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XII Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
21 giugno 2015

Marco 4, 35-41

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)1

1. Messaggio nel contesto

“Perché siete paurosi così? Come non avete fede?”, chiede Gesù ai suoi. Hanno ascoltato la sua parola. Ma l’hanno ricevuta come essa è veramente, quale parola di Dio, che opera in colui che crede (1Ts 2,13)?

Dominati dai loro pensieri e dalle loro paure, non hanno ancora fede. Non osano andare a fondo con lui. Il battesimo è essere associati a lui nella sua morte e nella sua risurrezione. Questo racconto è un’esercitazione battesimale per vedere se la Parola ha prodotto il suo frutto: la fiducia per abbandonare la propria vita con lui che dorme e si risveglia.

Lo stesso giorno delle “parabole”, i discepoli falliscono l’esame. Ma l’esperimento non è inutile; fa uscire le difficoltà del loro cuore, tardo e lento a credere.

La Parola dovrà entrare in tutte le loro paure. Ma prima deve evidenziarle, anzi suscitarle e farle uscire allo scoperto, per poterle vincere.

È notte, sul mare in tempesta Gesù dorme tranquillo. I suoi, che sono con lui, nelle sue stesse difficoltà, gridano di angoscia. Non capiscono questo sonno, immagine del suo abbandono alla morte. Dormendo, egli realizza la fiducia espressa nelle parabole. I discepoli, al contrario, sono in balia della disperazione.

La Parola, caduta “sulla via”, non è attecchita. È entrata superficialmente; ma sotto c’è la pietra del loro cuore, che impedisce loro di affidarsi al Signore.

Questa diffidenza può dissolversi solo quando si risponde alla domanda: “Chi è costui?”. L’apparente inazione del suo sonno è la massima azione in nostro favore: dorme per essere con noi anche nella valle oscura. E proprio qui si alza con tutta la potenza di JHWH, placando ogni tempesta, anche quella del nostro cuore.

Gesù ci viene rappresentato nel suo mistero profondo: la notte, mentre dorme, egli è il seme gettato, la luce nascosta, la forza automatica dei Regno, la piccolezza del chicco di senapa. Ma il seme germina morendo, la luce brilla nelle tenebre, la forza vince con la calma, la piccolezza diventa grande albero. Lo costateremo solo al suo risveglio. I discepoli si chiedono: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare lo ascolta?”. È la domanda fondamentale del vangelo.

Il discepolo è colui che, dopo aver ascoltato la Parola, si affida a Gesù che dorme, al di là delle proprie paure. Sulla sua parola accetta di andare a fondo con lui – l’alternativa è andare a fondo senza di lui! – nella speranza di emergere con lui a vita nuova.

2. Lettura dei testo

35 in quello stesso giorno. Il giorno in cui si rivela la Parola è lo stesso della fede e della sua prova: “Se oggi udite la sua voce, non indurite il vostro cuore” (Sal 95,8 vlg).

fattasi sera. Le tenebre sono figura della morte (cf 1,32). La notte delle notti sarà quando si oscurerà il sole a mezzogiorno, e il Signore dormirà. Allora sarà la somma di tutte le difficoltà di cui Gesù raccontò nelle parabole.

Passiamo di là. Proprio in questa notte si compie l’esodo e si raggiunge l’altra sponda: la sera si parte, necessariamente!

36 prendono lui. L’iniziativa dei discepoli è su invito del Signore, che con la sua parola non cessa di attirarli.

com’era. Indica forse la fretta della notte di pasqua, decisiva per la salvezza (Es 12,11). Ma com’era Gesù? Come il grano che va sotto terra, come la luce che entra nella notte, come il seme che germoglia nel sonno, come il chicco di senapa che è piccolissimo. È importante prenderlo così com’è, non come lo vorremmo noi.

altre barche erano con lui, Tutte queste barche, quasi un festoso corteo, si perdono poi di vista. Faranno naufragio? Tutti dobbiamo attraversare lo stesso mare, credenti e non credenti. Giunta la sera, tutte le barche partono. La differenza è che noi sappiamo che lui dorme con noi. È però interessante notare che anche queste barche “erano con lui”. Egli non abbandona nessuno.

