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The Sun: “Ridiamo ‘Luce’ a Ognissanti”


The Sun: “Ridiamo ‘Luce’ a Ognissanti”

“È successo che abbiamo incontrato Dio”.

The Sun  “Ridiamo ‘Luce’ a Ognissanti”

L’ultimo concerto prima di immergersi nel biblico silenzio del deserto del Negev: ritiro e oblio dopo quasi duecento notti rock. Una in fila all’altra, per portare in giro per il mondo il loro ultimo lavoro Luce. E Luce sarà ancora nella tetra e gotica notte delle zucche vuote di Halloween. La band The Sun ha infatti scelto la sera del 31 ottobre per sostituire alla domanda «dolcetto o scherzetto?» una diversa domanda di senso. «Suoneremo la sera prima di Ognissanti – racconta il cantante e leader del gruppo, Francesco Lorenzi – per lanciare un segnale provocatorio. Luce al posto del buio profondo in cui è sprofondata la festa di Tutti i Santi. Troppi giovani, e anche tanti adulti, ignorano il grande valore di questa ricorrenza. Che è religiosa in quanto profondamente umana. Noi ci saremo, con il nostro pubblico che cerca verità e senso».

L’appuntamento sarà venerdì sera al palazzetto dello sport di Funo di Argelato, vicino a Bologna. Ci sarà il pubblico da sempre fedele ai The Sun e ci saranno i neofiti che da anni vanno via via infoltendo le fila dei fans di questa band che suonava punk rock (dieci anni fa venne premiata al Meeting delle etichette indipendenti come Migliore punk band italiana) e che oggi è considerata simbolo della cosiddetta christian music.

«Halloween ha una simbologia che non ci piace – dice Lorenzi –. È negativa e tenebrosa. Ha preso piede in modo inquietante. Per i bambini è quasi un carnevale, ma per gli adolescenti e i giovani è diventata pericolosa. Noi vogliamo suonare in questa notte per onorare i santi. Il concerto porterà il messaggio che chi ci ha preceduto è il tramite tra Cielo e terra. Suoneremo per ringraziare i nostri nonni, i nostri genitori e chi non c’è più ma ha testimoniato con la vita una quotidiana santità, fatta di lavoro, di sacrifici e di onestà. Questa è verità, profonda e reale. Le nostre origini sono la nostra identità. E la dimenticanza, che da anni c’è per esempio per Ognissanti, è forse oggi l’origine del male di vivere di tante persone, giovani in testa».

Anche i The Sun hanno avuto le loro tenebre, la loro Halloween, prima di trovare, dietro una curva a gomito, la strada per riprendere il cammino. Lo racconta bene Lorenzi nel suo libro La strada del sole. Pubblicato da Rizzoli e presentato quest’anno al Salone del Libro di Torino, il volume, giunto alla quarta ristampa e in uscita in Spagna, Sudamerica, Repubblica Ceca e Croazia, racconta (con la prefazione del cardinale Gianfranco Ravasi) la conversione della band sulla via di Damasco del rock. «Eravamo in un momento in cui tutto girava alla grande – racconta Francesco –. Allora ci chiamavamo ancora Sun Eats Hours, il nome originale del 1997, anno di nascita. Avevamo dai 23 ai 25 anni, i nostri concerti erano pieni ed eravamo sempre in tournée. Sognavamo di sfondare nel rock alternativo. Ma come spesso capita, nel pieno della carriera abbiamo incontrato il vuoto. Lì è cominciata la crisi. Realizzavamo i nostri sogni eppure ci stavamo incagliando. Perché? E poi l’ambiente della musica, con le sue tentazioni e devianze… Eravamo a un passo dallo scioglimento».

E cosa è successo a Francesco, al chitarrista Gianluca Menegozzo, al bassista Matteo Reghelin e al batterista Riccardo Rossi, i quattro vicentini di Thiene diventati un fenomeno mondiale della musica punk rock? «È successo che abbiamo incontrato Dio. Io, in particolare – racconta il leader e cantante –, mi sono accorto che, assorbito dal successo, mi ero dimenticato della fede di un tempo. Quella crisi mi ha portato a riscoprirla, a ritrovare la mia innata sensibilità spirituale. Ecco perché è importante trasmettere la fede ai bambini e ai giovani. Così, se anche un giorno si allontaneranno, potranno sempre sapere qual è la strada per tornare a casa, alle radici, ai sani princìpi delle origini. Io ce l’ho fatta, anche grazie alle poche parole, ma ai profondi sguardi, dei miei genitori. Insomma, grazie alla famiglia, alla sua unità».

Sì, ma i compagni di rock di Francesco come l’hanno presa questa conversione? «Devo dire che non è stato facile portarli sulla mia strada. Dopo la mia riscoperta di Dio e della fede, loro mi vedevano più sereno e più felice, ma all’inizio facevano resistenza. Ha fatto tutto l’amicizia. Sono entrato nelle loro solitudini e personali dipendenze. C’è stata empatia e compassione. Ora ognuno di noi ha il proprio padre spirituale. E, soprattutto, da allora è cambiato anche lo stile: il nostro rock è diventato più solare e spirituale. Io ho poi cominciato a scrivere i testi in italiano. Non avevo più bisogno di nascondermi dietro a una lingua straniera come l’inglese. Potevo finalmente essere diretto perché sapevo cosa volevo dire, di cosa volevo parlare».

Tra il 2008, anno della svolta (ben raccontata nella canzone Non ho paura), e il 2010 i ribattezzati The Sun realizzano una trentina di brani in cui prevale un’attenzione particolare al mondo giovanile. Di loro s’invaghisce il direttore artistico della Sony, Roberto Rossi, che decide di investire sulla band pubblicando il cd Spiriti del Sole che entra subito nella top ten degli album più venduti in digitale. Nell’estate 2010 la band si esibisce di fronte ad oltre duecentocinquantamila persone e il 1° marzo 2011 suona a Betlemme per chiedere l’abbattimento del muro che divide Israele e Palestina. Quindi nuove tournée in mezza Europa e persino in Giappone, prima dell’album Luce in cui Francesco & C. affrontano temi impegnativi come la sessualità vissuta con amore, il coraggio, l’aldilà, la gratitudine, la famiglia, la fede e la ricerca della felicità.

Ora li aspetta una settimana di ritiro spirituale nel deserto del Negev, in Israele. «È il posto giusto e necessario per meditare e ritrovare lo spirito per realizzare il nuovo album – rivela Lorenzi –. Ci andremo accompagnati da due sacerdoti che erano già stati con noi in Terra Santa. I pezzi ci sono già, dobbiamo solo chiuderci in sala d’incisione e registrarli. Il disco uscirà nel 2015. Assieme a un film-documentario che inizieremo a girare proprio nel Negev. Ripartire dal deserto ci renderà migliori. Abbiamo un patto con il nostro pubblico, che non vogliamo tradire».

Massimo Iondini Avvenire, 28 ottobre 2014

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 28/10/2014 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , , .

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