COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Lectio della Domenica (30)

Lectio della Domenica (XXX)


XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
26 ottobre 2014

Matteo 22, 34-40

L’attacco dei sadducei (Mt 22,23-33), l’aristocrazia economica e religiosa di Israele, è stato respinto ma per Gesù non c’è tregua.

34 i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme.

Matteo 22, 34-40 3Questo secondo insuccesso non solo non interrompe la serie di attacchi a Gesù, ma, per far fronte al nemico comune, i farisei, mettendo da parte le loro rivalità, si coalizzano con gli sconfitti sadducei. Vista la sapienza di Gesù, i farisei e i sadducei per non rischiare un altro insuccesso scelgono ora una persona competente, un esperto della Legge. L’intenzione negativa dei farisei viene sottolineata dall’evangelista con l’espressione qui tradotta: si riunirono insieme con lo stesso scopo (v. traduz. lett.) (siunḗchthēsan epì tò autó) che come espressione corrisponde letteralmente alla versione greca del Salmo 2: Insorgono i re della terra e i prìncipi congiurano insieme contro il Signore e il suo consacrato…” (Sal 2,2 LXX), citazione importante che darà poi lo spunto a Gesù per demolire la concezione farisaica riguardo il Messia.

35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova:

L’intento dell’esperto della Legge, rappresentante dei farisei e dei sadducei, è apertamente volto alla tentazione di Gesù. Ancora una volta l’evangelista mostra come, lungo tutto l’arco dell’esistenza di Gesù, le persone dell’istituzione religiosa siano state gli agenti del diavolo tentatore (Mt 4,1) continuandone in effetti l’azione (il verbo usato peirázō è lo stesso delle tentazioni).

36 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»

Per i farisei, che erano riusciti ad affastellare la Legge con 365 proibizioni (come i giorni dell’anno) e 248 precetti (come le componenti ossee del corpo umano) per un totale di 613 regole da osservare, il comandamento più importante, secondo le tesi prevalenti delle scuole rabbiniche, era il riposo del sabato. Una tesi che aveva le sue radici nel libro della Genesi, dove si narra che Dio, terminata la Creazione nel settimo giorno, cessò ogni lavoro (Gen 2,2-3): “al sabato il Creatore non lavora” (Mekilta a Esodo 20,11). Considerato il più importante dei comandamenti, la sua osservanza equivaleva all’adempimento di tutta la Legge (cfr. Berakot 1 del Talmud di Gerusalemme). Al contrario, la disobbedienza del sabato equivaleva alla trasgressione di tutti i comandamenti e veniva punita con la morte (Es 31,14). I farisei che avevano deciso di eliminare Gesù proprio perché non rispettava il sabato (Mt 12,14) sanno che Lui non ritiene l’osservanza del sabato come il comandamento più importante. Infatti contrariamente all’attesa dell’interlocutore che gli ha chiesto quale comandamento ritenesse più importante (grande), Gesù, in modo singolare, risponde non con le tavole di Mosè, ma si rifà allo “Shemà Israel”, il “Credo” che gli ebrei recitavano due volte al giorno (“Ascolta Israele” Dt 6,4-9; 11,13-21; Nm 15,37-41), elevandolo così al rango di comandamento.

37 Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
38 Questo è il grande e primo comandamento.

Gesù citando lo Shemà Israel (Ascolta Israele), il Credo ebraico (testo in appendice), omette il richiamo a Israele. Questo comandamento è universale e non limitato a un particolare popolo; inoltre, per Matteo, Gesù non riporta esattamente il testo del Deuteronomio secondo l’originale ebraico e neanche nella traduzione greca, che afferma: “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (Dt 6,4-5 LXX). L’evangelista, unico tra i sinottici, non utilizza il termine “forza” col quale si poteva anche indicare i beni dell’uomo, la forza dell’uomo; usa solo “mente” (diánoia):

Mc 12,30 “…amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza…”;
Mc 12,33 “…amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza…”;
Lc 10,27 “…Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente…”.

La singolarità (la non menzione della “forza”) in Matteo si spiega, forse, per l’intento didattico, in un particolare ambiente, di far comprendere che, per Gesù, l’uomo non è più tenuto a privarsi dei suoi beni per offrirli a Dio, in quanto il Signore non richiede nulla all’uomo.
L’indicazione di tre elementi spirituali simili (cuore, anima/essere, mente) significa che tutte le energie spirituali e psichiche dell’uomo sono orientate e coinvolte nell’amore a Dio.
La domanda dell’esperto nella Legge concerneva un solo comandamento, il più importante (lett. il grande). Ma per Gesù l’amore a Dio non è reale se non si traduce in amore al prossimo, per questo aggiunge (per sua scelta) alla sua risposta un precetto contenuto nel libro del Levitico (Lv 19,18).

39 Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Per Gesù tutta la Bibbia ebraica (Legge e Profeti; Mt 5,17) è racchiusa nell’amore a Dio che si manifesta nell’amore al prossimo.
Se i farisei alla risposta di Gesù erano rimasti meravigliati (Mt 22,22) e la folla, per quella data ai sadducei, stupita (Mt 22,33), qui, l’evangelista non registra alcuna reazione né da parte del dottore della Legge né da parte della folla, ma presenta Gesù al contrattacco con un crescendo di presa di distanza da quelle particolari persone, rappresentanti di un tipo di religione tanto ostentata ma tanto lontana dal bene del popolo e dall’amore di Dio.

