COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Domenica delle Palme (A)

Domenica delle Palme
e della Passione del Signore


Domenica delle Palme

Commento di Enzo Bianchi

Nella liturgia della domenica delle Palme due sono i vangeli che l’assemblea cristiana ascolta: il racconto dell’entrata di Gesù in Gerusalemme (quest’anno Mt 21,1-11) e, nella messa, il racconto della passione del Signore, dal tradimento di Giuda fino alla sepoltura del crocifisso. L’omelia normalmente è ispirata a questo secondo testo, anche se, per la sua lunghezza, non può essere commentato per intero nella celebrazione. Vorrei dunque semplicemente mettere in evidenza nel racconto della passione secondo Matteo – quello proclamato nell’annata A – alcuni tratti che si differenziano rispetto ai racconti di Marco, che pure ne è la fonte primaria, e di Luca.

Innanzitutto la passione che Gesù soffre fino alla morte non è né un destino né un caso nella sua vita. Matteo mette in evidenza come Gesù, seppur “consegnato”, dunque oggetto di un’azione determinata da parte di altri (Giuda, i sacerdoti, Pilato), resti sempre soggetto, protagonista del racconto: la passione è vissuta da Gesù nella libertà e per amore. Gesù sa, e lo dice, che “il suo tempo è vicino” (cf. Mt 26,18), ma è un tempo, un’ora alla quale potrebbe sottrarsi.

Invece va con decisione verso la passione, dispone che i suoi discepoli facciano i preparativi per la cena pasquale (cf. Mt 16,17-19) e poi la presiede (cf. Mt 26,20-29). Mentre sono a tavola, annuncia che sarà tradito, perché sa che uno dei Dodici è giunto a quella situazione di non-fiducia in lui; ma pur conoscendo l’identità del traditore, non lo denuncia, non lo ferma, non lo isola dagli altri. Non lo giudica né lo condanna, ma rinvia Giuda alla sua coscienza, alla sua responsabilità. “Tu l’hai detto” di essere il traditore, ponendomi la domanda: “Sono forse io?” (Mt 26,25).

Gesù sa e domina ogni situazione, ed eccolo spezzare e dare il pane, segno del suo corpo, ai Dodici; eccolo prendere il calice del vino, segno del suo sangue, e darlo loro da bere come “sangue dell’alleanza sparso per le moltitudini in remissione dei peccati” (Mt 26,28). Secondo Matteo l’eucaristia è appunto “in remissione dei peccati”, remissione che non si ottiene più attraverso i sacrifici al tempio, ma bevendo il sangue di Cristo.

L’eucaristia è offerta a tutti i discepoli: tutti peccatori, traditori come Giuda, rinnegatori come Pietro, increduli come gli altri. Gesù non ha escluso nessuno dalla sua cena pasquale: l’eucaristia è dunque la cena per i peccatori, la chiesa è un’assemblea di peccatori che nell’eucaristia sono perdonati e fatti santi. Sì, le moltitudini degli uomini segnati dal peccato, nel sangue di Gesù, amore offerto fino all’estremo, trovano il perdono dei loro peccati.

E dopo la cena pasquale – Matteo lo evidenzia particolarmente – Gesù prega. Al Getsemani Gesù è tutto preghiera (per ben cinque volte nei vv. 36-44 ritorna il verbo “pregare”), preghiera che vorrebbe fosse condivisa dai tre discepoli che egli porta con sé, Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma nonostante tenti per tre volte di farli pregare con sé, ogni suo sforzo è inutile: i discepoli, anche quelli più vicini a Gesù, nella preghiera lo lasciano solo. E come potranno non lasciarlo solo nella passione?

