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Papa Francesco in Sri Lanka

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Viaggio di Papa Francesco in ASIA:

Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015).

Papa - Sri Lanka 7Si tratta del settimo viaggio apostolico di Papa Francesco, il secondo in Asia dopo quello dell’estate scorsa in Repubblica di Corea, che porta il Papa in Sri Lanka e Filippine, dal 12 al 19 gennaio. Un altro esempio dell’attenzione del Pontefice per l’Asia.
Papa Francesco intraprende questo viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine sulle orme dei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, che pure visitarono i due Paesi: Papa Montini nel 1970 e Papa Wojtyla nel 1981 nelle Filippine e nel 1995 ancora nelle Filippine e in Sri Lanka.
Il Papa va in Sri Lanka per la canonizzazione di padre José Vaz e, allo stesso tempo, per offrire il suo contributo per la pacificazione del Paese, dopo il periodo lunghissimo e terribile del conflitto interno, tra i cingalesi e i tamil, che è durato una trentina di anni ed è terminato nel 2009”.
Nelle Filippine, il più grande Paese asiatico a maggioranza cattolica, il Papa porta una parola di conforto, un anno dopo il disastro immenso del tifone, uno dei peggiori della storia. Si parla di sette, ottomila morti, di 15 milioni di persone coinvolte dalle distruzioni portate dal tifone, di cinquecentomila case distrutte.

Papa Francesco in Sri Lanka
(13-15 gennaio 2015)

C’è stata una vasta partecipazione al viaggio del Papa in Sri Lanka. Trecentomila persone ad attenderlo martedì lungo la strada dall’aeroporto al centro di Colombo, con la papamobile che impiega un’ora in più del previsto proprio a causa della grande partecipazione. Mezzo milione alla Messa di canonizzazione del primo santo dello Sri Lanka, il padre Giuseppe Vaz. Quasi altrettanti al santuario mariano di Madhu, simbolo della volontà di lasciarsi definitivamente alle spalle la guerra che per decenni ha diviso tamil e cingalesi.

Martedì, 13 gennaio 2015

Incontro interreligioso ed ecumenico.

Francesco ai leader religiosi dello Sri Lanka:
rispetto delle identità e dialogo!

La firma sul Libro d’Oro, l’esecuzione di musiche tradizionali, le benedizioni intonate dai leader musulmano, indù, buddista e le preghiere del gruppo ecumenico guidato dal vescovo anglicano Kanakasabei, le parole di mons. Perera incaricato dai vescovi locali per il Dialogo interreligioso, hanno preceduto il discorso di Papa Francesco ai convenuti, circa un migliaio di persone, all’incontro che riunisce, tra gli altri, le quattro comunità religiose più grandi, parte integrante della vita dello Sri Lanka. Da sottolineare la condanna degli attacchi e delle uccisioni in Francia e Pakistan dove bambini sono stati massacrati in nome dell’islam, da parte del musulmano Maulavi Ash-Sheikh M.F.M. Fazil: “Come ben sappiamo, ha detto tra l’altro, l’Islam non ha nessun rapporto con queste pratiche e queste condotte diaboliche”.

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Amici, sono grato per l’opportunità di partecipare a questo incontro, che riunisce insieme, tra gli altri, le quattro comunità religiose più grandi, parte integrante della vita dello Sri Lanka: Buddhismo, Induismo, Islam e Cristianesimo. Vi ringrazio per la vostra presenza e per il caloroso benvenuto. Ringrazio anche quanti hanno offerto preghiere e benedizioni, e in modo particolare esprimo la mia gratitudine al Vescovo Cletus Chandrasiri Perera e al Venerabile Vigithasiri Niyangoda Thero per le loro cortesi parole.

Sono giunto in Sri Lanka sulle orme dei miei predecessori, i Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, per dimostrare il grande amore e la sollecitudine della Chiesa Cattolica per lo Sri Lanka. E’ una grazia particolare per me visitare la comunità cattolica locale, confermarla nella fede in Cristo, pregare con essa e condividerne le gioie e le sofferenze. Ed è ugualmente una grazia l’essere con tutti voi, uomini e donne di queste grandi tradizioni religiose, che condividete con noi un desiderio di sapienza, di verità e di santità.

