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L’appello del Papa: Pena di morte, la moratoria possibile.

Liberare il pianeta dalla pena di morte. È questo l’obiettivo-sfida del nono congresso internazionale “Un mondo senza pena di morte” svoltosi stamani alla Camera dei deputati a Roma e organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Erano presenti, oltre al ministro della Giustizia Andrea Orlando, i responsabili dei dicasteri della Giustizia di una trentina di Paesi, tra cui sia abolizionisti sia mantenitori della pena di morte. Proprio dall’occasione di questo convegno era partito ieri l’appello di papa Francesco all’Angelus per una moratoria universale della pena capitale nell’Anno del Giubileo della Misericordia.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sostenere e fare avanzare la campagna per l’abolizione della pena di morte nel mondo, dopo l’ultimo voto alle Nazioni Unite nell’ottobre 2014 in cui 114 Paesi si sono dichiarati favorevoli a una moratoria universale. In seguito a quella votazione la Mongolia ha abolito la pena capitale, che pure era di fatto non applicata da anni. E la Costa d’Avorio l’ha cancellata dal codice penale, dopo averla già abolita nella Costituzione.

I lavori del convegno sono stati introdotti dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece). “La punizione dello stato non è mai un deterrente”, ha osservato il porporato tedesco.

Sono stati compiuti “molti passi in avanti” verso l’abolizione della pena di morte: “dagli anni Novanta ad oggi, sono più di 50 i Paesi che l’hanno cancellata” ha ricordato Impagliazzo. “Non c’è giustizia senza vita” ha rilevato, ringraziando papa Francesco per l’appello lanciato ieri durante l’Angelus. “Un mondo senza pena di morte non è un mondo più indifeso, ma è un mondo migliore. Serve un modello di giustizia basato sulla rieducazione”.

Oggi, ha illustrato il presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Mario Marazziti, i Paesi che hanno abolito la pena di morte per tutti i reati o i crimini comuni “sono 105 e altri 43 non la usano da molti anni, per legge o in pratica. Esecuzioni sono avvenute negli ultimi due anni in 22 Paesi del mondo e non sono avvenute in altri 180”. “Ma in Egitto, in Arabia Saudita le esecuzioni non diminuiscono, anzi crescono. In Iran almeno 73 minori, ragazzi e adolescenti, sono stati uccisi dallo Stato negli ultimi venti anni. Esecuzioni sono riprese in Giordania, Pakistan, Indonesia come ‘risposta’ al terrorismo”.

Non si può “rispondere alla logica della morte con la morte”, ha detto il Guardasigilli Andrea Orlando, e di fronte “alla nuova minaccia globale” come quella del terrorismo, “va rafforzato lo stato di diritto”. La Corte di Strasburgo, ha evidenziato, “è stato un centro importantissimo per il rafforzamento dello stato di diritto nei diversi Paesi e per l’affermazione della centralità dei diritti dell’uomo. Oggi, ha aggiunto, noi avvertiamo il rischio che questo ruolo sia messo tra parentesi: abbiamo visto Paesi che hanno chiesto una sospensione, seppur temporanea, dell’applicazione della Carta dei diritti dell’uomo”. Invece, “questa sfida – ha concluso Orlando – si vince andando avanti e non tornando indietro, altrimenti sarebbe la prima vittoria delle forze di morte e del terrorismo. Lo stato di diritto è la risposta migliore alle minacce”.

LA SITUAZIONE NEL MONDO (dati Amnesty International)
Più di due terzi dei paesi al mondo ha abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Al 31 dicembre 2014 (dati Amnesty International) i paesi abolizionisti per tutti i reati erano 98, 7 i paesi abolizionisti solo per i reati comuni, 35 i paesi abolizionisti nella pratica per un totale di 140 paesi abolizionisti totali. I paesi mantenitori sono 58.

Paesi totalmente abolizionisti (98): Albania, Andorra, Angola, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bhutan, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Burundi, Cambogia, Canada, Capo Verde, Cipro, Città del Vaticano, Colombia, Costa d’Avorio, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Gibuti, Grecia, Guinea, Haiti, Honduras, Irlanda, Islanda, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Salomone, Italia, Kiribati, Kirghizistan, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Micronesia, Moldavia, Monaco, Montenegro, Mozambico, Namibia, Nepal, Nicaragua, Niue, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Palau, Panama, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica Slovacca, Romania, Ruanda, Samoa, San Marino, Sao Tomè e Principe, Senegal, Serbia (incluso il Kossovo), Seychelles, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Timor Este, Togo, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Vanuatu, Venezuela.

Paesi abolizionisti per reati comuni (7): Brasile, Cile, El Salvador, Figi, Israele, Kazakhistan, Perù. Mantengono la pena di morte per casi eccezionali quali, ad esempio, i reati commessi in tempo di guerra.

Paesi abolizionisti di fatto (35): Algeria, Benin, Brunei, Burkina Faso, Camerun, Congo, Corea del Sud, Eritrea, Federazione Russa,Ghana, Grenada, Kenya, Laos, Liberia, Madagascar, Malawi, Maldive, Mali, Mauritania, Mongolia, Marocco, Myanmar, Nauru, Niger, Papua Nuova Guinea, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sri Lanka,Suriname, Swaziland, Tagikistan, Tanzania, Tonga, Tunisia, Zambia. Le esecuzioni non hanno luogo da almeno dieci anni, oppure sono state introdotte delle moratorie.

Paesi mantenitori (58): Afghanistan, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Autorità Palestinese, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Bielorussia, Belize, Botswana, Ciad, Cina, Comore, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Gambia, Guatemala, Guinea, Guinea Equatoriale, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giamaica, Giappone, Giordania, Kuwait, Lesotho, Libano, Libia, Malesia, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Singapore, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Sudan del Sud, Taiwan, Thailandia, Trinidad e Tobago, Uganda, Vietnam, Yemen, Zimbabwe.

(A.M.B.)
Avvenire 22 febbraio 2016

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Questa voce è stata pubblicata il 22/02/2016 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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