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Il Vaticano: «Uniamoci contro la tratta»

Il Vaticano: «Uniamoci contro la tratta»

Il Vaticano «Uniamoci contro la tratta»

«Ho dichiarato più volte che queste nuove forme di schiavitù – traffico di esseri umani, lavoro forzato, prostituzione, commercio di organi – sono crimini gravissimi, una piaga nel corpo dell’umanità contemporanea». Con durissime parole il 18 aprile papa Francesco aveva espresso l’ennesima denuncia dell’«abominevole crimine» della tratta al cospetto degli esperti riuniti presso la Pontificia Accademia delle Scienze sociali: «Innanzitutto, dobbiamo far prendere più consapevolezza di questo nuovo male che, nel mondo globale, si vuole occultare perché scandaloso e ‘politicamente scorretto’. A nessuno piace riconoscere che nella propria città, nel proprio quartiere pure, nella propria regione o nazione ci sono nuove forme di schiavitù, mentre sappiamo che questa abominevole piaga riguarda quasi tutti i Paesi. Dobbiamo denunciare questo terribile flagello nella sua gravità».

Ieri è sceso in campo il Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente dell’organismo vaticano, ha diffuso il documento «’Impegno cristiano’, sulla lotta alla tratta delle persone» che sarà presentato oggi a Roma. «Abbiamo sentito la necessità di far collaborare le competenze in materia di tratta di persone di questo Pontificio Consiglio – spiega il porporato – il quale da più di dieci anni continua un lavoro di partecipazione a conferenze internazionali e di sensibilizzazione alla lotta contro la tratta di esseri umani, con il lavoro di Caritas Internationalis in campo internazionale e attraverso la rete delle Caritas impegnate a sensibilizzare e a promuovere iniziative contro la tratta». Il documento è frutto di una iniziativa congiunta di questo dicastero con la Caritas e la rete ecumenica delle organizzazioni cristiane che combattono la tratta di esseri umani (Coatnet), gestita dalla stessa Caritas, ed è volto a sensibilizzare le Conferenze episcopali e le Caritas nazionali al fenomeno della tratta e sulle possibili attività da intraprendere per contrastarla. Un documento di riflessione e di proposte, quindi, per le diocesi e le parrocchie, con informazioni sulla tratta di esseri umani nelle sue varie forme ed esempi di buone pratiche, che possono essere replicate in diversi contesti.

Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro, oggi ci sono almeno 2,4 milioni di persone vittime di tratta. Eppure ogni anno sono solo poche migliaia le condanne nei confronti dei trafficanti. La maggior parte delle vittime non sono identificate e, di conseguenza, non riceveranno mai giustizia per i danni subiti. La tratta rimane un’impresa criminale a basso rischio con rendimenti elevati. Si stima che i profitti annuali generati dalla tratta di esseri umani si aggirino intorno ai 32 miliardi di dollari. Gli sforzi per combattere il traffico di esseri umani dovrebbero mirare a comprendere e affrontare tutte o la maggior parte delle cause. Una sfida particolare è posta dalla complessità di affrontare in modo efficace la ‘domanda’ del fenomeno. In molti casi, la ‘domanda’ non ha la consapevolezza del fatto che la persona è una vittima del reato di tratta. Questa sfida richiede quindi uno spiegamento di azioni per sensibilizzare la gente, attraverso i media, mediante programmi di educazione, con il dibattito pubblico e l’azione della Chiesa.

La tratta di esseri umani è un fenomeno «di dimensione internazionale e può essere adeguatamente affrontato solo con sforzi congiunti – si legge nel documento –. La Chiesa, comprese le congregazioni religiose, le organizzazioni cattoliche e i fedeli, per combattere il traffico di esseri umani, ha un unico potenziale e, per definizione, ha l’obbligo di impegnarsi coordinando gli sforzi globali». Così secondo quanto auspicato dal Pontefice stesso affinché «ognuno di noi si senta impegnato a essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità».

LE PROPOSTE

Ben più della metà del documento vaticano sulla tratta è dedicata alle azioni da mettere in campo per non limitarsi a una generica esecrazione del fenomeno. Perché tutti possono impegnarsi. Nel capitolo su «Cosa può fare la Chiesa» si insiste anzitutto sulla sensibilizzazione su chi vuole emigrare, su quanti possono influire sulle scelte altrui e sull’opinione pubblica. Ma un ruolo importante è rivestito anche dall’«assistenza alle persone trafficate» offrendo loro l’assistenza umana e tecnica di cui hanno bisogno «nel pieno rispetto della pluralità religiosa». Un impatto rilevante sul fenomeno hanno certamente politiche mirate per rimuovere le cause dell’emigrazione (e dunque della tratta), agendo sui Paesi di destinazione e sulle istituzioni internazionali, e iniziative per mettere in rete l’impegno di Chiese e istituzioni. Parrocchie, associazioni, scuole cattoliche vengono incoraggiate a utilizzare i propri spazi e linguaggi per formare la coscienza delle persone, a cominciare dai migranti, informandosi e informandoli. E nel capitolo su «come iniziare» viene proposto di utilizzare come spunto la nuova Giornata internazionale della tratta, che si è celebrata quest’anno per la prima volta l’8 febbraio, memoria liturgica di santa Bakhita. Un’ultima sezione del documento rilancia «buone pratiche che possono essere replicate», firmate Caritas e ambientate in Paesi dove il fenomeno della tratta è stato affrontato con determinazione.

Stefania Falasca

Avvenire 29 aprile 2015

 

 

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