COMBONIANUM – Formazione Permanente

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Bisogna saper ringraziare: anche di quanto non ci è stato dato.

 

Chiamate in attesa (17)
a cura di Tolentino Mendonça.

La cosa più normale è ringraziare di quanto ci è stato dato. E i motivi di gratitudine non mancano di certo. Ovviamente c’è un’infinità di cose che dipendono dal nostro sforzo e ingegno, cose che abbiamo saputo conquistare nel corso del tempo, talvolta ribaltando ogni ragionevole previsione, o che si sono materializzate al termine di un laborioso e solitario processo. Ciò non cancella, tuttavia, l’essenziale: le nostre vite sono recipienti di doni. È per pura generosità che abbiamo ricevuto il bene più prezioso, la nostra stessa esistenza, e nello stesso modo gratuito abbiamo fatto l’esperienza, che continuiamo a fare, di essere protetti, curati, accolti, amati.

Se dovessimo fare l’elenco di quel che riceviamo dagli altri (ed è un peccato che tale esercizio non ci sia più abituale), comprenderemmo ciò che la poetessa Adília Lopes ripete come sua verità: «Io sono un’opera degli altri». Tutti lo siamo. La nostra storia è cominciata prima di noi e proseguirà dopo. Siamo il risultato di una incommensurabile catena di incontri, di gesti, di buone volontà, seminagioni, carezze, affetti. Cogliamo ispirazione e senso da vite che non sono nostre, ma che pazientemente si chinano su di noi, illuminandoci, fondandoci nella fiducia. Tutto questo movimento, ben lo sappiamo, non ha prezzo, non c’è luogo in cui si possa comprarlo: soltanto attraverso il dono si realizza. Per questo, quando esso manca, la sua indelebile assenza si fa sentire per tutta la vita. Il suo posto non può essere occupato da altro, per quanto possa essere oggi florida una potente industria di finzioni di ogni tipo, che ha l’inutile pretesa di essere oblio e surrogato di questa sorta di faglia geologica che ci strazia.

Oggi, però, mi sono fermato a riflettere anche sull’importanza di quanto non ci è stato dato. La provocazione mi è giunta da un’amica che mi ha confidato: «Mi piace ringraziare Dio per tutto quello che mi dà, e che è sempre talmente tanto che non ho parole per descriverlo. Eppure sento di doverlo ringraziare allo stesso modo anche di ciò che non mi dà, delle cose che sarebbero buone e che non ho ricevuto, di tutto ciò per cui ho anche pregato e che ho tanto desiderato, ma che non ho avuto. Non averlo ricevuto mi ha obbligato a scoprire in me delle forze che non sapevo di avere e, in certo modo, mi ha permesso di essere me stessa». Com’è vero, questo. Ma esige una trasformazione radicale del nostro atteggiamento interiore.

Diventare adulti dentro non è di certo un parto immediato o indolore. Eppure, finché non ringraziamo Dio, o la vita o gli altri, di quello che non ci hanno dato, la nostra preghiera rimane come incompleta. Possiamo facilmente seguitare per il resto dei nostri giorni a nutrire risentimento per quanto non ci è stato dato, a paragonarci agli altri e a considerarci vittime di un’ingiustizia, a lamentarci della durezza di quello che, stagione dopo stagione, non corrisponde a ciò che abbiamo idealizzato. Oppure possiamo vedere quello non che ci è stato dato come l’opportunità, ancorché misteriosa, ancorché “a contrario”, di avviare un cammino di approfondimento…. e di risurrezione.

Fu per esempio in una delle ore più oscure del XX secolo, dall’interno di un campo di concentramento, che la scrittrice Etty Hillesum divenne protagonista di una delle più mirabili avventure spirituali della contemporaneità. Scrisse nel suo diario: «La grandezza dell’essere umano, la sua vera ricchezza, non è in quel che si vede ma in quello che egli porta nel cuore. La grandezza dell’uomo non gli viene dal posto che occupa nella società, né dal ruolo che egli vi svolge e nemmeno dal suo successo sociale. Tutto questo gli può essere tolto da un giorno all’altro. Tutto questo può scomparire in un baleno. La grandezza dell’uomo sta in ciò che gli rimane esattamente quando tutto ciò che gli dava qualche brillio esteriore si spegne. E cosa gli rimane? Le sue risorse interiori, e nulla più».

Avvenire 31/12/2015

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Questa voce è stata pubblicata il 05/01/2016 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , , , .

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