COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Giovanni XXIII, verso la canonizzazione

Giovanni XXIII – Verso la canonizzazione del 27 aprile.

Giovanni XXIII,
Angelo di nome e di fatto.

La santità fu un tratto di Roncalli evidente a tutti, un elemento caratteriale sintetizzato dall’epiteto popolare di “Papa buono” ma fondato sul rapporto quotidiano e profondissimo con la preghiera.

Giovanni XXIII (3)La canonizzazione di Giovanni XXIII fu auspicata già ai tempi del Concilio. Fra i primi vescovi alzatisi nell’aula conciliare a chiedere che, alla fine del Vaticano II, papa Giovanni fosse acclamato santo subito, ci fu un giovane vescovo polacco: Bohdan Bejze. La proposta rimase sospesa, ma due arcivescovi scesero dai seggi e si andarono a congratulare con Bejze. Uno era il cardinale Stefan Wyszynski. L’altro Karol Wojtyla: lui e Roncalli saranno proclamati santi insieme. Ricordo l’allora vicario capitolare di Cracovia. Lo rivedo come fosse ieri: agile e signorile, amabile e sereno; due occhi cerulei e il sorriso disegnato sulle labbra, da indurci ad applicargli l’elogio riferito a papa Roncalli: «Due occhi e un sorriso, bontà fatta persona».

Cosa significasse davvero per Angelo Giuseppe Roncalli essere santo lo spiegò lui stesso ad appena ventisei anni durante una conferenza per il terzo centenario della morte del cardinale Baronio: «Sapersi annientare costantemente, distruggendo dentro e intorno a sé ciò in cui altri cercherebbero argomento di lode innanzi al mondo; mantener viva nel proprio petto la fiamma di un amore purissimo verso Dio, al di sopra dei languidi amori della terra; dare tutto, sacrificarsi per il bene dei propri fratelli, e nell’umiliazione, nella carità di Dio e del prossimo seguire fedelmente le vie segnate dalla Provvidenza, la quale conduce le anime elette al compimento della propria missione: tutta la santità sta qui». A queste regole Roncalli si è attenuto per tutta la sua vita. Pubblica e privata. Prima e dopo il suo approdo al servizio petrino.

L’attribuzione di “Papa della bontà” a Giovanni XXIII esplose il 7 marzo 1963, domenica delle Palme, nella parrocchia romana di San Tarcisio al Quarto Miglio, allorché il pontefice visitò quella comunità in piena campagna elettorale. Per l’occasione, i segretari dei partiti in lizza decisero unanimemente di eliminare manifesti e striscioni propagandistici e di sostituirli con molti teli bianchi su cui spiccava la dicitura: “Evviva il Papa buono”. L’episodio rende onore e giustizia a tutti per l’esempio dato di sapersi unire nel tributare onore e affetto al padre comune. Quell’”Evviva” non istituì paragoni e nemmeno costrinse il pontefice dentro la ristretta cornice della bontà “comecchessia”. […]

Papa della bontà! Episodi diversissimi e sintomatici, dichiarazioni stupefacenti di qualificati rappresentanti della cultura e della religione convincono che il passaggio di Giovanni XXIII sulla scena del mondo confermò il valore attraente della bontà evangelica, che conserva pur sempre «un posto d’onore – come scrive nel Giornale dell’anima (1950) – nel Discorso della montagna: beati i poveri, i miti, i pacifici, i misericordiosi, gli assetati di giustizia, i puri di cuore, i tribolati, i perseguitati».

Per questo le imprese apostoliche di Angelo Giuseppe Roncalli, quelle rilevanti e altresì le più modeste e nascoste, impressionarono l’opinione pubblica e continuano a stupire credenti e studiosi. […] Gli attenti osservatori dei fatti e gli indagatori del pensiero si trovano di fronte a un cristiano disposto a lasciarsi guidare e trasformare dallo Spirito, sino a non appartenere più a se stesso, per identificarsi con quei nullatenenti, stimati di poco conto, che Cristo scelse per primi e inviò nel mondo quali messaggeri di liberazione e di salvezza.

Il segreto del successo di Roncalli sta nella matrice tradizionale, e ciò nonostante dinamica, della sua formazione e cultura ecclesiastica, nell’apparente paradosso tra severo conservatorismo e umana ed evangelica apertura. […] Chierico appena quattordicenne iniziò a scrivere il suo Giornale dell’anima e continuò sino a ottantuno anni, senza mai mutare temperamento e costume. Lungo tutto l’arco della sua esistenza egli rimase lo stesso prete della giovinezza, con quella sua caratteristica e mai smentita coerenza di pensiero e di azione, che trova preciso riscontro in ogni variazione di ministero e di ufficio, pur nei limiti, coi difetti e le carenze di natura, di ambiente e di momento storico in cui dovette operare. Egli è stato, pertanto, un prete all’antica, abbarbicato nel terreno solido della rivelazione cristiana, che diede tono e slancio al suo servizio. Egli volle essere il prete segnato a fuoco dalla familiarità con Cristo, e di null’altro preoccupato se non del nome, del regno e della volontà di Dio.

