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Bagnasco: «Liberi di esprimersi, non di offendere».

Bagnasco: «Liberi di esprimersi, non di offendere».

Il presidente della Cei apre il consiglio permanente e affronta i temi del terrorismo islamico e dell’intolleranza. «Un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’Occidente». Poi lancia l’allarme per il patrimonio nazionale, mettendo in guardia dalla «svendita dei gioielli del Paese». (Giacomo Galeazzi)

Bagnasco

«Sì alla libertà di espressione, no alla libertà di offendere». Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha sintetizzato così la posizione di Papa Francesco e della Chiesa Italiana riguardo al tema della satira anti-islamica portato drammaticamente di attualità dalla recente strage di Parigi. Questa posizione, spiega il cardinale di Genova nella prolusione al Consiglio Episcopale Permanente, «è un passo avanti per superare la dittatura del pensiero unico!».

Aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei il cardinale ha poi affrontato temi quali la svendita del patrimonio economico e la crisi finanziaria che minaccia le famiglie. Facendo il punto su appuntamenti ed emergenze nazionali, ha osservato: “Un passaggio decisivo per la nazione- afferma il presidente dei vescovi nella prolusione – è l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Mentre al Presidente Giorgio Napolitano esprimiamo sincera gratitudine e il più cordiale augurio di bene, preghiamo il Signore della storia perché il Parlamento, nel rispetto dei dovuti passaggi, riesca, in tempi brevi, ad esprimere la persona che possa rappresentare con dignità riconosciuta e operosità provata il popolo e la nazione”.

A proposito del terrorismo e dell’intolleranza Bagnasco ha chiarito: «Non si può mai uccidere in nome di Dio: è una bestemmia contro l’uomo e contro il Creatore». Dunque, «quanto è accaduto recentemente a Parigi ha suscitato giustamente l’indignazione del mondo» e come vescovi italiani, rileva il presidente Cei, «abbiamo pregato per le vittime e per la Francia». Non solo: «abbiamo visto con compiacimento – assicura Bagnasco – la grande marcia di protesta e di affermazione del diritto di espressione» con «uniti in prima fila molti capi di Stato e personalità significative». E tuttavia, argomenta il cardinale, «non abbiamo potuto non pensare anche alle migliaia di fratelli e sorelle perseguitati, straziati e uccisi perché cristiani o per motivi etnici. Abbiamo pensato che la libertà religiosa non è garantita nel 60 per cento del pianeta e che, nelle minoranze, sono i cristiani quelli maggiormente perseguitati, tanto che «ne muore uno ogni cinque minuti». «Avremmo voluto allora – confida Bagnasco – che anche la protesta per questo continuo genocidio, anche l’affermazione del diritto inalienabile alla libertà religiosa, fossero stati pubblicamente proclamati dal mondo lì rappresentato, specialmente dall’Occidente che si fa paladino dei diritti umani».

Resta ferma, ovviamente, nella prolusione al parlamentino della Cei, la condanna del fondamentalismo islamico, «nelle forme di sempre e nelle recenti raccapriccianti aberrazioni». «C’è – rileva in proposito Bagnasco – un elemento inedito di tale barbarie: è la violenza esibita, la crudeltà sfacciata, il parossismo angosciato» di queste «raffinate manifestazioni di crudeltà», che «se da una parte vogliono ostentare spregio e sicurezza per spargere terrore, dall’altra esprimono paura e angoscia: il panico che nasce dalla consapevolezza di essere perdenti di fronte all’incalzare della storia».

Ma angosciato è anche l’Occidente che, «di fronte al fenomeno dell’autoproclamato Stato Islamico e al numero di coloro che lasciano l’Europa per sposare il fanatismo omicida», secondo il cardinale di Genova, «dovrebbe fare un serio esame di coscienza e chiedersi il perché di questo arruolamento violento e suicida». «Perché? Una ragione – spiega Bagnasco – è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’Occidente. L’anima di un uomo, come di un popolo e di uno Stato, non si può riempiere di dubbi e di cose materiali: queste sono necessarie, ma non danno senso alla vita. Il senso si trova su un piano diverso, qualitativo».

