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L’Occidente: vincitore perché cristiano


Stark e l’Occidente: vincitore perché cristiano

Saint-Denis, la costruzioni di 12 chiese per i dodici apostoli, miniatura del 1448«Quarant’anni fa, nei migliori college e nelle migliori università americane, il primo e più popolare corso del primo anno era Western Civilization, civiltà occidentale», ricorda il sociologo delle religioni Rodney Stark. Questo «non copriva soltanto le linee generali della storia dell’Occidente, ma comprendeva excursus di arte, musica, letteratura, filosofia e scienza». Da tempo però tale corso è sparito dalla maggior parte delle brochure dei college. Il motivo, detto più o meno esplicitamente, è che la civiltà occidentale non sarebbe che una fra molte e privilegiarla in modo così marcato sarebbe una sorta di etnocentrismo, una forma di orgoglio culturale.

Contro questa tendenza che ha segnato il panorama accademico non solo negli Usa (la saga del politicamente corretto fotografata in modo impietoso dal critico australiano Robert Hughes nel suo La cultura del piagnisteo, divenuto celebre a metà anni Novanta) Stark si è mosso praticamente tutta la vita. Arrivato a ottanta primavere, professore emerito alla Baylor University, un ateneo battista a Waco in Texas, ha dato alle stampe una summa delle sue ricerche e delle sue moltissime pubblicazioni: How the West Won, tradotto a spron battuto da Lindau con il titolo La vittoria dell’Occidente. La negletta storia del trionfo della modernità (pagine 648, euro 34,00). Si tratta di un’apologia dell’apporto del cristianesimo allo sviluppo della storia e delle potenzialità umane che nasce da un’osservazione razionale, non da un postulato religioso.

«Sono sempre stato culturalmente cristiano, ma ho trovato tardi la fede» ci spiega lo studioso mentre si gode le festività natalizie in Texas. È stata forse anche questa mancanza di etichette, il suo essere stato a lungo un agnostico, ad avergli dato una libertà e un’audacia che è mancata ad altri suoi colleghi credenti. Anche riguardo al giudizio sul ruolo del cattolicesimo nella “vittoria” dell’Occidente, argomento non così digeribile in un contesto come quello del Sud degli Stati Uniti. Uno dei suoi temi forti ripresi in questa ultima fatica è che «i crociati non hanno marciato verso Oriente per conquistare terre e bottino: si sono indebitati fino al collo per finanziare la propria partecipazione a quella che consideravano una missione religiosa; i più ritenevano improbabile la possibilità di sopravvivere e tornare in patria, e i più non tornarono».

Ma è la leggenda nera sul Medio Evo in generale ad averlo impegnato a lungo. «I “secoli bui” non ci sono mai stati, al contrario si è trattato di un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui l’invenzione del capitalismo» spiega Stark, che aggiunge: «Prima della vulgata illuministica nessuno ha mai creduto ai “secoli bui”. Per prima cosa basterebbe chiedersi: perché la caduta di Roma avrebbe dovuto rendere tutti ignoranti, in un impero immenso? Benché i Romani li chiamassero Barbari, le popolazioni del Nord Europa erano civilizzate quanto i Romani stessi quando finì l’impero. Se si osserva l’Europa alla fine del Medio Evo si può facilmente constatare come fosse assai più progredita dell’impero romano dal punto di vista della scienza, dell’agricoltura, degli armamenti, dell’architettura, del commercio, delle arti, specialmente musica e pittura. Come sarebbe potuto accadere in una età arretrata o oscurantista?».

Fondamentale fu appunto il cristianesimo, la rivoluzione portata dalla sua visione del cosmo e dell’uomo. Stark prende ad esempio l’impatto dell’idea di creazione, di un universo plasmato da un creatore perfetto e razionale, i cui segreti sono penetrabili dalla ragione e dall’osservazione. Della natura come un libro fatto per essere letto. «I Cinesi – scrive nella sua opera – avrebbero respinto con scherno una simile idea in quanto troppo ingenua per la impercettibilità e la complessità dell’universo così come da loro concepito. I Greci trattavano il cosmo, e più in generale gli oggetti inanimati, come esseri viventi; di conseguenza attribuivano molti fenomeni naturali – per esempio, il moto dei corpi celesti – a cause, non a forze inanimate. Nel caso dell’islam, la concezione ortodossa di Allah è contraria alla ricerca scientifica.

Nel Corano non si accenna minimamente al fatto che Allah abbia messo in moto la sua creazione e poi l’abbia lasciata andare da sola. Semmai si ipotizza che spesso intervenga nel mondo e cambi le cose a suo piacimento. Pertanto, nel corso dei secoli, molti autorevoli studiosi islamici hanno ritenuto che i tentativi di formulare le leggi naturali siano blasfemi, poiché sembrerebbero negare la libertà d’azione di Allah».

A Stark giriamo quindi le considerazioni del sociologo e storico belga Leo Moulin (1906 1996): «Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia… Vi hanno paralizzato nell’autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto. Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere».

«Ho poca familiarità con il “senso di colpa” dei cattolici – commenta Stark – benché creda anch’io che sia stato il frutto dell’attacco alle virtù dell’Occidente da parte di ideologi in campo accademico, spesso anche poco preparati. Vorrei solo far notare come il trionfo dell’Occidente sia avvenuto ben prima della Riforma protestante, e il contributo di quest’ultima sia stato assai inferiore rispetto a quanto sostenuto da storici protestanti o anti-cattolici. Galileo non fu punito per i suoi contributi scientifici, ma per la sua arrogante doppiezza, e circa metà dei grandi scienziati del XVII e XVIII secolo erano cattolici. La famosa tesi dell’etica protestante resa famosa da Weber non ha poi fondamento. E questo lo dico da protestante, educato come luterano».

Andrea Galli

Avvenire 30 dicembre 2014

 

 

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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