Riflessioni

  • Ed oggi una provocazione di sintesi, che tocchi l’essenziale, il tipo di ogni legge, e ben strutturata nel metodo, nei tempi e finalità. Tra i maestri di logica e Quello di vita. Un modo per gareggiare con Dio, uno scontro, una verifica di limiti-poteri tra astuzia della ragione e pensiero di vita divino.
  • Confronto-lotta di potere di chi ha l’ardire di invocare e strumentalizzare la Legge per confondere l’umiltà di chi invece ama servire la Legge. Come quando si spengono sentimenti e suoni di parole di amore, e si idolatra la legge per dirimere, giudicare, decidere, assegnare torti e ragioni. E si attende il comando della legge e i suoi interpreti, per proseguire cammini di vita. Mentre ogni passo si affievolisce e svaniscono entusiasmi e speranze.
  • Ma i dottori della Legge, i corifei dei Codici, i consulenti esperti o gli apprendisti del Diritto navigano solo tra precetti, regole, proibizioni e si affannano tra procedure: interpretano, giudicano, deliberano, a volte errando perché dimenticano le norme, la norma più grande ed importante, perché dimenticano l’uomo e, con lui, Dio, soggetti primari del comandamento dell’amore.
  • AMA. È il precetto che dona vita ad ogni relazione: tra persone e con Dio stesso coinvolto nell’esperienza d’amore. Esso esprime il senso ad ogni dono umano e divino, al rispetto di dignità dell’essere e di ogni avere. È il precetto che invita ad attendere, a perdonare errori, e giustificare e a salvare l’errante e il traditore. Ad esso si è sottoposto persino Dio, che cordialmente, personalmente e definitivamente ha amato ed ama l’uomo. E lo invita a fare altrettanto.
  • Perciò amerai, esemplarmente come Dio stesso. In pienezza di sentimenti e in consapevole coscienza, come Lui ama, in reciproco intreccio di personale amore, con lo sguardo al Figlio e nell’attesa dello Spirito, pronto a rimirare i circostanti, per riabbracciarli e riprovare ad onorarli.
  • E cominciare a prediligerli, come altrettanti figli, e pertanto come amici fraterni. Percorsi simili per incontrare, cordialmente, Dio e l’uomo: e si perviene al giusto della legge, alla verità profetica, alla speranza dei tempi nuovi, ove Padre e figli si aprono a tutti per inaugurare e fondare il Regno dell’Amore, oltre che di giustizia e di pace.

SHEMÀ ISRAEL
A
SCOLTA, ISRAELE: IL SIGNORE È NOSTRO DIO, IL SIGNORE È UNO.

(a voce bassa) Benedetto il Nome glorioso del suo Regno in eterno e per sempre.

Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. (Dt 6,4-9)

Ora, se obbedirete diligentemente ai comandi che oggi vi do, amando il Signore, vostro Dio, e servendolo con tutto il cuore e con tutta l’anima, io darò alla vostra terra la pioggia al suo tempo: la pioggia d’autunno e la pioggia di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo frumento, il tuo vino, e il tuo olio. Ti darò anche erba al tuo campo per il tuo bestiame. Tu mangerai e ti sazierai. State in guardia perché il vostro cuore non si lasci sedurre e voi vi allontaniate, servendo dèi stranieri e prostrandovi davanti a loro. Allora si accenderebbe contro di voi l’ira del Signore ed egli chiuderebbe il cielo, non vi sarebbe più pioggia, il suolo non darebbe più i suoi prodotti e voi perireste ben presto, scomparendo dalla buona terra che il Signore sta per darvi. Porrete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte, perché siano numerosi i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, come i giorni del cielo sopra la terra, nel paese che il Signore ha giurato ai vostri padri di dare loro. (Dt 11,13-21)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro che si facciano, di generazione in generazione, una frangia ai lembi delle loro vesti e che mettano sulla frangia del lembo un cordone di porpora viola. Avrete tali frange e, quando le guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore e li eseguirete; non andrete vagando dietro il vostro cuore e i vostri occhi, seguendo i quali vi prostituireste. Così vi ricorderete di tutti i miei comandi, li metterete in pratica e sarete santi per il vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio, che vi ho fatto uscire dalla terra d’Egitto per essere il vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio». (Nm 15,37-41)

Lo Shemà (Ascolta) non è una vera e propria preghiera, ma piuttosto una professione di fede. Esso va recitato due volte al giorno, nella preghiera del mattino e in quella della sera, e, privatamente, prima di coricarsi.
N
ella preghiera pubblica la recita dello Shemà è preceduta e seguita da particolari benedizioni.
Le parole dello Shemà (in ebraico) sono 245. Ripetendone l’ultima espressione diventano 248, tante quante sono, per tradizione, le membra del corpo umano, a ricordare che bisogna aderire alle parole dello Shemà con tutta la propria persona.

Il primo brano (Dt 6, 4-9) afferma :

  • l’unità di Dio e l’impegno ad amarlo totalmente
  • l’obbligo di ripetere lo Shemà due volte al giorno e di insegnare la Torà ai propri figli
  • il precetto dei Tefillin (filatteri, astucci quadrati di cuoio)
  • il precetto della Mezuzà/stipite (astuccio con lo Shemà alla porta di casa)

Il secondo brano (Dt 11, 13-21) affronta:

  • il problema della ricompensa e della punizione in rapporto all’osservanza o alla trasgressione del precetto

Il terzo brano (Nm 15, 37-41) impone:

  • l’obbligo degli zizzit (le frange del mantello)
  • il ricordo dell’uscita dall’Egitto

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 23/10/2014 da in Domenica - lectio, Fede e Spiritualità, ITALIANO.

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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