COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Commento al Vangelo della III settimana del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo di Paolo Curtaz
III settimana  del Tempo Ordinario (Anno pari)

Domenica 24 Gennaio >
(DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ne 8,2-4.5-6.8-10   Sal 18   1Cor 12,12-30   Lc 1,1-4; 4,14-21:
Oggi si è compiuta questa Scrittura.
Lunedì 25 Gennaio >
(FESTA – Bianco)
CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO
At 22,3-16   Sal 116   Mc 16,15-18:
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.
Martedì 26 Gennaio >
(Memoria – Bianco)
Santi Timoteo e Tito
2Tm 1,1-8   Sal 95   Lc 10,1-9:
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
Mercoledì 27 Gennaio >
(Feria – Verde)
Mercoledì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Sam 7,4-17   Sal 88   Mc 4,1-20:
Il seminatore uscì a seminare.
Giovedì 28 Gennaio >
(Memoria – Bianco)
San Tommaso d’Aquino
2Sam 7,18-19.24-29   Sal 131   Mc 4,21-25:
La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Venerdì 29 Gennaio >
(Feria – Verde)
Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Sam 11,1-4.5-10.13-17   Sal 50   Mc 4,26-34:
L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.
Sabato 30 Gennaio >
(Feria – Verde)
Sabato della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Sam 12,1-7.10-17   Sal 50   Mc 4,35-41:
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
Domenica 31 Gennaio >
(DOMENICA – Verde)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ger 1,4-5.17-19   Sal 70   1Cor 12,31-13,13   Lc 4,21-30:
Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

Lunedì 25 Gennaio (FESTA – Bianco) CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO
At 22,3-16   Sal 116   Mc 16,15-18: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

San Paolo è l’unico discepolo di cui ricordiamo la conversione, oltre che la morte. Il suo percorso spirituale è diventato il modello per ogni cercatore di Dio che incontra il Cristo, rivelatore del Padre e dell’uomo.
Non una ma molte conversioni caratterizzano il percorso dell’uomo che cerca se stesso, che incontra Dio. San Paolo ci viene proposto come modello di questo accidentato percorso che siamo chiamati a ripetere con intelligenza e creatività. La conversione è il passaggio da una condizione ad un’altra, un gesto di adesione dell’intelligenza fatto con forza e, spesso, a costo di fatica e di lotta interiore. San Paolo era già credente, fin troppo. Accecato dalla sua passione, non riusciva a vedere che il suo zelo era diventato inaccettabile fanatismo. Quando parliamo di conversione, quindi, non intendiamo anzitutto il passaggio dell’ateo alla fede, ma del credente alla fede corretta. E questa conversione caratterizza la Chiesa, semper reformanda, sempre in riforma per adeguare il proprio stile di vita alle esigenze del Vangelo. Oggi, quindi, celebriamo la fatica della nostra conversione, il cammino che dobbiamo continuamente fare, senza scoraggiarci. La conversione sulla via di Damasco, per Paolo, non fu che l’inizio di una vita nuova in cui dovette affrontare numerosi cambiamenti. Eppure, alla fine del suo entusiasmante, sofferto e tormentato percorso, libero, si consegnò completamente a Cristo.

Martedì 26 Gennaio (Memoria – Bianco) Santi Timoteo e Tito
2Tm 1,1-8   Sal 95   Lc 10,1-9: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Timoteo e Tito, collaboratori della prima ora di Paolo, sono destinatari di tre lettere pastorali dell’apostolo delle genti, primi di una lunga serie di vescovi, incaricati di annunciare il vangelo degli apostoli.
Ieri abbiamo celebrato la conversione di Paolo, oggi la conversione e la vita nuova in Cristo di due suoi preziosi collaboratori: Timoteo e Tito. Come se la Chiesa, nella sua saggezza, volesse darci un messaggio di speranza: la conversione di uno suscita la conversione di tanti. È proprio così: il “sì” detto da Paolo al Dio che credeva di conoscere e che invece perseguitava, è diventato fecondo e ha suscitato una innumerevole moltitudine di altri “sì”. Come una catena i cui anelli sono legati indissolubilmente gli uni agli altri, la fede si trasmette da bocca ad orecchio, da persona a persona, da cuore a cuore. Nessuno si converte per posta o si convince alla fede dopo avere letto un libro. Solo la testimonianza schietta, credibile, affascinante di un credente suscita la fede. Se io, Paolo, sono credente, se il Vangelo ha radicalmente trasformato la mia vita, nonostante i miei limiti, è perché altri, prima di me hanno creduto. E se altri, dopo di noi, crederanno, è solo perché questa catena non viene interrotta. La grande gioia che abbiamo ricevuto accogliendo il Signore, la possiamo trasmettere affidando il nostro “sì”, in questa giornata, alla grazia di Dio.

