COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Incontro interreligioso di Anversa

Incontro interreligioso di Anversa

Ad Anversa per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio si è svolto un incontro delle religioni per la pace alla presenza di oltre 300 leader religiosi di tutto il mondo.

Incontro interreligioso di Anversa

Gli uomini religiosi non seminano odio

Ci sono nel mondo i “territori del male”: sono luoghi in cui la condizione umana è ridotta alla sopravvivenza, in cui milioni di uomini hanno un unico rapporto con la vita ed è quello di restare vivi. (Paul Bhatti)
Stiamo vivendo la nascita di “un nuovo totalitarismo”. È il totalitarismo secondo cui “l’uomo è condannato a morte non per ciò che fa ma per ciò che è… È un fenomeno pericolosissimo: prima era la razza, poi l’ideologia, ora una religione… La tentazione del totalitarismo è il vero pericolo che si sta manifestando davanti a noi”. (Domenico Quirico)

Ad Anversa dove per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio si è svolto un incontro delle religioni per la pace alla presenza di oltre 300 leader religiosi di tutto il mondo. Dalla Siria alla Nigeria: il dialogo si confronta con le inevitabili sfide del radicalismo di matrice religiosa.

Ad essere particolarmente chiamato in causa è l’Islam. Molto forti sono state le parole pronunciate dal Gran Mufti della Repubblica araba di Egitto, Shawki Ibrahim Abdel Karim Allam. “Sia chiaro e lo ripeto. L’Islam è contro l’estremismo e il terrorismo in maniera assoluta”. Purtroppo però la realtà è molto diversa: persone prive di solida preparazione e istruzione si ergono ad autorità religiose e aprono la porta a interpretazioni estremiste dell’Islam seminando odio e sangue.

Anche l’imam della moschea di Lahore in Pakistan, Muhammad Abdul Khabir Azad, cita gli insegnamenti del Profeta e ricorda che i musulmani devono essere “fonte di benessere e di benedizione per tutti”. L’imam parla della sua esperienza in Pakistan, un paese che diventa spesso e drammaticamente teatro di tensioni e di violenze tra musulmani e cristiani…

Le radici della violenza si trovano nel cuore dell’uomo. Ma nel cuore dell’uomo dimorano anche i sentimenti del perdono e della riconciliazione. Paul Bhatti è il fratello di Shabaz Bhatti, Ministro per le Minoranze del Pakistan, ucciso nel marzo 2011 per il suo impegno a favore della diffusione di una cultura di convivenza e di pace. Presidente dell’Alleanza di tutte le minoranze in Pakistan, Paul Bhatti ricorda di essersi avvalso del rapporto personale con l’imam Azad per porre fine alla violenza contro una ragazza incolpata di blasfemia, le cui accuse sono state poi smontate. E quando per il suo lavoro di protezione delle minoranze religiose, Bhatti ha subito minacce di morte, ha ricevuto il sostegno “di tanti amici musulmani”. Sono esempi, magari piccoli, che dimostrano però come anche in questo mondo scosso da violenze indicibili, ci sia ancora spazio per l’amicizia e la vicinanza. Bhatti però ha un’idea molto chiara sulle ragioni che spingono alla violenza e lancia un avvertimento: “La povertà e la grande disparità economica indeboliscono i sentieri della pace. Milioni di bambini non vanno a scuola e questo li rende le vittime preferite del radicalismo”.

Ci sono nel mondo i “territori del male”: sono luoghi in cui la condizione umana è ridotta alla sopravvivenza, in cui milioni di uomini hanno un unico rapporto con la vita ed è quello di restare vivi. Per lavoro, Domenico Quirico, giornalista de “La Stampa”, viaggia “attraverso la sofferenza umana”. Alla luce della sua esperienza, ha elaborato la convinzione che stiamo vivendo la nascita di “un nuovo totalitarismo”. È il totalitarismo secondo cui “l’uomo è condannato a morte non per ciò che fa ma per ciò che è. La sua condanna a morte è iscritta nella sua identità. Spazzato via, cancellato perché ebreo, perché Yazida, perché cristiano. Questo è il totalitarismo: la cancellazione dell’uomo indipendentemente dalla sue azioni. E quello che sta sorgendo di fronte a noi attraverso il pretesto della fede. È un fenomeno pericolosissimo: prima era la razza, poi l’ideologia, ora una religione. La religione viene impugnata come un pretesto totalitario. La tentazione del totalitarismo è il vero pericolo che si sta manifestando davanti a noi”. (SIR)

Avvenire, 9 settembre 2014


«La pace si costruisce insieme»

ANVERSA – La pace si costruisce non solo sul rispetto e l’accettazione dell’altro, ma anche sulla comprensione di un mondo complesso, guai a semplificare. Andrea Riccardi sintetizza così uno dei grandi messaggi di questo incontro internazionale ad Anversa “La pace è il futuro” organizzato dalla sua Comunità di Sant’Egidio. Un evento solennemente concluso ieri con ultimi panel, e poi preghiere in cinque luoghi di culto delle rispettive religioni, e infine la processione verso la splendida piazza centrale del Grote Markt per la proclamazione dell’Appello di pace, letto da un giovane tedesco e da una giovane belga, presente la regina dei Belgi Matilde.