Di fatto, lamenta il presidente dei vescovi italiani, «il mondo occidentale ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza». Ed è «triste» pensare che «il bagaglio turpe e brutale del fondamentalismo possa incendiare non pochi animi, possa scuoterli dal torpore e dalla noia di una società sempre più liquida, fino a uccidere e a perdere la propria umanità».

«Nessuno di noi – ragiona il porporato – pensa che l’Occidente sia esente da colpe vecchie e nuove, ma neppure si può negare che la cultura dei diritti fondamentali, sempre integrata a quella dei doveri, sia una conquista dell’umanità. Il Cristianesimo non può essere identificato con l’Occidente: il Vangelo è storico e metastorico, si incarna nelle culture, ma non coincide con nessuna cultura. Però è innegabile, anche se l’Europa l’ha negato per ideologia, che il lievito del Vangelo sta alla radice dell’umanesimo plenario, che ha alla base la dignità sacra di ogni uomo fatto ad immagine di Dio, Amore e Comunione».

Il numero uno della Cei è quindi tornato sula teoria del gender. «I libri ispirati alla teoria del gender, sono veramente scomparsi dalle scuole italiane?», si è chiesto nella prolusione al Consiglio Episcopale Permanente, riportando le recenti affermazioni di Papa Francesco contro la «colonizzazione ideologica». «Educare al rispetto di tutti – sottolinea il cardinale di Genova – è doveroso, e la scuola lo ha sempre fatto grazie al buon senso e alla retta coscienza dei docenti, ma qui siamo di fronte a un’altra cosa: si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori».

Il leader dell’episcopato nazionale si è poi soffermato sulla crisi economica che perdura anche se, in sede europea, vi sono segnali giudicati positivi e promettenti. “Condividiamo le speranze di tutti, ma noi vediamo che la lama del disagio continua a tormentare moltissime famiglie che non arrivano da tempo alla fine del mese; anziani che attendono le loro magre pensioni mangiando pane e solitudine – sostiene il porporato -. Giovani che hanno paura per il loro futuro incerto, e che bussano – non di rado sfiduciati – alle porte del lavoro; adulti che il lavoro lo hanno perso e che hanno famiglia da mantenere e impegni da onorare. Su tutto si staglia l’urgenza che, più di tutte, s’impone: il lavoro e l’occupazione. Con rispetto e forte convinzione, consapevoli del nostro dovere di Pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare a questo prima di ogni altra cosa, che – pur necessaria o opportuna – è sentita dalla gente come lontana dai suoi problemi quotidiani”.

Non basta neppure “rincorrere i debiti – più o meno voraginosi – vendendo i gioielli di casa frutto dell’intelligenza e della capacità dei nostri padri, perché, poi, si resta con niente in mano – né strutture né professionalità – in balia di chi guarda all’Italia come ad una preda succulenta e ambita da spolpare”. Infatti, “alla fine di queste operazioni d’azzardo, si resta con pochi pezzi in mano, pezzi che – scollati gli uni dagli altri – diventeranno sempre più deboli, pronti per essere azzannati al momento opportuno da quanti non hanno certamente a cuore il bene del nostro Paese”.

Se la politica ha determinanti responsabilità per facilitare lo sviluppo e la creazione di lavoro, entrare in politica, però, non è l’unica via per perseguire il bene comune. “La prima via è per tutti: fare con onestà, sacrificio e competenza il proprio dovere di lavoratore e di cittadino”, raccomanda Bagnasco. E ci sono anche altre strade, ad esempio investire i propri onesti capitali: i denari ci sono, e non pochi, ma gli investimenti sono scarsi. “Non si tratta di fare degli oboli a nessuno, ma di mettere in gioco se stessi e qualcos’altro, avendo le doverose garanzie di serietà, correttezza e celerità dei pubblici poteri-osserva il porporato-. Esiste l’onestà dei singoli e delle aziende, ma esiste altresì l’onestà dello Stato e della burocrazia, come di ogni altro legittimo potere, che non deve affermare se stesso, ma unicamente la giustizia”. Il Paese non deve cedere alla sfiducia. “Il popolo degli onesti – che è un grande popolo – non deve lasciarsi demoralizzare. Mai! Neppure dai cattivi esempi di malaffare e di corruzione”, avverte Bagnasco.

http://vaticaninsider.lastampa.it

 

 

 

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
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I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
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