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È lui il papa. Eletto in piena regola

È lui il papa. Eletto in piena regola.

Una autorevole canonista confuta gli argomenti di chi ritiene invalida l’elezione di Bergoglio e quindi non lo riconosce come papa (estratto dall’articolo di Sandro Magister).

Non__Francesco

La validità dell’elezione di papa Francesco è stata negata da un scrittore cattolico, Antonio Socci, in un libro che ha avuto un grande successo di vendite: “Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta”.

Socci argomenta la sua tesi in una ventina di pagine, tra le quasi trecento del libro. E lo fa sulla base dei paragrafi della costituzione apostolica “Universi dominici gregis” che regolano la procedura dell’elezione. Tale procedura sarebbe stata gravemente violata, a suo giudizio, dopo che era stata rinvenuta dagli scrutatori una scheda in più, bianca, tra quelle della quarta votazione del 13 marzo 2014. La conseguenza che Socci ne trae è che “l’elezione di Bergoglio è nulla, non è mai esistita”.

Tre mesi dopo l’uscita del libro, Socci ha scritto che “non c’è stato un solo cardinale che abbia dichiarato in pubblico o mi abbia fatto sapere in privato che i fatti del conclave non si sono svolti nel modo descritto dal mio libro”.

Non solo. Ha aggiunto che “non c’è stato nemmeno un autorevole canonista che abbia dimostrato che le procedure seguite sono state corrette e quindi che l’elezione di papa Francesco è canonicamente ineccepibile”. Ma nemmeno c’è stato, tra i canonisti, qualcuno che abbia detto di condividere le argomentazioni di Socci e pubblicamente abbia definito nulla l’elezione di papa Francesco.

In ogni caso, la nota che segue, scritta da una canonista di sicura autorevolezza, mostra sulla base di argomenti strettamente giuridici la “totale infondatezza” della tesi di Socci e quindi la piena legittimità dell’elezione di papa Francesco.

L’autrice è docente ordinaria di diritto canonico e di storia del diritto canonico nella università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, nonché membro del consiglio direttivo della “Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo”, e si appresta a pubblicare un libro sui profili strettamente canonistici di eventi come la rinuncia di Benedetto XVI, la nuova figura del “papa emerito” e, appunto, l’elezione di Francesco.

Il testo integrale della nota è in quest’altra pagina di http://www.chiesa: Sull’elezione di papa Francesco. Questi che seguono sono i suoi passaggi principali.

SULL’ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO

di Geraldina Boni

Intervengo con alcune annotazioni squisitamente canonistiche su una questione che è stata oggetto di ampia attenzione, soprattutto nel web.

Come noto, la giornalista Elisabetta Piqué, nel libro “Francesco. Vita e rivoluzione”, ha riferito riguardo all’elezione di papa Francesco (e tale indiscrezione sarebbe stata confermata da alcuni cardinali): «Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti, il cardinale scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna, si accorge che ce n’è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due foglietti nell’urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco, che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno bruciati più tardi senza essere stati visti, e si procede a una sesta votazione».

Non vale la pena soffermarsi sulle illazioni che immancabilmente seguono la conclusione di ogni conclave, basate su presunte rivelazioni da parte di soggetti tenuti ad uno stretto segreto. Comunque sia, in base a questa notizia Antonio Socci, nel volume “Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta”, ha sostenuto la tesi della nullità dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio. […] Ammesso che le operazioni elettorali si siano svolte come ipotizzato, la ricostruzione di Socci è del tutto infondata giuridicamente.

Secondo quanto dispone il n. 65 della costituzione apostolica di Giovanni Paolo II “Universi dominici gregis” che regola il conclave, la scheda deve avere la forma rettangolare e recare scritte nella metà superiore, possibilmente a stampa, le parole “Eligo in summum pontificem”, mentre nella metà inferiore si dovrà lasciare il posto per scrivere il nome dell’eletto. Pertanto la scheda è fatta in modo da poter essere piegata in due. La compilazione delle schede deve essere fatta segretamente da ciascun cardinale elettore, il quale scriverà chiaramente, con grafia quanto più possibile non riconoscibile, il nome di chi elegge, evitando di scrivere più nomi, giacché in tal caso il voto sarebbe nullo, e piegando e ripiegando poi la scheda. Risulta quindi (anche da altri prescritti della citata costituzione apostolica) che le schede non sono inserite in una busta da aprire, ma sono semplicemente piegate.

Secondo il n. 66, poi, lo scrutinio comprende: 1. la deposizione delle schede nell’apposita urna; 2. il mescolamento ed il conteggio delle stesse; 3. lo spoglio dei voti. È dunque assolutamente plausibile che proprio nel momento del conteggio e non in quello dello spoglio (come d’altronde attestato dalla Piqué, per il resto ritenuta pienamente degna di fede da Socci) siano venute nelle mani dello scrutatore le due schede, le uniche effettivamente aperte – ma non ovviamente perforate –, con la riprova di una scheda bianca inavvertitamente attaccata a quella vergata con il nome.

