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Solennità dei Santi Pietro e Paolo – Lectio

29 giugno
Solennità dei Santi Pietro e Paolo
Matteo 16, 13-19

Pietro e Paolo5

La solennità odierna ci offre la visione di due martiri-testimoni fondamentali nella costruzione della Comunità di Gesù. La loro testimonianza è cara alla sensibilità di tutti i credenti in Cristo. La loro importanza è sottolineata da numerosissimi passi del NT. Tra questi passi alcuni che si riferiscono alla persona di Pietro sono di particolare difficoltà: Mt 16,17-19. Si tratta di tre versetti assenti negli altri evangelisti ma nella tradizione cristiana sono indubbiamente i più studiati, i più controversi e i più dibattuti di tutto il vangelo di Matteo. L’uso che ne hanno fatto le varie chiese per contendersi e combattersi a forza di citazioni rendono questo brano degno di un esame attento e minuzioso. Presentiamo ora uno schema grafico, ad hoc, che struttura i tre versetti in tre strofe, ciascuna composta da tre righe, dove la prima introduce il tema mentre la seconda e la terza riga lo sviluppano:

17 E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona [Bar-Jona],
perché né carne né sangue te lo hanno rivelato,
ma il Padre mio che è nei cieli.

18 E io a te dico: Tu sei Pietro [pétros]
e su questa pietra [pétra=roccia] edificherò la mia Chiesa [ekklesían]
e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

19 A te darò le chiavi del regno dei cieli:
tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,
tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

 13 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

Per far conoscere la sua identità ai discepoli Gesù li conduce in terra pagana/straniera lontano dall’influsso di farisei e sadducei (v. Mt 16,4-5;11-12). L’episodio è localizzato nella regione di Cesarea di Filippo, regione che prende il nome dalla città che Filippo aveva ereditato dal padre, Erode il grande. La zona all’epoca di Gesù era un gran cantiere per la ricostruzione della città. In questo “ambiente di costruzioni” Matteo ambienta la sua narrazione. Nella zona montagnosa di questa regione nasce una delle tre sorgenti del Giordano, ai piedi del monte Hermon, che la tradizione giudaica riteneva fosse uno degli accessi al regno della morte (tema che verrà sviluppato al v. 18). Nella domanda l’evangelista sottolinea il contrasto tra gli uomini e il Figlio dell’Uomo, tra coloro che non rappresentano ancora la “pienezza” e colui che rappresenta la “pienezza della creazione”.

14 Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

Gesù aveva in precedenza inviato i suoi discepoli a predicare (Mt 10,7). Frutto di questa predicazione dei discepoli è la confusione totale riguardo la figura di Gesù che viene identificato con personaggi del passato e comunque in linea con la tradizione.
Per qualcuno Gesù è Giovanni il Battista, poiché si credeva che i martiri sarebbero subito risorti (Mt 14,2), mentre altri identificano in Gesù Elia, il profeta del quale era preannunciato l’arrivo quale precursore del Messia (Mal 3,23). Altri ancora vedono in Gesù Geremia, in base ad una tradizione popolare che riteneva il profeta sopravvissuto alla lapidazione in quanto trasformato da Dio in pietra. Nessuna di queste risposte è appropriata. Pertanto Gesù si rivolge ai suoi discepoli per sapere la loro opinione.

15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

La richiesta è rivolta a tutti i discepoli, ma solo Simon Pietro prende la parola. L’evangelista riporta il primo e unico intervento, parzialmente, giusto da parte di Simon Pietro (ma è ancora un “masso”, “un mattone” rotolante, una pietra che si può scagliare = mutevole) che riconosce in Gesù il Cristo, ma non il figlio di David bensì (v. trad. lett.) “ il figlio di Dio, il vivente”. Gesù era già stato riconosciuto dai discepoli quale Figlio di Dio (Mt 14,33), ora Pietro aggiunge l’attività di questo Dio: vivificare. Dio è vivo e vivificante e comunica la vita che da Lui procede. Gesù in quanto figlio compie la stessa attività del Padre, quella di trasmettere vita agli uomini (battezzare in Spirito Santo Mt 3,11). Mentre Davide ha regnato togliendo la vita ai suoi avversari, Gesù, figlio del Dio vivificante, darà la sua vita per i nemici.