Mercoledì 27 Gennaio (Feria – Verde) della III settimana del Tempo Ordinario
2Sam 7,4-17   Sal 88   Mc 4,1-20: Il seminatore uscì a seminare.

Che ruolo ha la Parola di Dio nella nostra vita? È lampada ai passi e luce sul nostro cammino? Quanto è difficile, oggi, accogliere la Parola! Mille altre parole si sovrappongono e ci confondono le idee, diventano opinioni, vuoto discutere, farsi vedere… Nel mondo della comunicazione e del villaggio globale abbiamo la fortuna di poter parlare con molte persone. In teoria. Per molti, invece, la realtà è una vita passata nella solitudine assoluta. Certo: si comunica, si parla, in ufficio, a casa, ma mancano le parole per esprimere i sentimenti e le emozioni, per rispondere alle domande che nemmeno riusciamo a ben definire nei nostri cuori, per raccontare di Dio. Così, oggi, Gesù ci chiede di ascoltare la sua, di Parola. Con entusiasmo, ma senza dimenticare la costanza. Con sorpresa, ma senza scoraggiarci davanti alle inevitabili difficoltà del mondo. Accogliere con verità la Parola di Dio, giorno per giorno, lasciando che ci metta in discussione può concretamente cambiare la nostra vita, offrirle un orizzonte diverso, farci scoprire una consapevolezza diversa. La nostra giornata sia terreno buono, affinché il seme della Parola porti frutto…

Giovedì 28 Gennaio (Memoria – Bianco) San Tommaso d’Aquino
2Sam 7,18-19.24-29   Sal 131   Mc 4,21-25: La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.

Siamo lampada che illumina la vita degli altri, e la fiamma è la Parola che brucia in noi e rischiara ogni nostra tenebra. Non dobbiamo avere paura del giudizio degli altri o nascondere la nostra fede sotto lo sgabello. Certo, prima di annunciare dobbiamo vivere, essere credibili, urlare il Vangelo con la nostra quotidianità. Il mondo si dibatte nelle sue tenebre, stretto fra mille paure, travolto da una crescente, primitiva violenza delle parole e dei pensieri che possiamo illuminare con l’unica Parola che salva la vita, nostra e altrui. Abbiamo nascosto la lampada dentro le chiese, spesso vuote e anonime. Dobbiamo riportare la fiamma in alto, ben visibile, in modo che, chi lo desidera, possa farsene illuminare. La luce della fede risplende a partire dal nostro giudizio, dice il Maestro. Giudizio mentale, logica inespressa che cambia radicalmente la visione del mondo. Se noi cristiani non siamo capaci a leggere la realtà, gli altri e noi stessi con misericordia e compassione, chi ne sarà mai capace? Non si tratta di fare i devoti col capo reclinato, ma di esprimere giudizi che provengono dalla verità e che ci portano alla piena speranza. Partiamo da oggi per vedere (e dire) le cose in maniera nuova, come Dio le vede.

Venerdì 29 Gennaio (Feria – Verde) della III settimana del Tempo Ordinario
2Sam 11,1-4.5-10.13-17   Sal 50   Mc 4,26-34: L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

 Di cosa dobbiamo preoccuparci? Perché fatichiamo ancora a fidarci del Signore? Quanto scoraggiamento vedo negli sguardi affaticati dei nostri preti! Quanto dolore nelle loro parole! La Chiesa sembra perdere consensi, nubi fosche si addensano all’orizzonte. Ma anche al di fuori della fede le cose non vanno meglio, anzi. Guardandoci intorno rischiamo davvero di lasciarci cadere le braccia: il mondo non cambia, la violenza e l’indifferenza sembrano inarrestabili, assistiamo impotenti al dilagare della dittatura dell’economia… E il Signore, oggi, ci incoraggia: il Regno cresce anche se non ce ne accorgiamo, come il seme gettato dal seminatore si fa strada fra le zolle della terra e diventa spiga e grano. Bando all’ansia, amici! Smettiamola di ragionare da piccoli manager ossessionati dai risultati o di misurare la validità della nostra pastorale! Entriamo, infine, nella logica di Dio, crediamo (almeno noi!) alle parole del Maestro. Le nostre comunità cristiane sono diventate una piccola e disarmata realtà nel caos delle opinioni: siamo un piccolo resto, come il granello di senapa. Non spaventiamoci, allora, e ancora, lieti, mettiamo la nostra vita al servizio del Vangelo.