Dunque in maniera del tutto corretta si è scrupolosamente applicato alla lettera il n. 68 della costituzione [il quale prescrive che “se il numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione”]. Tra l’altro il n. 5 della stessa costituzione esclude esplicitamente la possibilità di interpretazione dell’atto dell’elezione, dovendo le norme essere applicate così come suonano. Anche se lo scrutatore avesse aperto quelle due schede verosimilmente per confermare l’involontario aggancio di una scheda bianca ad una votata, questo certo non costituirebbe un’irregolarità irritante né trasformerebbe la fase del conteggio in quella dello spoglio, ognuna disciplinata con proprie norme rette da specifiche “rationes”. […]

Solo esaurito il conteggio si deve passare al n. 69 [cioè allo spoglio delle schede]. È innegabile come l’eventuale scheda soprannumeraria, sfuggita nella fase del conteggio e giunta a quella dello spoglio, sia comunque dovuta, volontariamente o non, ad un singolo cardinale, e una scheda in più è sempre, a prescindere da a chi sia attribuibile, un’irregolarità. Ma se tale irregolarità, per la normativa giovanneo-paolina, è sempre irritante nella preliminare fase del conteggio (n. 68), non lo è più in quella dello spoglio, in particolare quando le schede sono piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore. […]

Se anche fosse vero che l’ipotesi verificatasi, durante il conclave del 2013, nel momento del conteggio, ossia quella di due schede ripiegate insieme, è parzialmente corrispondente a quella considerata nel n. 69 che regola lo spoglio, non per questo si può applicare una norma dettata per un’altra fase della procedura elettorale (e con un’altra “ratio”). È proprio la rigidità della costituzione apostolica “Universi dominici gregis” (sottolineata dallo stesso Socci), potenziata quanto all’atto dell’elezione – cfr. il menzionato n. 5 –, ad escluderlo categoricamente. Se al contrario si fosse impropriamente applicato il n. 69, violando l’obbligo di attenersi a quanto impone rigorosamente il n. 68, si sarebbe semmai aperto un problema di validità dell’elezione.

Essendosi quindi applicato del tutto legittimamente il n. 68, tale quarta votazione dal punto di vista giuridico è incontestabilmente “tamquam non esset”, non andava quindi inclusa e computata fra quelle effettive, cioè giuridicamente valide e complete, pervenute fino allo spoglio, della giornata. Cade dunque anche l’obiezione che si sarebbe superato il numero massimo di quattro votazioni al giorno. […]

Non è inoltre ozioso segnalare che la costituzione giovanneo-paolina non sanziona con l’invalidità neppure l’elezione simoniaca. […] E neppure lo è l’elezione frutto di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere fra cardinali (si veda l’altra congettura di un team di quattro cardinali che avrebbe pianificato l’elezione di Bergoglio recentemente avanzata da Austen Ivereigh nel volume “The Great Reformer. Francis and the Making of a Radical Pope”).

Antonio Socci argomenta infine: «Anche se sulla validità delle procedure seguite quel 13 marzo 2013 si esprimesse solo un giudizio dubbio, si può ritenere che il conclave sia da rifare perché la dottrina insegna che “dubius papa habetur pro non papa” (un papa dubbio si considera come non papa), come scrive il grande dottore della Chiesa e cardinale gesuita san Roberto Bellarmino nel trattato “De conciliis et ecclesia militante”».

Al contrario, se pure fosse accaduto ciò che è riferito, la procedura seguita, come dimostrato, sarebbe stata integralmente “ad normam iuris”. L’elezione di papa Francesco, raggiunta la prevista maggioranza al quinto scrutinio (il primo, lo ricordo, è avvenuto il giorno 12 maggio), sarebbe valida, non ci sarebbe nulla da “sanare”, non ci sarebbe alcun dubbio, tanto meno “positivo” ed “insolubile” (come postula il diritto), sulla sua validità.

Stante la totale infondatezza giuridica di tali supposizioni, anche a volere dar credito alle informazioni sulle quali pretende di radicarsi, svanisce pure lo spauracchio – avventatamente agitato – dell’attuale assidersi sulla cattedra di Pietro di un papa dubbio. Comunque la canonistica ha costantemente e coralmente ammaestrato che la “pacifica universalis ecclesiae adhaesio” è segno ed effetto infallibile di un’elezione valida e di un papato legittimo. E l’adesione a papa Francesco del popolo di Dio non può essere messa in alcun modo in dubbio.

http://chiesa.espresso.repubblica.it

5.1.2015 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 06/01/2015 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , .

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