17 E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

Una volta lontano dalla dottrina dei farisei e dei sadducei, gli ostacoli alla comprensione sulla identità di Gesù possono essere sgombrati e il Padre può comunicare il suo disegno agli uomini (carne/sangue).
Simone viene proclamato da Gesù beato: è il puro di cuore che riesce a vedere Dio (Mt 5,8). Gesù accomuna il discepolo a quei piccoli ai quali il Padre manifesta quel che invece è nascosto agli scribi sapienti e dotti (Mt 11,25). Se Gesù viene riconosciuto da Pietro, Figlio di Dio, Egli si rivolge a Simone chiamandolo figlio di Giona. In questo appellativo è descritto tutto l’itinerario che dovrà compiere Pietro. Giona è l’unico tra i profeti dell’AT ad aver fatto, inizialmente, esattamente il contrario di quel che il Signore aveva richiesto: invitato ad andare a predicare la conversione alla città pagana di Ninive, Giona si imbarcò su una nave che andava in direzione opposta (Giona 1,1-3). Come Giona, anche Pietro (figlio di Giona) andrà contro la volontà del suo Signore ma alla fine, come il profeta, si convertirà.

18 E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…

Ora che finalmente Simon Pietro ha compreso l’identità di Gesù e in quanto discepolo si impegna come Lui a essere vivificatore, Gesù lo dichiara idoneo alla costruzione della Comunità dei credenti. All’affermazione/professione di fede di Simon Pietro: “Tu sei il Cristo” (v. 16), Gesù risponde “E io allora a te dico che tu sei Pietro (petros=pietra/mattone=nome comune di cosa)”. Come nella dichiarazione di Pietro, “Cristo” non è un nome, ma indica una funzione, così anche “pietra” nella dichiarazione di Gesù. Per affermare che Simone è una pietra, l’evangelista utilizza il termine greco petros nome comune che significa la pietra che può essere usata per una costruzione (sasso/macigno/mattone). Nel secondo libro dei Maccabei l’espressione (bállontes pétrus=scagliarono pietre=in 2Mac 1,16 LXX; alcuni afferrarono pietre=in 2Mac 4,41 LXX) si ritrova in riferimento a pietre da lanciare. Con questa pietra/mattone Gesù inizia la costruzione sulla stessa pietra (petra, termine greco che indica la roccia solida che è Gesù stesso) della sua comunità/assemblea.

L’uso attento dei vocaboli da parte dell’evangelista non dà adito ad equivoci: il fondamento della chiesa, comunità dei credenti, è la roccia (petra) Gesù. Simone con la sua professione di fede è la prima pietra con la quale si può iniziare la costruzione. (La scelta di Simon Pietro è in linea con il mistero della incarnazione che rivela l’umanizzazione di Dio attraverso la scelta della debolezza dell’uomo).
Il termine (pétra) è sempre adoperato da Matteo per indicare la roccia (“…la terra tremò, le rocce si spezzarono” Mt 27,51; “…e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia” Mt 27,60). In particolare il termine petraè già apparso nel vangelo nell’esempio delle due costruzioni, quella indistruttibile costruita sulla roccia (“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” – petra” – Mt 7,24) e quella instabile costruita sulla sabbia, brano che ha strette analogie col presente (Mt 7,26).

Il termine petra= roccia viene nel NT applicato a Gesù o alla sua parola, come appare in 1Cor 10,4 “…bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia (petra) era il Cristo”. La roccia sulla quale è costruita la comunità viene sempre identificata in Gesù: “… edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore” (Ef 2,20-21).
Nella prima lettera ai Corinzi Paolo afferma chiaramente che nella comunità dei credenti, Gesù è fondamento dell’ “edificio di Dio”: “Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1Cor 3,11). Già S. Agostino distingueva tra Petrus/Petra: “Il Salvatore dice: tu sei Pietro e su questa Pietra che tu hai confessata, su questa Pietra che tu hai riconosciuta esclamando tu sei il Cristo, il figlio dell’Iddio vivente, io edificherò la mia chiesa, vale a dire su me stesso, che sono il figlio dell’Iddio vivente” (S. Agostino, Serm. 76).

Gesù inoltre non pone un soprannome a Simone ma indica una funzione (così come il termine Messia non indica il nome/cognome di Gesù, ma la sua attività quale inviato di Dio). Gesù si rivolgerà a questo discepolo chiamandolo sempre con il suo nome “Simone” e mai con “Pietro” (unica eccezione in Lc 22,34). “Pietro” invece verrà usato dagli evangelisti per sottolineare il comportamento testardo e ostinato di Simone. Il termine chiesa (solo in Matteo, qui e in 18,17, traduzione letterale del greco ekklesia) non ha in Matteo il significato della “istituzione” che avrà in seguito, ma indica l’assemblea (Gdc 20,2), la comunità dei credenti (At 7,38), secondo il significato del termine popolo, nell’equivalente ebraico qahàl (Dt 10,4; il termine ricorre 181 volte in tutta la Toràh). Questa assemblea non è quella di Israele (Dt 31,30), ma di Gesù (“…la mia assemblea/chiesa” Mt 16,18); non riguarda un edificio giudeo (sinagoga), ma l’insieme di quanti, giudei e pagani, riconoscono in Gesù, il Figlio del Dio vivificante (“Salutano voi le assemblee tutte di Cristo” Rm 16,16, traduz. lett.).

