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«Il mondo dica basta all’utero in affitto»

«Il mondo dica basta all’utero in affitto»

Il mondo dica basta all'utero in affitto

Una nuova petizione pubblicata lunedì in Francia dal quotidiano della sinistra Libération.

Una cordata tira l’altra nella battaglia internazionale per abolire la maternità surrogata. Una nuova vibrante petizione è stata pubblicata lunedì in Francia dal quotidiano della sinistra Libération, che ha deciso di dare eco a un’iniziativa laica appena lanciata negli Stati Uniti da un network informale di oltre 160 personalità e associazioni di 18 Paesi intitolata Stop surrogacy now (Fermare subito la maternità surrogata). La petizione – in 6 lingue, non ancora in italiano – può essere sottoscritta online (www.stopsurrogacynow.org).

«Pensiamo che la maternità surrogata debba essere vietata in quanto costituisce una violazione dei diritti umani delle donne e dei bambini», scrivono anche diversi volti noti della sinistra transalpina, come la filosofa Sylviane Agacinski, l’eurodeputato dei Verdi José Bové, già noto come leader sindacale nelle battaglie contro le colture Ogm, e persino il saggista anticristiano Michel Onfray. Fra gli altri firmatari, figurano soprattutto tante studiose e militanti femministe di Paesi europei, oppure attive negli Stati Uniti, in India, Bangladesh, Australia, Nigeria, ma anche Svezia, Canada e Brasile (ancora nessuna adesione dall’Italia)

Rispetto ad altre petizioni recenti già circolate in Europa, e in particolare in Francia, il nuovo documento ha portata globale ed enfatizza le frequenti conseguenze sanitarie e psicologiche gravi arrecate dalla gravidanza surrogata ai bambini e alle donne di Paesi poveri che accettano di firmare i famigerati “protocolli” gestiti non di rado da sensali o “agenzie” senza scrupoli.

Per le “madri surrogate” i rischi più frequenti sono «la sindrome da iperstimolazione ovarica, la torsione ovarica, la perdita di fertilità, il tumore canceroso del sistema riproduttivo, coaguli sanguigni, insufficienza renale, arresto cardiaco e, in un certo numero di casi, la morte». A questa lista raggelante di effetti collaterali della pratica dell’utero in affitto si aggiungono pure «un rischio più elevato di pre-eclampsia (sindrome legata alla gravidanza, ndr) e d’ipertensione».

Non meno impressionante il quadro delle più frequenti complicazioni per i nascituri: «Nascita prematura, decesso alla nascita, peso insufficiente alla nascita, malformazioni del feto e pressione arteriosa elevata». Sulla scia dei tanti studi che hanno documentato la profondità umana, fisiologica e psicologica del legame che s’instaura fra madre e neonato, come quelli di John Bowlby, la petizione sottolinea l’effetto abominevole della gravidanza surrogata, che «rompe l’attaccamento materno naturale che si stabilisce durante la gravidanza, un legame che i professionisti della medicina incoraggiano e cercano di rafforzare di continuo. Il legame biologico fra madre e bambino è innegabilmente di natura intima e, quando viene rotto, le conseguenze sono durature per entrambe le parti».

Queste osservazioni mediche portano nuova linfa anche alle precedenti denunce contenute in altre petizioni, che assimilano non di rado la gravidanza surrogata a una pratica anti-umana e persino schiavistica, con l’aggravante frequente di una consapevole ricerca delle vittime povere a migliaia di chilometri di distanza. In proposito, anche questa nuova petizione ricorda che «la maternità surrogata si basa spesso sullo sfruttamento delle donne più bisognose. In molti casi, i poveri sono costretti a vendere e i ricchi possono permettersi di comprare». Inoltre, sostiene il documento, «non c’è differenza fra la pratica commerciale della gravidanza surrogata e la compravendita di bambini».

I firmatari rispondono pure a chi ipotizza l’opzione di autorizzare almeno i casi di utero in affitto “non mercantile”: «Anche in assenza di scambio di denaro (cioè la versione non remunerata, o “altruistica”), ogni pratica che espone donne e bambini a tali rischi deve essere vietata». Il testo si chiude con un appello solenne volto a «chiedere ai governi delle nazioni del mondo, così come ai leader della comunità internazionale, di lavorare assieme alla cessazione immediata della gravidanza surrogata».

Tra le adesioni figurano pure quelle di alcune donne che hanno sperimentato l’orrore dell’utero in affitto, pratica che tuttavia in un Paese come la Francia è ancora difesa da alcuni nomi influenti. Cinque anni fa 60 personalità si erano espresse a favore di una sua autorizzazione «regolamentata». Fra loro, due attuali ministri socialisti: la giovane Najat Vallaud-Belkacem (Istruzione) e François Rebsamen (Lavoro).

Daniele Zappalà

Avvenire 14 maggio 2015

 

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Questa voce è stata pubblicata il 14/05/2015 da in Attualità sociale, Etica, ITALIANO con tag , .

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