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Ci siamo abituati all’eliminazione dei cristiani?


Ci siamo abituati all’eliminazione dei cristiani?

Un grido si leva dal cuore della vecchia Europa: l’arcivescovo di Lione richiama l’attenzione sui cristiani che vengono uccisi sistematicamente in Iraq. Perché non ci si può permettere di abituarsi alle notizie di morte che giungono quotidianamente da Oriente, né di restare in silenzio. Urge che ciascuno si senta provocato in prima persona.

Iraq, La Stampa giordano stabile Tassa sugli infedeli, scade l'ultimatum di Al Baghdadi 1. Pagare, convertirsi o morire.Le parole sembrano impotenti davanti alla tragedia dei cristiani orientali. Le informazioni talvolta contradditorie che ci giungono dall’Iraq testimoniano il caos e l’angoscia dei nostri fratelli. Martedì sera ho ricevuto l’appello del Patriarca dei Caldei Louis-Raphaël I Sako, che a marzo ho avuto la gioia di accogliere a Lione e che è ora impegnato nel sinodo insieme a una ventina di vescovi della regione. Mi ha detto che la situazione è spaventosa, ma che il peggio deve ancora venire. Purtroppo, l’eliminazione delle minoranze religiose non è un danno collaterale della folle strategia degli assassini, ma è il loro obbiettivo dichiarato.

In Francia, va detto, la situazione dei cristiani d’Iraq non è un gran generatore di emozioni. Come spiegare che, anche nelle nostre parrocchie, noi non condividiamo sufficientemente la preoccupazione dei nostri fratelli orientali? Le spiegazioni sono senza dubbio diverse. La stampa riflette le coscienze del nostro Paese: i cristiani di quelle zone sono considerati un problema estraneo. E poi c’è sicuramente una sorta di fatalismo: la regione è in preda a scosse mortali da così tanto tempo che noi tutti ci siamo abituati a ciò che è inaccettabile.

Il fatto che qui, in Occidente, le religioni ufficialmente siano rispettate, ma spesso guardate con sospetto non aiuta. La situazione dei cristiani perseguitati nel mondo spesso provoca nei nostri politici solo una compassione compita, tardiva, a cui raramente seguono degli effetti. Asia Bibi inizia il suo quarto anno di detenzione preventiva in una prigione pakistana di alta sicurezza senza che ciò impedisca al mondo di dormire; Meriam Yahya Ibrahim Ishag ha partorito nelle prigioni sudanesi, ha allattato il suo piccolo incatenata nel corridoio della morte, liberata per qualche ora su pressione americana, è stata nuovamente arrestata. Ancora una volta sono mancate voci francesi importanti capaci di opporsi con semplicità, forza e fermezza. Il riflesso comunitario di un gruppo umano lo spinge a difendere i propri membri. Che i cristiani abbiano ricevuto la vocazione di amare tutti gli uomini senza distinzione di razza, cultura o religione è un insegnamento che viene direttamente dal Vangelo. Ma questo – di grazia – non deve farci chiudere gli occhi proprio davanti alle sciagure dei nostri fratelli più vicini!

Nel 1794 a Rochefort ha avuto luogo uno dei più grandi massacri di preti della nostra storia. 829 preti refrattari furono deportati dal Comitato di Salute pubblica, su 829 solo 274 sopravvissero: questi giurarono di non parlare mai dell’orrore che avevano vissuto, per consentire alla Francia di rialzarsi. Oggi la città di Qaraqosh, nella piana di Ninive, con l’afflusso dei rifugiati è diventata la più grande città cristiana dell’Iraq. Lo udite il grido che si leva? È quello di un campo di rifugiati. Qaraqosh non è Rochefort perché il massacro è in corso. Ecco perché noi non possiamo chiuderci nel silenzio.

Ieri il Patriarca mi diceva che la divisione del Paese sarebbe preferibile a una guerra civile, che uccide in primis gli innocenti. Se solo la comunità internazionale potesse aiutare a trovare una soluzione… Ma non aspettiamoci tutto dagli Stati e dalla loro diplomazia. Agiamo qui e subito, come ci ha invitati a fare il Papa.

Quando Giovanni Paolo II mi ha accolto nel collegio dei cardinali ha insistito sul senso della porpora cardinalizia, richiamo del sangue dei martiri. Per questa ragione oggi invito i cristiani occidentali a innalzare al cielo una preghiera fervente per i nostri fratelli orientali. Li invito a coltivare la consapevolezza di questa fratellanza che ci unisce oltre la distanza, oltre i secoli. Vorrei ripetere loro le parole del Patriarca: «Ciò che più ci manca è la vostra vicinanza, la vostra solidarietà. Noi vogliamo avere la certezza di non essere dimenticati».

Io propongo di incoraggiare le associazioni che attualmente lavorano nella piana di Ninive. Supplico i cristiani occidentali e tutti gli uomini e le donne di buona volontà che operano nel settore della sanità, dell’educazione, dell’alimentazione, del pronto soccorso, di venire in aiuto ai sopravvissuti. Desidero lanciare un gemellaggio della nostra diocesi con una delle diocesi più bisognose. Propongo che una percentuale delle questue delle nostre parrocchie che lo desiderano siano donate nel corso dell’anno per alleviare l’indigenza dei nostri fratelli in Iraq. Invito tutti i cristiani a rimanere vigili e attenti, a vegliare sui loro fratelli.

Che gli eredi di S. Pothin diventino fratelli di quelli di S. Tommaso, apostolo d’Oriente. Come ha detto Papa Francesco, ci troviamo di fronte a un ecumenismo di sangue: non sono dei cattolici, dei protestanti, degli ortodossi a essere martirizzati, sono dei cristiani. E c’è ragione di temere che le persecuzioni non si fermeranno ai cristiani. Occorre che fin da oggi la città di Qaraqosh diventi un santuario per tutti i belligeranti e porto di pace per i migliaia civili di tutte le confessioni che vi affluiscono. Perché sono degli uomini a essere uccisi, nel silenzio, tra due ola di uno stadio di calcio brasiliano.

Il Patriarca mi ha detto: «Conserviamo la speranza, ma come lei sa, la speranza è fragile». E se la loro speranza fosse anche nelle nostre mani? Papa Francesco ricorda: «I cristiani perseguitati per la loro fede sono molto numerosi. Gesù è con loro, e anche noi». Anche noi!

Philippe Barbarin | venerdì 18 luglio 2014
Testo integrale dell’appello pubblicato giovedì 26 giugno su Le Figaro
http://www.oasiscenter.eu/it

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 23/07/2014 da in Attualità sociale, Cristiani perseguitati, ITALIANO.

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