COMBONIANUM – Formazione Permanente

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Commento al Vangelo della II Settimana di Pasqua

II Settimana di Pasqua

Commento al Vangelo del giorno

 

Lunedì 13 Aprile

Lunedì della II settimana di Pasqua

At 4,23-31   Sal 2   Gv 3,1-8:

Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

Martedì 14 Aprile

Martedì della II settimana di Pasqua

At 4,32-37   Sal 92   Gv 3,7-15:

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.

Mercoledì 15 Aprile

Mercoledì della II settimana di Pasqua

At 5,17-26   Sal 33   Gv 3,16-21:

Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Giovedì 16 Aprile

Giovedì della II settimana di Pasqua

At 5,27-33   Sal 33   Gv 3,31-36:

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

Venerdì 17 Aprile

Venerdì della II settimana di Pasqua

At 5,34-42   Sal 26   Gv 6,1-15:

Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.

Sabato 18 Aprile

Sabato della II settimana di Pasqua

At 6,1-7   Sal 32   Gv 6,16-21:

Videro Gesù che camminava sul mare.

Domenica 19 Aprile

III DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

At 3,13-15.17-19   Sal 4   1Gv 2,1-5   Lc 24,35-48:

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Cristo è Risorto!

Commento al Vangelo del giorno
di Paolo Curtaz.

Lunedì della II settimana di Pasqua

At 4,23-31   Sal 2   Gv 3,1-8: Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

Nicodemo è incuriosito da Gesù, ne è affascinato. È un uomo retto, un uomo di Legge, come potrebbe un peccatore compiere i prodigi che Gesù compie? Ma ha paura, teme il giudizio impietoso dei suoi amici farisei, del Sinedrio, non è opportuno manifestare simpatia per il Galileo: va da Gesù di notte. Quante persone conosco che sono come lui! Spaventate dal giudizio degli altri, intimoriti nel definirsi “credenti” o, peggio del peggio, “cattolici”! Persone che pensano di apparire antiquate rispetto ad una presunta modernità che, bene o male, relega il fattore religioso negli “interessi” personali e soprattutto riservato a persone emotivamente instabili… Ma Gesù lo accoglie ugualmente, non lo respinge, e lo invita a riflettere: per cambiare deve avere il coraggio di rinascere dall’alto, deve avere il coraggio di cambiare mentalità. Sembra impossibile, è vero, ma lo Spirito può davvero convertire chiunque, far cambiare la direzione di una barca a vela. E così sarà per il pavido Nicodemo che, alla fine della sua sofferta ricerca, non avrà paura di schierarsi per chiedere il corpo straziato del Maestro, non temerà più il giudizio di un mondo che ormai sperimenterà come “vecchio”…

Martedì della II settimana di Pasqua

At 4,32-37   Sal 92   Gv 3,7-15: Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.

Ora tutto è chiaro. Ora che il Signore risorto illumina la mente e il cuore dei discepoli, tutto acquista un senso e una dimensione diversa. Così i discepoli riprendono in mano le parole del Maestro e le rileggono alla luce di ciò che è avvenuto. Fra i vari episodi uno in particolare acquista un significato nuovo: l’incontro di Gesù con Nicodemo, capo dei farisei. È Nicodemo stesso, divenuto discepolo, a parlarne. È andato da Gesù di notte per imbarazzo: il Nazareno è un personaggio particolare, è rischioso frequentarlo, meglio farlo di nascosto. E Gesù lo aveva invitato ad uscire dai suoi schemi mentali, a rinascere dall’alto. Nicodemo, allora, aveva tentennato: tutta la sua preparazione teologica non gli era servita davanti all’enigma proposto da Gesù. Alla luce del risorto tutto è chiaro; anche quel curioso riferimento all’episodio dei morsi dei serpenti velenosi aveva un significato: come Mosè aveva fatto fondere un serpente in bronzo per poi innalzarlo, così che gli ebrei morsicati dai serpenti potessero guarire, così Cristo, innalzato sulla croce, libera i discepoli dal morso del peccato e della morte. Anche noi siamo invitati a rileggere la nostra vita alla luce della resurrezione…

Mercoledì della II settimana di Pasqua

At 5,17-26   Sal 33   Gv 3,16-21: Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Dio ha talmente amato il mondo da mandare suo figlio a salvare il mondo. Questa affermazione di Gesù raccolta da un tentennante Nicodemo, capo dei farisei, e riconsegnata ai discepoli, diventa la chiave di lettura del progetto divino sull’umanità. Il nostro Dio ama e salva, desidera la nostra felicità più di quanto noi stessi la sappiamo desiderare. Dobbiamo abbandonare la nostra piccina idea di un Dio severo pronto a coglierci in fallo. Gesù ha dimostrato con la sua predicazione e con la sua vita che il suo Dio è un padre/madre pieno di ogni tenerezza e compassione. Ma Dio non è nemmeno un bonaccione, un innocuo Babbo Natale che dà pacche sulle spalle. La vita è una cosa seria e la felicità un percorso che richiede fatica e costanza: la croce di Gesù testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, fino a che punto Dio è disposto ad amarci e a collaborare alla nostra gioia. Prendiamo molto sul serio il messaggio del Vangelo, siamo stati amati a caro prezzo: accogliamo la proposta di conversione del Signore, lasciamo che sia la sua Parola a guidare i nostri passi, ad orientare le nostre scelte. Oggi viviamo da salvati!

Giovedì della II settimana di Pasqua

At 5,27-33   Sal 33   Gv 3,31-36: Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

Gesù racconta ad uno spaesato Nicodemo il cuore del suo messaggio: egli è venuto per rendere testimonianza al Padre perché lui e Dio sono una cosa sola. Gesù vuole smontare l’idea approssimativa di Dio che l’uomo si è fatta, ma anche l’idea a volte zoppicante che ne ha Israele. Dio non è uno che ti premia se ti comporti osservando scrupolosamente i suoi precetti, come pensavano i farisei, ma colui che desidera salvarti e opera perché questa salvezza si realizzi. Gesù manifesta il vero volto di Dio: siamo talmente abituati a questa affermazione da non sobbalzare più quando la udiamo! La domanda birichina da porci, allora, è sempre la stessa: il Dio in cui credo è il Dio di Gesù? Conosco molti cristiani che hanno una qualche idea religiosa ma che, spesso, di Dio si fanno un’idea davvero orribile! Tutta la nostra vita diventa una conversione dall’idea di Dio che portiamo nel cuore a quella splendida e adulta raccontata da Gesù. Leggere e meditare correttamente la Parola, scrutarne il significato animati dallo Spirito e guidati dall’esperienza millenaria della comunità cristiana ci permette di verificare continuamente la verità della nostra fede.

Venerdì della II settimana di Pasqua

At 5,34-42   Sal 26   Gv 6,1-15: Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.

Ha ragione Filippo, come dargli torto! Sono cinquemila le famiglie presenti, con duecento denari, l’equivalente di duecento giornate di lavoro, si riuscirebbe a malapena a dar loro il necessario per calmare la fame. Fa sorridere il gesto ingenuo e disarmante dell’adolescente che offre a Gesù la propria merenda. Cosa mai si riuscirà a fare con così poco? Eppure Gesù preferisce la folle iniziativa del ragazzo alla ponderata analisi dell’apostolo. Perché lascia spazio alla fantasia di Dio, perché sa che ha a che fare con l’inaudito perenne del Maestro. Perché sa che esiste una dimensione che ci sfugge, che va oltre le nostre analisi corrette. Giovanni è l’unico evangelista a sottolineare questo particolare, a dirci che i famosi pochi pani e pesci che sfameranno la folla provengono da un ragazzo che diventa il modello del nostro agire pastorale, della nostra fede. Invece di passare il tempo a vedere le tante cose che non vanno nella nostra parrocchia e nella Chiesa in generale, mettiamo in gioco quel poco che abbiamo, il resto sarà Dio a farlo. Facciamo nostro quel tocco di follia che ci aiuta ad entrare nel grande sogno di Dio!

Sabato della II settimana di Pasqua

At 6,1-7   Sal 32   Gv 6,16-21: Videro Gesù che camminava sul mare.

Prendiamo sulla barca della nostra vita il Signore. Prendiamolo quando siamo in un momento di fatica, di difficoltà, di stordimento. Quando abbiamo l’impressione di affondare con tutto ciò che siamo, con i nostri sogni e le nostre certezze. Quando la Chiesa cui apparteniamo e che amiamo, nonostante i limiti, sembra essere travolta dalle acque minacciose della storia. Quando qualcuno, sulla barca della Chiesa, ci mette impegno a bucare lo scafo, facendolo affondare. È quello il momento di prendere il Signore con noi, di portarlo con noi nelle vicende quotidiane delle nostre piccole vite. I discepoli hanno appena assistito allo strabiliante segno della moltiplicazione dei pani ma ancora non hanno capito. Se Dio è capace di sfamare migliaia di uomini adulti partendo dalla merenda di un adolescente, come non riuscirà a sostenerci nel momento della difficoltà? Ma siamo noi a dover guidare, Dio ci crede capaci di condurre le nostre vite in mezzo alle onde minacciose. Siamo noi, troppo spesso, a non credere di potercela fare… Oggi il Signore risorto ci raggiunge là dove siamo e ci chiede di fidarci, di farlo salire. Facciamolo.

III DOMENICA DI PASQUA (B)

At 3,13-15.17-19   Sal 4   1Gv 2,1-5   Lc 24,35-48: Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Gesù appare sempre come un fantasma, siamo nel dominio della fede, nessuno ci può garantire assolutamente che tutto ciò che diciamo sia evidente. Solo con la fede possiamo sperimentare la concretezza della tenerezza di Dio. Per annunciare il Risorto, per crescere nella fede, non abbiamo che un modo: lasciarci fare, lasciare che la Parola illumini la nostra intelligenza. La Parola letta con passione e intelligenza, non come turisti della cultura ma come mendicanti che elemosinano senso e tenerezza, ha spalancato il cuore alla fede di tanti di noi. Gesù affida alla Chiesa il suo messaggio, di questo siamo testimoni, del fatto che Dio abbia deciso di divenire uomo, carne, ossa, sudore, pianto, stanchezza, gioia per raccontare il suo vero volto. Del fatto che Gesù, vero Dio, vero uomo, abbia voluto annunciare il volto di Dio fino alla fine, fino al dono totale di sé, fino al paradosso della croce. Che Gesù è risorto, vivo tra i vivi, perennemente presente nello sguardo della sua comunità. Che egli invia noi a raccontare del suo amore, e del desiderio di Dio di amare ogni uomo. Dio ci rende capaci di diventare discepoli, col cuore colmo di tenerezza e di gioia, con la consapevolezza che i nostri pur evidenti limiti non arrestano l’annuncio che fluisce e ci travolge.

 

 

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Un commento su “Commento al Vangelo della II Settimana di Pasqua

  1. Luca Zacchi
    13/04/2015

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazione.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 13/04/2015 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

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