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Giubileo (19) Guidati da Luca, il Vangelo del perdono.

Se si vuol capire perché il Vangelo di Luca venga chiamato il “Vangelo della misericordia”, basta aprirlo al capitolo 15. Ci troviamo tre parabole: quella della pecorella smarrita che si conclude con il monito di Cristo: “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”; e poi quella della moneta perduta (e ritrovata) da una donna; e soprattutto quella del “figliol prodigo” o, secondo un’altra definizione, del “padre misericordioso”. «È soprattutto Luca che nelle sue pagine ci mostra il volto di un Dio che va incontro all’uomo, che lo accoglie, che lo perdona. E in fondo che cos’è il perdono se non la porta che ci fa accedere alla salvezza», spiega il grande biblista don Bruno Maggioni. Ecco perché il testo dell’evangelista medico è stato scelto da papa Francesco come guida dell’Anno Santo.

Lombardo, sacerdote di lungo corso – nato nel 1932 e prete da 60 anni – don Maggioni ha insegnato esegesi del Nuovo Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e introduzione alla teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Il fondamento del cristianesimo – osserva – non sta in un modello di virtù stoica, ma nella certezza dell’amore di Dio, più grande di ogni male. Il Vangelo di Luca ce lo testimonia con particolare efficacia. Insomma ciò che decide del nostro destino è la misericordia di Dio, non il nostro essere perfetti».

Proprio da queste pagine è tratto il versetto che fa da filo conduttore al Giubileo: “Siate misericordiosi come il Padre”. «La massima prova che il Signore sia misericordioso – afferma il biblista – è data dal dono di suo Figlio che muore in croce. Dio si incarna nella storia, si fa uomo, soffre con noi, ma ci lascia liberi. Del resto la misericordia è anche libertà. Il Padre non pretende la nostra conversione. Si limita a ripetere: ti voglio bene, sono pronto a prenderti per mano qui, ora e a risollevarti». Alla mente torna la storia del “figliol prodigo”. Don Maggioni preferisce chiamarla la parabola dei “due figli”. «C’è chi sostiene che lontano dal Signore si possa stare meglio, gustare la vita. Non è così. Allora ci si accorge di avere perso la bussola, di aver sbagliato. E si cambia rotta. Ecco che troveremo sempre un Padre che ci corre incontro e fa festa per noi». Però la parabola non si conclude qui. «C’è il fratello che si indigna. È un richiamo a molti di noi cristiani. Abbiamo paura di chi torna a casa. E crediamo di meritarci a prescindere la vita eterna. Un po’ come accade nel dialogo fra Cristo e i ladroni sulla croce». Già, il Vangelo di Luca – che può essere considerato quello dei “grandi perdoni” – narra proprio l’episodio del “buon ladrone”.

«Il compare – chiarisce don Maggioni – sprona Gesù al miracolo. Pretende che Dio lo salvi: ma ha sbagliato prospettiva. La misericordia è dono di amore. Chi si macchia di superbia è distante dal Signore ». Poi aggiunge: «Il Crocifisso di Luca non sta in silenzio, ma parla: alle folle, al Padre, al ladrone pentito. La prima parola di Gesù è per le donne, come invito a convertirsi. La seconda parola è per i suoi crocifissori: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Gesù non solo perdona, ma scusa. Questa sua misericordia non sorprende. Tutta la Passione secondo Luca è infatti attraversata dalla misericordia: il gesto di Gesù che guarisce l’orecchio del servo del sommo sacerdote, lo sguardo a Pietro che lo rinnega, la parola del perdono ai crocifissori».

Sempre l’evangelista racconta l’abbraccio di Cristo alla peccatrice intorno alla tavola dello scandalizzato fariseo Simone. «Il giudeo – sottolinea il sacerdote – riteneva che la donna dovesse restare per sempre nel peccato e che non avesse possibilità di riscatto. Invece il Signore la perdona perché “ha molto amato”. Di fatto nel suo cuore vede il bene che ciascuno è in grado di esprimere».

Il sacro testo di Luca guarda ai pagani. E ha ricevuto l’appellativo di “Vangelo della salvezza universale”. «Nella misericordia di Gesù è racchiuso anche il tratto della universalità. La misericordia di Gesù supera ogni differenza fra gli uomini, travolge ogni barriera emarginante».

Altra denominazione dello scritto lucano è “Vangelo della gioia”. «Una gioia diffusa fra la gente come adempimento della promessa di Gesù che chi crede in Lui sarà “felice”. E la gioia sgorga quando la persona si rende conto che Dio è misericordioso e che ama senza esitazione».

Giacomo Gambassi
Avvenire 9 dicembre 2015

 

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Questa voce è stata pubblicata il 18/12/2015 da in Fede e Spiritualità, Giubileo, ITALIANO con tag , , .

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