COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Commento al vangelo della III settimana di Pasqua

Commento al vangelo della III settimana di Pasqua

Lunedì 11 Aprile >
(Memoria – Rosso)
Santo Stanislao
At 6,8-15   Sal 118   Gv 6,22-29: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna.
Martedì 12 Aprile >
(Feria – Bianco)
Martedì della III settimana di Pasqua
At 7,51-8,1   Sal 30   Gv 6,30-35: Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.
Mercoledì 13 Aprile >
(Feria – Bianco)
Mercoledì della III settimana di Pasqua
At 8,1-8   Sal 65   Gv 6,35-40: Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna.
Giovedì 14 Aprile >
(Feria – Bianco)
Giovedì della III settimana di Pasqua
At 8,26-40   Sal 65   Gv 6,44-51: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Venerdì 15 Aprile >
(Feria – Bianco)
Venerdì della III settimana di Pasqua
At 9,1-20   Sal 116   Gv 6,52-59: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Sabato 16 Aprile >
(Feria – Bianco)
Sabato della III settimana di Pasqua
At 9,31-42   Sal 115   Gv 6,60-69: Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
Domenica 17 Aprile >
(DOMENICA – Bianco)
IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)
At 13,14.43-52   Sal 99   Ap 7,9.14-17   Gv 10,27-30: Alle mie pecore io do la vita eterna.

Commento di Paolo Curtaz

Commento al vangelo della III settimana di Pasqua.jpg

Santo Stanislao
At 6,8-15   Sal 118   Gv 6,22-29:
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna

Fugge, il Maestro. La folla lo vuole fare re. Giusto, e ci mancherebbe altro! Chi di noi non vorrebbe un governo che ci dà da mangiare invece di bastonarci con le tasse? Lo vuole fare re. Poco importa cosa Gesù dice, cosa chiede, poco importa chi dice di essere: facciamolo re e risolviamo ogni problema. Gesù fugge, stordito dalla reazione della folla. Il più eclatante fra i suoi miracoli, raccontato sei volte dagli evangelisti, diventa il peggiore dei suoi segni, l’inizio del declino del Signore. Aveva sperato, con quel gesto di compassione, che i discepoli e la folla infine capissero. Per superare la miseria e la ristrettezza occorre imitare il gesto dell’adolescente che condivide quello che possiede. La folla, invece, ha capito l’esatto contrario: ecco qualcuno che ci risolve i problemi senza bisogno di chiederglielo! È stordito, il Signore, rattristato… Capirà mai l’uomo? Ora Gesù viene raggiunto dalla folla quasi offesa, ma non ha nessuna voglia di parlare. Si convince e tenta ancora una volta: cerca di ragionare, di spiegare. Dio non va cercato perché riempie la pancia ma perché colma il cuore…      

Martedì della III settimana di Pasqua
At 7,51-8,1   Sal 30   Gv 6,30-35:
Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.

Gesù ha appena sfamato cinquemila capi-famiglia in quello che è il peggiore dei suoi miracoli, quello peggio interpretato. È fuggito quando la folla lo voleva fare re; ora, raggiunto dalla gente, inizia una feroce polemica con chi, invece di cercare Dio per Dio, lo cerca per avere la pancia piena. Gesù chiede di credere nelle sue parole, di fidarsi di lui e la gente cosa vuole da lui? Un segno! Un miracolo, l’ennesimo! Come se non fosse bastato sfamare una tale quantità di persone! Abbiamo sempre bisogno di segni della presenza di Dio, chiediamo sempre miracoli e apparizioni. Abbiamo una fede fragile, lunatica, scostante, altalenante. Invece di fidarci delle Parole del Signore, di imparare a leggere i tanti segni della sua presenza (anche oggi la nostra giornata è riempita di piccoli miracoli quotidiani…) corriamo dietro agli eventi straordinari che solleticano l’emozione senza convertire il cuore. Gesù, invece, viene per sfamare il nostro infinito desiderio di bene e di felicità, a nutrire la nostra anima, a colmare i nostri sogni. Gesù risorto si propone come orizzonte dell’intera vita, non come piccolo amuleto da tirare fuori nei giorni di difficoltà o di fame dell’anima!      

