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Alla conquista di Strasburgo

I programmi per conquistare Strasburgo

I programmi per conquistare StrasburgoSono cinque grandi gruppi, più la galassia euroscettica: il voto del 22-25 maggio, andrà a selezionare al loro interno i nuovi 751 eurodeputati. Un voto che definirà nuovi equilibri tra famiglie politiche con un consolidato bagaglio europeista e sancirà nuovi ingressi. Un confronto, al di là dei clamori della campagna elettorale quasi sempre in chiave nazionale, che coinvolge forze per forza transnazionali e maggioranze variabili. I manifesti elettorali, messi a confronto, propongono chiari orientamenti di fondo: quello del Partito Popolare europeo (a cui aderiscono Fi e Ncd), il Gruppo dei socialisti e democratici (per cui in Italia corre il Pd), i liberali dell’Alde sostenuti da Scelta europea e Italia dei valori; la Sinistra Europea a cui hanno aderito Sel e i Verdi. Gli euroscettici, ora nei gruppi di Efd e Ecr, avranno nuovi ingressi, forse anche da formazioni ora nel gruppo dei non iscritti.

Verso le elezioni europee

Tsipras: sviluppo, no austerity

Il gruppo della Sinistra europea che candida Alexis Tsipras alla presidenza della Commissione, contesta con forza l’Europa dell’austerità e del fiscal compact frutto delle politiche neo-liberista della Troika (Commissione Ue, Bce, Fmi).

Resistere all’austerity. Il risanamento del debito non deve essere il primo criterio della politica economica, che deve promuovere un nuovo sviluppo che sconfigga disoccupazione e precarietà nel rispetto dell’ambiente. Grande attenzione alle energie rinnovabili e ai trasporti pubblici. L’intento è una rifondazione dell’Europa che dia centralità politica dei cittadini: questo significa garantire salari più alti, istruzione e salute pubblica e un riconoscimento dei diritti di omosessuali e transgender.

No al libero scambio atlantico. Contraria al progetto di un libero mercato con gli Usa la Sinistra europea chiede di sottoporre il trattato a un referendum. La Sinistra europea vuole una Ue indipendente da Usa e Nato.

Verdi: alt al cambio climatico

Verdi, per preservare e ampliare le conquiste fatte sinora, si impegnano per un «cambio di rotta» e un «rinnovamento democratico» dell’Ue.

Costruire speranza dopo la crisi. Di fronte all’austerità i Verdi europei propongono un “Green New Deal” capace di creare investimenti e nuovi posti di lavoro in una prospettiva europeista: condividere la sovranità, come nel caso dell’unione bancaria e nella lotta contro l’evasione fiscale.

Combattere il cambiamento climatico. L’inquinamento e l’innalzamento della temperatura richiedono un drastico cambio dei modelli di consumo e produzione. I Verdi vogliono una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra entro il 2020, una riduzione dei consumi energetici e lo sviluppo di fonti rinnovabili, incentivare i trasporti pubblici e sostenere all’agricoltura biologica. Grande spazio ai temi sociali, con una sottolineatura dei diritti di omosessuali e transgender, i Verdi sono favore dell’allargamento Ue e in politica estera per la pace e il disarmo nucleare.

Partito popolare: mercato, ma sociale,
valori con le riforme

Il Partito popolare europeo, la più ampia famiglia presente all’Europarlamento, rivendica di aver dato forma e sostanza al cammino comunitario. Una fede europeista che il Ppe conferma anche di fronte alla crisi economica.

Una tradizione europeista sempre viva. «L’Ue è la soluzione della crisi, non la causa», si legge nel manifesto elettorale. L’obiettivo dei popolari europei è di creare nuova crescita e occupazione, ma partendo dalla difesa di una politica dell’austerità necessaria per contenere il disavanzo. Ora, dopo averne creato le condizioni, si promettono riforme per la ripresa partendo dalla convinzione che l’«euro è una moneta affidabile che assicura stabilità».

Dalle riforme alla crescita. Contro l’approccio sbagliato dei partiti socialisti che propongono una politica di «spesa irresponsabile» e una generica «redistribuzione del reddito», il Partito popolare vuole regolamentare l’uso del fondo salva Stati in modo da garantire parte del debito pubblico. Una operazione che permetterebbe di risparmiare 80 miliardi di euro nel pagamento degli interessi da destinare agli investimenti. Il Ppe vuole completare l’evoluzione della Banca centrale europea per avvicinarla alle funzioni di una vera banca centrale a partire dalle funzioni di vigilanza bancaria. Nessun cenno, tuttavia, nel manifesto del Ppe, al controverso tema degli eurobond.

