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Menichelli: Sinodo, risanare con la misericordia

Raddoppiare gli sforzi per trovare modalità più efficaci, sempre nel segno del Vangelo, per accompagnare i giovani che guardano con crescente preoccupazione all’impegno “per sempre”. Ma occorre far presto, non avere paura di confrontarsi con una società che non è mai come noi la vorremmo. E poi non tirarsi indietro di fronte alla sfida dell’educazione ai valori che contano, perché «educare all’affettività e alla sessualità dà senso alla vita». Così l’arcivescovo di Ancora-Osimo, Edoardo Menichelli, che è stato a lungo in passato anche presidente della commissione episcopale Cei per la famiglia e la vita, interviene sul Sinodo ordinario che va in scena tra pochi giorni.

Sinodo, risanare con la misericordia

Eminenza, su questo grande appuntamento si stanno formando tante aspettative, in particolare da parte delle famiglie che vivono momenti di difficoltà. Che genere di risposta pensa potrà arrivare?
È necessaria una premessa: il Sinodo non è uno strumento ecclesiale in cui si compiono scelte operative. Il Sinodo, piuttosto, è descrivibile come un “laboratorio-approfondimento” su un tema (nel nostro caso la famiglia), perché è chiamato a offrire al Santo Padre orientamenti e approfondimenti dai quali solo lui stesso trarrà le conclusioni da offrire a tutta la chiesa. Alla luce di questo non è assolutamente pensabile che, a conclusione del Sinodo, vengano presentate delle decisioni. Tutto ciò richiede che la comunità ecclesiale preghi affinché tutto diventi segno di comunione e di proposta pastoralmente consolante.

Il documento preparatorio affronta tanti temi, tra cui le coppie che convivono ma si impegnano ad arrivare al matrimonio. Qui si dice c’è già “coerenza con il disegno creaturale di Dio”. Cosa ne pensa?
Siamo dentro una complessità di problematiche, all’interno delle quali convivono scelte, coscienze, persone concrete: tutto questo non può essere letto – diciamo così – con orientamenti “aziendali”. È necessario quell’atteggiamento di amicizia che diventa accompagnamento per una personale rilettura della situazione di vita.

Comprensione viene sollecitata anche per i giovani che hanno paura di prendersi un impegno stabile. Il grande smarrimento di fronte al “per sempre”. Come sconfiggere questi timori?
Siamo in presenza di alcune sconnessioni, riconducibili a problemi culturali, vocazionali e religioso-spirituali. Si avverte come una sorta di “aggressione” che non aiuta a compiere cammini di libertà e di interiore gaudio. Sembra che tutto sia vissuto come prova, nell’incapacità di compiere scelte sicure. Il tutto è aggravato da un vuoto di accompagnamento, sia sul versante familiare, sia sul versante sociale. Quando due giovani decidono di convivere è come se lanciassero un messaggio di aiuto: hanno bisogno di un segno che dia senso e conforto. Qui entra in gioco la missione specifica del mondo ecclesiale, aiutare le persone a resuscitare la dimensione di fede necessaria per accogliere il progetto di Dio, del matrimonio e della famiglia.

Parliamo misericordia: si dice che occorra guardare alle situazioni concrete delle famiglie, spesso segnate da sofferenza e fragilità. Ma come collocare la verità in questo contesto?
Sembra essersi innestata una sorta di conflitto, come se la verità fosse separabile dalla misericordia e la misericordia fosse altro dalla verità. Va sottolineato che misericordia e verità non possono né confliggere, né separarsi, dal momento che nascono insieme dalla persona di Gesù Cristo e svelano la forza della sua Pasqua. La misericordia di Cristo unita alla parola di salvezza aiuterà la Chiesa, chiamata a annunciarle e a viverle, a evitare “condonismi” misericordiosi e affermare scelte di verità. La pastorale è un esercizio che la Chiesa è chiamata a svolgere misurandosi ogni giorno sia con la parola che salva e che illumina, sia la misericordia che risana e consola.

Si discute molto dei progetti formativi pubblici, in contrasto con la visione umana e cristiana, come la cosiddetta ideologia del gender. Si porrà un problema di obiezione di coscienza?
La Chiesa non è chiamata a confrontarsi con un mondo che le piace, ma come Gesù Cristo è chiamata a stare nel mondo ponendovi dentro la profezia e il lievito del Vangelo. Ecco perché la Chiesa punta molto sulla formazione.

Per la preparazione al matrimonio si consiglia una sinergia tra pastorale giovanile, familiare, catechesi, con la collaborazione di movimenti e associazioni. Arriveranno nuove indicazioni?
Ritengo che il Sinodo sia stato già per la Chiesa una grande grazia e l’abbia aiutata a scoprire la grandezza del sacramento del matrimonio e la necessità che esso sia scelto, celebrato e vissuto come dono di Dio e come missione e compito. Tutto questo interroga la Chiesa a essere madre e maestra, accompagnando alla vocazione al matrimonio, facendolo accogliere come progetto dato da Dio e vivendolo nell’amore che si fa segno dell’amore di Dio. Questa è la vera questione, che impegna la comunità cristiana a sostenere il cammino di fede di quanti accolgono la vocazione sponsale. Mi pare che oggi tutto questo non sia ben chiaro: sembra prevalere un generico giuridicismo a scapito di una dimensione evangelica.

Altro tema urgente quello dei divorziati risposati: ci sono opinioni differenti sulle modalità di realizzare una “via penitenziale”, su cui pure esiste un generale consenso. Come dare concretezza a questo progetto? E sulla comunione spirituale cosa pensa?
Il verbo chiave resta “accompagnare”. La Chiesa troverà le strade giuste, nella consapevolezza che innanzitutto è Dio che opera nelle coscienze delle persone e che “misura” a suo modo le scelte dei suoi figli. Se la Chiesa accompagna, se è madre che ama, sarà consolata anche da figli che si convertono. Per il resto, il rapporto con Dio è personale e la Chiesa oltre che educare e accompagnare, non credo che possa fare altro.

L’aiuto alle famiglie con persone che vivono una tendenza omosessuale: quali modalità potrebbero essere utilizzate per adeguati progetti pastorali?
È sempre più pressante un compito educativo: educare all’affettività e alla sessualità che dà senso al vivere. Siamo in un tempo di grande smarrimento e sembrano essersi dissolte le dimensioni etiche che impegnano tutti gli orientamenti sessuali. Le persone vanno aiutate a raggiungere un equilibrio di ubbidienza e a celebrare la sessualità non nella sfinitezza autarchica, ma nell’armonia di tutta la persona. Questo impegno riguarda le persone vivono sia l’omosessualità, che l’eterosessualità. Sembra che siamo caduti in una sorta di rozzezza e di superficiali giudizi nei confronti delle persone.

Vincenzo Varagona
Avvenire 16 settembre 2015

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Questa voce è stata pubblicata il 16/09/2015 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , .

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