COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Commento al Vangelo della XXXII Settimana del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo del giorno 4

XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Commento al Vangelo di Paolo Curtaz.

Lunedì 9 Novembre
(FESTA)
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
Ez 47, 1-2.8-9.12   Sal 45   1Cor 3,9-11.16-17   Gv 2, 13-22:
Parlava del tempio del suo corpo.
Martedì 10 Novembre
(Memoria)
San Leone Magno
Sap 2,23-3,9   Sal 33   Lc 17,7-10:
Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
Mercoledì 11 Novembre
(Memoria)
San Martino di Tours
Sap 6,1-11   Sal 81   Lc 17,11-19:
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.
Giovedì 12 Novembre
(Memoria)
San Giosafat
Sap 7,22-8,1   Sal 118   Lc 17,20-25:
Il regno di Dio è in mezzo a voi.
Venerdì 13 Novembre
(Feria)
Venerdì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sap 13,1-9   Sal 18   Lc 17,26-37:
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
Sabato 14 Novembre
(Feria)
Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sap 18,14-16;19,6-9   Sal 104   Lc 18,1-8:
Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.
Domenica 15 Novembre
(Verde)
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Dn 12,1-3   Sal 15   Eb 10,11-14.18   Mc 13,24-32:
Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.
9 Novembre (FESTA – Bianco) DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
Ez 47, 1-2.8-9.12   Sal 45   1Cor 3,9-11.16-17   Gv 2, 13-22: Parlava del tempio del suo corpo.

Oggi la Chiesa celebra la dedicazione della chiesa cattedrale di Roma che non è la basilica di san Pietro, come alcuni pensano, ma quella di san Giovanni in Laterano. È l’occasione per noi per sentire vicina la comunione con la Chiesa romana prima fra i pari.
Ci sono strane idee sulla Chiesa, in giro, siamo onesti. In un mondo diventato piccolo, in cui tutti si sentono autorizzati a sapere cos’è la Chiesa, il vero messaggio della Chiesa rischia di passare in secondo piano. La Chiesa non è un’organizzazione religiosa che sente fortemente il peso degli anni, non una specie di holding del sacro che cerca di sopravvivere in un mondo di squali e nemmeno si riduce alla propria gerarchia. La Chiesa è la comunità dei fratelli radunati dal Maestro Gesù per stare con lui ed annunciare il Vangelo; ad ognuno dei discepoli è dato un carisma per l’edificazione vicendevole e per la costruzione del Regno. La Chiesa annuncia il Maestro, è completamente rivolta all’annuncio del vero volto di Dio in attesa del suo ritorno glorioso nella pienezza dei tempi. A partire da questa prospettiva siamo chiamati a rileggere tutto ciò che storicamente è stato costruito intorno a questo nucleo essenziale. E a purificarlo. La Chiesa, come annota sagacemente sant’Ambrogio, è casta meretrix, una prostituta vergine. Santa perché di Dio e peccatrice perché composta da uomini spesso fragili e incoerenti.

10 Novembre (Memoria – Bianco) San Leone Magno
Ap 2,23-3,9   Sal 33   Lc 17,7-10: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Abbiamo scoperto la bellezza del Dio di Gesù, abbiamo aderito alla sua proposta, abbiamo accolto la Parola e l’abbiamo lasciata fiorire in noi stessi, cambiando la nostra vita, illuminandola. Giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, fidandoci del Signore abbiamo aperto il nostro cuore allo stupore. Ora sappiamo, ora conosciamo, ora tutto è più chiaro. Gioiamo nel lavorare nella vigna del Signore, siamo colmi di stupore nell’incontrare altri uomini e donne che come noi si sono fidati del Nazareno. Sì, noi crediamo, con forza, con determinazione, con fatica. E cerchiamo di leggere il mondo da una prospettiva altra. Alta. Forse siamo anche impegnati in qualche servizio ecclesiale, dal più modesto al più impegnativo, forse abbiamo anche delle responsabilità nelle comunità. Proprio a noi, proprio a chi ha maggiori incarichi il Signore ricorda una verità disarmante: è lui che agisce, non noi. Il mondo è già salvo, non dobbiamo salvarlo noi. Perciò siamo gioiosamente servi inutili. Perciò veri. Perciò liberi. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, dobbiamo solo diventare trasparenza affinché, attraverso i nostri gesti, la gente veda il volto di Dio.

11 Novembre (Memoria – Bianco) San Martino di Tours
Sap 6,1-11   Sal 81   Lc 17,11-19: Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Sono solo lebbrosi, non samaritani o ebrei. Il dolore ci rende uguali, elimina le differenze, la disperazione cuce rapporti impensabili. E urlano, chiedono salvezza, chiedono di essere riammessi nel mondo dei vivi. Gesù li ascolta ma chiede di andare dai sacerdoti del tempio: la guarigione è in un percorso, è progressiva, non è mai tutta di colpo. Ci vogliono degli anni per convertirsi, degli anni per diventare veramente discepoli. E si mettono in strada. Trovatisi guariti ecco che le differenze ritornano: i nove ebrei vanno al tempio ma il samaritano non ha un tempio, il suo è stato raso al suolo un secolo prima, proprio dagli ebrei. Allora si rivolge al Tempio. E il Tempio, Gesù, la presenza di Dio, lo accoglie e commenta amareggiato: dieci sono stati sanati, uno solo è stato salvato. Non è vero che basta la salute!, non è vero che la salute è tutto. C’è di più: la salvezza. La salvezza di sapersi amati, di essere nel cuore di Dio, di essere donati al mondo. L’ingratitudine è più difficile da guarire della lebbra: ringraziamo il Signore per la salvezza che ci ha strappato dall’isolamento e dalla disperazione e ci ha resi liberi.

12 Novembre (Memoria – Rosso)   San Giosafat
Sap 7,22-8,1   Sal 118   Lc 17,20-25: Il regno di Dio è in mezzo a voi.

Il Regno di Dio è in mezzo a noi dice il Signore, è impastato col nostro mondo, ne fa parte integrante, ne è intimamente connesso. Ne fa parte, non è altro, non è qualcosa di diverso. Molti, ci ammonisce il Signore, pensano di incontrarlo altrove, negli eventi eclatanti, correndo dietro a miracoli e alle apparizioni. Non è così. È il nostro sguardo che lo deve riconoscere, è il nostro cuore che è chiamato ad accorgersene. Quante volte pensiamo che la presenza di Dio coincida con qualcosa di fantastico, con qualche evento che scuota e stupisca. Povera la fede che ha bisogno di miracoli per poter crescere! Povera la fede che ha bisogno di conferme per poter andare avanti! Siamo chiamati a cambiare il nostro sguardo per riconoscere il Regno che si realizza in mezzo a noi. Nelle nostre parrocchie, nelle nostre liturgie, nelle nostre iniziative di carità, nella nostra profezia realizziamo il Regno, non altrove. Che bello sapere che la mia comunità è un anticipo e una realizzazione parziale del Regno che è già e non ancora! Che bello iniziare la giornata col desiderio e l’impegno di riconoscere il Regno già presente in mezzo a noi!

Venerdì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sap 13,1-9   Sal 18   Lc 17,26-37: Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

Verrai, Signore. Verrai alla fine dei tempi, nella pienezza, quando nessuno ci penserà più. Quando penseremo che il tuo ritorno è ormai impossibile, una pia leggenda, una cosa che si dice ma cui nessuno crede, una di quelle cose della fede legate al passato, all’entusiasmo dei primi discepoli ma che, realisticamente, non accadrà mai. Verrai e allora saremo spiazzati, non capiremo, non saremo pronti, come non siamo mai pronti agli eventi improvvisi, alle sorprese inattese, alle cose grandi e piene di luce. Vieni, Signore, nel cuore di ognuno, chiedi ospitalità, chiedi di essere accolto, chiedi di osare, di credere. Vieni, ma siamo troppi occupati, troppo presi, troppo tutto. Vediamo passare Noé accanto a noi senza riconoscerlo e Lot, chiamato dall’angelo ad uscire dalle tante Sodoma e Gomorra in cui abitiamo. Li vediamo, ma non sappiamo più riconoscerli, non sappiamo più leggere i sorrisi accennati dei profeti, non sappiamo più interpretare le immense solitudini che essi riempiono. Prendici, Signore. Prendici, non lasciarci a vagare nella pochezza delle nostre vite. Prendici con te, rendici discepoli da ora e per sempre.

Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sap 18,14-16;19,6-9   Sal 104   Lc 18,1-8: Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

Il Signore troverà ancora la fede quando tornerà sulla terra? Non dice: troverà le parrocchie, i dicasteri e la curia romana, la cultura cattolica, le chiese, i campanili… Troverà la fede? Il dramma del nostro tempo, l’opera urgente di conversione che siamo chiamati a compiere è il recupero della fede ormai diventata stanca abitudine, innocua e vaga appartenenza. La fede che brucia, che forgia i santi, che spinge i martiri a donare il proprio sangue langue nelle nostre comunità. La fede di sapere che Dio è giusto, è un padre che ascolta e accoglie, non un despota annoiato che non sa che farsene di noi. La fede di chi vede un mondo altro nascosto nelle pieghe di questo vecchio mondo dolente. La fede di chi sa che ogni gesto compiuto nel nome del Signore risorto ci trasforma la vita concreta. Il Regno avanza, ne siamo avvinti, ne facciamo parte, lo costruiamo nella quotidianità in ufficio, a casa, a scuola. Siamo noi a rendere possibile la fede. Teniamo duro, allora, come la vedova cocciuta della parabola. Perché possiamo con verità dire al Signore: sì, quando tornerai ci sarà ancora la fede in te, Maestro, la mia, quella della mia comunità.

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Dn 12,1-3   Sal 15   Eb 10,11-14.18   Mc 13,24-32: Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.

Siamo alla fine dell’anno liturgico, e la Parola ci orienta in una direzione ostica e impegnativa, ci invita a guardare avanti e altrove e con un altro sguardo: è il tema del futuro, della fine del mondo, dei novissimi.

Cosa succederà domani? Come andrà a finire la Storia? Che ne sarà di noi? Predicazioni medioevali e film di serie “B” ci rappresentano la fine del mondo come un delirio di fiamme e di distruzione, come il sommo giudizio finale fatto di caligine e di paura. La “colpa” di questa interpretazione approssimativa è del linguaggio apocalittico usato da alcuni libri della Scrittura, come il brano di Daniele che abbiamo letto oggi, fatto di forti immagini da non prendere alla lettera. Ciò che i cristiani hanno capito è semplice: Cristo, risorto e asceso al Padre, tornerà nella pienezza dei tempi, tornerà per completare il suo Regno, le anime dei nostri defunti riprenderanno i propri corpi trasfigurati e risorti e sarà la pienezza. Nel frattempo, e questa è una nota dolente, quel buontempone di Dio ha affidato a noi, fragile Chiesa, il compito di far crescere il Regno. Questo è il tempo della Chiesa. Non il tempo di restare seduti ed aspettare (come sta succedendo), ma di annunciare il Vangelo, finché il Signore torni. Una corrente del pensiero ebraico contemporaneo invita tutti, anche i non ebrei, a comportarsi con rettitudine, per accelerare per loro la venuta del Messia, e per noi il ritorno. Non è una ragione sufficiente per cambiare il mondo a partire da noi stessi?

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Un commento su “Commento al Vangelo della XXXII Settimana del Tempo Ordinario

  1. Dios, nuestro Padre, nos acompaña cada día, basta saberlo escuchar,…, y con esto sabemos que para Él, siempre es el “hoy”, mientras para nosotros es el último, siempre que estemos preparados!

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Questa voce è stata pubblicata il 08/11/2015 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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