COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Un cappotto bianco tra le baracche.

Un cappotto bianco tra le barache:
«È il Papa! È il Papa!».

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Dalla porta di lamiera spunta un cappotto bianco: «È il Papa! È il Papa!». La visita che non ti aspetti. Un raggio di sole in una vita fatta di stenti. Prima di arrivare alla parrocchia di San Michele Arcangelo a Pietralata per la programmata visita nel pomeriggio di domenica 8 febbraio, Papa Francesco ha voluto fermarsi al campo Arcobaleno a Ponte Mammolo, una baraccopoli nella periferia nordorientale di Roma, nei pressi del fiume Aniene. Accompagnato dal parroco di San Michele, don Aristide Sana, poco prima delle 16 Francesco è arrivato al campo che ospita nomadi e profughi assistiti dai volontari della Comunità di Sant’Egidio.

Dopo la sorpresa e lo sconcerto iniziali, il Pontefice è stato letteralmente avvolto dall’abbraccio dei poveri, famiglie intere, commosse e incredule spuntavano dalle casupole, bambini lo circondavano. Il Papa ha chiesto ¿Quién habla castellano? e a gran voce il gruppo di latinoamericani ha risposto ¡Todos! Francesco allora si è fermato a scambiare qualche parola con ognuno, a regalare carezze ai più piccoli, poi ha invitato tutti a pregare insieme il Padre nostro e ha concluso con la benedizione. All’uscita dal campo il Pontefice ha incontrato una famiglia di ucraini e ha voluto affettuosamente fermarsi qualche minuto anche con loro. Gli ha detto: «Prego ogni giorno per la pace nel vostro Paese».

È cominciato così — nella semplicità di un gesto di attenzione a chi ha dovuto lasciare la propria terra e in un Paese straniero cerca con fatica di ricostruire il proprio futuro — il pomeriggio romano di Papa Francesco. Non sono serviti grandi discorsi. La potenza dei gesti va oltre le parole. Ad aspettare il Pontefice in parrocchia c’era una folla assiepata da qualche ora dietro le transenne e con loro il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, il vescovo Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord, e dal reggente della prefettura della Casa Pontificia, monsignor Leonardo Sapienza. Il primo incontro è stato per i malati. Lo attendevano nella piccola palestra adiacente alla chiesa. «Mai un padre lascia i figli da soli» ha detto loro il Papa, «Ci sono i giorni bui», difficili, dove «non si vede niente». Ma anche nel buio Dio «è il papà», il padre «che ci ama tanto». E li ha invitati a fidarsi di Dio, a essere coraggiosi nella fiducia in Dio che mai delude. A loro, che sperimentano quotidianamente la prova della sofferenza, Francesco ha suggerito di chiamare sempre Dio «padre», e di stare certi che lui «si avvicinerà al nostro cuore». L’incontro si è concluso con un’anziana signora che ha improvvisato una canzone per il Papa, molto divertito. La cordialità di questo primo momento si è trasformata in una ventata di vitalità quando Francesco ha salito le scale e ha raggiunto la stanza dove lo attendevano una ventina di famiglie con i bambini piccoli, alcuni di loro battezzati di recente. Come di consueto il Papa ha tranquillizzato i genitori di non agitarsi per il chiasso e il pianto dei fanciulli perché è «una promessa di vita». Con dolcezza Francesco li ha salutati uno a uno, non si è preoccupato di sporcarsi le mani con la tempera di un quadro che i più grandicelli avevano appena finito di dipingere per lui e poi ha raccomandato ai papà e alle mamme di insegnare ai figli a farsi il segno della croce.