Mercoledì della III settimana di Pasqua
At 8,1-8   Sal 65   Gv 6,35-40:
Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna.

Quanto è grande il Dio di Gesù! Quanto è diverso dalla brutta copia che a volte ci siamo fatti di lui! Gesù, in un momento intenso e drammatico del suo ministero, mentre tenta di convincere la folla a cercare Dio non per il pane che nutre solo il corpo ma per quello che riempie il cuore, svela definitivamente il vero volto di Dio. Un Dio che non ha nulla a che fare con l’essere supremo asettico e annoiato che scruta i destini del mondo dall’alto, ma è un padre tenerissimo e discreto che ha un unico desiderio: la pienezza di vita dei propri figli, la vita eterna per ciascuno di loro. La vita eterna è la vita dell’Eterno, la vita di Dio che dona alle nostre piccole esistenze dimensioni e respiro di immortalità. La folla (e noi) cerca Dio per avere dei benefici, una protezione, un aiuto. Gesù, invece, propone di alzare lo sguardo per vedere che quel Dio che ha donato al popolo di Israele la manna, in realtà gli ha dato molto di più: la libertà di essere figli, la dignità assoluta di essere uomini. Convertiamo il nostro cuore a questa sorridente visione di Dio che ha Gesù, facciamo in modo che sia questo il Dio cui indirizziamo la nostra preghiera e i nostri desideri profondi!

Giovedì della III settimana di Pasqua
At 8,26-40   Sal 65   Gv 6,44-51:
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Quando iniziamo un cammino di fede, coinvolgendo la nostra intelligenza e i nostri sentimenti; o quando alla fine di questo nostro percorso spesso irto di difficoltà ci “arrendiamo” al vangelo e professiamo la nostra fede… allora ci rendiamo conto che, in fondo, dietro tutto il nostro percorso e cammino, il Signore aveva già manifestato la sua discreta vicinanza. Cerchiamo colui che ci cerca, sentiamo che il nostro desiderio del Signore, in fondo, è lui stesso ad averlo suscitato in noi. Ma Gesù va oltre: credere significa avere la vita eterna, cioè la vita dell’Eterno. Spesso, erroneamente, pensiamo che la vita eterna sia qualcosa che ci capita alla fine del nostro sentiero cammino tragitto di vita, in un ipotetico e fumoso futuro di cui non sappiamo molto. L’eternità diventa, allora, una specie di premio per ripagarci di tutte le noiose cose cattoliche che abbiamo dovuto sopportare. Non è così: la vita eterna è già iniziata, la vita dell’Eterno si accende in noi quando crediamo, quando professiamo la nostra fede, quando scegliamo di diventare e vivere come discepoli del Nazareno. E in questo andare l’eucarestia diventa un incontro fondamentale, intenso, un dono che è il pane del cammino, la reale presenza di Cristo.

Venerdì della III settimana di Pasqua
At 9,1-20   Sal 116   Gv 6,52-59:
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Ora esagera, il Signore, siamo seri. Ha chiesto alla folla di non cercare Dio per farsi riempire la pancia. Ha chiesto di fidarsi di lui e di credere in ciò che egli dice di Dio. Ha parlato di un Dio che sazia il cuore, che desidera intensamente comunicare all’uomo la sua stessa vita. Un Dio che chiama, che attira tutti a sé, che suscita in noi il desiderio di lui. Ha parlato di un cibo di cui nutrirsi per il cammino, un cibo che sostiene la fede, che anticipa ad oggi l’eternità. Ma ora esagera: chiede di nutrirsi di lui, di mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Non chiede certo di diventare dei cannibali! Ma di entrare in intima comunione con lui (il sangue è segno della vita e della vitalità, la carne il segno della debolezza). Per incontrare Dio dobbiamo essere intimamente uniti a Cristo, diventare suoi contemporanei, fidarci delle sue parole, nutrirci della sua presenza nel segno dell’eucarestia. Sì: io mi fido del Signore Gesù. Fatico, sono preso da mille dubbi e domande, ma mi fido. So che lui e il Padre sono una cosa sola, ho deciso da tempo di non seguire il serioso volto di Dio che mi porto nell’inconscio, ma quello radioso di cui ho fatto esperienza ascoltando e seguendo il Rabbì di Nazareth.

