COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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“Dio può morire di noia nelle nostre chiese…”

«Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: Che cosa cercate?». La domanda di Cristo, riportata dal Vangelo di Giovanni, è risuonata ieri nella cappella della Casa ‘Divin Maestro’ di Ariccia, dove il Papa e la Curia sono riuniti da ieri pomeriggio per gli Esercizi Spirituali di Quaresima.

A rilanciarla è stato padre Ermes Ronchi, il sacerdote friulano dell’Ordine dei Servi di Maria scelto (telefonicamente) dal Papa per guidare le meditazioni fino al prossimo 11 marzo, sul tema “Le nude domande del Vangelo”. Domande – ha detto il religioso nella sua prima riflessione riportata dalla Radio Vaticana – che sono  da “amare”, in quanto “già rivelazione”. Sono “l’altro nome della conversione”. Gesù, infatti educa alla fede attraverso domande, “ancor più che attraverso parole assertive”.

Oltre 220 quelle riportate nei Vangeli, perché “la domanda è la comunicazione non violenta” – spiega il sacerdote servita – “che non mette a tacere l’altro ma rilancia il dialogo, lo coinvolge e al tempo stesso lo lascia libero”.

La proposta per questi giorni di Esercizi è, pertanto, “di fermarci in ascolto di un Dio di domande: non più interrogare il Signore, ma lasciarci interrogare da Lui. E invece di correre subito a cercare la risposta, fermarci per vivere bene le domande”.

Gesù stesso è una domanda, dice Ronchi: “La sua vita e la sua morte ci interpellano sul senso ultimo delle cose, ci interrogano su ciò che fa felice la vita”. E “la risposta è ancora Lui” che “non chiede innanzitutto rinunce o sacrifici, non chiede di immolarsi sull’altare del dovere o dello sforzo, chiede prima di tutto di rientrare nel cuore, di comprenderlo, di conoscere”.

Cercare la felicità equivale dunque a cercare Dio, “un Dio sensibile al cuore, uno che fa felice il cuore, il cui nome è gioia, libertà e pienezza”. “Dio è bello. Sta a noi annunciare un Dio bello, desiderabile, interessante”; “la passione per Dio – aggiunge il predicatore – nasce proprio dall’aver scoperto la bellezza di Cristo”.

“Dio mi attira non perché onnipotente, non mi seduce perché eterno o perfetto”; Egli “mi seduce con il volto e la storia di Cristo, l’uomo dalla vita buona bella e beata, libero come nessuno, amore come nessuno mai”. Gesù “è la bella notizia che dice: è possibile vivere meglio, per tutti. E il Vangelo ne possiede la chiave”.

Tuttavia noi “abbiamo impoverito il volto di Dio, talvolta l’abbiamo ridotto in miseria, relegato a rovistare nel passato e nel peccato dell’uomo”. Un Dio, dice padre Ermes, “che si venera e si adora”, ma che non è quello “coinvolto e coinvolgente, che ride e gioca con i suoi figli”.

Ogni uomo, invece, ha concluso il religioso, “cerca un Dio coinvolgente”: “Dio può morire di noia nelle nostre chiese. Restituiamogli il suo volto solare, un Dio da gustare e da godere, desiderabile. Sarà come bere alle sorgenti della luce, agli orli dell’infinito”. La riflessione si conclude, quindi, come è iniziata, con una domanda: “Che cosa cercate? Per chi camminate?”. Ronchi appunta la prima risposta di questa settimana di meditazioni: “Cerco un Dio desiderabile, cammino per uno che fa felice il cuore”.

Nella seconda giornata di Esercizi Spirituali il religioso si è incentrato invece su due parole chiave, “paura e fede”, a partire dal passo della tempesta sedata in cui Gesù chiede ai discepoli: «Perché avete paura, non avete ancora fede?» (Mc 4, 40). Sono “le due antagoniste che si disputano eternamente il cuore dell’uomo”, sottolinea padre Ermes, “la Parola di Dio, da un capo all’altro della Bibbia, conforta e incalza, ripetendo infinite volte: non temere. Non avere paura!”.

Paura che non è tanto assenza di coraggio quanto “mancanza di fiducia”, di cadere nell’inganno di credere in “un Dio che toglie e non in un Dio che dona”. L’errore, cioè, che hanno commesso Adamo ed Eva che si lasciano persuadere dal demonio e “credono a un Dio che ruba libertà, invece che offrire possibilità; credono a un Dio al quale importa più la sua legge che non la gioia dei suoi figli; un Dio dallo sguardo giudicante, da cui fuggire anziché corrergli incontro”.

“Un Dio, in fondo, di cui non fidarsi”.

E il primo di tutti i peccati – dice Ronchi – è proprio il “peccato contro la fede” che nasce “dall’immagine sbagliata di Dio” da cui, a sua volta, scaturisce “la paura delle paure”. “Dal volto di un Dio temibile discende il cuore impaurito di Adamo”, che è lo stesso cuore intimorito di tutti noi quando ci troviamo nella tempesta: perché ci sentiamo abbandonati, perché “Dio sembra dormire”, perché “vorremmo che invece intervenisse subito”.

Ma Dio interviene. Lui non agisce al posto nostro – evidenzia il servita – non ci toglie dalle tempeste ma ci sostiene dentro le tempeste”. Come scriveva Bonhoeffer: “Dio non salva dalla sofferenza ma nella sofferenza, non protegge dal dolore ma nel dolore, non salva dalla croce, ma nella croce… Dio non porta la soluzione dei nostri problemi, porta se stesso e dandoci se stesso ci dà tutto”.  E ci ha dato Gesù che “è venuto a riempire di luce, di sole”.

“Forse – osserva padre Ermes Ronchi – pensavamo che il Vangelo avrebbe risolto i problemi del mondo o almeno che sarebbero diminuite le violenze e le crisi della storia, invece non è così. Anzi il Vangelo ha portato con sé rifiuto, persecuzioni, altre croci: pensiamo alle 4 sorelle uccise a Aden”.

Ma Gesù “ci insegna che c’è un solo modo per vincere la paura: è la fede!”. Missione della Chiesa, anche al suo interno, è dunque liberare dalla paura che ci fa indossare  maschere diverse con chi ci sta intorno.

“Per un lungo tempo – rileva il predicatore – la Chiesa ha trasmesso una fede impastata di paura che ruotava attorno al paradigma colpa/castigo, anziché su quello di fioritura e pienezza”.

Questa paura ha prodotto e produce “un cristianesimo triste, un Dio senza gioia”. Liberare dalla paura significa allora “operare attivamente per sollevare questo sudario della paura posato sul cuore di tante persone: la paura dell’altro, la paura dello straniero. Passare dall’ostilità, che può essere anche istintiva, all’ospitalità, dalla xenofobia alla filoxenia”. E significa “liberare i credenti dalla paura di Dio, come hanno fatto lungo tutta la storia sacra i suoi angeli: essere angeli che liberano dalla paura”.

Zenit
Salvatore Cernuzio  |  07/03/16

 

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Un commento su ““Dio può morire di noia nelle nostre chiese…”

  1. La verdadera LIBERTAD que nos trae la FELICIDAD SUPERANDO CUALQUIER PROBLEMA.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/03/2016 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , , , , .

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