COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della III Settimana di Quaresima

III Settimana di Quaresima

 III Domenica di Quaresima (B)

Domenica 8 Marzo

(DOMENICA – Viola)

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Es 20,1-17   Sal 18   1Cor 1,22-25   Gv 2,13-25:
Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere

Lunedì 9 Marzo

(Feria – Viola)

Lunedì della III settimana di Quaresima

2Re 5,1-15   Sal 41 e 42   Lc 4,24-30:
Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.

Martedì 10 Marzo

(Feria – Viola)

Martedì della III settimana di Quaresima

Dn 3,25.34-43   Sal 24   Mt 18,21-35:
Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Mercoledì 11 Marzo

(Feria – Viola)

Mercoledì della III settimana di Quaresima

Dt 4,1.5-9   Sal 147   Mt 5,17-19:
Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Giovedì 12 Marzo

(Feria – Viola)

Giovedì della III settimana di Quaresima

Ger 7,23-28   Sal 94   Lc 11,14-23:
Chi non è con me è contro di me.

Venerdì 13 Marzo

(Feria – Viola)

Venerdì della III settimana di Quaresima

Os 14,2-10   Sal 80   Mc 12,28-34:
Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.

Sabato 14 Marzo

(Feria – Viola)

Sabato della III settimana di Quaresima

Os 6,1-6   Sal 50   Lc 18,9-14:
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Domenica 15 Marzo

(DOMENICA – Viola o Rosaceo)

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO B)

2Cr 36,14-16.19-23   Sal 136   Ef 2,4-10   Gv 3,14-21:
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Commento al vangelo del giorno,
di Paolo Curtaz.

Lunedì della III settimana di Quaresima

2Re 5,1-15   Sal 41 e 42   Lc 4,24-30: Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.

Commento su Luca 4,24-30

Quanto ha ragione il Signore! Nessun profeta è bene accetto in patria ed elenca i casi in cui, nella storia di Israele, un profeta davvero non è stato accolto. E ancora oggi accade così: crediamo di conoscere le persone, siamo colpiti dalle loro parole ma ne smorziamo la forza perché le giudichiamo a partire dalla loro vita. Come può il falegname di Nazareth parlare come un rabbino? Come può presentarsi come un profeta se tutti sanno da dove viene? Quante volte impediamo alle parole del Signore giungere al nostro cuore perché ci fermiamo all’apparenza di chi le pronuncia! E questa affermazione è scomoda: accampiamo mille scuse pur di non ammettere questa disarmante verità. Lasciamoci provocare dal Signore, individuiamo la sua presenza anche quando si nasconde nel volto poco trasparente del prete scontroso, della suora antipatica, del vicino pedante. La Parola si fa strada attraverso le nostre parole, senza perdere di efficacia, convertendo i cuori di chi la accoglie con umiltà. Nessun profeta è riconosciuto, in patria, per una volta cerchiamo noi di essere l’eccezione che conferma la regola!

Martedì della III settimana di Quaresima

Dn 3,25.34-43   Sal 24   Mt 18,21-35: Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Commento su Matteo 18,21-35

La proposta di Pietro è generosa ed eroica, quella di Gesù folle, che capiamo solo nella logica divina. Siamo chiamati a perdonare sempre perché siamo perdonati sempre. Il piccolo credito che abbiamo verso i fratelli non è nulla rispetto al debito mostruoso che abbiamo contratto verso Dio. E che egli ha cancellato. Il debito del servo è volutamente assurdo: un talento equivale a 36 chili d’oro. Diecimila talenti è una cifra inimmaginabile. Quel debito viene condonato, non il debito dell’altro servo che, pur dovendo una cifra consistente al collega, circa duecento giornate lavorative, non ha di che pagare. La reazione del padrone è feroce: sei chiamato a perdonare perché ti è stato condonato molto di più. Ecco la ragione del perdono cristiano: perdono chi mi ha offeso perché io per primo sono un perdonato. Non perdono perché l’altro migliori, o si converta, o si intenerisca. A volte l’altro non sa nemmeno di essere stato perdonato e può disprezzare il mio gesto. Non perdono perché l’altro cambi, ma perché io ho urgente bisogno di cambiare! Il perdono mi situa in una posizione nuova, diversa, mi rende simile a quel Dio che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti.

Mercoledì della III settimana di Quaresima

Dt 4,1.5-9   Sal 147   Mt 5,17-19: Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Commento su Matteo 5,17-19

Gesù è accusato di essere un anarchico, di sovvertire i costumi, di essere un blasfemo perché non rispetta la Legge. Oggi, invece, egli afferma di osservare la Legge e chiede che sia osservata scrupolosamente. Chi ha ragione? I farisei rispettavano la Legge e chiedevano di osservarla, certo. Ma la loro non era la legge data da Dio a Mosè sul Sinai, ma gli oltre seicento precetti della tradizione orale che si erano accumulati con i secoli e che Gesù contestava vigorosamente. Mischiando insieme sacrosanti comandi con pie devozioni, opinioni teologiche con semplici e discutibili abitudini, i rabbini e i dottori della Legge avevano messo tutto sullo stesso piano, come a volte accade anche a noi, oggi, creando una gran confusione. Quando ci avviciniamo alla fede dobbiamo essere ben consapevoli che non tutto è uguale allo stesso modo: ci sono dei pilastri essenziali alla fede, poi ci sono delle riflessioni consequenziali e, infine, le tradizioni (buone e da rispettare, ma con giudizio!) delle singole comunità e dei singoli preti. Fare un po’ di chiarezza intorno a cosa è essenziale distinguendolo dalle cose marginali gioverebbe anche a noi cattolici!

Giovedì della III settimana di Quaresima

Ger 7,23-28   Sal 94   Lc 11,14-23: Chi non è con me è contro di me.

Commento su Luca 11,14-23

Gesù non ama essere frainteso. È incredibile come gli uomini, ieri come oggi, si lascino trascinare dagli istinti mistici, dando retta a chiunque! Gesù non vuole essere scambiato per un guaritore, per un santone, per un guru: nel vangelo di Marco impedisce ai miracolati di parlare, per timore di essere manipolato. Oggi, invece, Gesù si deve difendere da chi lo accusa in maniera piuttosto ridicola di operare esorcismi in nome di Satana! E Gesù (ma quanta pazienza ha?) invece di ridicolizzare questa teoria la argomenta e la smonta parola per parola, argomentandola. Ovviamente non può guarire in nome di Satana perché scacciare i demoni in nome del principe dei demoni è piuttosto controproducente, annota il Maestro! Quante volte, ancora oggi, accampiamo mille scuse pur di non accogliere la disarmante pretesa di Gesù di essere rivelatore del Padre! Piuttosto che accogliere con umiltà la novità di Dio, ci arrampichiamo sugli specchi per dare spiegazioni alternative, anche folli, pur di non mettere in conto il fatto che quando Gesù si dichiara Figlio di Dio…potrebbe anche esserlo!

Venerdì della III settimana di Quaresima

Os 14,2-10   Sal 80   Mc 12,28-34: Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.

Commento su Marco 12,28b-34

Mi sembra il minimo che nessuno avesse il coraggio di interrogare Gesù! Il dottore della Legge gli pone una domanda ma non per ascoltare una risposta: vuole mettere in imbarazzo il Signore! I rabbini del tempo, una parte di loro almeno, sostenevano che bisognasse scrupolosamente osservare tutti e seicento i precetti, che non ve ne fosse uno più importante di altri. Gesù, invece, aiuta il malcapitato a riflettere su cosa è essenziale nella sovrabbondanza di precetti e questi, giustamente, riporta lo Shemà, la preghiera più importante per gli ebrei, quella che fa memoria della presenza di Dio e un altro comando, considerato essenziale da uno dei rabbini più seguiti dell’epoca, Hillel. Ottenuta la risposta Gesù lo liquida: bene, bravo, vivi quello che hai detto. Che imbarazzo! A volte anche noi riduciamo la fede a disquisizione, a grandi convegni, a teorie teologiche, senza lasciare che la Parola di Dio fecondi e cambi le nostre vite… Evitiamo di ridurre la fede a teoria ma applichiamola nella concretezza delle nostre scelte, per non fare come il teologo del vangelo di oggi, che deve ammettere a se stesso di dover ancora iniziare a imparare ad amare…

