COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Commento al Vangelo della XXIII Settimana del Tempo Ordinario

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XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Commento di Paolo Curtaz.

Lunedì 7 Settembre > (Feria – Verde) Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Col 1,24 – 2,3   Sal 61   Lc 6,6-11: Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.
Martedì 8 Settembre > (FESTA – Bianco) NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA
Mi 5,1-4   Sal 12   Mt 1,1-16.18-23: Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Mercoledì 9 Settembre > (Feria – Verde) Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Col 3,1-11   Sal 144   Lc 6,20-26: Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Giovedì 10 Settembre > (Feria – Verde) Giovedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Col 3,12-17   Sal 150   Lc 6,27-38: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Venerdì 11 Settembre > (Feria – Verde) Venerdì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
1Tm 1,1-2.12-14   Sal 15   Lc 6,39-42: Può forse un cieco guidare un altro cieco?
Sabato 12 Settembre > (Feria – Verde) Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
1Tm 1,15-17   Sal 112   Lc 6,43-49: Perché mi invocate: Signore, Signore! e non fate quello che dico?
Domenica 13 Settembre > (DOMENICA – Verde) XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Is 50,5-9   Sal 114   Giac 2,14-18   Mc 8,27-35: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.
Lunedì 14 Settembre > (FESTA – Rosso) ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Nm 21,4-9   Sal 77   Fil 2,6-11   Gv 3,13-17: Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Col 1,24 – 2,3   Sal 61   Lc 6,6-11: Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

La disputa sul sabato giunge al suo apice di incomprensione e di violenza. I farisei e gli scribi sbroccano, sono fuori di sé, danno di matto quando Gesù li mette al muro. Non è certo venuto per trasgredire le norme, anche se sa ben distinguere cosa viene da Dio e cosa viene dagli uomini, i famosi numerosi precetti orali che il pio israelita era tenuto ad osservare. E certamente non vuole mettere in discussione una delle intuizioni più originali del popolo di Israele, quella del sabato come momento di memoria della libertà e della dignità dell’essere umano! Ma il messaggio che Gesù porta avanti è potente: Dio non ha gravato i credenti con norme assurde fatte per manifestare la propria divina autorità ma per renderli liberi! Sia chiaro: all’epoca molti rabbini, esattamente come fa Gesù, anteponevano il bene della persona al rispetto del sabato! Gesù plasticamente rimette in ordine la corretta interpretazione della norma ponendo nel mezzo l’uomo dalla mano inaridita. È l’uomo ad essere al centro, non l’osservanza di una pur giusta regola! Dio ha donato agli uomini le regole perché essi siano più liberi!

Martedì 8 Settembre (FESTA – Bianco) NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA

Mi 5,1-4   Sal 12   Mt 1,1-16.18-23: Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Quando si annuncia una bella giornata radiosa, ce ne si accorge fin dal mattino, dall’aurora. In questa prospettiva la devozione popolare ha spinto la Chiesa a festeggiare non solo la nascita di Gesù ma anche il compleanno di sua Madre! Festeggiare la nascita di una persona significa sempre rallegrarsi della sua presenza, della sua venuta. Così accade, in modo del tutto particolare, per Maria di Nazareth: la sua nascita è salutata come una benedizione per tutti noi perché, attraverso di lei, ci è stata donata la salvezza in Cristo. La tradizione popolare, poi, ha voluto attingere ai vangeli apocrifi, in particolare la protovangelo di Giacomo, per avere ulteriori informazioni: Maria viene presentata come una fanciulla consacrata al Tempio e cresciuta nella preghiera e nel silenzio. Poco importa se queste informazioni si perdono nelle nebbie del passato: a noi basta sapere che questa straordinaria credente ci ha permesso di attingere al vero volto di Dio. Il suo “sì” al folle progetto del Padre ci ha donato la salvezza. Anche i nostri piccoli “sì” alla volontà di Dio sono portatori di benedizione e di salvezza per noi e per chi verrà dopo di noi…

Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Col 3,1-11   Sal 144   Lc 6,20-26: Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Luca riprende Matteo e il suo discorso della montagna con la strabiliante pagina delle beatitudini. Ma aggiunge qualcosa di suo, scoperto nella sua lunga e meticolosa indagine sull’origine della fede che egli ha conosciuto attraverso la predicazione di Saulo. Sintetizza le beatitudini e aggiunge quattro ammonizioni, quattro “guai” che spaventano, soprattutto nelle pagine del vangelo della misericordia. Perché lo fa? Me lo sono chiesto mille volte! Ma quest’anno questa pagina cade in una data che è diventata simbolica per noi uomini del ventunesimo secolo: l’11 settembre, momento in cui ci siamo paventati sapendo che si poteva usare la fede per giustificare ogni crimine e che la religione, invece di unire, poteva drammaticamente dividere. Ha ragione Luca a non fare le cose semplici: è impegnativo vivere le beatitudini e su tutto rischia di prevalere la logica del mondo, così ben sintetizzata nella drammatica sintesi che egli ne dà: piacere, ricchezza, potere. L’orizzonte in cui Luca si situa, però, ci apre alla speranza: le beatitudini contrapposte alla logica del mondo emergono ancora di più in tutta la loro strabiliante novità e innovazione!

Giovedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Col 3,12-17   Sal 150 Lc 6,27-38: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Luca riprende e riassume il lungo discorso della montagna che Matteo riporta per tre capitoli del suo vangelo. Lo fa citando solo l’essenziale: la gratuità del dono, la pace come criterio di giudizio, l’amore da donare senza condizioni, utilizzando il paradosso dello schiaffo ricevuto senza opposizioni. Ma è il finale che ci lascia sbalorditi: là dove Matteo conclude l’intera sezione scrivendo siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli, Luca corregge dicendo: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre… La perfezione del Padre consiste nella misericordia, non in una asettica religiosità virtuosa e devota priva di ogni emozione e passione. Dio è la sorgente di ogni misericordia: là dove la nostra miseria si incontra nel suo cuore. Da qui dobbiamo ripartire per annunciare con credibilità il vangelo. È dalla compassione e dalla misericordia che dobbiamo annunciare il volto di Dio! Solo toccando il cuore delle persone potremo invitarle alla conversione, spingerle ad abbracciare l’esigente logica evangelica. Solo scoprendo quanto siamo amati possiamo diventare persone nuove!

Venerdì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

1Tm 1,1-2.12-14   Sal 15   Lc 6,39-42: Può forse un cieco guidare un altro cieco?

La richiesta di Gesù è diventata proverbiale ed è colma di buon senso: come possiamo condurre un cieco se noi per primi siamo ciechi? Come possiamo togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello se prima non togliamo la trave che portiamo nel nostro occhio? Quanto è vero ciò che dice il Signore! Istintivamente siamo sempre pronti a scusarci, ad essere molto indulgenti con noi stessi, ad avere mille giustificazioni per attenuare le nostre responsabilità e molto più severi nel guardare i difetti degli altri, a stigmatizzarli, amplificarli, evidenziarli… I nuovi mezzi che abbiamo a disposizione poi, se possibile, hanno esasperato questa possibilità: spesso protetti dall’anonimato siamo impietosi nell’esprimere giudizi, quasi sempre temerari e affatto documentati, facciamo diventare l’orribile vizio del pettegolezzo una quasi-virtù. No: se discepoli siamo seriamente invitati a ragionare in altro modo, a metterci dal punto di vista di Dio che vede con misericordia ciascuno di noi, che non si sofferma sulla miseria (che va riconosciuta e superata) ma sulla possibilità di conversione che ognuno di noi porta in se stesso. Coraggio, allora, convertiamoci!

Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

1Tm 1,15-17   Sal 112   Lc 6,43-49: Perché mi invocate: Signore, Signore! e non fate quello che dico?

La richiesta di Gesù è diventata proverbiale ed è colma di buon senso: come possiamo condurre un cieco se noi per primi siamo ciechi? Come possiamo togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello se prima non togliamo la trave che portiamo nel nostro occhio? Quanto è vero ciò che dice il Signore! Istintivamente siamo sempre pronti a scusarci, ad essere molto indulgenti con noi stessi, ad avere mille giustificazioni per attenuare le nostre responsabilità e molto più severi nel guardare i difetti degli altri, a stigmatizzarli, amplificarli, evidenziarli… I nuovi mezzi che abbiamo a disposizione poi, se possibile, hanno esasperato questa possibilità: spesso protetti dall’anonimato siamo impietosi nell’esprimere giudizi, quasi sempre temerari e affatto documentati, facciamo diventare l’orribile vizio del pettegolezzo una quasi-virtù. No: se discepoli siamo seriamente invitati a ragionare in altro modo, a metterci dal punto di vista di Dio che vede con misericordia ciascuno di noi, che non si sofferma sulla miseria (che va riconosciuta e superata) ma sulla possibilità di conversione che ognuno di noi porta in se stesso. Coraggio, allora, convertiamoci!

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Is 50,5-9   Sal 114   Giac 2,14-18   Mc 8,27-35: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Non si raccoglie uva da un rovo! Gesù chiede di giudicare noi stessi e le persone che ci stanno accanto dai frutti che portiamo. Non basta professare la propria fede, declamare i princìpi, affermare con forza le scelte evangeliche se poi siamo delle pessime persone. E, ahimé, quante volte ho visto avverarsi questa tristissima situazione! Cristiani impegnati, religiosi addirittura, comportarsi in maniera disumana nei confronti del proprio confratello ammalato o rispetto ai propri dipendenti… E, viceversa, vedere persone sé dicenti non credenti o agnostiche, comportarsi con una correttezza e una compassione che difficilmente ho trovato fra noi discepoli. Gesù è molto realista e aperto allo stupore: non siamo noi a dire a Dio cosa deve fare, è lui che suscita torrenti di bene anche in persone all’apparenza lontane dalla fede. Guardiamo ai frutti allora, anche se provengono da alberi all’apparenza rinsecchiti o belli contorti, e, quando ci mettiamo alla presenza del Signore, alla luce del Vangelo, misuriamo la nostra crescita spirituale dalle buone opere di giustizia e di misericordia che sappiamo fare, perché abbiamo costruito la casa sulla roccia…

Lunedì 14 Settembre (FESTA – Rosso) ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Nm 21,4-9   Sal 77   Fil 2,6-11   Gv 3,13-17: Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

Avete ragione, scusate. La festa di oggi titola: Esaltazione della santa croce, come se la croce fosse da esaltare. Non c’è nulla di bello nella croce, nulla di esaltante nel dolore, mai. Ciò che oggi esaltiamo è la testimonianza d’amore che, da quella croce, Gesù ha dimostrato verso di noi. Gesù non ha amato la croce e per quanto fosse dipeso da lui, ne avrebbe volentieri fatto a meno. Ma ad un certo punto, la croce si è rivelata necessaria per manifestare la serietà delle sue intenzioni, la verità della sua predicazione. La croce, da allora, è diventata simbolo dell’assoluto dono di sé che Gesù ha realizzato offrendosi alla sofferenza necessaria. Cambiando radicalmente il suo significato la croce è diventata così il modo drammatico che Dio ha avuto di manifestare il suo amore per noi. Prendere la croce significa allora assumere lo stesso atteggiamento di dono da parte del discepolo, che così imita Cristo nel suo amore, non nel suo dolore. Siamo reduci da una improvvida retorica dolorista che ha esaltato la croce senza capirne il limite e il profondo significato, come se Dio godesse nel farci penare! La croce, che non è mai inviata da Dio ma viene fuori dalla vita, è opportunità per tirare fuori il meglio che c’è in noi.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/09/2015 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana Santa.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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