COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

TALMUD dal rogo allo scaffale

Talmud

50 studiosi per 63 trattati

Oggi all’Accademia dei Lincei viene presentato al presidente della Repubblica il primo volume dell’edizione in italiano del Talmud babilonese, il testo fondamentale dell’esegesi rabbinica. Questa traduzione italiana è la prima mai realizzata ed è il frutto di un progetto iniziato nel 2011, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio, il Miur, il Cnr e l’Ucei. Alla traduzione lavora un’equipe di cinquanta studiosi coordinati dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. A pubblicare del Talmud babilonese è la casa editrice Giuntina di Firenze. Il primo volume (pagine 416, euro 40,00) pronto per apparire nelle librerie contiene, dei 63 trattati del Talmud, il trattato di Rosh ha Shanà (Capodanno ebraico). Il trattato si apre con la descrizione e la discussione rabbinica sui diversi capodanni. Una parte significativa è dedicata al capodanno più importante, quello di fine estate-inizio autunno, che dà il titolo al testo. La tradizione fa risalire la creazione del primo uomo al 1° del mese di Tishrì, il primo dei due giorni di Rosh ha Shanà. In esso si celebra la sovranità di Dio su tutto il creato e l’unità del genere umano.

Il Talmud è il testo normativo ed esegetico base dell’ebraismo, la cosiddetta Legge orale, dapprima tramandata oralmente poi fissata per iscritto fra il III e il V secolo d.C. Esso è composto dalla Mishnà, scritta in ebraico, che risale al 220 d.C. e comprende gli insegnamenti rabbinici di commento alla Torà (il Pentateuco) fino a tutto il II secolo, e dalla Ghemarà (complemento), composta in ebraico e in aramaico, che raccoglie le opinioni dei maestri successivi, fino al V secolo. Oltre al Talmud babilonese, redatto nelle Accademie babilonesi di Pumpedita e di Sura e terminato nel V secolo, esiste anche un Talmud palestinese, meno esteso, redatto nel IV secolo.

Il Talmud babilonese penetrò in Occidente attraverso l’Italia meridionale, sede di importanti insediamenti ebraici già nel primo millennio, sostituendovi la precedente influenza della cultura talmudica palestinese. La pagina del Talmud è complessa: al centro, il testo talmudico vero e proprio, composto dalla Mishnà e dalla Gemarà, e tutto intorno i commenti dei Maestri medievali, dai Rashi ai Tosafisti. La prima edizione a stampa del Talmud fu pubblicata a Venezia nel 1523 dallo stampatore cristiano Daniel Bomberg, grazie all’opera di studiosi ebrei e convertiti. Il Talmud ha avuto nel mondo cristiano una storia molto travagliata ed è stato oggetto di accuse, censure, sequestri, roghi, che arrivano quasi fino all’oggi.

L’attenzione della Chiesa si appuntò sui testi talmudici nel XIII secolo, cioè nel periodo della nascita degli ordini mendicanti e dell’Inquisizione medioevale. È in quel momento, mentre cresce anche la spinta a convertire gli ebrei, che esso comincia a suscitare accuse e persecuzioni. Viene visto come una Legge Nuova rispetto alla Legge scritta, la Torah, condivisa da ebrei e cristiani, e soprattutto viene accusato di bestemmia, cioè di attacchi anticristiani. E ancora, le accuse di bestemmia riguardano le parti narrative, haggadiche del Talmud, come quelle in cui Dio viene descritto mentre, ad esempio, per riposarsi della Creazione, gioca a palla con il Leviatano. Togliere agli ebrei il loro principale strumento esegetico appare inoltre come un mezzo efficace per spingerli al fonte battesimale. Nel 1240, dopo un processo davanti al re e all’Università di Parigi, esso viene arso pubblicamente in Place de Gréves, il luogo delle esecuzioni capitali. Materialmente, più di diecimila volumi finirono in cenere. Sono anni in cui la Chiesa e i frati, tuttavia, ritengono possibile emendare il Talmud dalle sue “bestemmie” e vedono in alcune sue parti l’adombramento dei principali dogmi cristiani.

Per questo, a parte il papa avignonese Giovanni XXII, nessun pontefice portò avanti in maniera radicale l’attacco al Talmud fino alla metà del Cinquecento, quando Giulio III lo bruciò pubblicamente nel 1553, in un rogo vastissimo in Campo de’ Fiori. Esso sarà messo all’Indice sotto Paolo IV, nel 1559, di nuovo riammesso per essere emendato da Sisto V, poi definitivamente condannato. Da allora in poi, il mondo ebraico italiano, non solo lo Stato della Chiesa quindi ma in genere l’area italiana in cui l’influsso di Roma era più forte, vivrà senza poter leggere, studiare, possedere, interpretare il più importante dei suoi strumenti esegetici. Un testo invece che è alla base degli studi ebraici altrove, in Germania, in Polonia, in Russia.

Il Talmud venne ancora dato alle fiamme a Venezia e in molte altre città italiane. Nel 1601, un nuovo grande rogo del Talmud e di testi cabbalistici si realizzò a Roma. Sul Talmud si concentrano gli strali oltre che dell’antigiudaismo cattolico anche di quello protestante: gli insulti di Lutero contro il Talmud e i libri ebraico sono infatti violentissimi. Anche l’antisemitismo otto-novecentesco fece dell’attacco al Talmud uno dei suoi cavalli di battaglia. Il Talmud era accusato di incitare all’odio contro i non ebrei, di sostenere l’omicidio rituale dei bambini cristiani, la profanazione dell’ostia e altri antichi topoi antiebraici ripresi e vivificati nel clima del tardo Ottocento.

È l’epoca di testi come L’ebreo talmudista di August Rohling (1871) o del romanzo antisemita Biarritz di Hermann Goedsche (1868), che ritroviamo tra i protagonisti del romanzo di Umberto Eco Il cimitero di Praga. Il Talmud è ormai divenuto il bersaglio del moderno antisemitismo. Che il testo del Talmud appaia ora in traduzione italiana (vedi box), disponibile alla lettura di tutti, o almeno di chi è in grado di comprenderlo, reperibile negli scaffali delle librerie, non è quindi solo un risultato importantissimo dal punto di vista culturale, ma è anche la vittoria definitiva sulle accuse che lo hanno colpito dal Medioevo fino a ieri. Un segnale forte del clima che dal Concilio in poi si è creato nei rapporti tra ebrei e cristiani, ma anche una risposta all’antisemitismo che va crescendo intorno a noi. Il Talmud, uno dei testi fondativi della nostra cultura, non è più solo riservato agli ebrei ma entra a far parte della cultura di tutti.

Anna Foa
Avvenire 5 aprile 2016

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Questa voce è stata pubblicata il 05/04/2016 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , , , , .

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