Il prete! Recitava il suo breviario, lasciando trasparire sul volto l’intima gioia suscitata in lui dalla lettura degli inni, dei salmi, dei brani biblici e patristici, che formano il poema della Liturgia delle ore; celebrava la Messa con indicibile trasporto, come chi ci vive dentro: egli era sull’altare ciò che era al di qua dell’altare. Lo lasciò intuire in un memorabile discorso al clero romano: «La persona del sacerdote è sacra […]. La buona indole, gli studi severi, la proprietà della parola e del tratto sono come il mantello che avvolge l’umanità del sacerdote: ma la linfa divina della sua applicazione ai divini misteri e alle opere dell’apostolato, egli continuerà ad attingerla dall’altare. Quello è il posto suo che gli conviene innanzi tutto. Di là egli parla ai fedeli e nel volgersi a essi con linguaggio elaborato nella meditazione e fatto suo, egli ha da apparire come di casa nel tempio del Signore e le sacre parole del messale, del breviario, del rituale devono risuonare nell’intimità misteriosa della sua anima prima che sotto le volte del santuario» (25 gennaio 1960).

Ciò che colpisce in queste solenni, e pur così ovvie, affermazioni, riscontrabili in altri testi simili, è la convinzione assoluta dell’autore che l’autenticità e la fecondità del suo sacerdozio dipendessero essenzialmente dalla sua santificazione personale, dalla sua vita di comunione intima con Dio. […]

Loris Capovilla

Biografia di Papa Giovanni XXIII

Un nome, un programma.

Nel 1413 l’antipapa Giovanni XXIII fece convocare il Concilio di Costanza, l’assemblea che mise fine allo scisma d’Occidente. Pacificazione e sguardo al futuro sono propri del pontificato di Roncalli.

Nel settembre 1958 la città di Lodi festeggiava l’ottavo centenario della sua rifondazione avvenuta grazie all’intervento del Barbarossa. Tra le celebrazioni non poteva mancare il rito del pontificale: a presiederlo il vescovo diocesano Tarcisio Benedetti, bergamasco, chiamò il conterraneo e amico Angelo Roncalli, patriarca di Venezia.

La sua omelia colpì il ragazzo che ero, appassionato di storia. Vi si esponevano in modo pacato le vicissitudini della lotta tra Comuni e Impero, additando, nell’intrico dei fatti, una trama provvidenziale: gli uomini di allora avevano capito, dopo l’estenuante battaglia, l’importanza della pace, voluta da Dio e inculcata dai richiami della Chiesa. Al termine della funzione Roncalli con altri ecclesiastici e qualche laico salì nel palazzo vescovile. Riuscii a intrufolarmi nel gruppo. Nella Sala gialla dell’episcopio Roncalli si fermò a osservare un quadro che raffigurava l’incontro, avvenuto a Lodi nel dicembre 1413, fra Baldassare Cossa ovvero Giovanni XXIII, ritenuto antipapa, e Sigismondo, re e poi imperatore, che convinse il primo a convocare un concilio a Costanza per risolvere lo scisma d’Occidente. Tre papi capeggiavano allora altrettante “ubbidienze”, in un clima di polemiche e scontri che laceravano la cristianità. Commentando il dipinto, Roncalli osservò bonariamente come non fosse del tutto conveniente mantenere l’iconografia di un antipapa nella dimora del vescovo, ma subito aggiunse che quel lontano Concilio, partito sostanzialmente da Lodi, era riuscito a comporre le divisioni esistenti nella Chiesa e nello Stato, restaurando un clima di pace.

Trenta giorni dopo il patriarca sarebbe diventato pontefice. Scelse proprio il nome di Giovanni XXIII e neppure tre mesi più tardi annunciò il proposito di convocare un concilio ecumenico. Nei suoi intendimenti, l’evento mirava a promuovere la concordia tra i cattolici, più in ampio tra i cristiani e nell’intero genere umano, incamminato sulle vie di una larga reciproca comprensione e di un’autentica solidarietà. Già in quel primo annuncio aveva usato la parola fraternità a definire il “convito di grazia” cui si partecipava nel concilio; contestualmente i fedeli delle comunità separate erano invitati a seguire i cattolici nella ricerca dell’umiltà. Siffatte prospettive entravano a comporre quella fisionomia conciliare che papa Roncalli andava modellando. Non si trattava di un’intelaiatura di argomenti, tanto meno di una precisa scansione di temi e tempi.

Piuttosto erano lo spirito animatore, le finalità ultime, gli orientamenti fondamentali della futura assemblea a costituire l’obiettivo di numerose affermazioni che il pontefice inanellava con tenace assiduità nelle più svariate circostanze. Il Concilio doveva «dilatare gli spazi della carità», asseriva nell’aprile 1959 rivolgendosi al clero del Triveneto; avrebbe esteso, cioè, le dimensioni della carità alle varie «necessità dei popoli» come tre anni più tardi, il 2 settembre 1962, spiegava a un gruppo di architetti. Lo scopo da perseguire appariva cogente in una fase di grande accelerazione nel campo del progresso tecnico e dell’intreccio dei rapporti fra individui e popoli. “Aggiornamento” fu la parola rimbalzante negli scambi di idee tra i cattolici, lanciata dal papa, che insisteva sulla capacità, da coltivare, a «distinguere i segni dei tempi», a percepire «il ritmo del tempo», secondo un incisivo passaggio della costituzione apostolica emanata per evocare il concilio……

Annibale Zambarbieri (storico della Chiesa)

da Avvenire, LUOGHI DELL’INFINITO di aprile 2014
In edicola con Avvenire, numero speciale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 09/04/2014 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

  • 470.284 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 883 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: