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A sondaggio preti e vescovi donne.

A sondaggio preti e vescovi donne:
Quanti (e quali) commenti online.

la reverenda Libby Lane ha fatto carriera

Sulle agenzie e sui quotidiani la notizia, più o meno, è comparsa. Ma sulla Rete d’informazione ecclesiale in cui quotidianamente mi aggiro è rimasta quasi ignorata. Tranne che dal sito di Famiglia Cristiana (http://tinyurl.com/m8t4qtx ), che invece l’ha “condita” con un approfondimento e soprattutto con uno dei suoi frequenti sondaggi: «Vorreste che la Chiesa cattolica ordinasse sacerdoti e vescovi donne?».

Sto parlando della consacrazione della reverenda Libby Lane, prima donna vescovo nella Chiesa d’Inghilterra. È l’attuazione di una decisione frutto di un processo lunghissimo, di cui in Italia, a parte certe fonti specializzate, si sono seguiti solo i momenti salienti. Eppure, avendo spostato l’obiettivo sulla Chiesa di Roma, il sondaggio del settimanale paolino ha riscosso qualche significativo risultato, in termini quantitativi: 39 commenti sul sito, 235 sul profilo Facebook, altri 40 per la parallela intervista alla teologa Stella Morra, più l’ulteriore ridondanza garantita dalle complessive 116 condivisioni.

Quanto ai contenuti, detto di una certa prevalenza dei “no” sui “sì” e di qualche addebito alla rivista per l’iniziativa in sé, direi che le argomentazioni riflettono i principali luoghi della discussione sul sacerdozio femminile come l’abbiamo conosciuta negli anni. Compaiono, con qualche comprensibile semplificazione, i riferimenti alla Scrittura (spesi ugualmente pro e contro), quelli alla tradizione, il pronunciamento di Giovanni Paolo II come motivo sufficiente per non parlarne, le condizioni del nostro tempo (sia dal lato della parità uomo-donna, sia da quello della carenza di vocazioni sacerdotali) come motivo sufficiente per parlarne.

Infine, ecco tre commenti sui quali non mi limiterei a sorridere. Estetica maschilista (suscitato dalla foto della woman bishop): «A me sembra più uomo che donna». Ministerialità confusa: «Perché non ordinare gli uomini come suore?». Prudenza bioetica: «Sì, ma dopo la menopausa».

WikiChiesa, a cura di Guido Mocellin
Avvenire 30/01/2015


 

La reverenda Libby Lane ha fatto carriera…

Era stata ordinata insieme al marito, i primi due anglicani sposati ad essere consacrati contemporaneamente sacerdoti dalla Chiesa d’Inghilterra. E ora è stata ordinata vescovo nella cattedrale di York: sarà responsabile della diocesi di Stockport. Ma al momento dell’ordinazione si è sentita anche una clamorosa contestazione…

Consacrata la prima donna vescovo della chiesa d'Inghilterra, Libby Lane

Era stata ordinata insieme al marito, i primi due anglicani sposati ad essere consacrati contemporaneamente sacerdoti dalla Chiesa d’Inghilterra. Poi Libby Lane ha fatto carriera, a differenza del marito restato soltanto prete, ed è stata ordinata vescovo il 26 gennaio nella cattedrale di York, prima donna vescovo del Regno Unito e sarà responsabile della diocesi di Stockport. Arriva così ad un punto di svolta un processo che è cominciato nel 1994 quando venne ordinata la prima donna sacerdote, che è andato avanti per vent’anni tra polemiche e resistenze interne. Diversi Sinodi in Gran Bretagna hanno respinto la proposta di ordinare donne vescovi soprattutto a causa della contrarietà del laicato anglicano inglese. La situazione si è sbloccata l’anno scorso con la nomina del nuovo arcivescovo di Canterbury, Justin Welbey, che insieme alla Regina Elisabetta presiede la Chiesa anglicana.

Secondo gli osservatori si tratta di un passo storico che tuttavia può complicare il dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica. Il Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra aveva votato a luglio scorso sulla ordinazione di donne vescovo. I favorevoli erano stati 351, i contrari 72 e gli astenuti 10. La maggioranza dei due terzi, necessari per la decisione, è stata raggiunta in ognuna delle tre Camere che compongono il Sinodo e cioè Camera dei vescovi, Camera del clero e Camera dei laici. Nel 2012 sulla stessa votazione la maggioranza era mancata per sei voti. Si è così avviato l’iter formale con l’approvazione da parte del Parlamento britannico e il sigillo apposto dalla Regina e si è arrivati all’ordinazione di lunedì scorso.

