’assemblea.

In casi particolari, nulla vieta che alla processione d’ingresso possano prendere parte anche altre persone: per esempio alla messa di prima comunione vengono inseriti nella processione tutti i bambini interessati; oppure coloro che durante la celebrazione riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana (così come avviene già nelle ordinazioni). Infine, il Rito del matrimonio prevede espressamente che, dopo l’accoglienza alla porta della chiesa, si entri processionalmente con i ministranti, il sacerdote e gli sposi (magari accompagnati dai genitori e dai testimoni).

3. II canto d’ingresso

La celebrazione del “culmine della vita cristiana” inizia con un canto. In Chiesa si canta molto, e da sempre. Basta pensare che la testimonianza storica più antica, in cui si parla dei cristiani (al tempo di Plinio il Giovane), descrive i cristiani come coloro che »»si riuniscono in un giorno fis­sato per cantare un inno a Cristo chiamandolo come Dio».

I cristiani erano gente che canta a Cristo, la gente del canto. Del resto, potremmo dire, si cantava già nella pri­missima messa: riferendo la cena pasquale, i Vangeli (Mt 26,30 e Mc 14,26) notano che Gesù “cantò l’inno”, con i suoi apostoli.

Nel documento conciliare sulla liturgia (SC 112) si af­ferma che musica e canto svolgono una funzione ministe­riale. Se la funzione ministeriale del lettore è quella di leggere e la funzione del calice è di contenere il vino con­sacrato, qual è la funzione ministeriale del canto?a

Detto in parole più semplici: un canto d’ingresso a che cosa serve? «La funzione propria di questo canto è quella di dare inizio alla celebrazione, favorire l’unione dei fedeli riuniti, introdurre il loro spirito nel mistero del tempo litur­gico o della festività, e accompagnare la processione del sacerdote e dei ministri» (OGMR 47).

Il canto di ingresso svolge una funzione unificante: esprime l’unità della comunità celebrante. Perché d’unità dei cuori è più facilmente raggiunta dall’unità delle voci» (MS 5).

Quando i cristiani si riuniscono come chiesa, essi for­mano il corpo visibile di Cristo, manifestano «la chiesa vi­sibile stabilita su tutta la terra» (SC 42). Il canto d’ingresso è la primissima espressione di tale unità visibile.

Ma se la qualità del canto non supera la qualità del si­lenzio che esso pretende di riempire, oppure se divide la comunità – da una parte il coro che canta, dall’altra i fedeli muti – è preferibile tacere.

L’essenziale, infatti, è che la comunità manifesti che sta entrando nella celebrazione. «Come il sacerdote si veste con un camice, cioè con una veste propria della preghiera, per presiedere alla messa, così la comunità deve rivestire il proprio cuore con una veste di preghiera per prepararsi a incontrare il Dio della sua lode e del suo amore» (L. Deiss).

4. Il bacio dell’altare

Quando tra persone ci si incontra, ci si saluta: strette di mani, abbracci, baci, accompagnati da alcune parole che esprimono gioia, accoglienza, rispetto…: sono le parole e gesti del con-venire, i «con-venevoli».

Qualcosa si simile avviene anche quando si incontrano i cristiani. Con gesti e parole noi esprimiamo ciò che cre­diamo in quel momento: ci riuniamo per incontrarci con Cristo, a lui manifestiamo la nostra amicizia e venerazione.

Questo è il motivo per cui, una volta arrivata la proces­sione nel presbiterio, colui che ha il compito di presiedere la celebrazione bacia l’altare. Fin da questo primo segno, si vede che cosa viene messo in gioco nella celebrazione: la comunicazione interpersonale tra Dio e l’uomo.

Non siamo lì per fare discorsi o solo per ascoltare un’omelia (quante volte si fa dipendere la riuscita o meno della messa solo dall’omelia?), ma per incontrare e incontrarci con qualcuno: la liturgia è sempre incontro con il Signore, e del Signore (lo Sposo) con noi Chiesa (la sua sposa).

Così, chi presiede, baciando l’altare a nome dell’intera assemblea adunata, bacia Cristo ed esprime, mediante un’immagine nuziale, la compresenza e la reciproca ap­partenenza di Cristo e della Chiesa nell’azione liturgica.

In che senso baciando l’altare si bacia Cristo? Si può ri­spondere in due modi:

  1. L’altare (la parola stessa deriva da altus, perché l’al­tare è sempre collocato in un luogo elevato) è il luogo di congiunzione tra Dio e l’uomo, il luogo in cui si realizza la comunione, il luogo dell’alleanza. Ora, Cristo adempie in pienezza questa comunione nel suo corpo. In effetti, nel suo corpo, Dio e l’uomo non formano che una cosa sola, poiché il Cristo è veramente Dio e veramente uomo.
  2. Cristo stesso si è presentato come la pietra angolare (Mt 21.42) e San Paolo ha ripreso questa immagine affer­mando: « [Voi siete] edificati sopra il fondamento degli apo­stoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20).

L’altare è proprio la «pietra centrale» che rappresenta il Cristo stesso. Ed è questo il motivo per cui, durante la messa, non ci si inchina (o inginocchia) più davanti al tabernacolo, bensì davanti all’altare, segno di Cristo che si offre a noi.

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Questa voce è stata pubblicata il 22/02/2014 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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