Con un’altalena di emozioni differenti si è dipanato il percorso del Papa nei piccoli locali di questa parrocchia della periferia romana, dove tutto si è svolto all’insegna della semplicità, ma con l’intensità di un’esperienza vera. Grande commozione, ad esempio, c’è stata nell’incontro avuto dal Pontefice con un gruppo di poveri senza fissa dimora, polacchi e romeni. Con gli occhi pieni di lacrime di riconoscenza hanno ascoltato parole che sono arrivate loro come carezze: «Grazie — ha detto loro Francesco — per la testimonianza di portare avanti la solitudine, la croce». Tante volte, ha continuato, «la gente non sa il vostro nome e vi chiama “i senzatetto”, e voi sopportate questo, è la vostra croce e la vostra pazienza. Ma c’è qualcosa nel cuore di tutti voi, di questo vi prego di essere sicuri: c’è lo Spirito Santo»; e ha spiegato utilizzando l’immagine del fuoco che sembra spento: «Vediamo cenere, e pensiamo che tutto è finito, che non c’è più niente; ma se viene un po’ di vento o noi facciamo un gesto per rimuovere quella cenere, troviamo che sotto arde ancora il fuoco», così «sotto tanta cenere di sofferenza, di solitudine sappiate che c’è il fuoco dello Spirito Santo, sotto, c’è l’abbraccio dell’amore di Dio». Anche Gesù ha vissuto la croce, perciò, ha concluso il Papa, «Gesù vi capisce bene. Anch’io vi capisco bene e vi sono vicino». E ai clochard del quartiere, come gesto concreto di vicinanza, il Papa ha fatto avere un centinaio di sacchi a pelo per difendersi dal freddo della notte. Tornato nei locali vicino alla sagrestia, dove ha salutato i sacerdoti della prefettura, Francesco si è lasciato travolgere dall’affetto e dall’entusiasmo di bambini e ragazzi dei gruppi delle comunioni, delle cresime e del gruppo scout Roma 65. La piccola Aurora di 9 anni legge una lettera: «Caro Papa Francesco, vorrei che tutte le guerre finissero. Conto su di te», e lui allora improvvisa una breve e animata lezione di catechismo, fatta di continui botta e risposta con i fanciulli: «Chi è il padre della guerra?», e i bambini in coro: «Il diavoloooo!»; «Giusto! Perché il diavolo è il padre dell’odio. D’accordo? È il padre delle bugie, il padre delle menzogne. Perché? Perché non vuole l’unità. Invece Dio vuole l’unità. E per Dio, che è il nostro padre, tutti siamo fratelli». E con parole semplici ha fatto capire ai piccoli come la pace si costruisca nella vita di ogni giorno: «Voi dove volete stare, nella guerra o nella pace?», risposta: «Nella pace!», e allora ha incalzato il Papa: «Perché litigate tra voi?». Rispondendo poi alla domanda di una ragazza del gruppo cresima che gli ha chiesto come ci si accorge del dono dello Spirito Santo, Francesco ha spiegato: «Io non sento la colomba che viene…» ma, «se ho voglia di fare il bene, di volere la pace, di volere bene a tutti, chi fa questo? Lo Spirito Santo dentro di noi».

In pochi minuti il catechismo in pillole ha toccato i temi della preghiera, dell’Eucaristia e della partecipazione alla messa: «C’è chi dice: ma io non vado a messa perché sono stanco», ma chi fa così non capisce il grande errore che commette: «Perché sei tu che perdi, perché se vai a messa ricevi Gesù e sei più forte per lottare nella vita». Di amore e scelte per la vita, poi, Francesco ha parlato con gli scout e le loro famiglie. Prima è diventato uno di loro mettendosi un fazzoletto al collo, poi, dopo un po’ di immancabili selfie, ha ascoltato la domanda di Lucilla: «Come hai capito che la scelta che hai fatto, con le rinunce che ha comportato, era quella giusta?». Ancora una volta la risposta pesca nella vita di ogni giorno, affinché tutti capiscano: «Si sente la stessa cosa che si sente quando un uomo e una donna si scelgono e si sposano», la sicurezza interiore viene dal fatto che «sono sicuri di amarsi». E le rinunce non ci sono solo nella vita consacrata, ma anche nel matrimonio, anche «la vita del matrimonio non è facile». L’importante è sentire la chiamata di Gesù che dice: «Vai tranquillo, non scoraggiarti, io sono con voi» e non dimenticare mai, anzi ravvivare sempre «quel primo amore» che ci si è promessi davanti a Dio. Dopo aver raccomandato a tutti, come aveva già fatto in altre occasioni, di non lasciare che in famiglia finisca la giornata con il rancore e con il litigio, e di sapersi perdonare, Francesco ha confessato cinque parrocchiani e poi, insieme al cardinale Vallini, al vescovo Di Tora, al presbiterio della parrocchia e ai sacerdoti della prefettura ha celebrato in chiesa la messa — il rito è stato diretto da monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie — che ha concluso la sua visita in periferia.

Maurizio Fontana
L’Osservatore Romano, 10 febbraio 2015.

 

Un commento su “Un cappotto bianco tra le baracche.

  1. ISIDRO SANS i BALCELLS
    09/02/2015

    É, IL pAPA, CHE COME SEMPRE CI APRE LA ESTRADA VERSO I PIÚ BISOGNOSI!

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 09/02/2015 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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