.. e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

Nella concezione dell’epoca il luogo delle tenebre e della morte viene chiamato:

–       IN EBRAICO: sheól da una radice ebraica che significa “quel che reclama/inghiotte” il defunto; gli Ebrei si sono ispirati all’arallû babilonese, la dimora dei morti dove regna Nergal.

–       IN GRECO: sheól viene tradotto con ade (lett. l’invisibile), dal nome di Ade, il dio che presiedeva al regno dei morti. Ade, chiamato anche Plutone o Giove sotterraneo, era figlio di Crono e di Rea, e fratello di Posidone ed Era. Aveva partecipato con i fratelli alla lotta contro i Titani, e dopo la vittoria, nella divisione del mondo tra i tre fratelli la sorte gli assegnò il sottoterra col regno dei morti.

–       IN LATINO: il termine viene reso con “inferi” (da non confondere con inferno) dal nome degli esseri dell’oltretomba e per estensione all’oltretomba stesso, è la parte inferiore cioè più profonda della terra. Col nome di Inferi i Romani designavano le divinità e gli abitanti dell’oltretomba (gli dei del cielo venivano chiamati “Superi”).

L’espressione “potenze degli inferi” è una figura che indica il regno della morte che era localizzato nelle caverne sotterranee della terra. “A metà dei miei giorni me ne vado, sono trattenuto alle porte degli inferi/Sheól” (Is 38,10; Gb 38,17).
La forza e la potenza della città veniva indicata con l’immagine delle porte. Gesù assicura che il regno del Dio vivificante è più forte di quello della morte e che la vita trionferà sconfiggendo definitivamente la morte realizzando le promesse profetiche: “eliminerà la morte per sempre” (Is 25,8), “La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,54-55).

19 A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

L’immagine della consegna delle chiavi era nota in Oriente: chi deteneva le chiavi del palazzo o della città, era il responsabile della sicurezza di quanti stavano dentro. Gesù è colui che detiene le “chiavi della morte e degli inferi” (Ap 1,18), “Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire” (Is 22,22).
Gesù dopo la consegna delle chiavi non incarica Pietro, come sarebbe stato logico attendersi, di “aprire/chiudere” le porte del regno, bensì di “legare/sciogliere”, espressione del linguaggio rabbinico che significa insegnare ed interpretare la Legge dichiarando, vera o no, una dottrina. Gesù trasferisce al discepolo quello che era stato finora l’incarico degli scribi, come risulta bene in Luca: “Ahi! (traduz lett..) a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza! Voi non siete entrati e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito” (Lc 11,52).

Mentre gli scribi insegnavano l’osservanza della Legge di Mosè, Pietro è incaricato di insegnare il messaggio di Gesù, il Figlio del Dio vivente. Se l’azione degli scribi è stata quella di chiudere il regno dei cieli davanti agli uomini (Mt 23,13), quella di Simon Pietro e di tutta la comunità dei credenti, sarà di aprire e favorire l’ingresso a quanti vogliono entrare nel regno. L’evangelista cerca di far comprendere che l’incarico dato a Pietro è quello di trasmettere l’insegnamento di Gesù.
Nella critica rivolta da Gesù all’insegnamento degli scribi e dei farisei si afferma che costoro: “legano infatti fardelli pesanti” (Mt 23,4). Pietro dovrà insegnare il “carico leggero” (Mt 11,30) del messaggio di Gesù. Negli Atti viene riportato l’intervento di Pietro nell’assemblea di Gerusalemme col quale l’apostolo denuncia il tentativo di alcuni della chiesa di imporre di nuovo il pesante giogo della Legge: “Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro” (At 15,10-11).

