COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Il mercato delle armi. Produttori di morte.

Il mercato delle armi 2

Si contrae il mercato mondiale delle armi. E si tratta della quarta diminuzione in altrettanti anni. Ma la riduzione — quantificata nello 1,5 per cento su base annuale — è davvero esigua e quello degli armamenti si conferma purtroppo come uno dei settori industriali trainanti dell’economia globale. Una lobby che supera i confini nazionali e porta morte in tutto il mondo. A scattare la fotografia dello status attuale del mercato delle armi è il rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), pubblicato ieri.

Il rapporto offre una serie di dati relativi alla spesa militare mondiale, alla produzione e ai trasferimenti internazionali di armi, legali e illegali, e alle forze nucleari, nonché analisi aggiornate su aspetti importanti del controllo degli armamenti. L’analisi del 2015 mostra anzitutto un calo delle vendite delle armi soprattutto in Nord America e in alcuni Paesi dell’Unione europea. In controtendenza, la Germania (dove il dato è in aumento del nove per cento) e la Svizzera (con un più undici per cento). Tra i produttori emergenti si annovera la Russia, che piazza infatti undici aziende tra le prime cento del mondo. Da sottolineare inoltre l’incremento delle vendite e del traffico di armi in Turchia, India e Corea del Sud (più 11 per cento).

Nel complesso si tratta di un mercato da 401 miliardi di dollari. E come detto, il dato è in calo dell’1,5 per cento rispetto al 2014. Si tratta tuttavia solo di una diminuzione apparente, che riguarda esclusivamente il Nord America e l’Europa. Nel resto del mondo le grandi compagnie hanno invece aumentato il volume di affari. Peraltro, va anche detto che tra le grandi compagnie statunitensi (da sole controllano almeno il 54 per cento del mercato) non tutte hanno visto una contrazione dei guadagni: la Lookheed Martin, ovvero la prima azienda nella top 100 dal 2009, ha addirittura registrato un più 3,9 per cento di vendite, con un guadagno pari a 37 miliardi di dollari in un anno.

Una novità particolarmente significativa dell’ultimo rapporto del Sipri è la categoria dei «nuovi produttori», che intende analizzare meglio l’evoluzione delle compagnie dei Paesi i cui Governi hanno annunciato obiettivi precisi nell’industria militare, nello specifico Brasile, India, Corea del Sud e Turchia. Dal 2013 al 2014 il traffico di armi in questi Paesi è notevolmente aumentato grazie alla maggior produzione. Un dato è sufficiente: le entrate delle aziende produttrici in questi Paesi sono complessivamente lievitate del 5,1 per cento dal 2013 al 2014. Al top si trova però un’azienda russa, la Uralvagonzavod, i cui profitti sono cresciuti addirittura del 72,5 per cento.

L’Osservatore Romano, 17 dicembre 2015.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/12/2015 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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