Nel Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha dichiarato il proprio rispetto profondo e duraturo per le altre religioni. Ha dichiarato che «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto [quei] modi di agire e di vivere, [quei] precetti e [quelle] dottrine» (Nostra aetate, 2). Da parte mia, desidero riaffermare il sincero rispetto della Chiesa per voi, le vostre tradizioni e le vostre credenze.

E’ in questo spirito di rispetto che la Chiesa Cattolica desidera collaborare con voi e con tutte le persone di buona volontà, nel ricercare la prosperità di tutti gli srilankesi. Spero che la mia visita aiuterà ad incoraggiare ed approfondire le varie forme di collaborazione interreligiosa ed ecumenica, che sono state intraprese negli anni recenti.

Queste lodevoli iniziative hanno offerto opportunità di dialogo, essenziale se vogliamo conoscerci, capirci e rispettarci l’un l’altro. Ma, come insegna l’esperienza, perché tale dialogo ed incontro sia efficace, deve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni. Certamente tale dialogo farà risaltare quanto siano diverse le nostre credenze, tradizioni e pratiche. E tuttavia, se siamo onesti nel presentare le nostre convinzioni, saremo in grado di vedere più chiaramente quanto abbiamo in comune. Nuove strade si apriranno per la mutua stima, cooperazione e anche amicizia.

Tali sviluppi positivi nelle relazioni interreligiose ed ecumeniche assumono un significato particolare ed urgente nello Sri Lanka. Per troppi anni gli uomini e le donne di questo Paese sono stati vittime di lotta civile e di violenza. Ciò di cui ora c’è bisogno è il risanamento e l’unità, non ulteriori conflitti o divisioni. Certamente la promozione del risanamento e dell’unità è un impegno nobile che incombe su tutti coloro che hanno a cuore il bene della Nazione e dell’intera famiglia umana. Spero che la collaborazione interreligiosa ed ecumenica dimostrerà che, per vivere in armonia con i loro fratelli e sorelle, gli uomini e le donne non devono dimenticare la propria identità, sia essa etnica o religiosa.

Quanti modi ci sono per i seguaci delle diverse religioni per realizzare questo servizio! Quanti sono i bisogni a cui provvedere con il balsamo della solidarietà fraterna! Penso in particolare alle necessità materiali e spirituali dei poveri, degli indigenti, di quanti ansiosamente attendono una parola di consolazione e di speranza. Penso qui anche alle molte famiglie che continuano a piangere la perdita dei loro cari.

Soprattutto, in questo momento della storia della vostra Nazione, quante persone di buona volontà cercano di ricostruire le fondamenta morali dell’intera società! Possa il crescente spirito di cooperazione tra i dirigenti delle diverse comunità religiose trovare espressione in un impegno a porre la riconciliazione fra tutti gli srilankesi al cuore di ogni sforzo per rinnovare la società e le sue istituzioni. Per il bene della pace, non si deve permettere che le credenze religiose vengano abusate per la causa della violenza o della guerra. Dobbiamo essere chiari e non equivoci nell’invitare le nostre comunità a vivere pienamente i precetti di pace e convivenza presenti in ciascuna religione e denunciare gli atti di violenza quando vengono commessi.

Cari amici, vi ringrazio ancora per la generosa accoglienza e per la vostra attenzione. Che questo fraterno incontro confermi noi tutti negli sforzi per vivere in armonia e diffondere le benedizioni della pace.

