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Yemen, uccise 4 suore di Madre Teresa.

Yemen, uccise 4 suore di Madre Teresa.

​Quattro suore Missionarie della Carità, la Congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta, sono state trucidate in Yemen da un commando di uomini armati che ha attaccato questa mattina la casa di riposo da loro gestita, nella città portuale di Aden. Lo confermano all’agenzia Fides fonti del Vicariato apostolico dell’Arabia meridionale.

Oltre alle suore, sono rimaste uccise altre 12 persone, tra cui l’autista e almeno due altri collaboratori etiopi della comunità, mentre è scampata alla morte la superiora del convento.

Sarebbero tutti vivi gli anziani e i disabili ospitati presso la comunità, mentre non si hanno notizie del sacerdote salesiano indiano Tom Uzhunnalil, che risiedeva presso il convento delle suore, dopo che la chiesa della Sacra Famiglia a Aden era stata saccheggiata e data alle fiamme da uomini armati non identificati, lo scorso settembre.

Due delle suore uccise erano ruandesi, una era indiana e la quarta veniva del Kenya. Al momento, la superiora del convento sta fornendo informazioni alla polizia.

LO SCENARIO
Yemen, un anno e mezzo di guerra civile

Posto all’estremo sud-ovest della Penisola Arabica, confinante con Oman e Arabia Saudita, lo Yemen è il Paese più povero del Medio Oriente e uno degli 8 al mondo nel cui esercito sono ammessi i minori.

Dopo oltre trent’anni di stabilità politica con il regime di Ali Abdullah Saleh, la situazione è cambiata drasticamente all’inizio del 2012, l’anno delle primavere arabe, quando Saleh ha lasciato il potere. Da allora si sono imposti sullo scenario nazionale movimenti e milizie locali, tra cui lo stesso gruppo terrorista al-Qaeda nello Yemen, sostenuti da contrapposti interessi stranieri. Ed è venuta alla luce la lotta tra sciiti e sunniti.

Da un anno e mezzo lo Yemen è devastato da una guerra interna che ha assunto proporzioni internazionali. Sullo scacchiere yemenita si combattono le potenze regionali rivali di Iran e Arabia Saudita.

Il 21 settembre 2014 le milizie del movimento sciita Houthi, legato all’imam Abdel Malik al Houthi, hanno assunto il controllo della capitale Sanaa, costringendo i sostenitori del deposto presidente Abd Rabbo Mansour Hadi a rifugiarsi nella città portuale di Aden, nel sudovest del Paese. Nella primavera 2015 Aden è stata teatro di scontri cruenti, al termine dei quali è caduta nelle mani degli Houthi. Solo in luglio le forze governative l’hanno riconquistata.

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Dietro l’ascesa degli Houthi c’è non solo l’Iran, fornitore di armi e strategie militari, ma anche la fazione delle forze armate fedeli all’ex presidente Saleh, l'”uomo forte” che non intende uscire di scena.

Su richiesta del presidente Hadi, il 26 marzo 2015 l’alleato saudita ha dato il via a raid aerei sulle postazioni dei ribelli Houthi. A Riad si sono uniti altri Paesi arabi (Egitto, Giordania, Emirati arabi uniti, Kuwait, Qatar, Bahrein, Marocco e Sudan), formando una coalizione a guida saudita che si contrappone all’avanzata dei miliziani sciiti houthi, e con essa alle interferenze dell’Iran sciita nella Penisola.

Ad oggi, gli sciiti Houthi controllano la capitale Sanaa e i dintorni, sui quali si concentrano i raid della coalizione. Il governo del presidente Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, si trova ancora a Aden. Pochi giorni fa, il ministro dell’Informazione Mohammed Qobati ha annunciato l’imminente riapertura dell’aeroporto di Aden ai voli commerciali.

Secondo i dati Onu, dal marzo 2015 sono circa 6.000 le vittime dei bombardamenti e dei combattimenti sul terreno. In particolare, è documentata l’uccisione di 3.081 civili. I feriti civili sono 5.733. Centinaia di migliaia gli sfollati.

Anna Maria Brogi
Avvenire 4 marzo 2016

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Questa voce è stata pubblicata il 04/03/2016 da in Attualità ecclesiale, Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .
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