Questo incarico, che per ora Gesù affida a Simon Pietro non è esclusivo, ma verrà esteso a tutti gli altri discepoli “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.” (Mt 18,18) e sarà confermato dalle ultime parole di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a praticare/osservare tutto ciò che vi ho comandato…” (Mt 28,19-20).
L’attività alla quale Gesù invita ora Pietro, e in futuro gli altri discepoli, è di trasmettere il suo insegnamento con la certezza che questo viene confermato da Dio stesso. L’immagine tradizionale che ha preso avvio da questo brano ha snaturato il significato della frase: Pietro viene presentato come colui che ha in mano le chiavi per entrare in cielo. Ma la consegna che Gesù gli dà non si riferisce esclusivamente e primariamente ad una realtà futura, di cielo, ma ad un’attività da compiere su questa terra e per questa terra: “tutto ciò che legherai sulla terra… e tutto ciò che scioglierai sulla terra…”. Tutta questa realtà terrena varrà anche per il cielo! Una volta compresa l’identità di Gesù, ci si aspetterebbe che il Signore avesse inviato i discepoli a proclamarla, ma non è così:

20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Simon Pietro pur riconoscendo il Figlio del Dio vivente (v. 16) ha visto in Gesù il Cristo. Fin dall’inizio del suo vangelo Matteo ha sempre presentato Gesù Cristo (Mt 1,1.18) evitando l’articolo “il”, che avrebbe indicato il Cristo/Messia conosciuto e atteso dalla tradizione. Gesù proibisce ai discepoli di divulgare l’affermazione di Simon Pietro su “il” Cristo, in quanto errata. Gesù è “Cristo/Messia” ma non “il Cristo/Messia”.

Riflessioni…

- È, come il Padre, donatore di vita: il Vivente e Figlio del Dio vivente.
Intuizione e rivelazione: dono che fa di Pietro il primo Beato, dopo Maria…,accomunato in purezza di cuore. Rivelazione e teologia riflessa, che anche Paolo accoglie e vive, nella sua esperienza, la teofania del Dio vivente.

- E il Vivente svela di essere la Pietra viva della sua Chiesa, dell’Assemblea/Comunità, chiamata a vivere di questa stessa vita.
E su questa Pietra si impianterà la prima pietra vivente della storia degli uomini che faciliterà e garantirà la costruzione dell’intera Comunità, fatta tutta di pietre vive, Edificio della nuova realtà di Gesù Figlio di Dio.

- I dialoghi propedeutici, quasi socratici, del Maestro che interpella, smuove animi, coscienze, menti e cuori degli amici suoi. Sondaggio preliminare, per escludere false idee e convinzioni fatte di esaltazioni e potenze, di messianismi di maniera.
Ma voi… E ancora il ma di diversificazione, opposizione, di autenticità coraggiosa e personalizzata. Allora, come oggi. E dite anche, quello che pensate! E subito, la risposta, convinzione frutto di un dono rivelante: quella di Pietro. E poi, nel tempo, a cominciare da Paolo, le risposte dei testimoni/martiri di una verità donata ed accettata, con entusiasmo, con apporto personale di riflessione ed elaborazione di adesione gioiosa per riannunciare un nucleo essenziale di fede: Sei il Figlio del Dio vivente. E saremo noi, pertanto, i Figli del medesimo Padre.

- Prende inizio una coralità di fede, da sperimentare ed annunciare.
Tutti i discepoli sono stati invitati a raccontare opinioni, ad esprimere convinzioni tra loro armonizzate. Un solista, il Simone, dichiarato Pietro, annuncia una verità primaria che tutti sottoscrivono, suggellando unità di intenti e di fede, pur tra limiti ed umane difficoltà.

- E alla pietra iniziale, il compito di continuare ad annunciare, sciogliendo difficoltà, facendosi interprete e comunicando, da testimone, esperienze di fede. E sulla sua scia saranno invitati tutti: a spianare la strada nel cammino della storia, per cogliere quella verità essenziale, per accogliere quel dono primario della vita donata nel Figlio. E in questo è garantita la salvezza.

- Testimonianza personale, raccontata, offerta e proposta al vicino, a chi cerca o ricerca Dio, a chi interpella, a chi non avverte o devia dai segni di presenze divine, a chi ritiene di credere in un Dio silente e privo di vita. Testimonianza che fonda la Comunità e le comunità, che fonda incastri solidi e armoniosi di pietre, sulla Pietra/Roccia, per costruire l’Edificio della Comunità del Figlio di Dio vivente, al di là di ogni umana opinione, di convinzioni o religioni e credenze.

http://www.ilfilo.org

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Questa voce è stata pubblicata il 28/06/2014 da in Anno A, anno B, Anno C, Domenica - commento, Festività (A), Festività (B), Festività (C), ITALIANO.

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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