Mercoledì, 14 gennaio 2015

Canonizzazione del Beato Giuseppe Vaz

Circa 500mila fedeli hanno partecipato alla Messa per la canonizzazione di Giuseppe Vaz, primo santo dello Sri Lanka, morto nel 1711 a 59 anni. La celebrazione si è svolta nel Galle Face Green di Colombo, un parco urbano che si estende per cinque chilometri lungo il litorale dell’Oceano Indiano. Un lungo applauso è seguito alla lettura della formula con cui il Papa ha proclamato il nuovo santo, nato in India da famiglia portoghese e approdato nello Sri Lanka per sostenere i cattolici durante la persecuzione ad opera dei calvinisti olandesi. Al termine della Messa, il card. Ranjith, arcivescovo di Colombo ha consegnato al Papa per le sue opere di carità, un assegno di 70mila dollari, frutto della colletta dei fedeli. (2015-01-14 Radio Vaticana)

OMELIA DEL SANTO PADRE

«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio» (Is 52,10).

Questa è la magnifica profezia che abbiamo ascoltato nella prima Lettura di oggi. Isaia predice l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo sino ai confini della terra. Questa profezia ha un significato speciale per noi che celebriamo la canonizzazione del grande missionario del Vangelo san Giuseppe Vaz. Come innumerevoli altri missionari nella storia della Chiesa, egli ha risposto al comando del Signore risorto di fare discepoli tutti i popoli (cfr Mt 28,19). Con le sue parole, ma soprattutto con l’esempio della sua vita, ha condotto il popolo di questo Paese alla fede che ci concede «l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati» (At 20,32).

In san Giuseppe vediamo un segno eloquente della bontà e dell’amore di Dio per il popolo dello Sri Lanka. Ma in lui vediamo anche uno stimolo a perseverare nella via del Vangelo, a crescere noi stessi in santità, e a testimoniare il messaggio evangelico di riconciliazione al quale egli ha dedicato la sua vita.

Sacerdote Oratoriano, dalla sua natia Goa, san Giuseppe Vaz arrivò in questo Paese, ispirato da zelo missionario e da un grande amore per queste popolazioni. A causa della persecuzione religiosa in atto, si vestiva come un mendicante, adempiva ai suoi doveri sacerdotali incontrando in segreto i fedeli, spesso di notte. I suoi sforzi hanno dato forza spirituale e morale alla popolazione cattolica assediata. Egli ebbe un particolare desiderio di servire i malati e i sofferenti. Il suo ministero con gli infermi, durante un’epidemia di vaiolo a Kandy, fu così apprezzato dal re, che gli fu concessa maggiore libertà di esercitare il ministero stesso. Da Kandy poté raggiungere altre zone dell’isola. Si consumò nel lavoro missionario e morì, esausto, all’età di cinquantanove anni, venerato per la sua santità.

San Giuseppe Vaz continua ad essere un esempio e un maestro per molte ragioni, ma ne vorrei focalizzare tre.

Innanzitutto, egli fu un sacerdote esemplare. Qui oggi con noi ci sono molti sacerdoti, religiosi e religiose, i quali, come Giuseppe Vaz, sono consacrati al servizio del Vangelo di Dio e al prossimo. Incoraggio ognuno di voi a guardare a san Giuseppe come a una guida sicura. Egli ci insegna ad uscire verso le periferie, per far sì che Gesù Cristo sia conosciuto e amato ovunque. Egli è anche esempio di paziente sofferenza per la causa del Vangelo, di obbedienza ai superiori, di amorevole cura per la Chiesa di Dio (cfr At 20,28). Come noi, egli è vissuto in un periodo di rapida e profonda trasformazione; i cattolici erano una minoranza e spesso divisa all’interno; si verificavano ostilità, perfino persecuzioni, all’esterno. Ciò nonostante, poiché egli fu costantemente unito nella preghiera al Signore crocifisso, fu in grado di diventare per tutta la popolazione un’icona vivente dell’amore misericordioso e riconciliante di Dio.

