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Coppia, “felici in Brasile con tredici figli”

Sconfinamenti della missione (9)
Riflessioni e testimonianze di una Chiesa “in uscita” verso le nuove periferie

Paola e Maurizio Alesso (al centro)1

Paola e Maurizio Alesso “felici in Brasile con tredici figli”

Ecco una coppia in missione che ha sei figli maschi e ne adotta sul campo altri sei, tutti maschi, ma infine arriva – a dare soccorso alla mamma – una femminuccia, Maria Chiara Luce. Qui si parla di miracoli, cioè di meraviglie: leggi e stupisci.

Dopo sposati Paola e io abbiamo scoperto che sarebbe stato impossibile avere figli. Paola rimaneva gravida, ma per una malattia autoimmune (antifosfolipido) al terzo mese di gravidanza avveniva un aborto spontaneo. Il terzo aborto avvenne qui in Brasile, dove stavamo trascorrendo un anno di volontariato in aiuto ai bambini di strada. Stavamo dedicando parte della nostra vita ad un ideale e Dio non poteva fare nulla? Avremmo capito in seguito che Dio stava lavorando nei nostri cuori per prepararci a una maternità e paternità più grandi. A un certo punto Paola e io abbiamo guardato ai bambini di strada che vivevano con noi e abbiamo pensato che se noi dopo un anno fossimo tornati in Italia, quei bambini avrebbero rivissuto la sofferenza dell’abbandono. Quindi abbiamo deciso di rimanere qui per sempre. Abbiamo detto il nostro “sì” e Dio ha così potuto fare grandi cose.

A questo punto è successo il primo di una lunga serie di miracoli. Paoletta è  rimasta gravida (contro il parere di tutti i medici) ed è nato Francesco Maria, dopodiché sono venuti alla luce Stefano Maria, Tommaso Maria, Filippo Maria, Lorenzo Maria e Giovanni Paolo Maria! Ma non è finita qui. Due anni fa sono entrati nella nostra casa (Paola e io viviamo da tredici anni nella Comunità Cenacolo del Brasile, che accoglie attualmente 70 bambini di strada) sei fratellini tra i 2 e i 10 anni destinati a essere adottati da sei diverse famiglie, con scarsissime probabilità di potersi un giorno ritrovare. Noi glielo abbiamo anticipato e loro, che sono unitissimi, sono scoppiati in pianto: “Non abbandonateci anche voi”. Paola e io ne siamo rimasti scossi e separatamente abbiamo chiesto a Dio un segnale: “Se ci consideri la famiglia adatta a questo, dev’essere Suor Elvira a dircelo”.

All’inizio del 2008 abbiamo mandato una mail in comunità in Italia chiedendo se per caso conoscevano una famiglia disposta ad adottare i sei fratellini. Il giorno seguente arriva la risposta di Suor Elvira: “Non abbiamo trovato nessuna famiglia e ho pensato di chiederlo a voi”. Ho stampato la mail e sono corso da Paoletta per farle vedere la risposta della nostra Madre. Paoletta si è messa a piangere e mi ha detto che era esattamente ciò che aveva chiesto a Dio: sia l’ adozione che la conferma di Madre Elvira!

Ci siamo abbracciati e subito dopo ci siamo organizzati per affrontare la parte più difficile: quella legale. Infatti la prima domanda che la psicologa del Tribunale dei minori ci ha fatto è stata: “Quanto guadagnate al mese?” “Nulla” ho risposto un po’ imbarazzato: “Siamo missionari, lavoriamo per un Ideale, non per lo stipendio”. Ma che cosa possedete? “Abbiamo la Fede e il desiderio di dare una famiglia a questi bambini”. Ci ha detto di aspettare che sarebbe andata a parlarne con il Giudice. Le porte si aprivano una dopo l’altra e oggi i sei sono nostri figli.

Un miracolo è che insieme ai bimbi Gesù ci ha donato più pazienza, più coraggio, più voglia di ricominciare e la consapevolezza che dobbiamo imparare dai nostri figli a essere genitori. L’amore diviso per dodici anziché diminuire é raddoppiato. Non mancano i momenti nei quali ci chiediamo: “Ma siamo matti, che cosa abbiamo fatto?” Comunque vi assicuro che ne è valsa la pena, siamo più felici e sentiamo ogni giorno la forza di Dio che ci sostiene. Insomma siamo dei poveracci, ma dei poveracci felici! Non mancano le grandi gioie come quando torno a casa la sera e mi saltano addosso dodici simpaticissime pesti. Il momento in cui facciamo a loro il bagno, tra mutande e calzini che svolazzano da tutte le parti, andrebbe filmato. Che tenerezza quando il più grandicello aiuta il più piccolo a fare i compiti. La domenica mattina quando pian pianino entrano nella nostra camera e saltano tutti sul lettone. Se i problemi vanno moltiplicati per dodici, anche le gioie sono da moltiplicare.

Abbiamo poi avuto un miracolo da Dio per intercessione di Giovanni Paolo. Lo scorso anno siamo stati tutti in Italia e così abbiamo partecipato alla festa della Vita della Comunità Cenacolo e siamo andati a Roma sulla sua tomba per ringraziarlo. Oltre avergli chiesto sovente protezione, lo consideriamo il “nostro” Papa perché ci ha accompagnato dall´inizio: è durante il suo Papato che mi sono convertito, ho cambiato vita dopo la droga e il carcere, sono entrato nella Comunità Cenacolo, ho conosciuto la Sposa con la quale condivido questa incredibile “avventura”.

Quando siamo risaliti sul pullman per far ritorno a casa abbiamo chiesto ai nostri figlioli che cosa avessero domandato in dono a Giovanni Paolo: dato che sono dodici maschi, tutti avevano chiesto il dono di una sorellina! Premetto che in questi anni avevamo fatto delle visite sia in Italia che in Brasile in seguito ai quattro aborti spontanei e abbiamo scoperto che probabilmente i bambini andati in cielo erano tutte femmine, in quanto il problema immunitario di Paola faceva sì che soltanto le bambine non riuscivano a svilupparsi. Ma per Dio nulla è impossibile!

Dio ascolta sempre la Preghiera dei bambini e così, il 2 aprile di quest’anno (giorno in cui Giovanni Paolo II è andato in cielo) è nata Maria Chiara Luce: la nostra prima bambina, accompagnata per tutta la gravidanza dall´immagine di Giovanni Paolo attaccata al pancione di Paola e dalle preghiere semplici, ma preziose dei suoi fratellini.

Maurizio, Paola, i 12 apostoli e Maria Chiara Luce

Il racconto di Maurizio e Paola è stato scritto nel 2009. Io l’ho abbreviato con la loro autorizzazione. Mi era stato fornito dalla Fraternità Monastica di Montecroce (San Valeriano di Cumiana, Torino).
[Giugno 2010]

Paola e Maurizio Alesso hanno adesso14 figli (8 naturali e 6 adottati). L’ultimo Federico è down. “Ha la sindrome del dono, – spiega Paola, col sorriso di una mamma tenerissima – perché mi ha insegnato che le risorse d’amore sono infinite”. E, lancia un messaggio di coraggio alle madri che scoprono di avere in grembo un bambino con un cromosoma in più: “Non abbiate paura di metterli al mondo. Sono bambini speciali”.

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Questa voce è stata pubblicata il 19/10/2015 da in ITALIANO, Sconfinamenti della Missione, Vocazione e Missione con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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