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Iraq, SOS

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IRAQ SOS
Salvateci!
Save us! ¡Sálvennos! Sauvez-nous!


Iraq, appello dell’Arcivescovo Moshe: salvateci

Lo ha lanciato da Qaraqosh attraverso la Fides: “Ogni giorno perduto, rischia di rendere tutto irrecuperabile. L’immobilismo diventa complicità con il crimine”.

Irak -Reuters- Mosul, familias cristianas que dejaron sus casasQaraqosh è quasi una città fantasma. Più del 90% degli oltre 40mila abitanti, quasi tutti cristiani appartenenti alla Chiesa siro-cattolica, sono fuggiti negli ultimi due giorni davanti all’offensiva degli insorti sunniti guidati dai jihadisti dello stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), che sottopongono l’area urbana al lancio di missili e granate.

Tra i pochi rimasti in città ci sono l’arcivescovo di Mosul dei Siri, Yohanna Petros Moshe, alcuni sacerdoti e alcuni giovani della sua Chiesa, che hanno deciso di non fuggire. Nel centro abitato, nelle ultime due giornate, sono arrivate armi e nuovi contingenti a rafforzare le milizie curde dei Peshmerga che oppongono resistenza all’avanzata degli insorti sunniti. L’impressione è che si stia preparando il terreno per lo scontro frontale.

Nella giornata di ieri, l’arcivescovo Moshe ha tentato una mediazione tra le forze contrapposte con l’intento di preservare la città di Qaraqosh dalla distruzione. Per il momento, il tentativo non ha avuto esito. Gli insorti sunniti chiedono alle milizie curde di ritirarsi. I Peshmerga curdi non hanno alcuna intenzione di consentire agli insorti di avvicinarsi ai confini del Kurdistan iracheno.

In questa situazione drammatica, da Qaraqosh l’arcivescovo Moshe attraverso l’agenzia Fides vuole lanciare un pressante appello umanitario a tutta la comunità internazionale: “Davanti al dramma vissuto dal nostro popolo” dice a Fides l’Arcivescovo, “mi rivolgo alle coscienze dei leader politici di tutto il mondo, agli organismi internazionali e a tutti gli uomini di buona volontà: occorre intervenire subito per porre un argine al precipitare della situazione, operando non solo sul piano del soccorso umanitario, ma anche su quello politico e diplomatico. Ogni ora, ogni giorno perduto, rischia di rendere tutto irrecuperabile. Non si possono lasciar passare giorni e settimane intere nella passività. L’immobilismo diventa complicità con il crimine e la sopraffazione. Il mondo non può chiudere gli occhi davanti al dramma di un popolo intero fuggito dalle proprie case in poche ore, portando con sé solo i vestiti che aveva addosso”.

L’Arcivescovo siro-cattolico di Mosul delinea con poche vibranti parole la condizione particolare vissuta dai cristiani nel riesplodere dei conflitti settari che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dell’Iraq: “Qaraqosh e le altre città della Piana di Ninive sono state per lungo tempo luoghi di pace e di convivenza. Noi cristiani siamo disarmati, e in quanto cristiani non abbiamo alimentato nessun conflitto e nessun problema con i sunniti, gli sciiti, i curdi e con le altre realtà che formano la Nazione irachena. Vogliamo solo vivere in pace, collaborando con tutti e rispettando tutti”.

Il sacerdote siro-cattolico Nizar Semaan, collaboratore dell’arcivescovo Moshe, spiega a Fides che l’appello “è rivolto anche a quei governi occidentali ed europei che spesso parlano dei diritti umani in maniera intermittente e interessata, sprofondando poi in un mutismo di comodo quando le loro operazioni e le loro analisi dei problemi del Medio Oriente si rivelano miopi e fallimentari. Per essere chiari, l’Arcivescovo non chiede di risolvere la situazione mandando altre armi in Medio Oriente. Sono stati anche gli interventi armati occidentali a scatenare il caos pieno di sangue e violenza che fa soffrire i nostri popoli stremati”.

27/06/2014 
http://vaticaninsider.lastampa.it


Iraqi archbishop Moshe sends out an appeal to the international community: Save us!

The appeal was sent from Qaradosh, via Fides news agency:” every day lost, is likely to make all unrecoverable. Inaction becomes complicity with crime,” the archbishop said.