Sabato 30 Gennaio (Feria – Verde) della III settimana del Tempo Ordinario
2Sam 12,1-7.10-17   Sal 50   Mc 4,35-41: Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Il linguaggio vivo di questo racconto è come la sequenza di un film che coinvolge il lettore nell’evento. Pare incredibile che un passeggero se ne stia dormendo tranquillo durante una simile burrasca.
Il racconto richiama il Libro di Giona: “Il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio Dio e gettavano in mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: “Che cos’hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo” (Gn 1,4-6).
Giona si dichiarò peccatore e si fece gettare in mare, e il mare placò la sua furia. Gesù è il Santo di Dio che domina il mare con la propria potenza divina.
Per comprendere la potenza dimostrata da Gesù in questa occasione, bisogna intenderla come un esorcismo della burrasca, e le parole con cui egli comanda al mare come un espulsione di demoni. Il potere di Gesù sul vento e sul mare dimostra che egli domina le potenze demoniache.
Gesù sgrida il vento come faceva con gli spiriti immondi (cfr Mc 1,25; 3,12). Con la stessa ingiunzione fa tacere il mare che contiene una moltitudine di demoni che ostacolano con tutte le loro energie l’andata di Gesù verso i territori pagani dove essi hanno il loro quartier generale.
L’uomo biblico considera il mare come il luogo dove si raccolgono le forze del male che solo Dio può dominare. I salmi, in particolare, contengono allusioni alla lotta vittoriosa di Dio contro il mostro marino del caos primitivo (cfr Sal 89,10-11; 93,3-4; 104,25-26), contro le acque del mare dei Giunchi o del fiume Giordano (cfr Sal 74,14-15; 77,17-21; 78,13) o, più semplicemente, contro i flutti che si accaniscono contro i naviganti (cfr Sal 107,23-30). L’azione di Gesù, come quella di Dio, è istantanea ed efficace.
I discepoli hanno paura di andare a fondo con Cristo, non hanno fede in lui. Il battesimo è andare a fondo con Cristo: essere associati a lui nella sua morte e risurrezione. Questo racconto è un’esercitazione battesimale per vedere se la Parola ha prodotto il suo frutto, cioè la fiducia di abbandonare la nostra vita nelle mani di Gesù che è morto e risorto.
Lo stesso giorno delle parabole, i discepoli falliscono l’esame. Ma l’esperimento non è inutile: li sveglia e suscita in loro la domanda: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”. E questa è la domanda fondamentale del vangelo.
Il discepolo è colui che, dopo aver ascoltato la Parola, si affida a Gesù che dorme, e sulla parola del Signore, accetta di andare a fondo (morire con Cristo) nella speranza-certezza di emergere con lui a vita nuova (risorgere con Cristo). “Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2Tim 2,11). L’alternativa a questa proposta di Cristo non è stare a galla, ma andare a fondo senza di lui.
La fede consiste nel non temere di andare a fondo con Gesù e accettare di dormire con lui che dorme per stare con noi. E’ affidare la nostra vita, la nostra morte e le nostre paure al Signore della vita, che si prende cura di noi proprio con il suo sonno (la sua morte che opera la salvezza).
Anche il particolare che descrive Gesù che dorme sulla poppa della barca non è secondario. La poppa è la parte della barca che va a fondo per prima. Gesù ci precede nel naufragio della morte e nel risveglio della risurrezione, per esorcizzare le nostre paure e suscitare in noi una fede fiduciosa e fattiva. (padre Lino Pedron)

Domenica 31 Gennaio (Verde) IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ger 1,4-5.17-19   Sal 70   1Cor 12,31-13,13   Lc 4,21-30: Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

Oggi parliamo di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci rifiutiamo di ascoltarlo. Le ragioni del rifiuto sono evidenti: Gesù è un Messia banale, poco spettacolare, non corrisponde ai criteri minimi di serietà del profeta standard.
La Chiesa necessita di profezia e di profeti, di posizioni scomode e all’apparenza irriguardose per mantenere vivo il carisma fecondo del vangelo. È bello che ancora oggi ci siano dei cristiani che, sentendo di appartenere alla Chiesa, compiono scelte di pace e di giustizia a volte estreme che richiamano tutti, cristiani in primis, alla coerenza. Guai a spegnere lo spirito della profezia! A volte è la Chiesa intera a dover essere segno profetico nel mondo, come quando, finalmente!, assume un netto rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra, fosse anche motivata da nobili ragioni (che quasi mai si rivelano del tutto nobili). Nello stesso tempo bisogna distinguere i profeti dai rompiscatole. In ogni comunità c’è il polemico che si sente un pochettino profeta, in ogni presbiterio il prete che assume posizioni forti. Gesù invita a mitigare la severità e la polemica mettendo al centro di ogni relazione, sempre, il bene maggiore dell’amore. Anche i profeti, insomma, devono stare attenti a non porsi fuori dalla norma assoluta del vangelo come ci ricorda con forza san Paolo. Amore che esige franchezza e richiamo, certo, ma pur sempre amore.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 24/01/2016 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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