Leve fiscali per sopperire alla mancanza di risorse. Una politica economica che, nella scarsità delle risorse, pensa di agire su meccanismi di alleggerimento fiscale. Una attenzione particolare è riservata alla piccola e media impresa, ritenuta il cuore dell’economia continentale e il potenziale volano della ripresa occupazionale. Grande attenzione viene data alla creazione di una rete di infrastrutture europea, con una particolare enfasi alla creazione di un unico mercato digitale, tanto da far pubblicare di recente a Jean Claude Juncker un articolo sul Wall street journal  sull’argomento. Inoltre, per stabilire un solo mercato di servizi digitali è fondamentale assicurare la difesa della privacy, considerata come un inalienabile e fondamentale diritto.

Una economia sociale di mercato. L’economia sociale di mercato è definita la «pietra angolare» della politica del Ppe con l’intento di bilanciare i principi di libertà e di solidarietà. Viene poi indicato l’obiettivo di un mercato comune dell’energia e una attenzione alle energie rinnovabili.

Mobilità all’interno dell’Unione, controllo dell’immigrazione. La libertà di movimento all’interno dell’Unione è uno dei maggiori risultati conseguiti dall’Ue che va salvaguardato in un mercato del lavoro continentale. Gli Stati dell’Unione devono però cooperare più strettamente per una gestione comune delle frontiere rinforzando l’agenzia Frontex. La lotta al crimine organizzato e al riciclaggio di denaro è una priorità che impegna il Ppe a migliorare la trasparenza e rafforzare le leggi in materia.

Sui temi etici un forte potere di indirizzo. In base ai trattati il Parlamento europeo non ha diretta competenza su questioni attinenti il diritto di famiglia, la tutela della vita e la procreazione. Forte tuttavia è il potere di indirizzo su alcune scelte di politica sociale. Il Ppe, che nasce da una tradizione democratico cristiana, spesso si scontra con le sensibilità culturalmente opposte capaci di raccogliere maggioranze trasversali. Anche all’interno del Ppe è emersa spesso una pluralità culturale per cui spesso il gruppo ha deciso di lasciare libertà di coscienza. Resta forte l’impegno su questi temi di alcuni eurodeputati che riescono a raccogliere la maggioranza del gruppo.

Prudenza sull’allargamento e promuovere la pace nel mondo. In un mondo dove gli stati nazionale da soli non sono più in grado di difendere i loro valori e interessi, l’Ue deve essere uno strumento di promozione della pace e della solidarietà. I successi del recente allargamento a Ventotto, richiede ora prudenza nel valutare non solo i criteri economici, ma la capacità di lasciare intatta la capacità di agire dell’Ue. L’Europa deve rafforzare la sua politica estera supportando le fragili democrazie orientali e sviluppare una strategia per i Paesi del Mediterraneo. Infine il Partito popolare europeo esprime piena adesione allo sviluppo di una partnership transatlantica capace di creare un libero mercato.

Gli scettici: basta con euro e burocrati

«Eurocritici» o «euroscettici» o «eurocontrari», sono l’elemento nuovo e in forte crescita nei sondaggi. Tutti partono da una severa condanna delle politiche di austerità e di rigore fiscale, additando nell’euro e nell’Ue la causa della crisi. La ricetta, proclamata con diverse sfumature e toni, è un arresto del processo di integrazione privilegiando una visione confederale se non una revisione dei Trattati.

Le Pen e Farage in testa nei sondaggi. Marine Le Pen, leader del Front National impegnata a dare una veste moderata nel suo movimento, nei sondaggi in Francia rasenta il 30%, poco sopra o poco sotto i neogollisti dell’Ump. Emblematico lo slogan della campagna: «No a Bruxelles. Sì alla Francia», con una concezione protezionista contrario al libero scambio. Si dice nazionalista, contraria all’«immigrazione non agli immigrati», nazionalista ma «non razzista e anti-semita». Dall’altra parte della Manica, dato attorno al 30% è l’Ukip di Nigel Farage: chiede l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue sostenendo le libertà individuali e il libero mercato. Molto vicino alla Le Pen su immigrazione e sui molti temi economici, ha rifiutato un accordo elettorale perché ritiene il Front National «razzista».