Qaraqosh is almost a ghost town. More than ninety percent of the more than 40 thousand inhabitants, nearly all Christians of the Syrian Catholic Church, have fled in the past two days due to the offensive of the Sunni insurgents led by the jihadists of the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL), that subject the urban area to launch rockets and grenades. The Archbishop of Mosul of the Syrians, Yohanna Petros Moshe, some priests and some young people of his church, are among the few left in the city. The town in the last two days has seen the arrival of weapons and new contingents to strengthen the Kurdish Peshmerga militias that oppose the advance of the Sunni insurgents. The impression is that the ground is being prepared for a head-on collision.

Yesterday, Archbishop Moshe attempted to mediate between the opposing forces with the intent to preserve the city of Qaraqosh from being destroyed. The attempt was unsuccessful. Sunni insurgents ask the Kurdish militias to withdraw. The Kurdish Peshmerga have no intention of allowing insurgents to get close to the borders of Iraqi Kurdistan.

In this dramatic situation, from Qaraqosh Archbishop Moshe through Fides Agency wants to launch an urgent humanitarian appeal to the international community: “Before the tragedy being experienced by our people”, the Archbishop says to Fides, “I appeal to the consciences of political leaders around the world, to international organizations and to all men of good will: it is necessary to intervene immediately to put a stop to the deterioration of the situation, working not only at a humanitarian level, but also politically and diplomatically. Every hour, every day lost, is likely to make all unrecoverable. Inaction becomes complicity with crime and abuse of power. The world cannot turn a blind eye to the tragedy of people who have fled from their homes in a few hours, taking with them only the clothes they are wearing”.

The Syrian Catholic Archbishop of Mosul outlines with a few vibrating words the particular condition experienced by Christians in the upsurge of sectarian conflicts that are putting at risk the survival of Iraq: “Qaraqosh and the other cities of the Nineveh Plain have been for a long time places of peace and coexistence. We Christians are unarmed, and as Christians we have not fueled any conflict or had any problem with the Sunnis, Shiites, Kurds and other realities that form the Iraqi country. We just want to live in peace, work with everyone and respect everyone”.

The Syriac Catholic priest Nizar Semaan, Archbishop Moshe’s collaborator, told Fides that the appeal “is also addressed to Western and European governments that often speak of human rights, and sink into a comfortable silence when their operations and their analysis of the problems of the Middle East prove shortsighted and disastrous. To be clear, the Archbishop does not ask to resolve the situation by sending more weapons to the Middle East”.


Irak; llamado del arzobispo sirio católico Moshe: “¡Sálvennos!”

Lo ha lanzado desde Qaraqosh mediante la agencia Fides: “cada día perdido, hace que se corra el peligro de llegar a una situación irrecuperable”.

Qaraqosh es casi una ciudad fantasma. Más del noventa por ciento de los más de 40 mil habitantes, casi todos cristianos de la Iglesia siro-católica, han huido en los últimos dos días ante la ofensiva de los insurgentes sunitas dirigida por los yihadistas del Estado Islámico de Iraq y del Levante , que han sometido la zona urbana lanzando misiles y granadas. Entre los pocos que quedan en la ciudad se encuentran el arzobispo de Mosul de los Sirios, Yohanna Petros Moshe, algunos sacerdotes y algunos jóvenes de su iglesia, que han decidido no huir. En los dos últimos días, han llegado a la ciudad armas y nuevos contingentes para reforzar las milicias kurdas peshmerga que se resisten al avance de los insurgentes sunitas. La impresión es que se está preparando el terreno para un enfrentamiento directo.

Ayer, el arzobispo Moshé intentó mediar entre las fuerzas de oposición con la intención de preservar la ciudad de Qaraqosh de la destrucción. Por el momento, el intento no tuvo éxito. Los insurgentes suníes piden a las milicias kurdas que se retiren. Los peshmerga kurdos no tienen ninguna intención de permitir que los insurgentes se acerquen a las fronteras del Kurdistán iraquí. En esta dramática situación, desde Qaraqosh el arzobispo Moshe a través de Fides quiere hacer un llamamiento humanitario urgente a la comunidad internacional: “Ante la tragedia por la que atraviesa nuestro pueblo”, dice a Fides el Arzobispo, “hago un llamamiento a la conciencia de los líderes políticos de todo el mundo, a las organizaciones internacionales y a todos los hombres de buena voluntad; es necesario intervenir de inmediato para poner fin al deterioro de la situación, trabajando no sólo a nivel de ayudas humanitarias, sino también política y diplomáticamente. Cada hora, cada día perdido, hace que se corra el peligro de llegar a una situación irrecuperable. No podemos dejar pasar días y semanas en la pasividad. La falta de acción se convierte en complicidad con el crimen y en abuso de poder. El mundo no puede hacer la vista gorda ante la tragedia de todo un pueblo que huye de sus casas en unas pocas horas, llevándose consigo sólo la ropa que tiene puesta”.

