COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

–– Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA –– Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa A missionary look on the life of the world and the church –– VIDA y MISIÓN – VIE et MISSION – VIDA e MISSÃO ––

Meriam, martire cristiana

Meriam, martire cristiana

di ENZO BIANCHI

Caravaggio, Martirio di sant'Orsola, 1610, Napoli.“Il martire non sceglie la morte ma un modo di vivere, come Gesù”. Ritorno a questa frase lapidaria di un caro amico presbitero ogni volta che, ormai sempre più spesso, sono raggiunto dalla notizia di un cristiano ucciso per la propria fede. Così il rifiuto di Meriam Yehya Ibrahim – cristiana ortodossa sudanese, incinta di otto mesi, in carcere con l’altro figlio di 20 mesi – a rinnegare la propria fede per evitare la condanna a morte mi appare in tutta la sua valenza di luminosa emblematicità.

Da un lato vi è la tentazione di dimenticare che in questo nostro secolo, con la fine della cristianità, sono ritornati i martiri: abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a una nuova ondata di martiri, quale non si è mai registrata a partire dal iv secolo, che avviene in una grande trasparenza, senza ambiguità del segno. D’altro lato rischiamo di accomunare la perdita di alcuni privilegi o l’ostilità conosciute dai cristiani in alcuni paesi occidentali alle persecuzioni violente che subiscono fratelli e sorelle nella fede in altre parti del mondo.

Così facendo non solo manchiamo di rispetto verso la fermezza con cui costoro affrontano le prove, ma perdiamo l’opportunità di cogliere in profondità il senso del martire cristiano. Il cristiano ama la vita e non la disprezza, non cerca il martirio come autoimmolazione e nemmeno come perseguimento di una santità eroica, ma di fronte all’esplicita richiesta di rinnegare la propria fede con le parole o con azioni contrarie alle esigenze del vangelo, può giungere ad offrire la vita fino a morire, sull’esempio del suo Signore.

A volte, come in questo caso, le circostanze della persecuzione sono particolarmente aberranti, altre volte il silenzio, l’oblio, la “normalità” avvolgono sofferenze e morte inflitte a motivo della propria fede, ma l’atteggiamento del martire cristiano non muta: chiamato ad amare i nemici, a perdonare i persecutori, sull’esempio di Gesù, fa di questa morte violenta un gesto di vita e di amore. Un gesto di cui magari pochi o nessuno verrà a conoscenza, parole di perdono che non sempre qualcuno saprà ascoltare o tramandare, momenti di angoscia e di dolore lacerante che nessuno saprà lenire, ma anche attimi di grandezza umana e spirituale, raggi di luce nel buio della disumanità.

In questo senso il martire non sceglie la morte ma decide di vivere fino all’estremo la vita e ciò che dà senso alla vita: l’amore. La storia anche recente ci insegna che sovente sono le persone più semplici, i “piccoli”, gli ultimi ad affrontare cristianamente il martirio, sono loro che non si pongono troppe domande, che non cercano spiegazioni, ma accettano con estrema semplicità di rispondere unicamente alla propria coscienza e all’appartenenza a quel Signore che ha donato la vita per tutti, perché tutti possano riconoscere che la vita è più forte della morte, che l’amore è più forte dell’odio.

Sono persone che generosamente rifuggono ogni vigliaccheria, che anche di fronte alla morte restano fedeli a se stesse e a quanto hanno creduto e vissuto, che ribadiscono che solo chi ha una ragione per morire ha anche una ragione per vivere: monito silenzioso per tutti noi, sempre pronti a mutare atteggiamenti e opinioni in nome del più squallido opportunismo.

A noi è chiesto sì di fare ogni sforzo possibile per fermare i massacri, per impedire l’ingiustizia, per far rispettare i diritti e la dignità di ogni essere umano, ma ancor prima ci è chiesto di accogliere la testimonianza di fede, di amore e di perdono che tante vite di nostri fratelli e sorelle non cessano di offrirci. Non ci sarà chiesto conto dell’incapacità a fermare il carnefice, ma dell’oblio del martirio, del sordo tradimento verso un gesto tragico d’amore che avremo considerato insensatezza di chi non accetta di essere vigliacco per salvare la propria vita.

ENZO BIANCHI
https://www.monasterodibose.it
La Repubblica, 16 maggio 2014

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17/05/2014 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

  • 318.422 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 721 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: