COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Commento al Vangelo della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo di Paolo Curtaz

Commento al Vangelo del giorno 5

Lunedì 3 Agosto > (Feria) Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno B dispari)
Nm 11,4-15   Sal 80   Mt 14,13-21: Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Martedì 4 Agosto > (Memoria) San Giovanni Maria Vianney
Nm 12,1-13   Sal 50   Mt 14,22-36: Comandami di venire verso di te sulle acque.
Mercoledì 5 Agosto > (Feria) Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Nm 13,1-3.25-14,1.26-30.34-35   Sal 105   Mt 15,21-28: Donna, grande è la tua fede!
Giovedì 6 Agosto > (FESTA) TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)
Dn 7,9-10.13-14   Sal 96   2Pt 1,16-19   Mc 9,2-10: Questi è il Figlio mio, l’amato.
Venerdì 7 Agosto > (Feria) Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Dt 4,32-40   Sal 76   Mt 16,24-28: Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Sabato 8 Agosto > (Memoria) San Domenico
Dt 6,4-13   Sal 17   Mt 17,14-20: Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.
Domenica 9 Agosto > ( Verde) XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
1Re 19,4-8   Sal 33   Ef 4,30-5,2   Gv 6,41-51: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno B dispari)

Nm 11,4-15   Sal 80   Mt 14,13-21: Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

È tutto uno stupore il vangelo di oggi. Leggiamo e il nostro cuore si allarga: che tenerezza vedere Gesù che ha bisogno di solitudine, di staccare dalla fatica dell’annuncio, di riposarsi, proprio come noi quando siamo travolti dalle cose da fare, quando la quotidianità ci ruba tutti gli spazi e diventiamo schiavi della fretta. Anche Gesù, come noi, ha il coraggio di prendersi degli spazi, di nutrire l’anima. Ma il suo non è un atteggiamento egoistico: quando vede le folle invece di stizzirsi per le vacanze saltate, prova compassione per loro, per noi, e agisce. Parla, annuncia, dona speranza, incoraggia, scuote, emoziona, riempie. Ma vede anche che le ore passano: c’è bisogno di mangiare. Come fare? Gesù coglie l’occasione per insegnare qualcosa di enorme: sono gli apostoli, ora, a doversene occupare. Sono loro che devono mettere in gioco quel poco che hanno per sfamare l’intera umanità. E così accade. La gente si sfama, abituati a mangiare forse una volta al giorno, si riempiono la pancia, si mettono i tasca i pani e ancora ne avanza. Dodici ceste. Dodici: il numero della pienezza. Se, discepoli del compassionevole abbiamo il coraggio di mettere in gioco quel poco che siamo,. non mancherà mai nulla per nessuno.

Martedì 4 Agosto (Memoria – Bianco)      San Giovanni Maria Vianney

Nm 12,1-13   Sal 50   Mt 14,22-36: Comandami di venire verso di te sulle acque.

A volte anche a noi succede così. Fatichiamo a stare a galla e ci sembra che Gesù sia lontano e, se c’è, ci appare lontano, come se fosse un fantasma. Di solito questo momento capita proprio a chi, fra i discepoli, ha aderito con entusiasmo al vangelo, ha creduto, si è lanciato a capofitto. Con gioia ha scoperto la presenza del Signore poi, ad un certo punto, si rende conto che qualcosa non funziona, che Dio sembra il grande assente. È buffo: non sentiamo la mancanza di Dio quando non ci interessa averci a che fare. Sentiamo un dolore lancinante, una fitta al cuore quando, invece, lo incontriamo e per qualche motivo ci sembra lontano, come lo sposo che anela all’amata. Eppure Gesù ci raggiunge, proprio in mezzo alla tempesta, proprio quando ci sembra di affondare. Come Pietro sentiamo l’esigenza di compiere un grande gesto, di osare, di sfidare le onde, e, come lui, per un attimo camminiamo addirittura sulle acque. Pochi passi, poi affondiamo, e chiediamo aiuto. Non dobbiamo temere: il dubbio della fede, lo scoraggiamento, la mancanza di fede fanno parte del nostro percorso. Se hanno faticato gli apostoli non saremo certo migliori di loro!

Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Nm 13,1-3.25-14,1.26-30.34-35   Sal 105   Mt 15,21-28: Donna, grande è la tua fede!

Spera in una guarigione, la donna cananea. Gli hanno detto che Gesù è un grande guaritore, qualcuno che opera miracoli straordinari. Non sa nemmeno cos’è la fede, non conosce la promessa di Israele, non si occupa di queste cose. Sa solo che Gesù potrebbe guarire la figlia e grida, sbraita, fa la sceneggiata sperando di intenerire questo straniero. Gli apostoli sono in imbarazzo tanta è la passione con cui lei cerca di attirare l’attenzione. Gesù, invece, non la degna di uno sguardo e, alla sua insistenza, dà una risposta tagliente: non va bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani. Che durezza! Eppure questa durezza smuove la donna: ha ragione, il Maestro, passiamo il tempo lontani da Dio ma quando ci serve aiuto per un dolore improvviso, per una malattia, subito ci scopriamo devoti e sgraniamo giaculatorie. Siamo dei cani quando trattiamo Dio come un potente da corrompere e non meritiamo attenzione. Dio si deve occupare dei suoi figli, di coloro, cioè che lo ascoltano e lo servono con verità… Ma la donna non se ne va offesa e lo schiaffo in pieno volto la apre al confronto: sì, ha ragione il Maestro. Basta questo atteggiamento per far cambiare idea a Gesù…

Giovedì 6 Agosto (FESTA – Bianco) TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

Dn 7,9-10.13-14   Sal 96   2Pt 1,16-19   Mc 9,2-10: Questi è il Figlio mio, l’amato.