El arzobispo siro-católico de Mosul describe en pocas palabras emocionadas las condiciones especiales de los cristianos en el recrudecimiento de los conflictos sectarios que están poniendo en riesgo la supervivencia misma de Iraq: “Qaraqosh y las otras ciudades de la llanura de Nínive ha sido durante mucho tiempo lugares de paz y convivencia. Nosotros, los cristianos estamos desarmados, y como cristianos, no hemos alimentado ningún conflicto ni problema con los suníes, chiíes, kurdos u otras realidades que conforman el país de Iraq. Sólo queremos vivir en paz, trabajando con todo el mundo y en el respeto hacia todos”.

El sacerdote siro-católico Nizar Semaan, colaborador del Arzobispo Moshe, explica a Fides que el apelo, “también se dirige a los gobiernos europeos y occidentales que a menudo hablan de los derechos humanos de forma intermitente e interesada, hundiéndose después en un silencio cómodo cuando sus operaciones y sus análisis de los problemas de Oriente Medio se revelan miopes y desastrosos. Para ser claros, el arzobispo no pide que se resuelva la situación mediante el envío de más armas a Oriente Medio. Han sido también las intervención armadas occidentales las que han desencadenado el caos lleno de sangre y violencia que perjudica a nuestro pueblo” .


Irak : l’archevêque de Mossoul en appelle à la communauté internationale

Alors que la quasi-totalité des 40 000 habitants de Qaraqosh, ont fui devant l’offensive des djihadistes de l’État islamique d’Irak et du Levant (EEIL), le bourg syrien-catholique de la plaine de Ninive, à une trentaine de kilomètres de Mossoul, est devenu une ville fantôme, rapporte vendredi 28 juin Mgr Youhanna Boutros Moshe, archevêque syrien de Mossoul à l’agence vaticane Fides.

Tandis que les djihadistes font pleuvoir sur ville missiles et grenades, de nouvelles armes et de nouveaux contingents sont arrivés ces deux derniers jours dans la ville pour renforcer les milices kurdes des peshmergas qui opposent une résistance à l’avancée des insurgés sunnites.

Pour Mgr Moshe, un des rares à être resté dans la ville avec plusieurs prêtres et plusieurs jeunes de son Église, l’impression est que l’on est en train de préparer le terrain pour un combat frontal. 90 % des 40 000 habitants de la ville, la plupart fidèles de l’Église syrienne-catholique, ont fui Qaraqosh.

« Je m’adresse aux consciences des responsables politiques »

Afin de préserver la ville de la destruction, l’archevêque a tenté jeudi, sans succès, une médiation entre les belligérants. Les insurgés sunnites demandent aux milices kurdes de se retirer mais ces dernières n’entendent pas permettre aux insurgés de s’approcher des frontières du Kurdistan irakien.

Dans cette situation dramatique, l’archevêque lance, depuis Qaraqosh, un appel pressant à la communauté internationale. « Face au drame que vit notre peuple, je m’adresse aux consciences des responsables politiques du monde entier, aux organismes internationaux et à tous les hommes de bonne volonté, martèle-t-il. Il faut intervenir tout de suite pour empêcher la situation de précipiter, en œuvrant non seulement sur le plan des secours humanitaires, mais aussi aux niveaux politique et diplomatique. »

« Le monde ne peut pas fermer les yeux »

« Chaque heure, chaque jour perdu, risque de rendre tout irrécupérable, continue-t-il. On ne peut pas laisser passer des jours et des semaines dans la passivité. L’immobilisme devient complicité avec le crime et l’invasion. Le monde ne peut pas fermer les yeux devant le drame d’un peuple entier qui a fui de ses maisons en quelques heures, n’emportant avec soi que les vêtements qu’il avait sur lui ».

Pour le P. Nizar Semaan, un collaborateur de Mgr Moshe, cet appel « s’adresse aussi aux gouvernements occidentaux et européens qui parlent souvent des droits de l’homme de manière intermittente et intéressée, pour finir terrés dans un mutisme de commodité quand leurs opérations et leurs analyses des problèmes du Moyen-Orient se révèlent myopes et sans succès ».

http://www.la-croix.com

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Un commento su “Iraq, SOS

  1. Nuestro MUNDO es un “pañuelo”, cuando más nos demos las manos todos saldremos ganando!

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