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Auerbach e Benjamin: la lezione straordinaria dei rifugiati.

Chiamate in attesa (6)
di Tolentino Mendonça.

Erich Auerbach e di Walter BenjaminVale la pena di ricordare che alcuni dei testi più ispiratori della contemporaneità sono stati prodotti, in terra europea, da rifugiati, e neppure tanto tempo addietro. Lo affermano esemplarmente i casi di Erich Auerbach e di Walter Benjamin. Auerbach scrisse a Istanbul, e senza la possibilità di servirsi di una biblioteca, la sua opera principale: Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale. Come dice Edward Said, si tratta di «uno dei libri di critica letteraria più ammirevoli e influenti che siano mai stati scritti». Auerbach, che aveva occupato il prestigioso posto di bibliotecario dell’antica biblioteca prussiana di Berlino e che era stato titolare della cattedra di Filologia romanza all’Università di Marburgo, dovette precipitosamente emigrare in Turchia quando le leggi naziste decretarono l’estromissione degli ebrei da qualsiasi incarico nell’istruzione e nella cultura tedesche.

Mimesis che cos’è? È una ricerca originalissima e monumentale, dalla letteratura biblica e omerica a Marcel Proust e Virginia Woolf. È un miracolo, quando pensiamo alle difficili condizioni storiche della sua elaborazione. Ed è un testo di analisi letteraria che è al tempo stesso un indimenticabile manifesto politico. Quando la macchina del terrore hitleriano sterminava gli ebrei in massa, si alzava una voce a ricordare l’importanza letteraria della Bibbia ebraica e il suo inconfutabile impatto nella storia della civilizzazione.

Il caso di Walter Benjamin è, se possibile, ancor più estremo. Dovette rifugiarsi in Francia nel 1933, iniziandovi un’opera colossale su Charles Baudelaire che non arrivò a concludere, e che sarebbe stata pubblicata postuma, come collettanea di frammenti, sotto il titolo di Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato. È un testo oramai indispensabile per chi voglia cogliere la vertiginosa trasformazione in cui ci ha proiettati la modernità. Ma i suoi anni itineranti da rifugiato rivelano come, nell’esercizio radicale del pensiero, Benjamin mettesse in gioco la propria libertà, resistendo e insegnando a resistere. Com’è noto, finì per suicidarsi alla frontiera franco-spagnola, nel timore di essere consegnato alla Gestapo. Sul suo monumento funebre a Portbou è inciso uno dei suoi aforismi: «Non c’è mai documento della cultura che non sia anche documento della barbarie».

Erich Auerbach e Walter Benjamin intrattennero un’amichevole corrispondenza epistolare durante quei terribili anni in cui tutto ciò in cui credevano sembrava minacciato. Certe lettere si persero, come quella in cui Auerbach diceva a Benjamin che lo avrebbe raccomandato come professore all’Università di São Paulo in Brasile, da poco fondata, ma altre arrivarono a destinazione. Ne conosciamo diverse di Auerbach a Bejamin che ci fanno supporre che effettivamente la corrispondenza andava e veniva dall’uno all’altro. Allo stato attuale, tuttavia, è stata scoperta una sola missiva di Walter Benjamin al suo interlocutore. Si tratta di una cartolina inviata a Marburgo il 30 novembre 1935. Auerbach non era ancora fuggito dalla Germania. La cartolina riproduce una delle illustrazioni del Romanzo della Rosa, intitolata Giasone e il vello d’oro. Nel retro, è scritto semplicemente: «Caro Erich Auerbach, che queste piccole barche vadano cariche dei miei pensieri più affettuosi dedicati a lei. Suo W.B.». Gli esperti di epistolografia sostengono che la cartolina fu scelta con cura. La figura di Giasone è probabilmente un riferimento a Die Argonauten, la rivista su cui entrambi avevano pubblicato dei testi nel 1921, in un’epoca distante dall’orrore del momento in cui Benjamin scriveva. Ma l’immagine della cartolina è anche un consiglio cifrato ad Auerbach: a lasciare quanto prima la Germania per intraprendere un viaggio che lo mettesse in salvo, prima che la guerra gli impedisse di partire.

Avvenire 08/10/2015

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Un commento su “Auerbach e Benjamin: la lezione straordinaria dei rifugiati.

  1. Genio y figura hasta la sepultura!

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