COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Oltre Babbo Natale reimpariamo l’arte del dono

Babbo Natale

Chiamate in attesa (15)
a cura di Tolentino Mendonça.

Quando i bambini si accorgono – e se ne accorgono molto presto – che Babbo Natale non esiste, ne parlano tra di loro, ma davanti agli adulti fingono di non saperlo ancora per un po’, perché avvertono che questo a loro fa piacere. Babbo Natale è una credenza estremamente effimera che diviene una rappresentazione culturale o familiare tacita, solo questo. Non stupisce che in tanti si interroghino sulla ragione del persistere della sua figura quando, grandi o piccini, ben pochi credono davvero in essa. Babbo Natale sarebbe allora un’imposizione meramente commerciale, un’icona vuota, un simbolo frusto e stanco che non ha più niente da dire? Probabilmente sì, se pensiamo alla massiccia banalizzazione cui assistiamo anno dopo anno.

Vale comunque la pena di sondare questa stranezza che fa sì che i genitori continuino ad attribuire a un’altra entità – un’entità grafica e pittoresca come Babbo Natale – i regali che essi stessi acquistano per i propri figli. Sarebbe logico pensare che avrebbe più senso che il regalo fosse legato al loro volto, un volto ben conosciuto, che trasmette fiducia e affetto, un volto che rafforza il contesto abituale del bambino. Il dono viene invece attribuito a un’entità anonima, ignota, che compare annualmente e in modo fugace, senza una relazione personalizzata con coloro cui offre i doni. Ma appunto questo fatto ci induce a riflettere su ciò che si attiva nell’atto di dare e di ricevere. Che significa dare? Chi è l’agente del dono? Da chi riceviamo ciò che ci viene dato? È qui che si decide il senso sommerso di Babbo Natale.

Rileviamo anzitutto che Babbo Natale non smette di essere un padre. O, meglio, il padre di un padre, un nonno, se teniamo in considerazione la sua età, la sua barba bianca, il suo umore tintinnante e rotondo, la sua bontà un poco stravagante. Si tratta in fondo di un predecessore, di uno che non rappresenta solo l’istante attuale ma quanto ci viene trasmesso di generazione in generazione, ciò che i nostri genitori ci danno poiché lo avevano prima ricevuto dai loro genitori e così di seguito.

Babbo Natale allarga i ristretti metri quadri della famiglia contemporanea ed estende i legami, testimoniando anche tutto ciò che si riceve da altri e non solo dai genitori, non solo da coloro che costituiscono il quadro ordinario della vita. In tal modo egli unisce ogni bambino a tutti i bambini del mondo nell’aspettativa e nell’entusiasmo per il dono, senza il quale la vita non sarebbe nulla. Il dono – non dimentichiamolo – è molto differente dal freddo circuito, così sonnambulo e vorace, dello scambio e del commercio, anche se oggi pare totalmente sequestrato da tali logiche.

Che cosa mai possiamo dare agli altri di più prezioso della nostra attenzione creativa, della nostra cura, del nostro tempo, della nostra fedeltà a ciò che ognuno, in ogni istante, è? Il dono genera dono, ma non nel senso della grammatica mercantile che cerca il proprio tornaconto più che non l’esperienza autentica dell’offerta di un presente. Il citatissimo do ut des («ti do affinché tu mi dia») è un motto che tradisce la bellezza del dono, il quale può essere unicamente un’espressione di amore senza calcolo né misura. Per questo è urgente resistere alla pressione commerciale che riempie il sacco di Babbo Natale di cose e poi cose e ancora cose, che hanno il solo effetto di neutralizzare la relazione, di perpetuare in modo camuffato l’indifferenza e la distanza, invece di costruire una presenza calorosa, disponibile, fiduciosa nella nostra umanità di fronte all’altrui umanità.

Per questo, quando noi adulti ci sediamo accanto ai bambini, anche a quelli che ancora non sanno scrivere, per aiutarli a scrivere la loro letterina a Babbo Natale, è importante che abbiamo ben chiari dentro di noi l’opportunità e il senso che in quel momento stanno in gioco. Abbiamo bisogno di reimparare l’arte del dono.

Avvenire 17/11/2015

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Questa voce è stata pubblicata il 18/12/2015 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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