In secondo luogo, san Giuseppe ci ha mostrato l’importanza di superare le divisioni religiose nel servizio della pace. Il suo indiviso amore per Dio lo ha aperto all’amore per il prossimo; egli ha dedicato il suo ministero ai bisognosi, chiunque e dovunque essi fossero. Il suo esempio continua oggi ad ispirare la Chiesa in Sri Lanka. Essa volentieri e generosamente serve tutti i membri della società. Non fa distinzione di razza, credo, appartenenza tribale, condizione sociale o religione nel servizio che provvede attraverso le sue scuole, ospedali, cliniche e molte altre opere di carità. Essa non chiede altro che la libertà di portare avanti la sua missione. La libertà religiosa è un diritto umano fondamentale. Ogni individuo dev’essere libero, da solo o associato ad altri, di cercare la verità, di esprimere apertamente le sue convinzioni religiose, libero da intimidazioni e da costrizioni esterne. Come ci insegna la vita di Giuseppe Vaz, l’autentica adorazione di Dio porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti.

Infine, san Giuseppe ci offre un esempio di zelo missionario. Nonostante fosse giunto a Ceylon per soccorrere e sostenere la comunità cattolica, nella sua carità evangelica egli arrivò a tutti. Lasciandosi dietro la sua casa, la sua famiglia, il conforto dei suoi luoghi familiari, egli rispose alla chiamata di partire, di parlare di Cristo dovunque si recasse. San Giuseppe sapeva come offrire la verità e la bellezza del Vangelo in un contesto multi-religioso, con rispetto, dedizione, perseveranza e umiltà. Questa è la strada anche per i seguaci di Gesù oggi. Siamo chiamati ad “uscire” con lo stesso zelo, con lo stesso coraggio di san Giuseppe, ma anche con la sua sensibilità, con il suo rispetto per gli altri, con il suo desiderio di condividere con loro quella parola di grazia (cfr At 20,32) che ha il potere di edificarli. Siamo chiamati ad essere discepoli missionari.

Cari fratelli e sorelle, prego che, seguendo l’esempio di san Giuseppe Vaz, i cristiani di questo Paese possano essere confermati nella fede e dare un contributo ancora maggiore alla pace, alla giustizia e alla riconciliazione nella società srilankese. Questo è quanto Cristo si aspetta da voi. Questo è quanto san Giuseppe vi insegna. Questo è quanto la Chiesa vi chiede. Vi affido tutti alle preghiere del nostro nuovo Santo, affinché, in unione con tutta la Chiesa sparsa per il mondo, voi possiate cantare un canto nuovo al Signore e proclamare la sua gloria fino ai confini della terra. Perché grande è il Signore e degno di ogni lode (cfr Sal 96,1-4)! Amen.

Preghiera Mariana
nel Santuario di Nostra Signora del Rosario a Madhu.

La guerra in Sri Lanka, conclusa nel 2009 dopo un conflitto trentennale, ha portato “tanto odio, tanta violenza e tanta distruzione”. Ma dall’esempio di Maria, che ai piedi della Croce “ha perdonato gli uccisori di suo Figlio” Gesù, tutti gli srilankesi – Tamil e Singalesi – possano trovare “ispirazione e forza per costruire un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace”. È l’auspicio di Papa Francesco, che ha visitato il Santuario Mariano di Nostra Signora di Madhu, nel nord del Paese. (2015-01-14 Radio Vaticana)

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle, ci troviamo nella dimora di nostra Madre. Qui lei ci dà il benvenuto nella sua casa. In questo santuario di Nostra Signora di Madhu, ogni pellegrino si può sentire a casa, perché qui Maria ci introduce alla presenza del suo Figlio Gesù. Qui Srilankesi, Tamil e Singalesi, tutti giungono come membri di un’unica famiglia. A Maria essi affidano le loro gioie e i loro dolori, le loro speranze e le loro necessità. Qui, nella sua casa, si sentono sicuri. Sanno che Dio è molto vicino; sentono il suo amore; conoscono la sua tenera misericordia, la tenera misericordia di Dio.

Ci sono famiglie qui oggi che hanno sofferto immensamente nel lungo conflitto che ha lacerato il cuore dello Sri Lanka. Molte persone, dal nord e dal sud egualmente, sono state uccise nella terribile violenza e nello spargimento di sangue di questi anni. Nessuno Srilankese può dimenticare i tragici eventi legati a questo stesso luogo, o il triste giorno in cui la venerabile statua di Maria, risalente all’arrivo dei primi cristiani in Sri Lanka, venne portata via dal suo santuario.