Senza bellezza non possiamo vivere. Lo sappiamo. Bellezza della natura, bellezza dell’arte, bellezza dei gesti e dell’affetto degli amici. Bellezza che ci porta, in qualche modo verso Dio. E oggi, nel cuore dell’estate, celebriamo la bellezza di Dio, così essenziale per diventare credenti. Marco, nel suo vangelo, scrive che improvvisamente, guardandosi intorno, non videro più nessuno se non Gesù solo, con loro. La conversione alla bellezza è improvvisa. A noi di guardarci intorno e scoprire la bellezza di Dio per giungere anche noi, infine, a vedere solo più Gesù nella nostra vita, e noi assieme con lui. La bellezza convertirà il mondo. E noi, suoi fragili discepoli, siamo spinti a vivere nella bellezza della relazione e della verità, della compagnia degli uomini e della Parola, per dire e dare ai nostri fratelli uomini la speranza di una Presenza che ancora si deve svelare nella sua totalità. Noi, fragili discepoli, siamo chiamati a testimoniare con semplicità e verità che solo Gesù colma il nostro cuore, riempie la nostra anima. La bellezza salverà il mondo, ma di questa bellezza dobbiamo diventare almeno un pallido riflesso.

Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Dt 4,32-40   Sal 76   Mt 16,24-28: Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

Prendere la croce e seguire Gesù. Non per autolesionismo, né per rancido afflato mistico, ma per adulta scelta consapevole di amore. Dio non ama la croce, Gesù stesso, se avesse potuto, ne avrebbe volentieri fatto a meno. E non è vero che la sofferenza avvicina a Dio: molto più spesso ce ne allontana in maniera irreparabile. E non è vero che Dio ci manda la croce: sono le nostre scelte, i nostri sbagli, la parte oscura nostra o di chi odia a darci la croce. Non cerchiamo la croce, né coltiviamo il dolore. Conosco persone, non voi, gli altri, che si alzano al mattino piallando e carteggiando la propria croce. Accettare la propria croce, portarla, non esserne schiacciati, può diventare lo strumento per affidarci a Dio, per non contare sulla nostra fragilità. Non è fuggendo il dolore che riusciamo ad affrontarlo: Gesù smentisce pesantemente Pietro, appena nominato Papa!, che gli consiglia di non parlare di dolore. Il dolore è una dimensione presente nella vita di ogni uomo, anche del discepolo. Ciò che il discepolo può fare è scovare, al di là e al di dentro del dolore, una dimensione di amore non più legata alla gioia di amare, ma al dono totale di sé, come ha saputo fare Gesù.

Sabato 8 Agosto (Memoria – Bianco) San Domenico

Dt 6,4-13   Sal 17   Mt 17,14-20: Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.

Ho sempre ammirato l’umiltà degli apostoli. Invece di scrivere dei vangeli inneggianti alla loro stessa tempra spirituale, non temono di raccontare le loro figuracce. Perché a loro non importa essere ricordati per la loro integrità, ma annunciare la presenza del Maestro. Il racconto di oggi è impietoso: i discepoli pensano di avere imparato a sufficienza, non c’è bisogno di scomodare il Signore, in fondo un epilettico non è così grave, dovrebbero farcela! E falliscono miseramente, costringendo il povero padre a ricorrere a Gesù per avere una guarigione. Sono imbarazzati, gli apostoli: come mai non sono riusciti a guarire il ragazzo? Gesù è diretto e chiaro con loro: è perché non hanno abbastanza fede, non ci credono. Stiamo attenti quando vogliamo sostituirci al Maestro, quando pensiamo che, in fondo, anche noi siamo capaci di aiutare, di condurre, di consolare, di sostenere… Ricordiamoci sempre che siamo solo servi della Parola, che nessuno ci ha eletto rappresentanti di Dio, ma che siamo, con gli altri fratelli, discepoli, umili operai che lavorano nella vigna del Signore. E cresciamo nella fede, come riusciamo, con semplicità, per poter guarire noi e gli altri da ogni fragilità.

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

1Re 19,4-8   Sal 33   Ef 4,30-5,2   Gv 6,41-51: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

La folla, sfamata, vuole che Gesù sia loro re. Gesù fugge, scosso da quella reazione: il suo messaggio è stato stravolto. Raggiunto dalla folla, Gesù inizia un tagliente discorso che sfocerà in una incomprensione insanabile. Ma Gesù è a servizio del Regno e della verità, non dell’applauso.

Gesù pretende di essere l’unico in grado di saziare la nostra fame del cuore, fame che non può essere saziata dal fare ma dal credere che Gesù è l’inviato dal Padre. Discorso sempre più impegnativo, quello che si svolge tra la folla sfamata ed ex-entusiasta del Rabbì di Nazareth; discorso che però può mettere in discussione il nostro credere e permetterci di dedicare qualche tempo della nostra vacanza al “dentro”. La gente è perplessa: va bene un Maestro che fugge la notorietà, che è scocciato perché la folla non ha capito il miracolo ma vuole solo avere la pancia piena (come biasimarli?), va bene una ricerca di un’altra sazietà non basata sul fare ma sul credere, va bene non chiedere segni,… ma questo chi si crede di essere? Lui capace di riempire i nostri cuori? Il falegname di Nazareth? Il figlio del bravo Giuseppe? Questo è davvero eccessivo! Fa amaramente sorridere: Gesù viene accusato di essere poco “religioso”, poco carismatico, poco messianico. Tutti abbiamo un’idea di Dio: un Dio potente, glorioso, muscoloso, interventista. Gesù il Nazareno, invece, sconcerta per la sua normalità, è banale nel suo apparire. Così è Dio, sempre diverso da come ce lo aspetteremmo.

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Questa voce è stata pubblicata il 04/08/2015 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

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