COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Prepararsi alla Veglia pasquale (A)

Come le donne,
prepararsi alla Veglia pasquale

Veglia pasquale1

Lo abbiamo accompagnato nel suo percorso di consegna alle mani del Padre mentre veniva consegnato a quelle degli uomini. Ci siamo fatti compagni di cammino di Giuda e con lui abbiamo riconosciuto di essere soltanto dei poveri uomini; ci siamo poi riconosciuti in Pilato per la cui indifferenza l’acqua nel catino è sempre a temperatura giusta; ci siamo rivisti in Pietro, il discepolo che riserva per sé sempre una via di sicurezza; ci siamo rispecchiati in Simone di Cirene, colui che impara a seguire Gesù per amore dopo averlo fatto per forza; ci siamo riletti nella Veronica, il cui gesto di asciugare il volto dona una brezza di gratuità in un momento drammatico; ci siamo riconosciuti ancora in Giovanni, l’amico che resta accanto anche quando l’altro dovesse toccare il livello più basso; ci siamo messi alla scuola di Maria per apprendere cosa significhi resistere continuando a mettere al mondo la vita quando tutto parla di morte. Forse siamo convinti che questo possa bastare per esprimere il nostro compianto nei confronti del Signore.

E invece no. Questa sera, infatti, ci è chiesto di accodarci al pellegrinaggio delle donne, non già per compiere una visita alla tomba ma per incontrare il Signore Risorto. È vero: troppe nostre notti sono senza memoria e senza attesa. Le attraversiamo non ricordando più ciò che Dio ha compiuto nelle grandi notti dell’umanità e perciò non attendendo più nulla se non che una pietra sigilli tutto definitivamente. Fosse possibile riporteremmo volentieri indietro i nostri orologi a quegli istanti in cui non eravamo segnati dall’esperienza del male, del limite, della morte.

Così facendo noi siamo come quegli altri che non hanno speranza!, parafrasando l’apostolo Paolo.

Una sorta di pensiero magico alquanto adolescenziale ci fa ritenere che la gioia sia qualcosa che rimpiazzi o si sostituisca al dolore, magari cancellandolo o ignorandolo. La gioia che viene dalla Pasqua è la gioia che matura dentro il dolore del mondo, lo cambia dal di dentro. La Pasqua ci attesta che l’amore immenso di Dio si manifesta proprio nell’ora del dramma per vie che noi non conosciamo. Nessuno di noi potrà fare a meno di sperimentare talvolta il dolore, il non senso: ciò che questa notte ci annuncia è che proprio quelle esperienze sono abitate da un amore più forte.

Abbiamo bisogno di accodarci al pellegrinaggio delle donne il mattino di Pasqua perché se il dolore che provano è tanto vero lo è altrettanto e ancor di più l’amore che fa loro sfidare le ombre della notte. Le donne riescono a reagire senza lasciarsi impietrire dal dolore. Cercano di vincerlo con gesti di pietà e di affetto. E non è ciò di cui abbiamo ancora bisogno anche noi in questo frangente storico in cui tutto sembra non avere più la luce di un senso?

Proviamo a pensare solo per un attimo cosa devono aver vissuto quelle donne: spavento, timore, gioia. In fondo, il messaggio che l’angelo reca loro ha del ridicolo: come si può dire a chi lo ha visto spirare, tirar giù dalla croce e chiuderlo in una tomba, non è qui, come se non fosse accaduto nulla?

L’angelo, però, non ha detto che non è accaduto nulla. Ha detto che è risorto. È passato per davvero attraverso la morte e una morte orrenda, umiliante e dolorosa. Ma appunto vi è passato. La morte non è stata bypassata, anzi! Non continuare a cercare un morto: so che cercate Gesù il Crocifisso, dice l’angelo alle donne. L’angelo le invita ad accorgersi della novità avvenuta: qui non c’è più niente. Dio ha sconvolto le leggi dentro le quali eravate prigioniere.

Credere nella risurrezione non significa evitare la morte ma attraversarla e vincerla non attraverso una riedizione della vita precedente ma mediante l’ingresso nella vita stessa di Dio. Un anticipo di questo ingresso nella vita di Dio lo abbiamo già tutte le volte che amiamo qualcuno. Ripeterà san Giovanni: noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita se amiamo i fratelli. Tutte le volte che qualcuno ha a cuore la vicenda di un altro, celebra la sua Pasqua perché esprime in questo modo ciò che un giorno vivremo in pienezza.

Antonio Savone
http://acasadicornelio.wordpress.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 19/04/2014 da in Domenica - commento, Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .

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