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Cortina di bambù un po’ meno fitta.

Delegazione vaticana in Cina dopo 5 anni.

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​«La Cina è nel mio cuore, sempre!», ha detto papa Francesco nelle recente intervista a Paris Match. E mentre l’attenzione è concentrata sul Sinodo, la diplomazia vaticana ha compiuto un gesto spettacolare: l’agenzia Ucanews informa infatti che si è svolto a Pechino l’incontro di una delegazione vaticana con rappresentanti del governo cinese. Dagli Stati Uniti alla Cina, dunque, lo sguardo di papa Francesco abbraccia un orizzonte sempre più largo e mostra una Chiesa davvero “in uscita”, che non vuole dimenticarsi di nessuno e si interessa di tutte le situazioni, anche delle più lontane e difficili.

Non ci sono notizie sui partecipanti all’incontro e non sono noti i risultati. L’episodio va inoltre inquadrato entro i limiti indicati dal cardinale Parolin pochi giorni fa: «La situazione [delle relazioni sino-vaticane] non è ancora matura, ma si sta lavorando lentamente e discretamente per cercare di arrivare a un’intesa». Le sue parole erano riferite al desiderio di visitare la Cina espresso più volte dal Papa, ma hanno un valore anche più generale. Il Segretario di Stato ha aggiunto prudentemente: «Al momento è impossibile fare previsioni».

Eppure – malgrado i limiti indicati da queste parole, di cui oggi comprendiamo meglio il significato –, la notizia c’è: erano più di cinque anni che una delegazione vaticana non si recava in Cina. Da allora ci sono stati scontri molto duri – come in occasione del IX Congresso dei rappresentanti cattolici cinesi del 2010 –, diverse ordinazioni illegittime ed episodi dolorosi, come l’impedimento a esercitare le sue funzioni episcopali al vescovo di Shanghai, Ma Daqin.

Non era dunque affatto scontato che il dialogo riprendesse. Ma fin dalla sua elezione l’”effetto papa Francesco” si è fatto sentire anche in Cina, e al resto ha provveduto l’abilità del cardinal Parolin, che aveva già mostrato di essere un efficace interlocutore del governo cinese durate il suo servizio a Roma fino al 2009. Già nei mesi scorsi era giunta la buona notizia dell’ordinazione episcopale di Joseph Zhang Yinlin, ad Anyang, nella provincia dell’Henan, avvenuta con il “consenso parallelo” di entrambe le parti. È possibile che la notizia dell’incontro susciti critiche e proteste. Il miglioramento delle relazioni sino-vaticane non è gradito ad ambienti americani e suscita preoccupazioni a Hong Kong.

Qualcuno richiama l’attenzione sul recente articolo del Zhongguo Mingzu Bao, che riporta parole del presidente Xi Jinping contro le interferenze straniere nelle vicende religiose cinesi. Impossibile dunque fidarsi di chi continua a pretendere l’assoluta “indipendenza” della Chiesa cinese. Ma in questo stesso articolo c’è anche una sorprendente citazione della lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi del 2007 e delle sue riserve verso l’Associazione patriottica. Pochi giorni fa, inoltre, alle parole di amicizia verso la Cina usate da Francesco nel viaggio di ritorno dagli Stati Uniti, il giornale ufficiale Global Times ha reagito positivamente pubblicando l’opinione che «non si possono risolvere i problemi [della Chiesa cattolica cinese] senza il coinvolgimento del Vaticano».

Seppure in modo cauto, è stato così lanciato il messaggio che la Cina potrebbe ammorbidire la barriera che dal 1949 ostacola pesantemente i rapporti tra il Papa e i cattolici del Paese (pur senza impedirli del tutto). Del resto, accogliere a Pechino una delegazione vaticana significa implicitamente riconoscere che il Papa e la Santa Sede hanno titolo per occuparsi della Chiesa cattolica in Cina.

Non sappiamo che cosa succederà dopo questo incontro; del resto anche il cardinal Parolin ha chiarito che la partita è aperta. Ma cresce la sensazione che l’appassionata attenzione di papa Francesco verso la Cina e la paziente tessitura diplomatica del suo Segretario di Stato stiano aprendo una breccia nella cortina di bambù.

Insomma, per capire fino in fondo le novità che stanno emergendo dal Sinodo – compresa la riflessione sul ministero papale all’interno di una sinodalità sempre più “planetaria” –, occorre alzare gli occhi e guardare anche a un’iniziativa in grado di accrescere ancora di più l’attenzione del mondo verso un Pontefice che ha già suscitato l’interesse e l’ammirazione di tanti.

Agostino Giovagnoli
Avvenire 19 ottobre 2015

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Questa voce è stata pubblicata il 19/10/2015 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , , .

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