Poco prima di essere arrestato Gesù annuncia il suo essere colpito come pastore e la conseguente dispersione del suo gregge (cf. Mt 26,31; Zc 13,7), ma anche il nuovo raduno in Galilea dopo la resurrezione (cf. Mt 26,32). E quando uno dei discepoli tenta di reagire con la violenza al suo arresto, per esprimere nuovamente la sua libertà di fronte a quella cattura vergognosa Gesù interroga l’autore di quel gesto sulla sua fede in lui: “Credi che io non possa pregare il Padre mio, che mi manderebbe subito più di dodici legioni di angeli?” (Mt 26,53). Occorre credere in Gesù, nelle sue parole, in ciò che fa o sceglie di non fare, perché una sola è la sua volontà: realizzare la volontà del Padre, volontà testimoniata dalle Scritture.

In tutto il processo Gesù continua a essere protagonista degli eventi, continua a essere il mite che non condanna né giudica quando è ingiuriato e ingiustamente giudicato. Al sommo sacerdote che lo scongiura di dire se egli è il Cristo, Gesù non svela né nasconde ma, come aveva fatto con Giuda, richiama chi lo interroga alla propria responsabilità: “Tu l’hai detto” (Mt 26,64). E così fa nell’incontro con Pilato, quando alla domanda: “Sei tu il re dei giudei?”, risponde: “Tu lo dici” (Mt 27,11), e poi ritorna al silenzio.

In questo racconto della passione secondo Matteo, dove mi pongo io, discepolo? Sono come uno dei Dodici i quali, abbandonato tutto per seguire Gesù (cf. Mt 4,20-22), giunta la passione, “tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mt 26,56)? Sono come Pietro, che ha seguito Gesù ma “per vedere come sarebbe andata a finire” (ideîn tò télos: Mt 26,58), e quindi, non coinvolto nella vita di Gesù, finisco per smettere di conoscerlo e per conoscere solo me stesso (cf. Mt 26,34-35.69-75)?

Sono come Giuda, che non ha più fiducia in Gesù, che non lo dichiara Kýrios, Signore, come invece fanno gli altri undici (cf. Mt 26,22), ma lo chiama “rabbi, maestro” (cf. Mt 26,25.49), anche quando Gesù lo chiama “amico” (Mt 26,50), amato da lui fino a quell’ora, amato anche nel momento in cui lo tradisce? Sarò capace di vedere nella passione di Gesù non solo una morte ignominiosa, ma la morte del giusto, l’evento cosmico della morte del Figlio di Dio (cf. Mt 27,51-53)? A me la responsabilità della risposta!

di ENZO BIANCHI
13 aprile 2014

A qualsiasi costo

A qualsiasi costo. È un’esperienza di tradimento a fare da retroterra e da sfondo a quella che per noi rimarrà la più alta espressione d’amore: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”

Quando a tradirti è uno dei tuoi, ogni accredito personale acquisito svanisce nel nulla. Per che cosa ti sei dato da fare? Il tradimento è lì a dire la distanza incolmabile tra te e il tuo amico. Logica vorrebbe che si debba almeno correre ai ripari, trovare qualche escamotage. E invece no. Gesù lascia tutto accadere senza tirarsi indietro. A qualsiasi costo.

Noi al massimo riusciremmo ad ammettere che valga la pena morire per una persona dabbene ma sprecare la propria esistenza per persone e ambienti in cui regna solo indifferenza, calcolo e incomprensione che senso può mai avere? Per giunta, nella versione di Mt, non c’è nulla che riscatti anche solo minimamente la plausibilità di quel dono. Mt, a differenza di Mc ad esempio, non racconta di quella donna che a Betania unse i piedi di Gesù. Nessun profumo accompagna il gesto della consegna di Gesù. Nessun affetto per il maestro di Nazaret. Signore, perché ti ostini a proseguire?