37 venne un turbine grande di vento. ecc. Di notte si scatena l’inferno: dall’alto il vento spinge verso il basso, dall’abisso l’acqua si alza per inghiottire la barca. Nell’AT il mare è presentato come un mostro, una potenza ostile. Dio l’ha vinto nella creazione, e l’ha diviso per liberare il suo popolo. Anche le sofferenze mortali sono spesso paragonate ad acque travolgenti e profonde. La notte, il turbine, l’acqua e l’abisso sono tutte immagini della morte. Questa è “il” problema dell’uomo, unico animale cosciente di morire. Quanto pensa e fa, è per “salvarsi”. Tentativo fallito in partenza, perché sa che è disperatamente inutile! Anzi. proprio questo tentativo, rendendolo egoista, è causa di tutti i suoi mali e della sua morte. Beffa atroce: il presunto rimedio è causa del danno!

38 E lui era a poppa dormendo sul cuscino. La poppa è la prima parte della barca che va a fondo. Gesù è abbandonato come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (Sal 131,2). “In pace mi corico e subito mi addormento: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare” (Sal 4,9). Il suo sonno non è come quello di Giona, che disobbedisce a Dio. È sereno e tranquillo, proprio perché lo ascolta e ha fiducia in lui. È notte, e dorme, lasciando che Dio agisca (cf v. 27)! Il suo sonno è figura della sua morte, che sarà bufera, insieme scandalo e pietra di paragone per la fede dei discepoli. Davanti al mare in tempesta, essi ondeggiano e barcollano come ubriachi: è svanita ogni loro perizia (Sal 107,27). Ma il Signore dorme nella loro barca: si fida anche di loro!

E lo svegliano. Svegliati, perché dormi, Signore? Non darti riposo e non restare muto e inerte! Se no, sono come uno che scende nella fossa (Sal 44,24; 83,2; 28,1). In realtà è la nostra fede che dorme. Lui proprio in questo suo sonno, che ci fa tanta difficoltà, realizza anche per noi la fiducia di cui ha parlato. La notte prova se abbiamo capito o meno l’unica Parola nascosta nelle tante parabole del giorno.

Maestro. Non hanno ancora capito che non è solo un maestro che insegna: è il Signore, la cui parola “ha autorità” (1,22.27).

non ti curi che periamo? La paura della morte è la preoccupazione prima di ogni nostra azione; non perire è il nostro assoluto, il nostro dio. Il Signore stesso è invocato solo come strumento di salvezza. E lui ci sta, operando però la salvezza non da uomo, bensì da Dio. La nostra morte è sempre stata la sua “cura”, anche prima del peccato (cf Gn 3,3). Dopo crescerà, fino a farsi cura mortale.

39 E, risvegliatosi. Gesù si risveglia come un potente dal sonno (Sal 78,65).

sgridò il vento. Lo esorcizza (“sgridò”) come i demoni. Nelle difficoltà, che sono naturali, abita il nemico che ci vuol far sua preda mediante la paura e la sfiducia.

disse al mare: Taci e chiudi la bocca. Con la sua parola comanda l’abisso, e gli chiude la bocca.

E cadde il vento e fu grande bonaccia. Dice ed è fatto! Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare (Sal 107,29).

40 Perché siete paurosi così? Come non avete fede.? (cf 5,36; 9,23). La paura è il contrario della fede. Questa consiste nel non temere di andare a fondo con Gesù, e accettare, sulla sua parola, di dormire con lui che dorme per stare con noi. La fede è affidare la propria vita, la propria morte e le proprie paure al Signore della vita, che si prende cura di noi proprio con il suo sonno.

41 temettero di grande timore. È segno del divino. Sarà il grande timore del giorno di pasqua.

Chi è mai costui? È la domanda di tutto il vangelo di Marco (cf 1,27), tema della sua catechesi. Vi risponde attraverso il racconto di ciò che lui ha fatto e detto.

e il vento e il mare lo ascolta. Gesù è JHWH, il Creatore e il Salvatore, colui che fa dei venti i suoi messaggeri (Sal 104,4), e chiude in riserve gli abissi (Sal 33,7). Colui che con la sua parola ha tratto la vita dalle acque primordiali, lo stesso che con il suo soffio ha aperto il Mar Rosso, ora dorme e si risveglia. E così ci libera dal nemico, nelle cui mani ci ha cacciato la paura della morte.

