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Panama Papers, ecco chi usa i paradisi fiscali

Un nuovo caso Wikileaks scuote il mondo politico e finanziario e non solo. I numeri arrivano da una enorme fuga di notizie, chiamata Panama Papers. Si tratta di informazioni di una gigantesca massa di denaro che sarebbe stata dirottata nel corso degli anni da studi legali internazionali e banche verso paradisi fiscali per conto di criminali, leader politici e funzionari d’intelligence. Lo denunciano milioni di documenti fatti oggi trapelare sui media internazionali a partire da un network di giornalisti investigativi, l’Icij (VAI AL SITO).

Fra i beneficiari di questi schemi vi sarebbero persone indicate come vicine al presidente russo Vladimir Putin, familiari del leader cinese Xi Jinping, del presidente ucraino Poroshenko, del re saudita, dei premier di Islanda e Pakistan.

I NUMERI DELL’INCHIESTA PANAMA PAPERS

I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE
Nella lunga lista di nomi coinvolti nello scandalo dei paradisi off-shore rivelato dai Panama Papers ci sono parenti e persone vicine al presidente siriano Bashar Al Assad, ma anche il defunto Muammar Gheddafi e l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. L’elenco continua ad allungarsi di ora in ora e spazia dalla politica, allo spettacolo, allo sport. Tra gli altri ci sono i nomi del presidente dell’Argentina Mauricio Macri, di parenti del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, il regista spagnolo Pedro Almodovar, la moglie del commissario Ue all’Energia Miguel Arias Canet.

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L’apertura, oggi pomeriggio, del sito online della Cnn
LO STUDIO LEGALE MOSSACK FONSECA
Le rivelazioni sono contenute in milioni di documenti fatti trapelare dallo studio legale panamense Mossack Fonseca, con sedi a Miami, Hong Kong, Zurigo e 35 altre località. Documenti passati al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung e da questo condivisi poi con un pool di reporter investigativi di vari media internazionali fra cui i britannici Guardian e Bbc. Per l’Italia l’esclusiva è de L’Espresso. Tra i nomi italiani spicca quello di Luca Cordero di Montezemolo (ma ambienti a lui vicini negano ogni coinvolgimento), l’imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante, coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello dell’Utri. Nella lista anche il pilota Jarno Trulli.
UN MIGLIAIO GLI ITALIANI COINVOLTI, POCHI I NOMI TRAPELATI FINORA. PERCHE’?
“Luca di Montezemolo (che nega), l’imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante, coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello dell’Utri, il pilota Jarno Trulli oltre a Ubi e Unicredit” sono le persone e le società italiane che compaiono, secondo quanto scrive l’Espresso, nei Panama Papers. E poi imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache. Finora i nomi usciti però sono pochi, perché i file vengono vagliati uno a uno, verificati e quindi diffusi poco alla volta dai giornali che hanno scoperchiato la pentola.
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La home page dell’International Consortium of investigative Journalists
I CAPI DI STATO
Putin viene ritenuto coinvolto indirettamente attraverso la figura di Sergei Roldugin: un musicista, indicati fra i migliori amici del presidente russo e padrino di una delle sue figlie, che sarebbe il terminale almeno nominale di uno spostamento di due miliardi di dollari partiti da Bank Rossya, istituto di credito guidato da Yuri Kovalciuk, che gli Usa sostengono essere una sorta di banchiere del Cremlino e indirizzati verso Cipro e il paradiso off-shore delle Isole Vergini Britanniche. Sospetti che peraltro il Cremlino respinge: Panama Papers – è la tesi del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov – è diretta soprattutto contro Vladimir Putin e la Russia, che ne costituiscono “il bersaglio principale” insieme “alla nostra stabilità e alle imminenti elezioni”, per i successi conseguiti in Siria che si tenta di oscurare.

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In questa comnbo dell’Ansa alcune delle personalità coinvolte: Sergei Rodulgi, direttore della Casa della Musica di Mosca con il premier russo Vladimir Putin, Sigmundur David Gunnlaugsson, primo ministro d’Islanda, David Cameron con il padre Ian, il presidente argentino Mauricio Macri, il principe saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud, il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif, il presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, Hamza Shabaz (Lega Musulmana del Pakistan), il presidente ucraino Petro Poroshenko, l’attore cinese Jackie Chan.

ANCHE CRIMINALI NELLA LISTA
Nei documenti anche società che sarebbero riconducibili a 33 sigle o individui inseriti nella lista nera degli Usa, per connessioni con i signori della droga messicani, con organizzazioni definite terroristiche come gli Hezbollah sciiti libanesi e con Stati come Corea del Nord o Iran.

LE BANCHE
Pesanti responsabilità anche per molte banche: sarebbero più di 500 gli istituti, con le loro filiali e succursali, ad aver lavorato con Mossack Fonseca fin dagli anni Settanta per aiutare i clienti ad aprire società in paradisi fiscali.

LE REAZIONI

Il mondo politico ha reagito alle rivelazioni da una parte con l’annuncio di inchieste nei rispettivi Paesi e dall’altro con grande imbarazzo di fronte ai casi personali di governanti coinvolti.
Il governo di Panama si è detto fin da subito pronto a cooperare, fornendo assistenza ai vari Paesi, ricordando peraltro di aver dimostrato, nei quasi due anni di mandato del presidente Juan Carlos Varela, di essere impegnato sul fronte della trasparenza. Come dimostra anche l’uscita del Paese a febbraio dalla lista nera del Gafi, il Gruppo di azione finanziaria internazionale che promuove politiche contro il riciclaggio di denaro.

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La sede della Mossack Fonseca a Panama

L’Australia ha aperto un’inchiesta sulla fuga di capitali; il presidente francese Hollande ha promesso indagini fiscali e “procedimenti giudiziari” in Francia. Da Londra arriva una secca nota di Downing Street a proposito del presunto coinvolgimento di Ian Cameron, padre del primo ministro David, morto nel 2010. “Un affare privato” che non sarà oggetto di ulteriori commenti. Tuttavia il governo britannico ha chiesto una copia dei dati trapelati dallo studio legale Mossack Fonseca, per esaminarli e agire “velocemente” nell’eventualità di casi di evasione fiscale.

Il premier islandese, Gunnlaugsson, tirato in ballo con la moglie Anna per l’acquisto di una compagnia off-shore nel 2007, ha precisato che non ha nessuna intensione di dimettersi (nonostante una petizione corredata da 24mila firme), perché le tasse sono state tutte regolarmente pagate. Così come le opposizioni ucraine hanno già fatto sapere di voler aprire un procedimento di impeachmente contro il presidente Petro Poroshenko, che secondo l’inchiesta Panama Papers avrebbe registrato una compagnia nelle Isole Vergini britanniche che non ha mai inserito tra i suoi redditi.

LO SFRUTTAMENTO DEI POPOLI PIU’ POVERI

C’è un altro aspetto, forse non abbastanza analizzato, legato alla colossale evasione fiscale scoperta dai giornalisti investigativi: la truffa ai danni degli Stati più poveri, che in molti casi si sono visti sottrarre risorse preziose per il loro sviluppo. Non solo: una gran parte delle attività gestita dalla Mossack Fonseca sono legate a reti criminali internazionali, dal traffico di armi a quello di droga, dalla tratta delle donne allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali. Ecco il drammatico video messo a punto dall’Icji.

(A.Ma.)
Avvenire 4 aprile 2016

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Questa voce è stata pubblicata il 05/04/2016 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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