COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Il baule dei giochi e quelle storie che racconteremo tutta la vita.

Chiamate in attesa (9)
a cura di Tolentino Mendonça.

Succede a volte che, a mano a mano che i figli crescono, scompaia dalle famiglie il baule dei giochi. Le case diventano (un po’) più ordinate, entrano in una routine perfetta che per anni non avevano avuto. Una rispettabilità stabile, sicura di sé. Comincia così una stagione di tregue, senza più le sorprese che prima gettavano nella disperazione: caterve di pezzi orfani dei loro giochi, pupazzi che riapparivano dove assolutamente non dovevano, l’inoffensiva componente scoperta dall’idraulico – unica spiegazione di quel monumentale guasto. Perciò, dapprima si tira un respiro di sollievo. Poi, stranamente, neanche più tanto. Viene il momento in cui ci si rende conto che il baule dei giochi ci manca.

È in quel baule che si trovano i simboli, gli scherzi, le risate scacciapensieri, i giorni di ferie in famiglia, i compleanni, le interminabili partite attorno alla tavola con adulti e giovani contagiati dal medesimo entusiasmo, una contemplazione affettuosa senza nessuna finalità. È in quel baule che stanno le storie assurde e sagge che racconteremo lungo la vita, là si conservano gli odori, le parole di una canzone che abbiamo cantato tante volte e poi dimenticato, la prima bicicletta, i libri che ci regalarono quando non sapevamo ancora leggere, le figurine, il silenzio dell’intimità, la passeggiata in paese, le conversazioni alla finestra quando viene sera. In quel baule sta l’arte di passare il tempo, di perderlo perché diventi più nostro, permettendo l’immaginazione, il senso ludico, la gioia. Il baule dei giochi non serve a niente, ed è per questo che ci dà ragioni per vivere.

Mi viene in mente un testo di Romano Guardini intitolato Lo spirito della liturgia, uno dei libri che sicuramente mi ha segnato di più. Ne ripeto sempre con piacere la tesi: «Fare un gioco dinanzi a Dio, non creare, ma essere un’opera d’arte, questo costituisce il nucleo più intimo della liturgia. Essa può essere compresa solo da chi sa prender sul serio l’arte e il gioco». Se le cose stanno così con i cerimoniali liturgici, a maggior ragione devono stare così nella vita quotidiana, con tutti i suoi andirivieni e le sue fatiche. Il nostro baule dei giochi va preso sul serio.

Non ci accorgiamo dell’impoverimento che la sua mancanza induce, ma molti dei conflitti dolorosi che ci porteremo dietro più tardi, nel corso della vita, vengono da qui. Ricordo una storia che mi raccontò una cara amica. Suo padre era giudice. Un uomo severo e assorto, senza tempo da sprecare, senza una grande voglia di alzare gli occhi dal suo mondo così importante, ancor meno per dare ascolto alle piccole cose dei bambini. Lei crebbe, studiò, e nei primi anni come lavoro fece la segretaria del padre. La vicinanza non modificò in nulla lo stile che già conosceva in lui: continuavano ad essere due estranei, con rapporti puramente formali, e un mondo di cose da dire che restava sommerso. Un giorno, fecero un viaggio di lavoro. Meta: un’isola greca. Viaggiarono in nave, e possiamo immaginare i lunghi tempi della traversata. Il mattino presto, lei si sveglia di soprassalto: suo padre è nella cabina, la sta svegliando. Lei lo guarda senza capire cosa stia succedendo. E lui: «Vieni a vedere il sole che nasce. È enorme… enorme. Vieni subito. Ti piacerà. Vieni». Tanti anni dopo, quando il padre era già morto – questo fatto era avvenuto decenni prima –, quell’amica mi ha confidato: «Se avesse fatto almeno un altro gesto come quello, almeno uno, gli avrei perdonato tutto».

Avvenire 5/11/2015

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Un commento su “Il baule dei giochi e quelle storie che racconteremo tutta la vita.

  1. La Familia es y será siempre el núcleo de la Vida, que sepamos vivirla!

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Questa voce è stata pubblicata il 11/11/2015 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , , , .

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