Proprio questo incontro ha mostrato tale complessità consentendo di ascoltare, ha detto Riccardi, «molte voci di dolore da parte di siro-ortodossi, caldei, yazidi». «Di fronte al conflitto in Medio Oriente, in Nigeria, in Iraq – ha aggiunto il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – alcuni sostengono che a quella che ritengono una guerra di religione bisogna rispondere con una guerra simmetrica di religione e di civiltà. Tutto, piuttosto, ci invita ad un atteggiamento intelligente. Il mondo globale non è adatto ai terribili semplificatori. Non è jihad contro crociata». Un invito rivolto anche ai media, che «hanno una responsabilità fondamentale perché rischiano di essere strumento importante nella battaglia che si sta combattendo», e non di rado indulgono a «battaglie culturali» come accadde con la guerra in Iraq del 2003.

In qualche modo l’incontro con 25 panel in due giorni è stato come un gigantesco brain storming, una riflessione collettiva a più voci. Che ha concordato sul rifiuto dell’abuso delle religioni a fini di violenza e la loro associazione con la pace – dal gran muftì d’Egitto Shawki Ibrahim Addel-Karim Allam allo sciita iraniano Sayyed Mohammad Ali Abtahi, al rabbino argentino Abraham Skorka, al patriarca siro ortodosso di Antiochia Ignatius Aphrem II. «Non c’è guerra santa – si legge nell’appello di pace – l’eliminazione dell’altro in nome di Dio è sempre blasfemia. L’eliminazione dell’altro usando il nome di Dio è solo orrore e terrore». Un appello pressante, che avverte che «il mondo rischia di perdere il senso di un destino comune proprio mentre è diventato globale». Solo che «ora è tempo di decisione, non di rassegnazione».

Ecco perché, è scritto nell’appello di pace, «ci assumiamo oggi la responsabilità della pace quando troppo pochi sognano la pace», e «ci impegniamo in un tempo difficile a difendere la vita dei fratelli di religione diversa dalla nostra che sono minacciati».

In filigrana è quella alleanza delle religioni per la pace e contro le violenze invocato dalla Comunità di Sant’Egidio e in qualche modo anche alla base dell’idea lanciata dal presidente israeliano Shimon Peres di un «Onu delle religioni». Una proposta, ha commentato Riccardi, che «mostra la centralità e la responsabilità delle religioni per un contatto fecondo, mai più da sole, ma sempre in contatto e insieme. Essere insieme è una nuova strategia delle religioni per un mondo complesso. Non si tratta di creare una nuova istituzione ma sottolineare la centralità delle religioni e la necessità e opportunità di un contatto permanente a livello globale e locale tra le religioni».

C’è anche un appello all’Europa, che, ha detto Riccardi, «quando si discute di religione e pace è provocata». Di qui una richiesta a Bruxelles: «Il dialogo – ha detto – va ravvivato e mi auguro che la prossima Commissione Europea discuta con i leader religiosi di queste tematiche».

Che portare la pace con il dialogo sia possibile, del resto, lo dimostra la stessa Comunità di Sant’Egidio, che ha patrocinato vari accordi di pace dal Mozambico nel 1992, a quello, da ultimo, per la provincia musulmana filippina di Mindanao. Alla cerimonia di ieri ha parlato anche Al-Hajj Murad Ebrahim, presidente del Fronte di liberazione islamico El Moro dell’isola filippina. «Mentre le fiamme di tanti conflitti ardono ancora in tante parti del mondo – ha detto- dopo la lunga notte della guerra oggi è sorta una nuova alba di pace a Mindanao. La pace è possibile!».

Allo stesso modo Sant’Egidio ha promosso il patto repubblicano della Repubblica Centrafricana il quale, ha detto Lea Koyassoum Doumta che ad Anversa ha rappresentato quel paese, «ci ha dimostrato che è possibile sedersi allo stesso tavolo e superare le diffidenze, e ritrovare il senso di appartenenza alla stessa famiglia nazionale anche con tutte le comunità religiose». «Occorre – è il monito dell’appello – avere l’audacia di pensare la pace, perché o il futuro è la pace, o non c’è più futuro sia per chi vince, sia per chi perde».

La prossima edizione del meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio si terrà il prossimo anno a Tirana, in Albania.

Giovanni Maria del Re

Avvenire, 9 settembre 2014

 

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Questa voce è stata pubblicata il 10/09/2014 da in Attualità ecclesiale, Dialogo Interreligioso, ITALIANO con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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