Grecia e Olanda: «Via da euro e Ue» . Stimato attorno al 18% dei consensi il Partito per la libertà (Pvv) di Geert Wilders chiede l’uscita dell’Olanda da euro e Ue. Alleato con Marine Le Pen, il Fpo austriaco, il fiammingo Vlaams Belang, il partito nazionale slovacco, e i Democratici svedesi, puntano a formare un gruppo all’Europarlamento che, con l’adesione dell’Ukip sarebbe ancora più forte. Alba Dorata in Grecia, nonostante l’uso di simboli nazisti nega la matrice estremista e il razzismo, definendosi nazionalista: con il 10% nei sondaggi potrebbe essere il terzo partito greco, ma un oggetto misterioso in Europa.

Italiani: no euro e nazionalisti. In Italia sono due le formazioni che propone l’uscita dall’euro e il ritorno alle moneta nazionali per rilanciare l’economia competono in questa area politica: la Lega Nord e la destra di Fratelli d’Italia che ha formalizzato l’uscita dal Ppe. La coesistenza fra i due partiti all’interno di uno stesso gruppo appare problematica. Si devono poi aggiungere a questi partiti euroscettici gli ungheresi di Jobbik e i tedeschi di AfD (Alternativa per la Germania). Difficile dare una collocazione in Europa al Movimento 5 stelle che propone un referendum anti-euro ma ha rifiutato una alleanza con la destra nazionalista. Il primo compito di Marine Le Pen, sinora nel gruppo dei non iscritti, sarà di trovare un minimo comun denominatore per formare un gruppo che abbia almeno 25 eurodeputati di 7 Stati diversi. Un dato tecnicamente alla portata di mano, anche se le differenze di sensibilità e la strenua difesa degli interessi nazionali sono indicati dagli analisti come una impresa ardua davanti a 5 anni di legislatura e gruppi europeisti molto più coesi ed esperti.

Socialisti e democratici: più crescita e lavoro

Questi cinque anni di «inquietudine e austerità» sono responsabilità della maggioranza popolare all’Europarlamento, dei 22 governi di centrodestra in carica per gran parte della legislatura e alla presidenza della Commissione europea di José Barroso. Con queste premesse il manifesto il gruppo dei socialisti e democratici (S&D), il secondo gruppo dell’Europarlamento, si candida a guidare l’Europa nella svolta dall’«austerity alla crescita e al lavoro».

Dall’austerity alla crescita: l’occupazione al primo posto. L’occupazione, «di fronte ai 27 milioni di cittadini europei senza lavoro e ai 120 milioni che vivono al limite della soglia della povertà», è al primo posto nel programma della famiglia politica socialista: un obiettivo da raggiungere con un piano di rilancio industriale, combattendo il dumping sociale, e garantendo parità salariale per uguali mansioni nei Ventotto Paesi. Per sostenere l’occupazione giovanile si vuole estendere il Programma di garanzia a tutti gli under 30: un’offerta di impiego, apprendistato o formazione entro i 4 mesi dalla fine degli studi o dall’inizio della disoccupazione. Una politica di chiaro stampo keynesiano con «innovazione», «ricerca», «formazione», «reindustrializzazione» come parole d’ordine: senza abbandonare una seria disciplina di bilancio, per rilanciare l’economia il patto di stabilità europeo non dovrà conteggiare – affermano i socialisti e democratici – tutti gli investimenti per la crescita mentre si chiede una «accelerazione» nell’introduzione di una Tobin tax, cioè sulle transazioni finanziarie. Un cambio di rotta deciso rispetto alla politica dei «soli tagli».

Lotta all’evasione fiscale. Altri fondi da investire, si afferma, verranno dalla lotta ai 1.000 miliardi di evasione fiscale dei Paesi Ue e dai controlli nei paradisi fiscali: un tema sottolineato con forza nei dibattiti televisivi da Martin Schulz, il candidato socialista alla presidenza della Commissione. Dopo il salvataggio delle banche europee, costato 1,6 trilioni di euro, nel manifesto politico è espresso pieno sostegno al progetto di unione bancaria rafforzando le regole di vigilanza e introducendo un tetto ai bonus dei banchieri.