Ma la Madonna rimane sempre con voi. Lei è Madre di ogni casa, di ogni famiglia ferita, di tutti coloro che stanno cercando di ritornare ad una esistenza pacifica. Oggi la ringraziamo per aver protetto il popolo dello Sri Lanka da tanti pericoli, passati e presenti. Maria non dimentica mai i suoi figli di questa splendida Isola. Come è sempre rimasta accanto al suo Figlio sulla Croce, così è sempre rimasta accanto ai suoi figli srilankesi sofferenti.

Oggi vogliamo ringraziare la Madonna per questa presenza. Dopo tanto odio, tanta violenza e tanta distruzione, vogliamo ringraziarla perché continua a portarci Gesù, che solo ha il potere di sanare le ferite aperte e di restituire la pace ai cuori spezzati. Ma vogliamo anche chiederle di ottenere per noi la grazia della misericordia di Dio. Chiediamo anche la grazia di riparare i nostri peccati e tutto il male che questa terra ha conosciuto.

Non è facile fare questo. Tuttavia, solo quando arriviamo a comprendere, alla luce della Croce, il male di cui siamo capaci, e di cui persino siamo stati partecipi, possiamo sperimentare vero rimorso e vero pentimento. Solo allora possiamo ricevere la grazia di avvicinarci l’uno all’altro con vera contrizione, offrendo e cercando vero perdono. In questo difficile sforzo di perdonare e di trovare la pace, Maria è sempre qui ad incoraggiarci, a guidarci, a farci fare un altro passo. Proprio come lei ha perdonato gli uccisori di suo Figlio ai piedi della sua croce, tenendo tra le braccia il suo corpo senza vita, così ora lei vuole guidare gli Srilankesi ad una più grande riconciliazione, così che il balsamo del perdono di Dio possa produrre vera guarigione per tutti.

Infine, vogliamo chiedere alla Madre Maria di accompagnare con le sue preghiere gli sforzi degli Srilankesi di entrambe le comunità Tamil e Singalese per ricostruire l’unità che è stata perduta. Come la sua statua è rientrata al suo santuario di Madhu dopo la guerra, così preghiamo che tutti i suoi figli e figlie Srilankesi possano ritornare ora alla casa di Dio in un rinnovato spirito di riconciliazione e fratellanza.

Cari fratelli e sorelle, sono felice di essere con voi nella dimora di Maria. Preghiamo l’uno per l’altro. Soprattutto, chiediamo che questo santuario possa sempre essere una casa di preghiera e un rifugio di pace. Per intercessione di Nostra Signora di Madhu, possano tutti trovare qui ispirazione e forza per costruire un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace per i figli di questa amata terra. Amen.

I media srilankesi salutano il Papa: “il leader che bacia i piedi”


Il popolo dello Sri Lanka ha fatto in modo che il Papa si sentisse a casa, come un vecchio amico che veniva in visita. Ma in questo abbraccio ideale a Francesco non c’era solo la dimostrazione di affetto di cattolici e altri cristiani, ma anche l’espressione di un popolo intero: buddisti, induisti, musulmani, hanno guardato a questo pellegrino di pace, al “leader che bacia i piedi” – come uno dei giornali locali ha descritto la figura di Francesco – come ad una persona di casa. La sua umiltà ha contagiato la gente, che anche se di religione diversa voleva vedere l’uomo vestito di bianco venuto dalla fine del mondo. Buddisti, musulmani, protestanti, cattolici, tutti sono felici per la visita di Francesco, convinti che il passaggio di Francesco sia una benedizione per un Paese che inizia una nuova fase della sua storia. “E’ stata la visita di un sant’uomo” – come ha scritto un giornale locale – “che veglia sulla pace e sul mondo”. (2015-01-15 Radio Vaticana)

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Questa voce è stata pubblicata il 15/01/2015 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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