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Padre Pio non pote’ salvare quel soldato. E il biografo s’imbatte in un segreto di Stato

Padre Pio non pote’ salvare quel soldato. E il biografo s’imbatte in un segreto di StatoNella ricerca storica e anche nel giornalismo d’inchiesta capita spesso che cerchi qualcosa, magari un piccolo dettaglio per confermare qualcosa che già conosci, e invece ti imbatti in una storia più grossa e promettente che non ti aspetti. Eccone un esempio clamoroso: volendo ricostruire la degenza ospedaliera di padre Pio a Napoli, il collega Enrico Malatesta ha scoperto una strage di quasi 100 anni fa, della quale si è sempre preferito tacere.

Da cappellano militare (la foto dell’epoca ce lo mostra in divisa) padre Pio finì ricoverato nell’”Ospedale Sales” della caserma “La Trinità” di Napoli, dove oltre a curarsi per i postumi della tisi svolgeva attività pastorale. Lì conobbe tra gli altri un militari ferito in combattimento, Alfio Russo, del quale divenne confessore e padre spirituale. Sul destino di questo giovane verrà in seguito apposto il “Segreto Militare di Stato” con un “documento Riservato” che il giornalista Enrico Malatesta pubblica nel libro “La vera storia di Padre Pio” edito da Mursia. Il ragazzo, amputato di entrambe le braccia in seguito di un combattimento, morì poi nel 1918 nella “strage dell’Acquasanta”, una drammatica vicenda con 200 morti che, spiega Malatesta, furono “tenuti nascosti, celandoli per ormai quasi un secolo dietro al segreto di Stato”. “Perché?”, si domanda il giornalista che ha ricostruito l’esplosione del Forte Appio” di Roma basandosi sui documenti dell’epoca, “Perché?”, si domanda il giornalista che ha ricostruito l’esplosione del “Forte Appio” di Roma basandosi sui documenti dell’epoca, partendo pero’ dal racconto della “conversione” che Padre Pio aveva donato a uno di quegli sfortunati giovani che persero la vita a seguito dell’esplosione della “Santabarbara” della caserma e dell’opificio che la alimentava, dove si costruivano bombe e altri ordigni senza nessuna attenzione alla sicurezza dei soldati. “Un ufficiale – ha verificato Malatesta per spiegare l’accaduto – si era rifiutato di collaudare delle spolette difettose, ma i generali non gli avevano dato ascolto e avevano imposto il collaudo ad un altro ufficiale, che invece le fece passare per buone”.
Nel volume di Mursia, il capitolo più affascinante è proprio quello dedicato alla ricostruzione del periodo militare che vide Padre Pio arruolato nella grande Prima Guerra Mondiale, come cappellano militare nella Sanità a Napoli, pubblicando ben quattro lettere inedite del frate sconosciute anche alla Postulazione. L’ultima, datata 9 marzo 1918, inviata dal letto n.40 dove Padre Pio era degente, è indirizzata a quel ragazzo meditava in quei giorni, come unica via d’uscita possibile, il suicidio abbandonandosi alla disperazione più totale. Ma le preghiere di Padre Pio e l’imposizione delle sue mani sul capo, mani già impresse dalle “stigmate invisibili” ricevute nel 1911, gli restituirono la speranza, tanto da fargli dettare un ricco e dettagliato memoriale sull’esperienza militare ma soprattutto sull’incredibile incontro fatto con Padre Pio. Questo documento ha portato a scoprire una terribile pagina di Storia della Grande Guerra.

Dato l’aggravarsi delle infezioni alle mutilazioni, divenute cancrena, Russo andava rioperato ma i sanitari dell’Ospedale Sales non se la sentivano e così decisero di trasferirlo a Roma. Contro questa decisione insorse Padre Pio che probabilmente aveva avuto una premonizione sul destino che attendeva Alfio nella Capitale. Ma non ci fu nulla da fare, il capitano medico Giannattasio, chiamato “il sarto” per la sua capacità di suturare le ferite, decise il trasferimento a Roma dove fu operato al Policlinico dell’Università di Roma (il futuro “Umberto I”) e poi trasferito per la convalescenza alla Caserma militare di via Appia Nuova, chiamata il “Forte dell’Acquasanta”. Ed è lì’ che dopo solo poche settimane dal suo incontro col frate, Russo perirà insieme ad altri 199 giovani soldati nell’esplosione della polveriera dell’Appia Nuova. Non per atto di guerra, ne per sabotaggio alle strutture, ne tantomeno per accidentale infortunio ma solo per bieco “tradimento” di chi avrebbe dovuto rispondere delle loro giovani vite. Dilaniati dell’esplosione, i loro poveri resti non meritarono neanche il rispetto del proprio nome perché raccolti sommariamente in cassoni della Croce Rossa, in un ammasso confuso, tra ossa, detriti, membra umane e macerie, in una melma fatta di terricci e sangue. “Agghiacciante” fu l’affermazione del dirigente della Questura, presente al recupero dei caduti. “Ma ben più agghiacciante – secondo Malatesta – è l’oblio riservato al negato ricordo delle loro giovani vite. Di seguito pubblichiamo una parte del memoriale di Alfio Russo.

Edoardo Izzo
DAL MEMORIALE di Alfio Russo – un breve stralcio del documento: […] « Padre sono disperato….non voglio vivere …come torno dalla famiglia… come un vegetale inutile?… ho appena diciannove anni…come vivrò ?.. che lavoro potrò mai fare…. ? Ho deciso di non firmare…che muoia pure, così almeno daranno ai miei genitori la consolazione di una croce di ferro e una pensione».
– Ma cosa dici…? – replicò Padre Pio – La vita è il bene più prezioso non barattabile con nulla…tanto meno con una onorificenza o peggio ancora, con qualunque pensione ! Se ti sentissero parlare così tua madre e tuo padre…!?..pensi che ne sarebbero orgogliosi ?..un figlio è un figlio. E Dio poi…? Non ci pensi a Dio?… Sei stato in trincea due anni….avrai avuto mille modi per morire…. Invece sei tra i pochissimi che torneranno a casa vivi…e ti ammazzi tu !… per non mettere una firma…. ?! –
«Dice bene Lei Padre…bene… Dio ?…io non credo più a niente…non c’è Dio che tenga, li ho visti io centinaia e centinaia di corpi di soldati fatti a pezzi dai cannoni o dalle granate…sangue e brandelli di carne umana ovunque…amici, commilitoni ,fratelli,…oggi ci parlavi, ridevi con loro, scambiavi con loro il cucchiaio per bere e….domani ti giravi un attimo…e l’attimo dopo la carne spappolata del tuo migliore amico, ce l’avevi fin sopra il berretto…..Dio…. non mi parli di Dio…!
Queste pressappoco, le parole che si scambiarono il fante Alfio Russo ed il Cappellano militare, in quella mattina del 19 agosto 1917, nel giorno del loro primo incontro.
Proprio li, in quel corridoio della caserma Sales, poco distante dalla porta della medicheria, improvvisata sala operatoria, il capitano medico Giannattasio lottava contro il tempo per strappare giovani vite ad un destino implacabile e beffardo e proprio bastardo era quel destino, che lavorava per dare tempo ai molti moribondi di perdere anche la fede, dopo aver perso se stessi. Ma quel ragazzo no. Non poteva andarsene con quella rabbiosità nell’animo. Pensò bene allora il religioso di chiedere lui, il dono di concedergli solo la possibilità di impartirgli la santa benedizione. Poi la decisione sarebbe restata a lui se farsi operare o meno.
Alfio rispose: «…Faccia pure…per quel che me ne importa ! Contento Lei…» .
Il religioso allora, indossata la stola prese dal taschino della giubba una piccola fiala. Ne estrasse un liquido col quale deterse la fronte del “ragazzo” soldato, segnandolo con la croce. Posato infine, il breviario sul bordo della lettiga, impose entrambi le mani sul suo capo ed iniziò la lunga orazione latina della preghiera. Passarono alcuni minuti e quando il frate Cappellano tolse le mani da quella testa per impartirgli la benedizione finale, Alfio si era serenamente addormentato. Sul suo volto disteso e finalmente sereno sembrava scomparso ogni risentimento, ogni disperazione. Quando giunse il suo turno, gli infermieri de “il sarto” lo vennero a prendere. – Ma è morto…? – domandarono . No,.. si è addormentato. Rispose il religioso seguendo la lettiga con lo sguardo mentre entrava da Giannattasio, il “sarto” appunto. Sgranando il rosario lo accompagnava, implorando la misericordia divina della Mamma Celeste per quel ragazzino, reso dal cinico egoismo umano un, “novello Cristo” salito sulla Croce del Monte Calvario, come per il Nazareno…. per colpe non proprie.
[…]
Il Frate non comprese subito. Pensò ad un letto ancora da sistemare. Ma lentamente avvicinandosi in quel vasto andito, sentì l’emozione salirgli su, fino a prendergli alla gola. Era Alfio!.. era vivo…!… o meglio, quello che ne rimaneva … ma vivo !
– « Padre…!..eccola finalmente… è da quando mi sono risvegliato che la cerco……» –
Eccomi figliuolo….. come stai…. come ti senti…ma… che ci fai qui nel corridoio ?… ti ho cercato dappertutto… anche…
– « …volevo vedere la Madonna e….pregare… La suora ha faticato molto per accontentarmi…evidentemente mi ha cercato nei posti sbagliati….anche al sotterraneo è…?!? Mi doveva cercare dov’è Gesù o la sua cara Mamma !.. Non era Lei a…parlarmi della vita…? Eccola la vita……!…» – ed alzando l’unico braccio libero da medicazioni mostrò il rosario…. – Ma cosa è successo, per parlare così…? – « Semplice…. Ho capito ! »
– Che la vita è bella comunque..?! – « No…Padre… tutto il resto, … quello di cui Lei non mi ha parlato… del dolore » –
– Fammi capire…? non mi hai dato molto spazio a parlarti… anzi…non mi ascoltavi proprio.. avevi già deciso…. Volevi solo morire… ed io ti ho detto che la vita è un bene prezioso e vale viverla a qualsiasi costo. Ora non capisco cosa vuoi dirmi……?!
– « Vede Padre…anzi…. a proposito….. non conosco neanche il suo nome…… io mi chiamo Alfio Russo e Lei …..?! ora me lo può dire… » – -..Pio…il mio nome da Cappellano militare, dell’ordine dei frati minori cappuccini, è “Pio” !
– « Allora… Padre Pio…. questo è quanto….. al mio risveglio ho sentito un grande calore sulla testa tanto da non comprendere se si trattasse del postoperatorio, dei farmaci o dall’aumento del dolore globale nel mio corpo. Più cercavo di muovermi più sentivo crescere questo calore. Lo dissi anche alla suora infermiera che ritenne aiutarmi ad alzare la testa e la schiena con dei cuscini, così da sdraiato a pormi seduto. Poi…, con lo sguardo fisso sulle fasciature dei due monconi, fui colto da un pensiero. Dove sarà ora la carne della mia carne, le ossa delle mie ossa. Avranno avuto una sepoltura ?…. o gettate nel fuoco insieme agli altri resti umani ? Era chiaro, a quel punto, anche per un ceco che la mia vita era ormai finita. E quel calore aumentava fino all’irresistibile. Una gran tenerezza pervase il mio animo….Ma stranamente non ero più stizzito. Solo intenerito da quei ricordi. Come ad una bambina rimasti tra le mani i resti di una bambola rotta e tanto amata. Pensai, non può essere Dio a volere tutto questo. Ad un tratto mi tornarono alla mente le parole di mia madre, quando da piccino mi spiegava alcune cose del catechismo. Una volta mi parlò del male, di quanto questo è in noi e di come cerchi di allontanarci dal bene, spesso facendo leva sulle nostre debolezze. Di approfittare finanche delle nostre disperazioni per incidere sulle nostre scelte. Per bloccarci ed impedirci di fare il bene, come siamo portati naturalmente a fare. Ecco da quei ricordi infantili, da quelle parole di mia madre, chissà rimaste accantonate in qualche angolo remoto della mia mente come appunti fissati sulla carta ma restati chiusi in un cassetto dimenticato, ora ritornavano prepotentemente alla memoria quelle le parole… “per bloccarci”. “PER BLOCCARCI” . Ed io, ero veramente bloccato, e …per sempre!
E chi più del “ male” poteva escogitare un modo più crudele, più spietato di questo.
Non ucciderti,… ma darti “la morte civile”. Ecco chi mi voleva, bloccato in eterno ed incapace di compiere quelle azioni normali che sono poi il nostro bene naturale di tutti i giorni. Chi… voleva per me “la morte civile”…. non poteva che essere il “ MALE”.
Dunque non Dio, che è padre e creatore, aveva voluto questo per me..?… bensì il “male” distruttore di ogni bene. All’improvviso tutto questo mi è apparso chiaro e definito nella mente. Ed è per questo che ho chiesto alla suora un rosario… per andare a pregare sotto la statua della Madre celeste » .
– Il Signore ti ha certamente illuminato per comprendere quanto mi stai dicendo. Sei troppo piccolo per pensieri così grandi. Molto, e di tanto più grandi di te. Altri non ci sono arrivati neanche dopo una vita a queste conclusioni. Non potevi, disperato come ti ho visto io, giungere a tanto. No…non potevi proprio… Hai ricevuto un gran dono dal Cielo, perché la fede è un dono,…un grande dono. Il più bel dono dell’esistenza umana.
Se Dio ti ha donato questa nuova grazia, avrai anche la forza per costruire la tua nuova vita !
Una vita completa, vedrai, e sarai proprio tu stesso, a renderla normale…pensando normale.
– « Caro Padre Pio…io ho ricevuto un gran dono, è vero… ma non quello di compiere “prodigi”…..e a me ora, proprio un “vero” miracolo mi serve…! ».
Il frate cappellano allora si ritrasse di un passo… levò il braccio destro e gli impartì in latino una lunga benedizione. Poi riprese quella solita ampolla dalla tasca della giubba e con un dito intinto, gli segnò la fronte con la croce.
– Non te ne sei ancora reso conto…ma il miracolo lo hai già ricevuto.

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Questa voce è stata pubblicata il 10/10/2015 da in Attualità, Società, Cultura, ITALIANO con tag , , .

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