COMBONIANUM – Formazione e Missione

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La nuvola rosa dell’albero di Giuda


La leggenda più nota lo vuole testimone dell’ultimo atto della controversa esistenza del traditore per antonomasia: Giuda Iscariota, pentito per aver consegnato ai sacerdoti Gesù di Nazareth in cambio di trenta denari, si sarebbe ucciso appendendosi proprio a un ramo di siliquastro. Povero albero di Giuda! Tra i più solerti a fiorire, del tutto incolpevole, il destino gli ha dato un nome (comune) così universalmente considerato nefasto. Eppure, nell’esplosione primaverile, questa leguminosa diventa un’affascinante nuvola rosa che contrasta il colore dei rami e la corteccia scura da cui spuntano direttamente i fiori commestibili. Il cercis siliquastrum, questo il nome scientifico, regala infine alla fitoterapia un gemmoderivato in grado di rendersi utile anche nella cura di malattie importanti.


Cercis-Siliquastrum


L’albero di cui parliamo oggi richiama la Palestina nel nome comune dovuto a leggende antiche: è il siliquastro, il cui nome scientifico è Cercis siliquastrum e il nome comune è albero di Giuda. Il suo nome scientifico deriva dalla forma dei suoi frutti che in greco sono detti kerkis, cioè barchetta o spola, e in latino siliquastrum cioè silique o baccelli. In effetti, il siliquastro, o albero di Giuda, appartiene alla famiglia delle fabacee, come il carrubo. Come i frutti del carrubo, anche quelli del siliquastro sono dei baccelli eduli. Ma non lo sa quasi nessuno e quindi restano sull’albero fino a cadere spontaneamente anche un anno dopo la propria maturazione.

Le origini del siliquastro sono in questa zona, tra Asia Minore e sponda sud del Mediterraneo dove cresce spontaneamente fin verso i 500 metri slm. Si espande per semplice caduta dei semi sul terreno e in primavera colora di rosa intenso le zone in cui cresce creando nuvole rosa sui rami ancora senza foglie e bellissime macchie colorate sul terreno corrispondente all’ampiezza della sua chioma.

La leggenda racconta che poco meno di 2000 anni fa, nella sempre martoriata terra di Gerusalemme, l’uomo che era venuto a tentare di cambiare le cose umane scegliendo una via pacificamente rivoluzionaria senza stermini di popolazioni per la cosiddetta gloria del Signore, né per la gloria degli imperi terreni, venisse tradito da uno dei suoi più fidati seguaci proprio sotto quest’albero. Lo stesso traditore, pentitosi della sua azione -peraltro miseramente valutata solo 30 denari – si sarebbe poi impiccato ad un ramo di questo stesso albero che da allora prese il suo nome, appunto, di “albero di Giuda”.

Di leggende, in questa terra, ne sono sempre sbocciate tante, come quella più recente della fioritura dei deserti per opera degli israeliani, occupanti in nome della propria religione di una terra già abitata da altre genti. Ma si sa, le leggende sono frutto della creatività umana e la loro diffusione è frutto dell’abilità di chi le sa usare in modo opportuno. E gli alberi stanno lì, muti, a volte ischeletriti o mozzati dai nuovi occupanti, a volte rigogliosi nonostante la penuria d’acqua, a dimostrare il loro essere comunque figli di questa terra.

E di questa terra e delle zone limitrofe è figlio il siliquastro che poi, nel corso dei secoli, si è ben ambientato anche sull’altra sponda del Mediterraneo dove è usato soprattutto a scopo ornamentale per le sue belle foglie reniformi e per quei fiori rosa intenso che appaiono sul tronco e sui rami prima ancora delle foglie.

Il siliquastro può raggiungere i 10 metri d’altezza ma generalmente lo si trova in forma di piccolo albero dalla grande chioma che fiorisce in primavera, si riempie di foglie che restano sui rami fino a novembre assieme ai baccelli seguiti ai fiori dopo l’impollinazione entomofila e spesso ancora sui rami fino alla primavera successiva. I baccelli dapprima sono di un verde chiaro e brillante, quindi di un rosso cupo, finché perdono di morbidezza e divengono bruni e secchi, non più belli a vedersi ma ancora utilizzabili nell’alimentazione in quanto i semi al loro interno sono farinosi e di gusto gradevole e possono essere usati per guarnire pane o biscotti al pari dei semi di sesamo. Anche i fiori sono eduli e ricchi di vitamina C se consumati freschi, per esempio in insalata o in macedonia di frutta. Questi usi per la verità non sono comuni nell’area palestinese quanto nelle zone centro europee dove l’albero di Giuda ha attecchito nonostante ami il sole e i terreni asciutti e ben drenati.

foto tratta da il mondo in un giardino

In medicina fitoterapica da questo albero si ricava un gemmoderivato macerando in soluzione alcoglicerica le gemme appena spuntate per regolarizzare disturbi vascolari nella circolazione arteriosa come arteriopatie e trombosi retinica. La gemmoterapia ha origini antiche, in oriente risale alla medicina ayurvedica e alla medicina tradizionale cinese, mentre in occidente veniva usata da Galeno e da Paracelso, ma in forma moderna è stata studiata e praticata in modo rigorosamente scientifico nel “900 dal medico belga Henry Pol e dall’oftalmologo, ideatore del trapianto corneale Vladimir Petrovic.

Il concetto scientifico che è alla base della gemmoterapia è quello di utilizzare i tessuti embrionali in quanto caratterizzati da un intensa capacità di moltiplicazione cellulare e le gemme rappresentano la persistenza del ciclo vitale che, qualunque sia l’età dell’albero, torna a rinnovarsi ogni primavera.

Così l’albero di Giuda, nonostante un nome tanto infausto, è una delle circa 50 piante da cui si ricavano i gemmoderivati capaci di curare malattie importanti grazie alle proprietà estratte da elementi vegetali freschi in via di accrescimento. Come dire, volendo farne una metafora, l’apporto di energie embrionali capaci di accrescersi fornendo resistenza a malattie da degrado e da invecchiamento in una società ferita che ha necessità di nuovi apporti per non soccombere.

Fuor di metafora l’albero di Giuda, o siliquastro, ovunque si trovi offre bellezza e colore, elementi nutritivi e proprietà curative a dispetto, o meglio a compensazione, della cupa leggenda che lo vorrebbe testimone di un infame tradimento avvenuto duemila anni fa in terra di Palestina.

Patrizia Cecconi,
studiosa di psicologia sociale e presidente dell’associazione Oltre il mare.

http://comune-info.net

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Questa voce è stata pubblicata il 20/05/2015 da in Ecologia, ITALIANO con tag , , .

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