Forte protezione sociale. Grande attenzione è data ai temi sociali, ponendo il principio di uguaglianza al centro del concetto di cittadinanza europea. Si indica la parità tra uomo e donna con l’obiettivo di conciliare gli impegni della famiglia con professione e lavoro: congedi parentali, reddito minimo di cittadinanza e microcredito alcune delle voci specifiche.

Su famiglia e vita diverse sensibilità a confronto. Nel programma viene indicata la «libertà di scelta delle donne» e il «diritto di accesso ai diritti in materia di sessualità e procreazione». Una affermazione che sottintende diverse sensibilità compresa quella abortista mentre lo sforzo condiviso nella famiglia socialista e democratica è di garantire alti standard di assistenza sanitaria e sociale. Politiche con un forte potere di indirizzo, ma indiretto: materie quali il diritto alla vita e di famiglia, in base al principio di sussidiarietà, restano prerogativa propria dei parlamenti nazionali. Inoltre la recente adesione al Pse del Pd implica una ridiscussione dei principi politici che rispettino pure la componente cattolico-democratica. Con urgenza, nella futura agenda politica comunitaria, si impone comunque una regolazione delle situazioni transfrontaliere sui temi quali l’adozione, le unioni di fatto, le unioni gay.

Promuovere il ruolo dell’Europa nel mondo. L’Ue sarà più democratica e integrata attraverso l’indicazione da parte del Parlamento del presidente della Commissione: un passaggio di cui i socialisti e democratici rivendicano la paternità e che sperano di guidare. Sull’immigrazione la famiglia socialista chiede una «reale solidarietà degli Stati membri» da affiancare alle «politiche di integrazione e di assistenza». L’Europa, intesa come alfiere dei «principi di democrazia» e dei «diritti umani» deve promuovere la pace nel mondo agendo come un attore globale. Questo, per i socialisti e democratici europei significa continuare la politica di partenariato orientale come il sostenere l’allargamento dell’Unione. Piena adesione, per combattere la povertà, agli obiettivi del millennio delle Nazioni Unite.

Liberali: conti in ordine e più sicuri

Su posizioni schiettamente europeiste è l’Alde (Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa) che candida Guy Verhofstadt alla guida della Commissione europea.

Lavoro e nuove opportunità. Il terzo gruppo nel Parlamento uscente, a cui aderiscono l’Italia dei valori e Scelta europea, propone come antidoto alla crisi di ampliare e completare il mercato unico: energia, mercato digitale, servizi finanziari i settori da sviluppare. Fra i primi obiettivi pure l’accordo di libero scambio tra Ue e Usa, che secondo l’Alde può stimolare una crescita di oltre 100 miliardi di euro l’anno. Di fronte all’emergenza della disoccupazione si chiede la «libera circolazione del sapere» tra gli stati membri: mobilità degli studenti e riconoscimento dei titoli di studio in tutti gli Stati membri. Uno sviluppo che deve assicurare sostenibilità ecologica e ambientale per le prossime generazioni. Sui temi etici il gruppo ha tradizionalmente una posizione laica e libertaria.

Nuove priorità in bilancio e stabilità nei conti. Il gruppo dei liberali chiede la concentrazione in un’unica sede del Parlamento europeo, una riduzione delle spese amministrative e una graduale riduzione dei sussidi agricoli per favorire una transizione a nuove tecnologie agrarie ecocompatibili. L’unione monetaria per l’Alde può essere sostenuta solo se la solidarietà è affiancata dalla responsabilità fiscale. Questo richiede una rapida attuazione dell’unione bancaria con un meccanismo comune per gestire la chiusura graduale delle banche insolventi. Inoltre si vuole introdurre un meccanismo di controllo più efficace nel caso di violazione del patto di stabilità.

Un’Europa più forte e più sicura. L’allargamento dell’Unione resta uno degli strumenti fondamentali per una politica estera e di sicurezza comune. Occorre prevenire la migrazione irregolare e migliorare il nuovo sistema europeo di asilo. In politica estera si chiede una maggiore cooperazione tra l’Unione europea e la Nato mentre si chiede un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Luca Geronico
Avvenire, 22 maggio 2014

 

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Questa voce è stata pubblicata il 22/05/2014 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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