3. Esercizio

  1. Entro in preghiera, come al solito.
  2. Mi raccolgo, osservando il luogo: Gesù in fondo alla barca che dorme.
  3. Chiedo ciò che voglio: Ti chiedo di credere nella tua parola più che alle mie paure; che la fede mi permetta di accettare il mio nel tuo sonno, la mia nella tua morte, senza lasciarmi suggestionare dalle resistenze ostili che si scatenano in me.
  4. Traendone frutto, vedo, ascolto e guardo le persone: chi sono, che dicono, che fanno.

Da notare: sera – minacciare; dormire – paura; svegliare –fede; perire – chi è costui?

4. Passi utili

Es 14,15 s; Sal 4; 107; 131; Is 30,15.

Silvano Fausti

Riflessioni…

  • Ancora un invito ad esperienze di riprogrammazione riflessa, di ricerca di altro; all’altra riva, anche in direzione diversa ed opposta. Come libici o africi che tentano di approdare ad altre rive del mondo, anche senza comodi cuscini ed acqua per sopravvivere. Alla ricerca di quell’Altro, di un Dio dalla faccia autentica, paterna.
  • Gruppi, iniziati, presunti eletti pongono Dio nella loro riserva, benevolmente lo catturano, forse per riconvertirlo, alla storia dei padri, al pensiero forte e sicuro, alla predilezione del recinto: per costituire una sola radura, al di qua del mare, del fiume e di ogni confino.
  • Mentre l’Altro, che si è fatto altro, desidera oltrepassare confini, allungare sguardi per distinguere volti e ascoltare voci, anche di diversi, irregolari, ribelli, critici, insoddisfatti, erranti e impenitenti per donare serenità e poi anche parole di senso, nonché sostegni di fondate speranze.
  • E una volta giunto nel mare della storia che è dono per tutti, come l’acqua e il cielo, s’accompagna, così com’è, Dio Umano, per garantire uguaglianze, diritto per tutti, segnali di pace per ogni popolo indistinto. Nonostante sforzi contrastanti di legare e re-legare, in precomprensioni, preconcetti, predilezioni e predestinazioni, alcuni, e solamente alcuni. Persino con anguste prescrizioni morali e rituali rubricanti sesso, colori di occhi e di pelle, culture e visioni di vita predominanti e soggioganti, fino ad inventare protocolli per colloqui divini.
  • E la barca va, grazie ad un compagno di avventura, che sembra dorma ed invece attende e crede alla bontà del cuore degli uomini, anche di quelli più refrattari. E intanto è richiamato al ruolo, di rendere sicuro chi l’ha invitato, accolto e riservato, per proteggere chi ha fatto professione formale di fede, di chi è difensore di Dio e della sua dottrina e s’aspetta ricompensi per l’ortodossia formale.
  • Stanno per approdare all’altra riva due messaggi, due progetti, due missioni, quella del Maestro, Amico dell’uomo e Figlio di Dio, quella di persone che sono state chiamate e pertanto si sentono eletti per programmi di regni troppo umani, che inventano un Dio per successi e conquiste.
  • Ma il Dio della vita, della liberazione, della giustizia incarnata e vissuta non riesce a restare mummificato, ad appannaggio di poteri politici, persino religiosi, e usa tutta la forza sua divina per far tacere, suscitare meraviglie, stupore e per formare nuove coscienze di comunità e di singoli che accettando proposte divine, le incarnano nelle testimonianze personali e nelle scelte operative di pubblica esperienza, di chi ha conosciuto e sa chi è Costui che ancora attende un pensiero maturo e l’adesione costante ai suoi inviti, mentre rivolge il suo pensiero a tutti quelli che bagna quell’unico mare.

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – Napoli http://www.ilfilo.org

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Questa voce è stata pubblicata il 19/06/2015 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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