Sabato della III settimana di Quaresima

Os 6,1-6   Sal 50   Lc 18,9-14: Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Commento su Luca 18,9-14

La feroce parabola del Signore ci invita a non vedere la nostra fede come un gioiello da mostrare a Dio, come un’ulteriore occasione per sfoggiare le nostre capacità spirituali. Il fariseo che si compiace della propria devozione, in fondo, dice il vero: sta veramente mettendocela tutta per vivere e osservare le tante regole che i rabbini imponevano al pio israelita. In cosa sbaglia, allora? È consapevole della propria superiorità e si confronta col povero pubblicano, oggettivamente peccatore, che non osa nemmeno alzare lo sguardo. Non è con quelli più lontani da noi che dobbiamo confrontarci, ma con chi ancora potremmo diventare, col progetto di santità che Dio ha su di noi! Siamo sempre pronti a vedere le nostre piccole qualità e a sottolineare i nostri piccoli meriti, se confrontati con le fragilità altrui. Il Signore, invece, ci invita a guardare sempre e solo al nostro percorso, guardando alla meta, non ai fratelli. E Gesù conclude, amareggiato, che il fariseo esce dal tempio senza avere incontrato Dio, perché il suo cuore è ricolmo di sé. Il pubblicano, invece, ha preso consapevolezza del proprio vuoto. Ora è pronto per essere colmato.

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO B)

2Cr 36,14-16.19-23   Sal 136   Ef 2,4-10   Gv 3,14-21: Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Commento su Giovanni 3,14-21

È Gesù che, passando, vede il cieco nato. Non grida, il poveretto, non chiede, forse neppure sa chi sia il Nazareno. La sua è una vita fatta di ombre, di fantasmi. Non ha mai visto la luce, come desiderarla? Perché? E Dio lo vede, vede il suo dolore, il suo bisogno, la sua pena, la sua vergogna.

Si vergogna, il cieco, perché è un innocente che paga i peccati de genitori. È Dio che l’ha punito, perché chiedere qualcosa a questo Dio terrificante? Così tutti pensano. E invece. Un po’ di fango sugli occhi, e l’uomo torna a vedere. Gesù, intanto, se n’è andato, non vuole applausi, vuole solo dimostrare che Dio non è quel bastardo che a volte gli uomini (religiosi) dicono che sia. Inizia un feroce dibattito: chi lo ha guarito? Perché? E perché di sabato? Molti sono i personaggi coinvolti: la folla, i farisei, i suoi genitori, i discepoli… Ma lui solo è il protagonista, il cieco che recupera prima la vista, poi l’onore, poi la fede. Prima descrive Gesù come un uomo, poi come un Profeta, poi lo proclama Figlio di Dio. La fede è una progressiva illuminazione, passo dopo passo, ci mettiamo degli anni per riuscire a proclamare che Gesù è il Signore. E anche la sua forza cresce: il suo senso di colpa svanisce, acquista coraggio. Interrogato, risponde, quando viene inquisito dai devoti, sa cosa dire. Infine è ironico, controbatte, argomenta. Non ha timore, nemmeno dei suoi genitori, pavidi, divorati dal giudizio degli altri, che si rifiutano di schierarsi, intimoriti dalla tragica logica comune. È libero, il cieco. Ci vede, ci vede benissimo, con gli occhi e col cuore.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 08/03/2015 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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