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Asia Bibi: “Io credo, risorgerò”

Asia Bibi: “Io credo, risorgerò”

Asia BibiAsia Bibi, una donna cristiana simbolo di tanti cristiani ancora oggi crocifissi con Cristo, è stata condannata a morte per blasfemia in Pakistan quasi 5 anni fa. In un messaggio inviato a Vatican Insider (del giornale Corriere della Sera), Asia Bibi parla dell’assenza di un processo come “il suo venerdì santo”. Ma non perde la speranza: “Credo con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze e la mia mente che risorgerò”. Una testimonianza che evoca i milioni di cristiani nel mondo che testimoniano la loro fede nel Cristo Risorto in un contesto di martirio. Manuel João.

“Credo con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze e la mia mente che risorgerò. La salvezza verrà presto anche per me”: io giorno del Venerdì santo, inchiodata alla sua croce di oltre 4 anni e mezzo di carcere da innocente, Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia, compie la sua professione di fede, e consegna in esclusiva a Vatican Insider un accorato messaggio di speranza.

Asia Bibi, in trepidante attesa della sua sorte, ha ricevuto ieri la notizia della cancellazione dell’udienza, prevista il 14 aprile, del suo processo di appello: il procedimento è stato rinviato sine die senza una motivazione plausibile. Solo perché i giudici dell’Alta Corte di Lahore, intimiditi e intimoriti da possibili rappresaglie dei fondamentalisti islamici, finora si sono sottratti alla responsabilità di trattare il suo caso: decidere su Asia Bibi – soprattutto su una eventuale assoluzione – è una patata fin troppo bollente. Meglio declinare. Gli avvocati difensori, dal canto loro, hanno confermato che faranno tutti i passi necessari, come una istanza al presidente della Corte, perché il caso venga normalmente calendarizzato.

Raggiunta da Vatican Insider attraverso il suo avvocato e le persone che le sono più vicine, Asia Bibi ha espresso tutto il suo rammarico per quella che considera “una ulteriore discriminazione”. “Oggi per me non c’è posto in tribunale, non c’è occasione o luogo dove possa dimostrare la mia innocenza. Prego e spero che un giudice riceva luce da Dio e abbia il coraggio di vedere la verità”, ha detto fra le lacrime. Asia vive oggi il suo venerdì santo immersa nella preghiera: “Mi specchio nella croce di Cristo, nella certezza che tanti fratelli e sorelle nel mondo mi sono vicini e stanno pregando per me”.

Ma, nonostante la tragica situazione e la sofferenza che la tocca da quasi cinque anni, la speranza alberga ancora nel cuore della donna: “Quando Cristo risorgerà, nel giorno di Pasqua, Egli deciderà per me una nuova strada di giustizia, mi terrà con Lui in un regno dove non vi sono ingiustizia e discriminazione. Cristo ha promesso che risorgerò con Lui”. Ecco la Pasqua di Asia, che vive questi giorni in solitudine, in una cella del carcere femminile di Multan, aggrappata solo alla lettura della Bibbia.

Intanto si moltiplicano in Pakistan le iniziative e le veglie di preghiera, per Asia Bibi e per altre due recenti condanne a morte di cristiani per blasfemia: quella di Sawan Masih e quella dei coniugi Shafqat: Emmanuel, disabile, e sua moglie, Shagufta Kausar, colpevoli, secondo le accuse, di aver inviato “sms blasfemi”. Anche per loro si profila un lungo calvario giudiziario, come quello di Asia.

Asia Noreen Bibi è stata denunciata il 19 giugno 2009 dal mullah musulmano Qari Muhammad Sallam, che l’ha accusata di blasfemia, secondo l’articolo 295c del Codice Penale. Dopo le indagini, la polizia presentò il suo rapporto il 12 luglio e il caso andò a processo presso il tribunale di primo grado di Nankana Sahib. I fatti contestati ad Asia (aver insultato il Profeta Maometto, dopo un alterco con altre donne musulmane) sono avvenuti il 14 giugno 2009. Gli avvocati della difesa, nel processo di appello, intendono far leva sullo scarto di cinque giorni fra il verificarsi dei fatti (14 giugno) e la presentazione della denuncia (19 giugno) per dimostrare che le accuse sono del tutto montate. Asia è stata condannata a morte l’8 novembre 2010 dal tribunale di primo grado. L’appello è stato depositato davanti all’Alta Corte di Lahore l’11 novembre 2010. Ma, per motivi di opportunità e di contesto, per pressioni religiose e politiche, solo ora, quasi quattro anni dopo, è stato preso in considerazione e, inizialmente, calendarizzato. Da febbraio a oggi, il caso ha subito quattro rinvii, l’ultimo “a data da destinarsi”.

Asia Bibi: “Yo creo; resurgiré”

La mujer cristiana condenada a muerte por blasfemia en Paquistán vive la ausencia de un proceso como un “viernes santo”, pero no pierde la esperanza. Es lo que indica un mensaje exlusivo enviado a Vatican Insider.

“Creo con todo el corazón, con todas mis fuerzas y mi mente que resurgiré. La salvación también llegará dentro de poco para mí”. El Viernes Santo, clavada a la Cruz de más de cuatro años y medio, a pesar de que es inocente, Asia Bibi, la mujer cristiana condenada a muerte por blasfemia hace profesión de fe y entrega en exclusiva a Vatican Insider un mensaje de esperanza.