Sabato della III settimana di Pasqua
At 9,31-42   Sal 115   Gv 6,60-69:
Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

La folla è stordita dal discorso di Gesù. Troppo elevato il ragionamento, inaccessibile la sua riflessione, eccessiva la sua proposta. Il clima di tensione fra la folla e Gesù è sfociato quasi in rissa, e molti se ne sono andati, offesi dalla supponenza di questo falegname che, invece di accettare il plauso della folla, se ne va. Ma qui, ora, accade qualcosa di peggiore: sono i suoi discepoli ad andarsene, non i suoi avversari o i devoti di sempre che seguono il guru di turno. I discepoli che lo hanno seguito, che hanno creduto in lui, che si sono accesi di passione per le sue parole. Ora se ne vanno, perché il discorso di Gesù è troppo impegnativo, troppo duro, chi può intenderlo? Anche noi discepoli, a volte, ci troviamo davanti a parole del Signore troppo impegnative e vorremmo fuggire lontano. E il Maestro, grandissimo, si gira verso gli apostoli: non li scongiura di restare, non li prega di fermarsi, almeno loro. Li invita ad andarsene, se vogliono. È libero, Gesù. Libero anche dall’essere un punto di riferimento. Libero: non accetta compromessi, non attenua l’esigenza della sue richieste. È libero, non vuole discepoli ad ogni costo.      

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)
At 13,14.43-52   Sal 99   Ap 7,9.14-17   Gv 10,27-30:
Alle mie pecore io do la vita eterna.

Sono tempi difficili, per la Chiesa. Siamo messi a dura prova e, in questo momento. Molti perdono fiducia nella Chiesa e nei suoi pastori, guardando solo alle mele marce e scordando le centinaia di migliaia di preti, di catechisti, di religiosi che vivono con generosità e correttezza il loro ministero.
Gli scandali che hanno travolto i preti negli ultimi anni mettono a dura prova la credibilità del vangelo. La domenica dedicata alla preghiera per i pastori, quest’anno diventa ancor più densa di significato e di coinvolgimento. È questo il momento di pregare per i nostri pastori, questo il momento di fare penitenza, di andare all’essenziale. Di chiedere preti santi, a immagine del Santo. Stiamo attraversando la grande tribolazione, anche a causa delle conseguenze delle nostre colpe. Come, in un corpo ferito basta qualche cellula infetta per far soffrire l’intero organismo, così accade oggi a noi. È questo il tempo della preghiera e della conversione, ci ammonisce il Papa. È l’intero corpo che soffre e l’intero corpo deve guarire, purificandosi, facendo penitenza. Con sguardo profetico e spirituale, papa Benedetto invita tutti noi ad accettare questo momento non per chiuderci a riccio, o lamentarci, o metterci sulle difensive, ma per stringere, forte, la mano del Signore. Nulla ci può rapire dalla sua mano. Anche se siamo un gregge testardo, incoerente, spelacchiato, il Signore non ci abbandona. Ancora per dire e per dirci che la Chiesa non è il popolo dei perfetti, ma dei perdonati. Non il popolo dei giusti, ma dei figli.

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Questa voce è stata pubblicata il 11/04/2016 da in ITALIANO, Settimana - commento con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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