A dire il vero, c’è una profferta di Pietro: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”, a cui fa eco quella di tutti gli altri, cristiani doc. Di lì a poco Pietro vanterà addirittura una fedeltà superiore a quella di tutti gli altri: anche se tutti si scandalizzassero di te, io… Parole dettate più da un entusiasmo emotivo, più da fanatismo che dalla consapevolezza della posta in gioco. Questa esplosione di lucida generosità, infatti, non li preserverà da tradimenti e compromessi. Pietro e Giuda guidano il gruppo, certo, ma gli altri non sono da meno: “Tutti… lo abbandonarono e fuggirono”.

Il clima resta comunque ostile, diffidente, freddo, anche se un uomo sarà costretto a portare la croce per un tratto di strada. Nulla lascia presagire che almeno qualcuno – le donne, almeno loro – sarà in grado di leggere e accogliere quel gesto. C’è solo il tentativo della moglie di Pilato di far sì che gli eventi prendano un altro corso ma esso non è neppure preso in considerazione: vaneggiamenti di donne! Poi si tratta di un sogno! E di una pagana per giunta!

A cosa è servita, allora, la condivisione di vita con lui da parte dei suoi discepoli se poi al dunque sono i primi a non reggere? Lc narra addirittura che proprio durante la cena, l’ultima, quella nella quale il Signore si donava a loro, “sorse una discussione su chi di loro poteva essere considerato il più grande” (22,24). Signore, il tuo dono è davvero sprecato! E tu con quel gesto a ribadire: a qualsiasi costo.

A cosa è servito essere passato in mezzo alla gente sanando e beneficando quelli che erano prigionieri del male se poi, chiamato a scegliere tra il suo Salvatore e un omicida come Barabba, il popolo non ha dubbi: sceglierà senz’altro un assassino? Signore, il tuo gesto, il tuo dono è davvero sprecato!

Anche lui, il Signore, aveva avuto bisogno di sentire qualcuno vicino. Per questo aveva preso Pietro e i due figli di Zebedeo perché gli facessero compagnia mentr’egli pregava. Ma essi non sono in grado di comprendere e perciò di sopportare più il loro Maestro. Il sonno tradisce perfettamente la loro incomprensione: “Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivanotornato di nuovo trovò i suoi che dormivano”. E quando si svegliano fanno subito la cosa sbagliata: “uno di quelli che erano con Gesù… colpì il servo del sommo sacerdote…”. Inutile. Fino alla fine incapaci di mostrare che qualcosa dovevano pur aver appreso. Eppure proprio davanti a loro si era trasfigurato. Doveva pur essere servito a qualcosa quell’averli portati sul monte quel giorno! E invece no. Neanche loro. Signore, il tuo dono è davvero sprecato!

Se si potesse aggiungere una sorta di ritornello alle varie scene che compongono la passione di Gesù lette dalla parte dell’uomo non esiterei a mettere: Signore, il tuo dono è davvero sprecato, se è vero che quando la Vita si consegna nelle mani dell’uomo, gli uomini la mettono a morte. Un vero e proprio fallimento. Quelle medesime scene, tuttavia, lette dalla parte di Gesù hanno tutt’altro ritornello: a qualsiasi costo. Accada quel che deve accadere, egli non esita a consegnarsi ancora proprio a uomini come Giuda, Pietro, me, te, ciascuno di noi. A qualsiasi costo.

Ecco ciò che riscatta le nostre contraddizioni, i nostri tradimenti, i nostri facili entusiasmi che non reggono alla prova dei fatti. Non già la nostra capacità di essere – almeno una volta nella vita – capaci di mantenere la parola data ma il suo gesto di amore che si invera proprio “mentre” (non “a prescindere”) noi non siamo in grado neppure di riconoscerlo. È importante quel mentre. Noi siamo lì. In quel mentre. Dio, infatti, non si lascia mai condizionare dall’umore mutevole dei suoi discepoli e continua a esporsi correndo fino in fondo il rischio di volerci bene. A qualsiasi costo.

Antonio Savone
http://acasadicornelio.wordpress.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 12/04/2014 da in Anno A, ITALIANO, Quaresima (A), Settimana Santa.

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
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Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

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