Asia Bibi, esperando su suerte, recibió ayer la noticia de la anulación de la audiencia, prevista para el 14 de abril, de la apelación: el procedimiento fue reenviado “sine die” y sin motivaciones creíbles. Solamente porque los jueces de la Suprema Corte de Lahore, atemorizados ante posibles represalias de los fundamentalistas islámicos, hasta ahora se han negado a llevar a cabo sus responsabilidades en el caso: decidir sobre Asia Bibi (sobre todo sobre una eventual absolución) es una cuestión demasiado espinosa. Mejor negarse. Los abogados defensores, por su parte, confirmaron que harán todo lo necesario para que el caso sea calendarizado como todos los demás.

Vatican Insider se puso en contacto con ella a través de su abogado y de algunas personas cercanas. Asia Bibi expresó toda su preocupación por la que considera “una ulterior discriminación”. “Hoy, para mí, no hay lugar en el tribunal, no hay ocasión o lugar para que yo pueda demostrar mi inocencia. Rezo y espero que un juez reciba la luz de Dios y tenga la valentía para ver la verdad”, dijo entre lágrimas. Asia vive hoy su viernes santo sumergida en la oración: “Me veo en la cruz de Cristo, en la certeza de que muchos hermanos y hermanas en todo el mundo me están cerca y están rezando por mí”.

Pero, a pesar de la trágica situación y el sufrimiento que la aflige desde hace casi cinco años, la esperanza vive todavía en su corazón: “Cuando Cristo resurja, el día de Pascua, Él decidirá una nueva vía de justicia para mí, me llevará consigo a un reino en donde no hay injusticia ni discriminación. Cristo prometió que resurgiré con Él”. Esta será la Pascua de Asia Bibi, que vive estos días en la soledad de una de las celdas de la cárcel femenina de Multán, aferrada a la lectura de la Biblia.

Asia Bibi:
“I believe, I will be resurrected”

The Christian woman sentenced to death under Pakistan’s blasphemy law sees the postponement of her trial as “her Good Friday”, as she herself says in a message sent exclusively to “Vatican Insider”

“I believe with all my heart and all my strength and mind that I will be resurrected. Salvation will soon come to me as well.” The innocent Asia Bibi has been nailed to the cross for over four and a half years. The Christian woman, who was sentenced to death for blasphemy, professed her faith in a message of hope sent exclusively to Vatican Insider.

Yesterday Asia Bibi was told that the hearing of her appeal trial, which was originally scheduled for 14 April, has been called off. It was postponed sine die, for no plausible reason, just because Lahore’s high court judges are shying away from dealing with the case because of the pressure of intimidation and their of fear of potential revenge from Islamic fundamentalists. Deciding on Asia Bibi’s fate and especially the prospect of a possible acquittal is very risky. Better to decline. But defence lawyers have stressed that they will take all necessary measures –like a petition to the high court’s president – to ensure a date is set for the trial.

In a message sent to Vatican Insider via her lawyer and those closest to her, Asia Bibi, expressed her anguish at what appears to be “yet another act of discrimination”. “Today there is no room for me in court, there is no chance or place for me to prove my innocence. I pray and hope that some judge will receive God’s light and have the courage to see the truth,” she said, in tears. Asia is spending Good Friday in deep prayer: “I see my situation reflected in Jesus’ cross and am certain that brothers and sisters around the world are close to me and praying for me.”

But despite the tragic situation and the suffering she has been going through for almost five years, there is still hope nestling in the woman’s heart: “When Christ rises from the dead on Easter, He will decide a new path of justice for me, He will keep me with Him, in a place where there is no injustice or discrimination. Christ has promised that I will be resurrected with Him.” These are Asia’s words this Easter, an Easter she will be spending alone in a cell in Multan women’s prison, with nothing to cling to but the Bible.

Meanwhile, initiatives and prayer vigils are growing for Asia Bibi and two other Christians who were recently sentenced to death for blasphemy. Sawan Masih and the Shafqat couple, Emmanuel who is disabled and his wife Shagufta Kausar, have been accused of sending “blasphemous text messages”. It looks like they are going to have long legal inferno ahead of them, just like Asia.

The Muslim Mullah, Qari Muhammad Sallam, submitted a complaint against Asia Noreen Bibi on 19 June 2009, accusing her of blasphemy, according to article 295c of the Pakistani Penal Code.  After an investigation was carried out, the police presented its report on 12 July and the case went to trial at the court of first instance in Nankana Sahib. Asia was accused of insulting the Prophet Muhammad during an argument with some Muslim women on 14 June 2009. At the appeal hearing, Asia Bibi’s lawyers intend to argue that the accusations are completely false, by pointing to the five-day gap between the day the alleged offence took place (14 June) and the date the complaint was lodged (19 June). Asia was sentenced to death on 8 November 2010 by the court of first instance. The appeal was filed with Lahore’s high court on 11 November 2010 but for various reasons including political and religious pressure, only now, four years on, has a hearing been considered and a date (now cancelled) set. There have been four postponements in Asia Bibi’s appeal. The hearing that was supposed to take place some days ago was postponed “to a later date”.

Paolo Affatato (Vatican Insider, (19.4.2014)

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Questa voce è stata pubblicata il 19/04/2014 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .

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