COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

La Madonna nell’arte (8)

Madonne dei nostri tempi:
Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Henri Matisse.

Se rappresentare la figura di Gesù, nella sua umanità e nella sua divinità, è per l’artista un’impresa difficile e rischiosa, altrettanto lo è rappresentare la figura di Maria per la sua natura, unica ed eccezionale, di creatura madre del Creatore, per la sua partecipazione al mistero della Croce come corredentrice, che apporta alla redenzione quel contributo femminile, che Cristo uomo, di per sé, non poteva apportare. Considerazioni filosofiche e teologiche che richiederebbero approfondimenti, ma che sono necessarie, se non si vuole cadere in un devozionismo superficiale, che talvolta guasta una produzione artistica scadente e convenzionale. Ma i grandi artisti hanno saputo affrontare questa tematica con sicurezza, perché l’intuizione creativa sa cogliere il mistero. Così la rappresentazione della Vergine/Madre, che attraversa tutta la storia dell’arte, è presente anche nell’arte contemporanea, e ha impegnato artisti espressione di mondi culturali diversi, appartenenti a diverse confessioni religiose.

Paul Gauguin, La Orana Maria o Annunciazione a Maria, olio su tela.

Paul Gauguin, quando nel 1891 ripara a Tahiti per fuggire dal mondo frenetico, caotico e inquieto della civiltà occidentale, sente il bisogno di rappresentare un’Annunciazione a Maria con figure di donne maori in vestiti tradizionali. Maria ha già in spalla il bimbo Gesù, entrambi con le aureole, davanti due donne in atteggiamento di preghiera con un movimento di danza come le danzatrici scolpite nel tempio giavanese di Borobudur, in secondo piano l’angelo Gabriele. Non è una dissacrazione – il quadro riporta nella composizione stessa la scritta La Orana Maria – ma una ambientazione esotica per un mistero universale.

Vincent van Gogh, Pietà, olio su tela dipinto durante la permanenza del pittore ad Arles.

Vincent van Gogh, dopo avere esercitato la missione di pastore tra i minatori del Borinage, si dedica interamente all’arte recandosi nel Sud della Francia, ad Arles, per trovare una luce migliore per i suoi quadri. Qui cade gravemente ammalato nel corpo e nella mente, viene ricoverato nell’ospedale, muore tragicamente. Durante il forzato internamento dipinge alcune delle sue opere migliori. In una di queste, poco nota ma molto significativa, Pietà (1889), si ritrae come Cristo morto in una deposizione tra le braccia spalancate di Maria.

Il volto del Cristo dalla barba e dai capelli rossi è un autoritratto. In una lettera al fratello Teo descrive l’opera: «Il cadavere sfinito giace reclino all’ingresso di una grotta, le mani all’infuori dal lato sinistro, e la donna posta dietro. È sera dopo un temporale e la figura disperata, con una veste blu sollevata dal vento, si staglia contro un cielo in cui si muovono delle nuvole viola con contorni d’oro. Anch’essa ha le mani protese all’infuori, con un grande gesto di disperazione, e si possono vedere bene le sue mani, delle buone forti mani da lavoratrice». L’artista è più preoccupato della resa cromatica dei colori che del valore iconografico dell’opera, ma la motivazione profonda resta questa ricerca di Maria come madre.

MadonnaconBambinoMatisse

Anche Henri Matisse ha dedicato una particolare attenzione a Maria, sottolineandone la femminilità. Per la grande figura della Vergine con il Bambino per la Cappella del rosario delle Domenicane di Vence ha fatto molti disegni preparatori. In quel periodo l’artista era attratto dalle linee dei contorni, cercava l’essenzialità dell’immagine, tanto che nella cappella i volti di Maria e del Bambino tracciati in nero sulle piastrelle bianche non hanno occhi, naso, bocca, e il visitatore, non abituato a questo scarno linguaggio figurativo, resta perplesso. Ma in alcuni disegni preparatori e in alcune litografie precedenti, il volto ha tutti i suoi tratti fisionomici pur ridotti a segni essenziali. Partito, nello stile dei fauve, con il prevalere del colore sulle linee, Matisse al termine del suo lungo percorso, giunge a cogliere nella pura linearità la figura che vuole rappresentare.

di Piero Viotto

http://www.stpauls.it

 

 

 

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