COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Dentro la bellezza (83)

Un bimbo Down e la misericordia divina.

È venuto tristemente alla ribalta due settimane fa un dipinto di Caroto dal titolo Bambino con disegno. Il ritratto in questione, molto importante nella storia dell’arte perché tra i primi a rappresentare il bambino come tale e non come piccolo uomo, è stato sottratto, insieme con altre opere, al Museo di Castelvecchio di Verona. Attorno al 1960 il pediatra britannico Harry Angelman si stava occupando di tre ragazzi colpiti da una sindrome sconosciuta: essi ridevano di continuo e avevano movimenti a scatti negli arti e nel tronco.

83. Giovanni Francesco Caroto, Bambino con disegno, olio su tela 37x29 cm XVI sec. Già Verona Museo di Castelvecchio (trafugato il 19 novembre 2015)

Durante un viaggio in Italia il medico visitò il Museo di Castelvecchio e s’imbatté nella tela di Giovanni Francesco Caroto, fu sorpreso di riscontrare nel ritratto del fanciullo le stesse caratteristiche dei suoi pazienti. Decise dunque, nel 1965, di descrivere in un saggio «Puppet Children» (letteralmente ragazzi burattino), gli studi compiuti sui suoi pazienti. Egli offrì, in questo modo, un notevole contributo alla diagnosi della malattia genetica, che si scoprì interessare diversi individui e che, da allora, fu chiamata sindrome di Angelman. il fanciullo di Caroto, dunque, era affetto da una malattia genetica e non è l’unico esempio nella storia dell’arte. Una bellissima Madonna con Bambino di Andrea Mantegna custodita a Bergamo, presenta un bimbo dalle caratteristiche somatiche di quanti sono afflitti dalla Sindrome di Down.

83. Andrea Mantegna (o seguace), Vergine con Bambino, XV sec. Tempera su pannello, 48.5 x 34.6 cm Museum of Fine Arts. Boston, Massachusetts USA.

Un’altra tela, per molti attribuita a un seguace del Mantegna e presente nel Museo di Boston, ancora più chiaramente ritrae Gesù Bambino con i tratti tipici della Trisomia 21. Le pieghe degli occhi, l’espressione adenoidale, causata dal respiro nasale ostruito, le mani tipicamente quadrate e l’anomalia delle prime due dita del piede distanziate tra loro che colpisce al 90% i bimbi Down, sembrano mostrare chiaramente l’handicap. Naturalmente non mancano le smentite, a partire dallo stesso Museo che vergognosamente grida allo scandalo per l’identificazione di Gesù con un Down, ma la Madonna del Mantegna e del suo seguace stanno diventando sempre più simbolo di uno stuolo di genitori con figli down e di studiosi impegnati nella lotta contro questa anomalia genetica. E mentre il nostro evoluto Terzo millennio corre dietro a teorie eugenetiche e a pretese identificazioni prenatali di dette malattie per sopprimere i bambini imperfetti (secondo loro), il retrogrado Cinquecento non aveva timore a far posare un bimbo così per ritrarre Cristo stesso. E se Margaret Sanger, nota femminista americana attivista per la contraccezione e il diritto all’aborto, con agghiacciante freddezza affermava: «la più grande misericordia che la famiglia umana può fare nei confronti dei suoi membri (affetti da handicap NdR) è ucciderli» (The most merciful thing that the large family does to one of its infant members is to kill it) l’arte cristiana non ha esitato a vedere in questi stessi figli il segno stesso della più grande misericordia divina: Gesù Cristo. Che l’anno della misericordia ci apra il cuore, non a illusorie emancipazioni della fede, ma alle vere vittime di questo secolo che sono i bimbi non nati, gli anziani clinicamente soppressi e gli individui in stato vegetativo lasciati morire di fame. Questi sono i veri poveri, colpevoli solo di essere diversi dal modello eugenetico pensato a tavolino dalle associazioni aderenti alla Planned Parenthood.

A cura di Gloria Riva
Avvenire 26/11/2015

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