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Lectio della Domenica – SS. Trinità

Lectio della Domenica

SANTISSIMA TRINITÀ – Anno A

Giovanni 3, 16-18 – 15 giugno 2014

In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: 16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Vecellio Tiziano, A Trindade na glória (1552-54)Nei versetti precedenti (vv. 14-15) si è spiegata la realtà del Messia partendo dall’uomo = l’Uomo levato in alto; ora si parte da Dio che prende l’iniziativa inserendo la propria azione nella storia.

Dio offre all’umanità la pienezza di vita che è in Lui: così attraverso il Figlio unico egli avrà altri figli tramite l’identificazione con quello unico. Il Figlio li fa nascere mediante lo Spirito dando loro la capacità di diventare figli amando come lui ama.

L’adesione (come voleva Nicodemo che attendeva il Messia dell’ “ordine”, cioè colui che impone la perfetta osservanza della Legge) non va data al riformatore di istituzioni ma al datore di vita. Per Gesù l’uomo non può ottenere pienezza di vita tramite l’osservanza della legge, ma attraverso la capacità di amare. Tale capacità, che lo Spirito dà, viene da Dio e completa l’essere umano.

Tutto avviene attraverso Gesù, dono dell’amore di Dio all’umanità. Dio è amore che desidera manifestarsi e comunicarsi. Dio si manifesta nel figlio Gesù e attraverso Lui comunica il suo amore. L’adesione a Gesù fa sì che l’uomo realizzi pienamente la sua esistenza in una qualità di vita tale da superare la morte.

Il Dio di Gesù non risuscita i morti (il Dio dei morti) ma comunica la sua stessa vita ai viventi che così non conoscono la morte (il Dio dei viventi).

Nel cristianesimo primitivo era radicata la convinzione di essere già nella condizione di risorti (“e ci ha risuscitati con Lui e con Lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù” Ef. 2,6; Col. 2,12; 3,1). Anche il Vangelo apocrifo di Filippo riporta, sullo stesso argomento: “Chi dice: prima si muore e poi si risorge, erra. Se non si risuscita prima, mentre si è ancora in vita, morendo, non si risuscita più” (Vangelo di Filippo 90).

17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Gesù prende le distanze dall’attesa farisaica di un Messia venuto a giudicare gli uomini e dividerli in giusti o peccatori, puri ed impuri in base alle loro azioni, per costituire un Israele, popolo di santi, chiamato a dominare l’umanità.

Gesù definisce se stesso il Figlio, unendo in questo unico termine le denominazioni: il Figlio dell’Uomo e il Figlio Unigenito di Dio. In Gesù si uniscono la radice umana e la provenienza divina, è l’uomo che rende presente la pienezza divina. La condizione divina porta al culmine la pienezza umana e la pienezza umana comporta la condizione divina.

La realizzazione in Gesù del progetto di Dio sull’umanità non è per un giudizio, ma per un’azione di salvezza. Dal momento del battesimo, con la discesa dello Spirito, Gesù, il Figlio, l’uomo con la condizione divina, è la meta delle aspirazioni degli uomini. Tutti possono accedere a Lui e, grazie al battesimo in Spirito Santo, raggiungere la condizione divina perché questa non diminuisce l’uomo ma lo potenzia.

Questa condizione non si raggiunge attraverso sforzi ascetici o sacrifici, ma attraverso la costante pratica di un amore che assomigli a quello di Dio, cioè fedele, gratuito ed incondizionato. La pratica di questo amore fa crescere l’uomo e gli fa raggiungere la pienezza della condizione umano-divina.

18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato,

perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Dio, amore che desidera solo comunicarsi, non giudica. Il Figlio, manifestazione visibile di questo amore, nemmeno. È l’uomo che si giudica da solo rifiutando questo amore.

Dio non si comporta come un giudice, ma come datore di vita. Il rifiuto di questa pienezza di vita è il giudizio che l’uomo da se stesso emette.

Chi sceglie la vita, che Dio offre in Gesù, avrà pienezza di vita. Chi rifiuta la vita ha fatto la propria scelta di morte. Pertanto per Gesù, chi crede, chi gli ha dato adesione, non va incontro a nessun tipo di giudizio, ma è già nella vita definitiva.

Questa dimensione non ci è stata rivelata tramite una legge (consegna delle Tavole…), ma ci è stata data attraverso il Figlio (“un figlio ci è stato donato” Rm 8,32). Non c’è stato l’invio di una legge scritta, ma la presenza nel Figlio che manifesta tutta la vita presente nel Padre che così si fa conoscere nella sua vita intima di perfettissima comunione e relazione: Padre e Figlio e Spirito Santo.

Riflessioni…

 È tutta la Storia di Dio che rivela, conferma e dimostra che il mondo è stato ed è oggetto di amore divino. È l’annuncio rivelatore per ogni nicodemo del mondo alla ricerca del calore della luce, oltre il chiarore di ogni verità.

 Quel mondo tutto, specie per quanto è ritenuto negativo, opaco, refrattario, è amato da Dio, fino a fargli dono del Figlio, di se stesso.

 Quanto aveva Dio di più caro, la vita, la sua energia creatrice, l’intimo di sé, la pienezza di sé, ha promesso e difatti poi l’ha trasmesso al mondo vivente, a quell’uomo sempre amato, rispettato nella sua libertà e dignità. Un gesto di amore totale.

 E l’uomo si ritrova nobilitato e rinnovato, capace e consapevole di essere parte di dio, anzi anch’egli figlio, come il Figlio, e si incammina ad essere storia umana di eterna Trinità divina. È il suo destino, la sua vocazione.

 Si prospetta da allora, dal tempo del pensiero creatore, del dono di un Figlio e di uno Spirito Santificante, la singolare esperienza per ogni uomo di quel mondo: di un amore accettato e desiderato, vissuto e condiviso, amato e riproposto, ad ogni mondano vivente.

 È l’esperienza dell’amore che si vive amando, come un uomo; come un Dio che fa sorgere la vita, la cura e poi la offre in dono; che condivide con l’uomo la vita, vivendola nella gioia, nei sospiri, nel dolore e nella speranza, e poi la dona; che libera nello Spirito da ogni ostacolo e condizione perché l’intero mondo abbia a fruire in pienezza della vita, in libertà e giustizia, e poi si dona.

 Questo il desiderio di Dio, che s’appaga quando scorge gli uomini tutti del mondo e li vede consapevoli di essere figli suoi, come quel Figlio che ha reso possibile eguagliare e garantire abbracci di Padre; quando, grazie a quello Spirito che rinnova salva, intreccia comunicazioni di intenti e scambi di amore, fondando l’universale famiglia umana.

 Manca ancora la pienezza della vita vissuta tra i figli dell’Umanità, con il Figlio Unigenito, con il Padre comune e lo Spirito vivificante. Occorre ancora sperimentare, con determinazione corroborata, la nuova condizione umana-divina, voluta da Dio sin dal tempo eterno: l’accoglienza introduce alla salvezza, la relazione di comunione con il divino e con il mondo conferma ogni salvezza; la giustizia esercitata per ogni vita consolida valori, accantona ogni giudizio di condanna e preannuncia per tutti garanzie di salvezza.

http://www.ilfilo.org/vangelodelladomenica.html

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Questa voce è stata pubblicata il 14/06/2014 da in Domenica - lectio, Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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