La Chiesa d’Inghilterra, Chiesa madre della comunione anglicana, è l’ultima ad arrivare alla decisione e per questo motivo il passo è storico. Nelle altre comunioni anglicane del mondo sono già 27 le donne consacrate vescovo. L’ultima era stata Pat Storey, madre di 2 figli, ordinata vescovo dalla Chiesa anglicana d’Irlanda, che ha giurisdizione anche sull’Irlanda del Nord, territorio inglese, dove il vescovo Pat esercita la sua missione, prima donne vescovo di fatto a prestare servizio sul suolo del Regno Unito, pur non essendo stata ordinata dalla Chiesa inglese. La questione ha suscitato da anni polemiche drammatiche nella Comunione anglicana mondiale. Molti sono stati gli anglicani, laici, ma anche preti e vescovi che sono passati alla Chiesa cattolica.

Benedetto XVI nel 2009 aveva stabilito l’istituzione di un Ordinariato speciale per i fuoriusciti dalla Comunione anglicana, nel quale potevano mantenere riti e tradizioni proprie dell’anglicanesimo se compatibili con la dottrina cattolica. La decisione del Papa aveva provocato discussioni tra gli anglicani e anche tra gli esperti di ecumenismo. L’Ordinariato dipende direttamente dalla Congregazione per la dottrina della fede. La svolta della Chiesa d’Inghilterra con la decisione storica del luglio scorso e l’ordinazione di lunedì 26 gennaio cambia i rapporti di forza dentro la Chiesa inglese, ma lascia ancora qualcuno molto perplesso.

Nella cattedrale di York prima dell’ordinazione della signora Libby, quando il vescovo che presiede domanda ai presenti se qualcuno ha qualcosa da dire in contrario, si è alzato il reverendo Paul Williamson (niente a che vedere con il vescovo negazionista lefebvriano), che ha gridato “Not in my name”, aggiungendo che “non è nella Bibbia”. Adesso bisognerà vedere se l’ordinazione comporterà problemi nel dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica. L’arcivescovo di Birmingham, mons. Bernard Longley, co-presidente della commissione mista di dialogo cattolico-anglicana, in un’intervista alla Radio Vaticana mercoledì 28 gennaio, ha escluso un rallentamento del dialogo ricordando che altre Comunioni anglicane hanno già deciso in questo senso.

http://www.famigliacristiana.it/


Ordinazione delle donne?
«No, non è tra le questioni riformabili»

Lo spiega con chiarezza Stella Morra, vice-presidente delle teologhe italiane: “È sbagliato dire che le donne nella Chiesa per contare di più devono essere come gli uomini, cioè avere il sacerdozio. Non è una questione di potere né di quote rosa”.

Stella MorraPerché? “Lo esclude la Lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, del 22 maggio 1994 sull’ordinazione sacerdotale riservata soltanto agli uomini. Qui troviamo esposte in maniera precisa ed esauriente le ragioni teologiche sulle quali il Magistero pontificio basa l’esclusione delle donne dal sacerdozio ministeriale. Per ora vale questo testo”.

E in futuro? “Può darsi che si possa tornare sulla questione. Ma per ora la questione è chiusa dal punto di vista formale. Inoltre c’è il n. 1577 del catechismo della Chiesa cattolica che risponde così alla domanda su chi può ricevere l’ordine sacro: “Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile. Il Signore Gesù ha scelto uomini per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile”.

Quindi non è una questione di pari opportunità? “Assolutamente no. Anzi è sbagliato dire che le donne nella Chiesa per contare di più devono essere come gli uomini, cioè avere il sacerdozio. Non è una questione di potere né di quote rosa, almeno se il ministero sacerdotale è inteso, come dovrebbe essere, come un servizio”.

Ma le donne devono contare di più nella Chiesa? “Ripeto che non è una questione di spazi di potere. Va ripensato il ruolo della donna e va attuato il Concilio. Ma voglio ricordare che le donne hanno già una presenza molto fattiva nella vita della Chiesa. Il problema è che spesso il loro lavoro non appare nel volto pubblico della Chiesa. Tuttavia limitarsi al dibattito sul sacerdozio femminile rischierebbe solo di fornire un alibi e poi di non risolvere niente”.

http://www.famigliacristiana.it

28 gennaio 2015

 

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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